giovedì 21 settembre 2023

L'Amaca

 

Foa è coerente Pionati no
DI MICHELE SERRA
Se sono un direttore di giornale e affido una rubrica a un terrapiattista, non posso meravigliarmi se costui scrive che la terra è piatta. Se poi, quando lo scrive, mi indigno, il torto è solamente mio. E lui avrà mille ragioni per replicare: “ma come, non lo sapevi che sono terrapiattista? Non mi hai chiamato apposta per scriverlo sul tuo giornale, che la terra è piatta?”.
Nel conflitto tra i vertici di Radiouno e il giornalista Marcello Foa ha decisamente ragione Foa: si è comportato con coerenza.
Nel suo curriculum c’è una lunga trafila di sedicenti “opinioni contro corrente” che opinioni non sono, ma tesi politiche alle quali la realtà può solamente adattarsi (è la mentalità trumpista: non posso avere perso le elezioni, DEVE esserci sicuramente una frode). Già nel luglio del ’18 il Foglio aveva pubblicato un eloquente elenco delle fake news diffuse da Foa, che è una specie di ricettore di tutte le storielle complottarde più terrorizzanti, dalle cene sataniche della Clinton ai piani di sostituzione etnica di Soros. Pionati aveva ampia facoltà di documentarsi.
Era ovvio che Foa avrebbe invitato un medico complottista secondo il quale il vaccino non solo è una panzana, ma è stato immesso sul mercato con la volontà diabolica (di chi?) “di fare del male” (a chi?).
La successiva toppa, il rincrescimento, le scuse, il medico “normale” chiamato a ripetere per la milionesima volta che contano solo gli studi scientifici, è patetica.
Quelli come Pionati sono stati messi lì apposta per aprire le porte alla falange di revisori della storia e della scienza saliti a palazzo sulla scia della destra vittoriosa. Lo hanno fatto con il consueto zelo filogovernativo. Che hanno da lamentarsi, adesso?

mercoledì 20 settembre 2023

Basta aspettare e...

 


Noi non ci saremo e, forse, non ci sarà più nessuno. Ma quanto sarebbe bello gustarsi le facce degli storici del 2200 quando riesumeranno le dichiarazioni di Micaela Biancofiore, senatrice del pulviscolo "Noi moderati" l'enclave del lupetto Maurizio Lupi, una specie di assistenza sociale foraggiata da tutti noi a 15mila euroni mensili per gracchiare alla luna, accondiscendendo le porcate più blasfeme dagli anni del mausoleante ad oggi! Se il genere umano esistesse ancora, magari con eventuali scampati a qualche idiozia belligera abitanti le caverne, si sbellicherebbero  leggendo la proposta Biancofiore di oggi: costruire un'isola galleggiante dove riporre come pacchi i migranti, che sottolineo, sono esseri umani con diritti vitali uguali a noi che ci definiamo occidente, libero e democratico. 

La poverina propone questa frescaccia per lampante desiderio di emergere dal dorato anonimato in cui è relegata. Ma questa nefandezza nasconde un serio sintomo di maldestra visione di vita su questo pianeta. 

Occorre spegnere la luce, abbassare eventuale musica e soffermarsi su una possibilità, attualmente lontana, ma non impossibile: entrare nello stato d'animo di chi, improvvisamente, decide di partire, lasciando la propria terra, gli affetti, la quotidianità, il mondo dove si è nati, per imbarcarsi, dopo aver pagato cifre che costringeranno a divenir schiavi a vita, su una barca infima, con alta probabilità di finire annegati, assieme a tantissima gente per affrontare un viaggio tremebondo, disumano, umiliante l'umanità intera. 

Necessita entrare in quest'ottica per comprendere appieno quanto siamo stronzi! 

Perché se è vero che i problemi andrebbero risolti in quelle terre di partenza, occorre chiedersi chi le abbia rese inospitali al punto da fuggire da esse. Chi sarà stato a depredarle, a godere dei conflitti estenuanti ed innumerevoli che tanto piacciono alle nostre multinazionali belliche che godono nell'accumulare risorse frutto delle guerriglie tra bande innescate appunto da gentaglia senza scrupolo? Chi saranno i balordi? Leggere la storia del colonialismo britannico, francese, olandese, italiano mette i brividi. Comprendere e conoscere le razzie infami che gli occidentali hanno perpetrato nei secoli ai danni di Mamma Africa ci pone senza alcuno sconto sul banco degli imputati. Sapere che ad esempio la Francia possegga 2764 tonnellate d'oro senza aver miniere, rende l'idea delle efferatezze compiute. 

