venerdì 8 settembre 2023

Mi facci il piacere!

 

Ah, anche generale!
di Marco Travaglio
Ci vorrebbe la signorina Silvani, musa di Fantozzi, per commentare le quotidiane esternazioni del generale Vannacci, che spaziano su tutti i temi dello scibile, anche perché i giornalisti (si fa per dire) lo interpellano su qualunque evento dell’orbe terracqueo con l’aria devota di chi consulta un oracolo, trasformandolo in un incrocio fra la Pizia di Delfi, Nostradamus, Draghi e Brian di Nazareth. Nel suo famoso libro (ah, anche scrittore!), il Vannacci ci aveva già illuminati sui tratti della pura razza italica (ah, anche etnologo!), l’anormalità dei gay (ah, anche sessuologo!), la devianza dei vegani (ah, anche dietologo!), il sangue di Enea, Romolo, Cesare, Dante, Fibonacci, Leonardo, Michelangelo, Galileo, Mazzini, Garibaldi e altri nelle sue vene (ah, anche storico ed ematologo!), la separazione fra bagni maschili e femminili onde evitare “batacchi” nei secondi (ah, anche igienista e cessologo!), il diritto di scannare chiunque si avvicini a casa tua (ah, anche criminologo!), nonché contro gli asili nido (ah, anche neonatologo!), la “lingua asessuata” (ah, anche linguista!), gli occhi a mandorla e il riso alla cantonese (ah, anche sinologo!), la dittatura dei social (ah, anche massmediologo!) e dei vaccini (ah, anche epidemiologo e virologo!), l’ideologia ambientalista (ah, anche climatologo!), i poveri col Rdc (ah, anche economista!), Bella Ciao e Achille Lauro (ah, anche musicologo!), la raccolta differenziata (ah, anche ecologo!) e il salvataggio dell’uccello fratino (ah, anche ornitologo!).
Ma alcuni rami della scienza restavano colpevolmente fuori dal suo raggio d’azione. Così l’Adnkronos gli ha chiesto di Paola Egonu che lascia la Nazionale di volley e lui non s’è sottratto: “Se ha deciso così avrà le sue ragioni. La meritocrazia è il giusto criterio” (ah, anche commissario tecnico!). Folgorati da tanta originalità, l’han subito invitato a Fuori dal coro per auscultarlo sui migranti e neppure lì ha deluso le attese: “Chi ha voluto evitare l’immigrazione l’ha evitata” e ha citato il Giappone e l’Australia, che sono isole e non affacciano sull’Africa, ma fa niente (ah, anche sociologo delle migrazioni!). Ora sarebbe terribile se la solita censura lo silenziasse, orbandoci di una competenza così enciclopedica. Vogliamo Vannacci in giuria allo Strega e al Campiello (dopo averli vinti, ovvio), a Miss Italia, a Sanremo, a X-Factor e pure a Castrocaro. Vannacci che svela i segreti di Ustica (senza offesa per Amato), di Bologna e del delitto dell’Olgiata. E soprattutto Vannacci che invita la signorina Silvani a una romantica colazione da “Gigi il Troione” declamando La canzona di Bacco di Lorenzo il Magnifico, mentre lei sputa nel mascara e commenta trasognata: “Ah, anche poeta!”.

L'Amaca

 

