martedì 12 settembre 2023

L'Amaca

 

L’anima nera di Brexit
DI MICHELE SERRA
ALondra, durante un concerto molto seguito, c’è stata una clamorosa e imprevista manifestazione anti-Brexit.
Gran parte del pubblico ha sventolato bandiere europee durante l’esecuzione di un celebre canto patriottico, Rule Britannia.
Come tutte le manifestazioni, ci sono i favorevoli e i contrari. Ma per dare un’idea degli umori dei contrari, della loro cultura politica e della loro misura umana, vale il commento, su Twitter, della animosa opinionista di destra Isabel Oakshott, per la quale Brexit è un punto di non ritorno: “I britannici non saranno mai schiavi”, scrive Oakshott citando uno dei versi del canto patriottico disturbato dallo sventolio delle bandiere dell’Unione Europea.
Decidete voi se ridere o piangere: questo, comunque, è il nocciolo di Brexit. Un nazionalismo goffo e insensato, specie alla luce del fatto che il Paese più imperialista, aggressivo e rapinoso di tutte le epoche (i romani, al confronto, furono un’associazione benefica), che ha svuotato i forzieri e rapinato le risorse del mondo intero, nella lettura “brexista” si dichiara vittima di altrui prepotenze, e assoggettamenti “stranieri”. Trascurando il fatto che l’Unione Europea è il frutto di una libera associazione, non di invasioni armate, non di Imperi imposti ai “selvaggi” come fu, in larga parte, l’imperialismo britannico.
Il nazionalismo è l’oppio dei popoli. È cervello all’ammasso, è imbroglio morale e contraffazione culturale. Forse è perfino peggio del fanatismo religioso, perché si manifesta nella forma, meno impresentabile, della rivendicazione della propria integrità domestica. Ma “casa”, per quelli come Oakshott, è il bottino della Compagnia delle Indie. Pollice verso.
Abbasso gli imperialisti, viva la libertà e l’uguaglianza tra i popoli.

Analisi

 

Che bell’alleato
di Marco Travaglio
Ogni volta che apre bocca il consigliere-portavoce di Zelensky, l’ex giornalista Mychajlo Podoljak, già fedelissimo del presidente filo-russo Yanukovich e poi del filo-Usa Poroshenko, già nemico del partito zelenskiano (“Servitore del Popolo è un altro raduno di cinici piccoli e arroganti”) e poi amicissimo, già capo-delegazione ai negoziati di pace coi russi di marzo-aprile 2022 e poi fiero avversario di ogni negoziato coi russi, molto vicino ai servizi ucraini e non solo, si capisce perché gli oligarchi di Kiev e i loro mandanti d’oltreoceano hanno scelto l’ex comico come frontman. E s’intuisce che potrebbe accadere quando Biden, per nobili ragioni elettorali, decreterà il “tutti a casa”. Prima di dichiarare guerra al Papa e all’Onu, questo nazistello s’era segnalato per un’escalation di deliri che gli “atlantisti” han sempre finto di non sentire, autorizzandolo ad alzare vieppiù il tiro e la posta.
Il 30.9.2022 interferisce nelle trattative del governo Meloni dicendo a Repubblica: “In Italia i partiti filo-Putin hanno preso soldi dal Cremlino. Possediamo elementi su chi è stato finanziato e con quanto, ma non possiamo fare nomi. Non vogliamo interferire”. Non sarebbe da lui. L’8.10 un Tir-bomba fa esplodere il ponte di Kerch in Crimea (tre morti) e lui rivendica l’attentato: “Il ponte è l’inizio: tutto ciò che è illegale dev’essere distrutto”. Poi fa retromarcia: “Il camion è arrivato dalla Russia. Chiaro chi ha causato l’esplosione”. Verrà smentito prima dagli Usa, poi dai suoi. Il Nobel per la Pace, oltreché al Centro Libertà Civili ucraino, va a un dissidente bielorusso anti-Lukashenko e a un’Ong russa anti-Putin; lui insorge: “Premiano i rappresentanti di un Paese aggredito e dei due Paesi aggressori”. Il 20.10, due giorni prima che nasca il governo Meloni, elogia la premier e insulta B. (“è sotto effetto della vodka russa”). L’8.11 la Casa Bianca svela negoziati con Mosca “per scongiurare una catastrofe nucleare” e lui la zittisce: “Parlare di negoziati non ha senso”. Il 15.11 un missile caduto in Polonia uccide due persone: lui parla di “lanci deliberatamente pianificati dalla Russia e mascherati da errori” e chiede l’intervento delle truppe Nato; peccato che il missile sia ucraino. Il 19.12 dà dell’asino a Kissinger: “Non ha capito la natura della guerra. Un sacrificio territoriale in cambio di garanzie di non aggressione sarebbe un accordo col diavolo”. Il 27.12 insulta il cancelliere Scholz che sta armando Kiev: “È ora che smettiate di tremare dinanzi a Putin”. Ora dice che il Papa “è filo-russo e non può essere mediatore”, accusa il Vaticano di farsi finanziare da Putin e insulta pure il segretario generale dell’Onu. Un giorno qualcuno dovrà spiegare come il “mondo libero” abbia potuto consegnarsi mani e piedi a simili figuri.

