venerdì 15 settembre 2023

L'Amaca

 

Dio non è al governo
DI MICHELE SERRA
Mi domando perché mai, e da chi, Dio debba essere “difeso”, come dicono Meloni e Orbán nelle loro adunate cameratesche. Se si tratta del Padre Eterno della vulgata monoteista, maschio e onnipotente, il Dio delle Nazioni e della guerra, ilGott mit unsdi tutte le epoche, il Dio barbuto e vendicativo del patriarca Cirillo, degli imam fanatici, dei suprematisti cristiani, il Dio che “la spada, non il Libro ha nella mano” (Guccini), allora siamo noi che dobbiamo proteggerci e metterci in salvo: ancora poche migliaia di anni e magari ce la faremo.
Se invece si tratta del Motore sconosciuto che tutto muove, e tutto ha creato, non ha alcuna necessità di essere difeso da alcuno. È blasfemo considerarlo “in pericolo”. Si difende magnificamente da solo, e rimarrà a dispensare la luce e la vita quando Nazioni, Patrie, Destre (e anche Sinistre) saranno considerate solo una goffa parentesi della storia umana. Siamo un peto in mezzo alle galassie, chi ci crediamo di essere, per proclamarci Guardiani della Fede?
Questo uso politico della religione non ha nulla di religioso e men che meno di spirituale. È grevemente mondano.
Anche quando sia attuato in buona fede (dunque per zelo fanatico e non per cinico calcolo) è pericoloso e detestabile. È la reiterazione di un tribalismo religioso (il mio Dio è quello vero, il tuo è quello falso) che ha portato distruzione, persecuzione, terrore, guerra e morte.
Quelli che hanno il copyright di Dio fanno spavento: da loro sì è necessario difenderci. Dio, a meno di imprevedibili rimpasti, non è un membro del governo Meloni.

giovedì 14 settembre 2023

Ahhhhh!

 

Gratteri e la fu sinistra
di Marco Travaglio
Casomai ce ne fosse bisogno, ieri la cosiddetta “sinistra” italiana ha dato la prova più plateale del suo disastro mentale e culturale prim’ancora che politico. Al Csm nessun suo esponente – laico e togato – ha votato per il nuovo procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Né i consiglieri eletti dai magistrati nelle correnti progressiste Area e Magistratura democratica, né quello eletto dal Parlamento in quota Pd. Gratteri ha battuto gli altri candidati grazie ai 19 voti (su 30) dei laici di destra (FdI, Lega, FI e Iv) e del M5S, del Pg della Cassazione, dei togati di Magistratura Indipendente, di uno di Unicost e di un indipendente. Il laico Pd Romboli e la sinistra giudiziaria (Area e Md) hanno votato Rosa Volpe, ottima procuratrice reggente a Napoli da oltre un anno, ma molto meno titolata di Gratteri e senza speranze di successo. Nemmeno dopo gli inverecondi attacchi dell’avvocatura calabrese e del presidente delle Camere penali Caiazza a Gratteri, destinatario financo di scioperi ad personam, né l’escalation criminale a Caivano e dintorni, i “progressisti” si son decisi a convergere su di lui in un voto unitario di alto valore simbolico. Così hanno regalato alle destre (e ai 5Stelle) tutto il merito di aver finalmente promosso uno degli ultimi fuoriclasse della magistratura al vertice di un ufficio di prima grandezza, dopo la scandalosa bocciatura alla Procura nazionale antimafia e le rinunce “spintanee” a Roma e Milano. E hanno contribuito ad accreditare la leggenda di un Gratteri “di destra”, “giustizialista”, “manettaro”, “populista”, “complottista”, “negazionista”, “accanito”, “persecutore di innocenti”, “star”, “toga show”, addirittura “fasciogrillino” (copyright Sansonetti-Maiolo), ovviamente “professionista dell’antimafia” e altre scemenze diffuse dai professionisti della mafia e del malaffare, che in Calabria (e non solo) formano un bel partitone trasversale di destra-centro-sinistra.
Anni di campagne scatenate contro di lui da Foglio, Riformista, Unità, Domani, Dubbio, Libero e Giornale sono la miglior prova dell’imparzialità di Gratteri almeno quanto le sue indagini, che mai hanno badato al colore degli indagati, e le sue implacabili critiche alle schiforme della giustizia: da quelle degli intoccabili Draghi&Cartabia a quelle del cosiddetto ministro della Giustizia Nordio. È probabile che le destre che l’hanno votato se ne pentiranno presto, non appena Gratteri si insedierà a Napoli, farà lavorare i suoi pm a pieno ritmo come ha fatto a Catanzaro e riprenderà a dire la sua sulle intercettazioni, i delitti contro la Pa, la separazione delle carriere, i bavagli ai pm e ai cronisti. Ma intanto fanno un figurone grazie al tradimento di una sinistra acefala che scambia la legalità per giustizialismo e gli uomini liberi per fascisti.