Ricapitolando: gli abbiamo depredati, abbiamo innescato conflitti per appioppargli armi, continuiamo pervicacemente nello sfruttamento e adesso che molti scappano da quelle terre senza futuro che facciamo? Vorremmo chiudere le porte, i porti, addirittura la ducetta sta covando l'idea di costruire lager dove questi nostri simili vengano costretti a rimanervi per almeno 18 mesi! E la Biancofiore cogita l'isola dove depositarli. 

Mi chiedo: ma in fondo in fondo, di sera, prima di andare a letto, non ci facciamo un pochetto schifo?      

Aumento e diminuzione

 


Somaleao!

 


Sempre colpa loro!

 

Trova il colpevole. Caro benzina, bassi salari, affitti e mutui: paghino i migranti!
di Alessandro Robecchi
I sogni son desideri, cantava la Cenerentola di Walt Disney, ed è probabile che lo canti anche Giorgia Meloni, e poi ognuno ha i sogni che si merita e che si coltiva, ovvio. Così si suppone che nelle fantasie della presidentessa del Consiglio ci siano desideri intensi e frementi. Tipo questo: vai a fare benzina, la paghi sopra i 2 euro al litro, e mentre il contatore del distributore gira più veloce del tassametro di un taxi tu pensi: ah, maledetta Ue che non sgancia i soldi a un dittatore africano per fermare l’invasione di immigrati! Complotto!
Sogno un po’ improbabile, ma si sa, l’attività onirica non si controlla benissimo, è un po’ come Salvini, fa il cazzo che le pare. Un altro sogno è che uno va al supermercato e trova che tutto costa il dieci-quindici per cento in più dell’anno scorso. Quando trova qualcosa che costa uguale, sciambola!, si accorge che la confezione non è più da mezzo chilo, ma da trecentocinquanta grammi. Insomma, avrebbe tutti i motivi del mondo per sentirsi derubato, truffato, vilipeso, e allora pensa: ah, dannazione, la sostituzione etnica! Oppure: basta! Torniamo al sei in condotta!
Il trucchetto di Meloni con l’uso politico dei migranti è un po’ come la teoria del dolore prevalente: ti do un calcio nelle palle, così smetti di lamentarti per il mal di denti. Funziona per un quarto d’ora, e poi non funziona più, ti restano due dolori, anzi tre, se aggiungi la voce “mutuo/affitto”, anzi quattro, se aggiungi la voce “salario di merda”. Tutte cose di cui è piuttosto difficile accusare un disperato in ciabatte che sbarca a Lampedusa dopo tre anni di botte, fughe e torture.
In più, c’è l’ardita arrampicata sui vetri insaponati e l’ipercollaudata teoria fascio-vittimista del complotto. È la Ue che ci manda le barche di neri! No, peggio, è la Ue di concerto con il Pd! Dove quel che sorprende è la schizofrenia della narrazione, per cui il famoso Pd sarebbe ora un totale incapace imbelle in stato confusionale, e un attimo dopo, oplà, un diabolico tessitore di complotti pluto-demo-comunitari per mandarci qui il disperato di cui sopra. Disperato, tra l’altro, a cui non insegneremo l’italiano, né un mestiere, né i rudimenti della nostra gloriosa cultura nazionale, no. Lo metteremo per diciotto mesi in strutture realizzate dall’esercito “in località a bassissima densità abitativa facilmente perimetrabili e sorvegliabili” (in italiano: campi di concentramento), consegnandolo quindi alla marginalità perenne.
Il tutto mentre la legge-cardine su cui ancora oggi (2023) si basano le politiche italiane dell’immigrazione si chiama Bossi-Fini (2002), è cioè intitolata a due antichi leader in disuso, scritta più di vent’anni fa. È come tentare la conquista dello spazio con le macchine a vapore, o dire che l’intelligenza artificiale è regolata dalla legge Cavour-Giolitti. Ma nessuno ha mai voluto metterci mano seriamente perché, alla fine, tirare fuori dal cappello un’emergenza periodica e improvvisa serve a tutti. Il Minniti degli accordi con le tribù libiche (ahah, ndr) non è diverso in nulla dalla Meloni che sbandiera “lo storico accordo” (ahah, ndr) con la Tunisia, promettendo a un dittatore fondi che non dipendono da lei, insomma, esercitando la nobile arte del venditore di tappeti che i tappeti da vendere, però, non ce li ha. In tutto questo, a pagare di più sarà il disperato sbarcato dopo la sua odissea mediterranea, ieri carne per trafficanti, oggi buono per i giochetti politici di un governo che non ne azzecca una nemmeno per sbaglio.