Ammazzare la libertà
DI MICHELE SERRA
Non siamo equi, no che non lo siamo. Confesso che le morti violente di Marisa Leo, che faceva il vino in Sicilia, e di Giogiò Cutolo, che suonava il corno a Napoli, mi hanno ferito più di tante altre simili. L’offesa al talento, all’autonomia, alla costruzione di cose belle ha un suo specifico valore distruttivo, degenerativo. È il brutto e l’impotente che cancellano il bello e il potente, nell’illusione di soverchiarli.
Gomorra che calpesta tutto ciò che non lo è.
Il sorriso strepitoso di Marisa, i suoi post così intelligenti e amari (leggeteli!), la vocazione di Giogiò per la musica – quel corno lucente portato dalla madre al funerale, suonato con disperata dolcezza accanto alla sua bara – sono una bandiera. La si vede sventolare anche dopo che qualche maschio grezzo e disperato, nell’uno e nell’altro caso, l’ha abbattuta a calci, a pistolettate, a fucilate.
Femminicidio a Trapani, ragazzicidio a Napoli, unisce le due morti la cancellazione feroce della libertà di esprimersi, di fare progetti, di dimostrare padronanza. L’assassino di Napoli è l’ennesimo povero servo della cultura guappa, miserabile e conformista; l’assassino in Sicilia è l’ennesimo povero servo della cultura del maschio proprietario, che ha dominato il mondo per millenni, e ancora pretende di farlo. Le due vittime avevano in comune un aspetto insopportabile per i violenti: erano libere. La violenza si fonda sulla sottomissione. Odia la libertà.

giovedì 7 settembre 2023

Buona la Prima!

 


Puff!

 


Commento al ritorno

 

I Rolling Stones sono tornati e sembra il 1968
DI STEFANO MANNUCCI
Gli Stones sono come la prima pisciata del mattino. Un rito e una certezza. Là fuori cambia tutto: potrebbe essere il 1968, il ’77, il 2001. O il 2005, quando pubblicarono l’ultimo album di inediti, A bigger bang. E 18 anni dopo eccoli di nuovo. Hanoi è diventata Kiev, l’Italia è alla quarta repubblica, molti politici loro coetanei sono già imbalsamati. Mick & Keith restano quelli del Novecento. Ok, ottuagenari, con medici al seguito, ma pure con la wild card di Satana che fa ipotizzare nuove paternità per Jagger o il rinvio ad libitum della destinazione alla scienza del cadavere di Richards. Spiega il cantante: “Il segreto per stare insieme tutta la vita? Parlarsi poco”, I Rolling Stones sono la costante del Tempo: sessant’anni fa debuttavano con live che duravano un niente prima dell’assalto delle teen in deliquio, oggi rassicurano con il mantra del rock, un elisir di energia di antica e segreta ricetta. Hanno presentato il nuovo disco dall’Hackney Empire di Londra, un incontro cazzeggione con Jimmy Fallon. Hackney Diamonds uscirà il 20 ottobre: non aspettatevi un testamento. Ci saranno Paul McCartney (fanculo le rivalità posticce), Stevie Wonder e nel brano Sweet sounds of Heaven Lady Gaga, che Mick ha definito “incredibile”. Keith ha tuonato: “Un gospel? Tu non sei mai andato in chiesa!”. Per i miracoli non servono preghiere. Se non rivolte al caro spettro Charlie Watts, che comparirà in due pezzi (“Ci manca, ma è sempre il quarto, e ha dato la benedizione al sostituto Steve Jordan”, ha detto Richards). In un brano, per omaggio all’estinto, tornerà pure il vecchio bassista Bill Wyman, il vero lumacone del gruppo. Per ora è stato lanciato il primo, potente singolo Angry: la quintessenza del suono Stones, col video in cui Sydney Sweeney, la star di White Lotus, si contorce in una spider sul Sunset Boulevard. Ai lati della strada, i cartelloni con le immagini retrò della band. E davvero, che cacchio di anno sia lo sanno solo loro.

Idiozia travagliata

 