Riconoscenti

 



E'giusto ed ineccepibile che un Sistema riconosca e ricompensi i propri figli che lo abbiano negli anni reso granitico, inattaccabile, inaffondabile. 
L'ancella di Biden che in queste lande chiamiamo Presidente della Commissione Europea, al secolo Ursula von Der Leyen, ha deciso d'appuntare l'ennesima medaglia sul petto maestoso del nostro simbolo migliore, Mario Draghi, affidandogli uno studio sul futuro posizionamento politico ed economico dell'Europa per così dire unita. 
E' il sistema bellezza! Come Draghi ha premiato il bamboccio traditore bibitaro per il tentativo di affossare Giuseppe Conte, mandandolo nel Regno del Petrolio a fare non si sa bene cosa, ma con un regale stipendio, così Ursula ancella dell'Appisolato ha pensato bene di onorare uno dei migliori araldi del Sistema. Di che sistema parliamo? Di quello attualmente al potere, un mix definibile in tecno-rapto-pluto-finanziario così saldo ed immarcescibile da non essere scalfito da nulla e chicchessia. 
Chi prova a contestarlo, proponendo orride -per loro- riforme ne paga amaramente le conseguenze.
Tutto ruota attorno alla finanza, alla dittatura delle banche, alla maniacale avidità dei fondi d'investimento, alla ricerca spasmodica di risorse da ingurgitare per scopi sconosciuti a noi comuni mortali. 
Nel cosiddetto mondo occidentale può accadere, ed accade, che le multinazionali farmaceutiche stabiliscano chi si possa curare e chi no, e nel caso che una malattia non abbia un degno seguito di aficionados, il farmaco non verrà messo in produzione in quanto non lucroso. 
Può accadere, ed accade, che il presidente della Banca Europea ammonisca l'Italia per le tasse comminate ai mostruosi extra profitti delle banche. E' il Sistema che lo pretende, perché le tasse, altra ferrea regola, le devono pagare solo ed unicamente i coglioni. 
Può accadere, ed accade, che le epuloniche multinazionali belliche decidano di prolungare un conflitto oltre buonsenso e ragione, sollazzando il Sistema che alacremente oscura, ridicolizzandoli, tutti coloro che, in virtù di cuore e mente liberi, obbiettano al proposito, convinti che unicamente il dialogo sia la miglior via per ritrovare la pace tra i belligeranti. Viene in mente al proposito Papa Francesco sempre meno citato nei vari TG della squallida Tv di Stato attualmente di nero dipinta e in quelle di proprietà della devota famiglia del mausoleante, ed in certi casi addirittura censurato allorché un giorno definì la corsa alle armi "una pazzia!" 
Può accadere questo e molto altro in un collaudassimo Sistema qual è quello occidentale. Fermo restando la riconoscenza tra adepti, alla Mario Draghi per intenderci.      

L'Amaca

 

L’amaca
Il vero vecchio e il finto nuovo

DI MICHELE SERRA

Sento alla radio il ministro Nordio parlare di “buon costume”, termine che non udivo da qualche lustro. E sento in un programma mattutino di Raidue definire le donne “il gentil sesso”,altra espressione databile, direi, ai cinegiornali degli anni Cinquanta. La mia idea della destra di governo è che lentamente, inesorabilmente riaffiorerà (sta già riaffiorando) tutto il già visto, il già detto e il già sentito di un’Italia molto tradizionale, molto perbenista, mi permetto di dire molto vecchia. Non necessariamente negativa o esecrabile: solo vecchia. E conformista.
La confezione fintamente gaglioffa che gli intellettuali di potere fanno di questo materiale è una vera e propria truffa. Il cartello “siamo contro corrente” che affiggono sopra le loro botteghe è una frode in commercio. Sono (tal quale il generale Vannacci, che difatti è generale, mica ai margini della società) italiani di maggioranza (ahimé), che per rendere più accattivanti le cose che dicono le travestono da “coraggiose” o “trasgressive”. Hanno carriere importanti e molto premiate, anche con incarichi pubblici (il finto frondista Foa è stato presidente della Rai), ma adorano passare per rivoluzionari. Hanno l’auto blu – alcuni non da ora - ma si presentano al pubblico come se scendessero da una motoretta scassata. Prima o poi la destra frescona (che è il corpo grosso; la fanteria) prenderà il sopravvento, e chiederà a questi signori di non allargarsi troppo. Saranno i Bruno Vespa a trionfare, come sempre. I testimonial impeccabili del conformismo, della medietà, della cravatta. Fare il descamisado, magari in compagnia di qualche grillino che in Rai si sente ancora a casa sua, tra poco non sarà più funzionale.
Le vere restaurazioni amano ristabilire in fretta le convenzioni comode, e le abitudini tranquille.

mercoledì 13 settembre 2023

Incontro tra servei

 


Testo che?