Piantedosi travagliato

 

Il Governo del Lunedì
di Marco Travaglio
È inutile girarci attorno: noi nutriamo una segreta passionaccia per il ministro Piantedosi. Non solo per il cognome, che aveva suscitato speranze in tanti sia per le piante sia per le dosi, purtroppo stroncate dal decreto anti-rave. Ma soprattutto perché, appena apre bocca, tutti trattengono il fiato perché può uscirne qualsiasi cosa (caratteristica che divide con gli altri due capi dell’opposizione clandestina al governo: Lollobrigida e Giambruno). Il suo eloquio, per forma e contenuti, ricorda quello di un mattinale di questura compilato da un ubriaco: i migranti scampati ai naufragi sono “carichi residuali”, quelli che han perso un bambino in mare sono “genitori irresponsabili che fanno partire i figli in condizioni di viaggio pericolose” (rifiutando ostinatamente di imbarcarsi su yacht o navi da crociera), i cinque operai falciati dal treno notturno a Brandizzo hanno pagato “la suggestione dei social e la distrazione da video” e così via. Ma, essendo tutto affidato al caso come la lotteria di Capodanno, può pure capitare che da quella bocca esca qualcosa di sensato. È accaduto ieri, quando ha smentito complotti e regìe occulte (la Wagner, la Schlein, Soros, la Francia, la Germania, l’Ue, i rettiliani) dietro il boom di migranti sbarcati, con buona pace di Meloni e Salvini, e ha messo in dubbio che la Tunisia intenda rispettare il memorabile memorandum siglato da Saied con Giorgia e Ursula. Testuale sul complotto: “Salvini può dirlo da leader politico facendo anche delle supposizioni, io da ministro dell’Interno devo avere delle prove”. Ora – a parte il fatto che Salvini non è solo un leader: è anche un ministro e un vicepremier – l’idea che Piantedosi ha dei leader è rivelatrice: li considera dei cazzari che possono sparare qualunque panzana passi loro per la testa. E, visti i leader che frequenta, si può capirlo. Non resta che avvisare gli elettori che, casomai non l’avessero ancora capito, ne saranno entusiasti.
Nel 1999 l’Associazione Arbitri querelò Aldo Biscardi per il mitico moviolone del suo Processo del Lunedì. Il giudice gli diede ragione e archiviò il caso con la seguente, decisiva motivazione: “La credibilità oggettiva delle notizie riportate e fatte oggetto di dibattito è riconosciuta assai bassa, secondo l’opinione comune, trattandosi di notizie artatamente create o ‘gonfiate’ per suscitare la discussione e la polemica… Ne deriva che la credibilità dell’informazione offerta e la conseguente attitudine di questa ad essere, in ipotesi, idonea a ledere l’altrui reputazione sono oltremodo inconsistenti”. Ora il Processo del Lunedì è stato rimpiazzato dal Governo del Lunedì, la cui cialtroneria è così elevata da risultare penalmente irrilevante. Fuorché, forse, per un reato minore: l’abuso della credulità popolare.

L'Amaca

 

La vera destra di potere
DI MICHELE SERRA
Ho visto un paio di tigiuno e tigidue di grandiosa spensieratezza: una volta sbrigato lo stretto necessario di giornata (un poco di guerra, un poco di migranti, molto “governoal lavoro”) parte un florilegio da cinegiornale degli anni Cinquanta, sagre gastronomiche, sfilate di moda, località turistiche in grande spolvero, un’Italia cartolinesca e lieta, festosa e innocua, tutta passeggiate a mare e vista sui monti. L’Italia è il Bel Paese, gli italiani brava gente.
Tutti parlano, e si capisce, del sito complottista misteriosamente in onda su Radiouno ogni mattina, o del libretto del vero maschio Vannacci, o della fu-Pontida retrocessa dal Salvini a raduno lepenista: ma a vincere – come negli anni Ottanta – sarà la destra frescona, quella che “basta tristezze, basta discorsi difficili”, la destra che non vuole grane e non vuole scocciature.
I fanatici si fanno notare troppo, sono faticosi e ingombranti. Sarà dunque la destra frescona, lei per prima, a suggerire ai baschi neri e ai novax di non esagerare, di non dare troppo nell’occhio, di non dare scandalo. Il medicone farneticante o il generale che batte i tacchi sono, dal punto di vista del risultato, molto meno utili e performanti del patriottismo caramelloso e amichevole da tigì. Non saremo governati dai colonnelli: più probabile un colpo di Stato invisibile delle Pro Loco e degli Uffici del Turismo. La sagra del gladiolo a Rocca di Sotto (con intervista inclusiva anche alla coppia di coltivatori gay) varrà, in termini elettorali, molto più di Vannacci.