lunedì 11 settembre 2023

Riassunto



Quindi riassumendo:

Bilancio truccato: fatto!

False plusvalenze: fatto!

Giri di giocatori tra squadre amiche e sottomesse (Scansuolo): fatto!

Manovre alteranti la quotazione in Borsa: fatto! 

Presidente interdetto: fatto!

Stipendi sulla carta non erogati e passati sottobanco: fatto!

Doping: il Polpo dice che anche questa è fatta!

Rimangono da fare: furti con scasso di gioiellerie - vendita di quadri falsi - truffe mediatiche - circonvenzione d’incapace.
Ancora un piccolo sforzo e fate l’en plein!

Scene da Festa

 

Tutti a casa
di Marco Travaglio
L’incontro più sorprendente alla festa del Fatto è stato quello col ministro Crosetto. Non perché è venuto: non è tipo che fugge dal confronto. Ma per ciò che ha deciso di dirci, ben oltre ciò che gli avevamo chiesto. Non solo ha difeso il Papa dalle deliranti accuse di putinismo lanciate da Kiev (“non è filorusso, può mediare e aiutare il percorso di pace”), ma ha anche rivelato impegnativi dettagli di diplomazia segreta: “I ministri fanno cose anche senza dirle. La missione di pace di Zuppi chi pensate che l’abbia aiutato a realizzarla, dando supporto per viaggio e sicurezza e premendo su Zelensky perché lo incontrasse? Il guerrafondaio ministro italiano”. E questo perché “siamo arrivati a un momento in cui la guerra non sembra avere soluzioni se non a lunghissimo tempo. Alla politica spetta aprire varchi per cercare la pace”, prima che la campagna elettorale Usa “già da marzo” cancelli l’Ucraina dall’agenda. Una bella svolta rispetto al mantra meloniano “armiamoli fino alla vittoria”.
Non che il governo abbia deciso di smettere di armarli, anzi continuerà. Ma ha capito che la vittoria, cioè la sconfitta della Russia con la riconquista delle cinque regioni occupate appartiene al mondo dei sogni (o degli incubi, visto che moltiplicherebbe per mille il rischio nucleare). Perciò Crosetto ha deciso di dire proprio ora una delle cose che si fanno ma non si dicono. Poi ci sono quelle che non si dicono, ma si sanno. Sabato, sempre alla nostra festa, il generale Mini – che dalla Toscana vede ciò che accade in Ucraina meglio di tanti che stanno in Ucraina – aveva citato gli ultimi terrificanti dati comunicati dal colonnello americano Douglas Macgregor, molto addentro al Pentagono: in 18 mesi e mezzo le forze ucraine hanno perso 400mila uomini fra morti e feriti contro i 125mila di quelle russe, e solo negli ultimi due mesi (quelli della famosa controffensiva), l’esercito ucraino ha avuto 40-50 morti e 40-50mila feriti (di cui almeno 30mila amputati, che non potranno più tornare al fronte). Più che le armi e le munizioni, stanno finendo gli uomini. Infatti Macgregor sostiene che non solo gli ucraini non possono vincere neppure se dotati di aerei e missili a lunga gittata, ma non potrebbe riuscirci neanche l’intero Occidente se inviasse truppe sul campo. Del resto Stoltenberg è ottimista perchè ora la controffensiva avanza al ritmo di “100 metri al giorno”: dunque, per recuperare territori occupati vasti quasi quanto metà dell’Italia, dovrebbe durare qualche secolo. Questi sono i dati e i fatti (e le fonti sono Usa e Nato, non la Russia): nessuno può più fingere di non conoscerli. Chiunque invierà anche solo un fucile a tappo per prolungare la carneficina ne sarà complice. Non colposo, ma volontario.