 


Daniela e i miseri



Quei “riformisti” falliti che assediano Schlein

DI DANIELA RANIERI

Siamo consapevoli che appena il lettore si imbatte in espressioni come “Strappo nel Pd”, “Pd, è crisi” etc. rischia la narcolessia istantanea, e anche per l’editorialista alle prese col Pd il più delle volte vale la frase di Karl Kraus su Hitler: “Non mi viene in mente niente”.
Ma apprendiamo che Elly Schlein incontra Calenda per avanzare una proposta di legge per salvare la Sanità pubblica. Vedi tante volte la vita: avevamo lasciato Calenda che ridisegnava il mondo con Renzi sulla base della sua (di Renzi) Weltanschauung darwinista prestazionale, e lo troviamo a combattere per offrire cure agli indigenti.
Ora, siccome la Sanità è talmente allo sfascio che non esiste cittadino che non ne abbia fatto esperienza, giocoforza è entrata nell’agenda di questi miracolati parlamentari, che se vogliono prendere ancora qualche voto devono pur sposare qualche tema popolare, fino a ieri “populista” perché a promuoverlo era il M5S. È la stessa sorte toccata al Reddito di cittadinanza, abolito da Meloni e dal suo governo ferocemente neoliberista: quando fu varato, il Pd votò addirittura contro; al salario minimo, su cui i privilegiati di sinistra sono sempre stati contrari o tiepidini, non essendo tema da Zona a traffico limitato; al cambiamento climatico, improvvisamente tema caldo nel partito ferocemente sviluppista dello Sblocca Italia.

Colpisce oggi lo zelo con cui una schiera di dirigenti del Pd, quelli che durante la stagione renziana deglutivano tutto, danno consigli a Schlein, eletta segretaria proprio perché la maggioranza dei votanti alle primarie non ne voleva più sapere della vecchia classe dirigente inetta, screditata e compromessa con una stagione nefasta. Non passa giorno senza che questi sfollagente le spieghino cosa fare per battere Meloni; loro, che non riescono a vincere un’elezione da anni (a parte il 40,8% alle Europee comprato da Renzi con gli 80 euro) eppure sono stati in tutti i governi fino a ieri.

Questi “riformisti” del Pd (in realtà renziani dormienti pronti ad accoltellare alle spalle, come da specialità del fondatore) invitano Schlein a non essere “troppo radicale”, considerato anche che 30 dem liguri se ne sono andati con Calenda. Graziano Delrio, che nel 2018 ancora elogiava il lanciafiamme minacciato da Renzi contro la minoranza (“Non mi piace l’immagine, ma è vero che il Pd deve cercare il rinnovamento della propria classe dirigente”), dice a Rep che sente un “disagio” crescente verso Schlein, la quale “si deve fare aiutare” per “costruire una proposta vincente che allarga, non minoritaria”. Adesso la minoranza “riformista” va ascoltata, non bruciata viva; vessare i lavoratori e ignorare i poveracci è una “diversa sensibilità”. “Non è che i precedenti dirigenti del Pd agivano per rendere precari i diritti o il lavoro”, dice. Eppure il Jobs Act, l’obbrobrio di Renzi su cui Schlein vorrebbe fare un referendum su proposta di Landini, era programmaticamente una mascalzonata contro i lavoratori (e ci è costato 20 miliardi).

Ma per i “riformisti” il massimalismo della segretaria è visibile anche sulle armi all’Ucraina. Per quanto lei sia timida sul tema, non le perdonano di non essere una fanatica atlantista, una degli assatanati di guerra che furoreggiano sui social con la claque dei giornalisti d’élite.
E sulla Sanità, che improvvisamente gli sta a cuore (senza penalizzare i privati, ci mancherebbe): li avete mai sentiti denunciare il disastro degli ospedali? No, perché godono di assistenza sanitaria integrativa estesa anche ai famigliari. Li avete mai visti piangere sui giornali per il fatto che tra il 2010 e il 2019 tra tagli e definanziamenti sono stati sottratti 37 miliardi al Sistema sanitario nazionale? No, perché il governo che, d’accordo con le Regioni, ha danneggiato di più il Ssn sotto il nome truffaldino di “Patto per la Salute”, tagliando 16,6 miliardi promessi e mai erogati, è stato il governo Renzi, e non uno dei suoi lacchè si dissociò dalla criminale operazione.

Li avete sentiti insorgere per il fatto che l’“Autonomia differenziata” tratta la Sanità come una materia ordinaria, insieme al commercio e alla gestione del territorio, tra le materie di esclusiva competenza delle Regioni, contro il dettato della Costituzione per cui la salute è fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività? O per il fatto che i Lea, i livelli essenziali di assistenza, in 22 anni dalla riforma del Titolo V (fatta dal centrosinistra) non sono stati stabiliti e non esiste uno strumento per verificare la loro effettiva applicazione? No, perché Bonaccini è uno dei “governatori” più a favore della secessione.
Ora questi falliti della politica friggono sulle sedie perché Schlein dice cose di minimo buon senso in linea con la Costituzione, ergo è una massimalista radicale e dovrebbe spingersi un po’ più verso destra, come hanno fatto loro, beninteso restando nel Pd: mica sono matti a entrare in un partito che ha il 2%.