Idiocy International
di Marco Travaglio
Nella classifica della minchiata del giorno, si contendono il primato il presidente romeno e il governo italiano. Klaus Iohannis, capo dello Stato di Bucarest, compie una piroetta che, al confronto, Giuliano Amato è un dilettante. Da giorni il governo Zelensky, sempre ansioso di trascinare la Nato in una guerra mondiale contro la Russia, soffia sul fuoco di un incidente di confine invocando l’articolo 5 del Trattato Atlantico, che prevede l’intervento militare Nato a difesa di uno Stato membro attaccato da non-membri, per via di alcuni frammenti di un drone, forse russo, precipitati in Romania. L’altroieri Iohannis smentisce tutto: “Non è esistito né un drone né alcun pezzo di questo dispositivo che sia giunto sul territorio della Romania”. Ieri conferma tutto: “Se i pezzi di drone fossero russi, sarebbe una grave e inaccettabile violazione della sovranità e integrità territoriale di uno Stato Nato”. Ma l’articolo 5 impegnerebbe la Nato anche se i frammenti fossero di Kiev, che almeno ufficialmente non è nella Nato. E speriamo che non lo siano, sennò dovremmo armarci contro l’Ucraina che già armiamo. Cosa che peraltro avremmo già dovuto fare 10 mesi fa, quando un missile ucraino cadde in Polonia uccidendo due innocenti, mentre Zelensky e le sue cheerleader italiote lo spacciavano per russo.
La minchiata n. 2 è un’ideona del governo Meloni per sbaragliare la criminalità giovanile: un decreto che vieta ai 14-17enni condannati anche in primo o in secondo grado di usare “piattaforme o servizi informatici e telematici nonché… di possedere telefoni cellulari”. Il primo effetto sarà che i baby condannati il cellulare, anziché comprarlo, lo ruberanno. Il secondo sarà che, se rispetteranno il divieto, sarà impossibile intercettarli. Il terzo sarà la bocciatura del decreto, visto che la Consulta ha già stroncato norme simili. Ma resterà a imperitura memoria il messaggio pedagogico della destra “legalitaria”: in Italia il buon esempio non devono darlo gli adulti ai giovani, ma i giovani agli adulti. E i ragazzi di strada devono tenere standard di legalità superiori a quelli dei politici che glieli impongono. Infatti i divieti pensati per i minorenni nessuno li ha mai pensati per i maggiorenni. Altrimenti un buon terzo della classe dirigente sarebbe da un pezzo isolata dal mondo, anche se i divieti valessero solo per gli over 18 condannati definitivi. Salvini come farebbe a parlare col suocero Verdini, che sta ai domiciliari (o almeno dovrebbe): con i segnali di fumo? E la Montaruli come comunicherebbe con i fratelli d’Italia e gli altri commissari della Vigilanza: con i piccioni viaggiatori? Vien quasi da rimpiangere B., che avrebbe subito bloccato la pagliacciata: per senso non dello Stato, ma del ridicolo.

L'Amaca

 

Centodieci forse è troppo
DI MICHELE SERRA
Il problema del “centodieci per cento” è soprattutto il suo nome, così spropositatamente generoso dopo lunghi anni nei quali la lesina di Stato pareva unaregola inamovibile, quasi un dogma religioso.
Quasi non ce ne ricordiamo, ma per colpa del Covid, o grazie a lui, siamo passati da un clima politico nel quale anche le briciole parevano un lusso proibitivo a una fase nella quale lo Stato, di colpo, ha lasciato intendere che ce n’era per tutti. È stato forse per eccesso di slancio che si è deciso quel numero, centodieci, così incautamente superiore a qualunque aspettativa, producendo lo stesso effetto di quando, nei mercati rionali, viene esposto il cartello “Siamo impazziti!
Vendiamo sottocosto!”.
Oggi qualcuno, di quel provvedimento, sottolinea i benefici, qualcuno i costi.
Difficile trovare chi tiene a mente entrambi, a conferma che l’economia non è una scienza, è una branca della politica, una coperta che ognuno tira dalla sua parte. Quello che forse si potrebbe dire, senza paura di sbagliare troppo, è che anche il buon vecchio “centodieci” non si sottrae all’idea che si proceda sempre per tentativi, per trovate estemporanee, magari con tanta buona volontà ma senza un’idea strutturale di economia pubblica.
Più soldi per la sanità pubblica, per la scuola pubblica e per la ricerca: lì si capirebbe senza equivoci qual è l’intenzione di fondo, quale l’idea che lo Stato ha di se stesso. Più soldi per rifare la facciata, coibentare il tetto e cambiare la caldaia magari è utile, nonché green quanto basta: ma si presta a discussioni meno limpide, e molto più incerte.