domenica 10 settembre 2023

Desolante



Apprendere che il libro di questo generale rancoroso, omofobo, razzista, arretrato culturalmente, abbia già superato le 100mila copie di vendita del suo Scottex-libriciattolo, oltre a nausea ed emicrania, infonde pure la voglia di lasciar questo paese, sulle evangeliche parole “lascia che i morti seppelliscano i morti.” 
Ad alleviare la desolazione c’è però la forte possibilità che ad una buona metà degli acquirenti sia stato allegato un pamphlet dal titolo “Come si legge un libro”

Che aspettate?



Un erpetofobo potrebbe incazzarsi perché il club “amici delle paludi equatoriali” di cui fa parte, organizza un foto safari alla ricerca di coccodrilli?

Un astemio cosa potrebbe aver da dire se l’associazione “Amici del Barolo” in cui è entrato, proponesse una degustazione di vini d’annata?

Un vegano che s’iscrivesse al “Gruppo Amici del Cecchini” cosa obbietterebbe circa la proposta di andare a degustante carne a Panzano in Chianti?

E allora i vari Fioroni, il bellicista Guerini, e tutta la marmaglia di pseudo centristi, catto-tecno-pluto-finanziari, amanti dei paraventi non negoziabili, che goderecciamente di sollazzano di privilegi fingendosi cultori di un’insana idea riformista, in realtà una gattopardesca staticità immarcescibile per un’agiata politica di chiaro stampo “io so’ io e voi nun siete un caxxo” che aspettano a togliersi dai maroni liberando un ancora pseudo partito di sinistra dai miasmi del bombismo rignanese che tanto vergognoso squallore portò nella casa comune, distruggendone ideali e dignità? Che aspettano a levarsi dalle palle?

Normalmente


Ovunque vi sia un dibattito, una settimana di studio, una serie di incontri con studiosi vari, spunta la figura dell’impegnato, donne o uomini che siano. Li riconosci dall’immancabile zainetto, la bottiglietta d’acqua sempre e misteriosamente a metà, il passo velatamente dinoccolato, lo sguardo sereno e tendente al ridanciano; ma sono vulcani solo in apparenza non in attività: prova infatti a sederti, solo per allacciarti le stringhe, al loro posto assegnato! Si trasformano in Dart Fener con tanto di casco, cambiano voce, gli spuntano dei curiosissimi artigli di per sé già insanguinati da precedenti manifestazioni culturali! “Ehi tu inferiore! Questo posto è mio! L’ho prenotato sei mesi fa!” 
“Mi scusi mi allacciavo solo le scarpe! E poi oggi il tema dell’incontro sarebbe - la meraviglia della convivenza civile nell’ottica del francescanesimo! - 
E loro sempre con un tono da baritono colpito da afasia: “Non me ne frega una mazza del tema del dibattito! Quel posto è mioooo!” 
Una volta accertato che non stai usurpando la loro prenotazione, ritornano in loro, col loro look tanto dandy e soavemente, loquacemente, t’inebriano attraverso l’esperienza decennale: “di questo autore ho letto tutto! Pensi che la mia amica lo incontrò una sera a Guidonia durante un tramonto fantastico! Mi fa stare in pace con il mondo e immerso nell’amore della natura!” 
E la bottiglietta d’acqua intanto resta sempre a metà…