venerdì 1 settembre 2023

Le pagelle


Maignan 6 anche Beethoven a volte steccava. 

Calabria 7 On Fire gli ha trovato una posizione niente male. Impeccabile.

Thiaw 7 Muraglia, graniticamente superbo

Tomori 5 Lo avrebbe capito pure Merdinho che prima o poi sarebbe arrivato il secondo giallo. Ha giocato con la stessa intensità. Babbeo.

Hernandez 7 Ha corso tantissimo, a volte sfanculando la gravità. Geniale.

Loftus Check 7 Un Kessie furbo, indomabile, cuneo sconquassante. 

Krunic 7,5 Regolatore magistrale, sembra non esserci. Ma c’è!

Reijnders 6,5 Buon metronomo, liofilizzante i pur sterili attacchi romani. Meglio nelle due precedenti. Ma sempre valido.

Pulisic 7,5 Capitan America ci guida e guiderà nelle scorribande in area avversaria. Spettacolare!

Leao 9 Gioca di stecca e segna un formidabile gol che solo i campioni come lui possono pensare. Quando parte in progressione sembra un mago di Hogwarts. Dispenser di profumo di Scudo.

Giroud 8 Si gira sempre, lotta a centrocampo come un esordiente. Encomiabile campione!

Pioli 6 Sarebbe stato 8, ma Tomori lo doveva togliere molto prima del rosso! Sempre on fire!

Riserve 6 a tutti. Hanno svolto il compitino

Come se…



Come uno che va in discoteca per rimorchiare delle gnocche, senza riuscirvici, e alle due di notte sbronzo esce e va a peripatetiche!🤬🤬🤬

Già!




Vergognosamente



Da quando l’evoluzione ci ha permesso di pensare e di credere, palesemente ad minchiam, che possiamo permetterci di fare il bello e cattivo tempo sulla natura essendo, e ce lo diciamo tra di noi, la specie sapiente, e guardando gli eclatanti danni ecologici sembrerebbe proprio di no, ci siamo auto convinti di poter vietare agli animali di vivere secondo la loro essenza, perché ciò comporterebbe fastidì alla specie eletta, che siamo noi e che ce lo diciamo tra di noi. E quindi il gran coglione che ha ucciso l’orsa Amarena, ha deciso a nome di tutti che l’orsa dove essere assassinata perché…viveva da orsa! Non lo avvertiamo, chiaramente, ma è molto probabile che il regno animale, assieme a quello vegetale, all’unisono ci stiano invitando ad andare a cagare, noi e tutti i nostri comportamenti da regnanti di ‘sta minkia, che in verità ci riducono ad un’accozzaglia di beoti dediti alla prevaricazione sull’altro, natura compresa. 

Lettera alla Dea Eupalla

 





Gentilissima Dea Eupalla,

le scrivo queste elucubrazioni riferendomi al suo rinomato sarcasmo, per cui ha organizzato un girone di Champions apparentemente infernale, nella realtà placido per noi che per antonomasia siamo il Diavolo padrone dei suoi possedimenti.

E se ha voluto da un lato donarci l’incommensurabile gioia di riabbracciare nel Tempio quel Paperumma per il quale già stiamo sottoponendoci ad estenuanti gargarismi per ringalluzzire le nostre fauci al fine accogliere degnamente Topo Gigio, dall’altra ci sottoporrà, mi permetta, ad un inusuale cocktail di emozioni e struggimenti allorché tornerà alla Scala il Figlio amato, Sandro Tonali, e per di più in maglia bianconera!

Saremo sottoposti ad uno stillicidio di sentimenti, di ricordi, di affetto nel vederlo danzare nel prato storico quale avversario di gran classe!

Carissima Dea Eupalla! Vorremmo infine chiederle se il citato ritorno possa ingraziarci al suo nobile sguardo, agevolando il volo che supponiamo maestoso verso il primo giugno 2024, allorché la già tanto conquistata Coppaconleorecchie ritornerà in palio nel sontuoso stadio albionico.

Salutandola con smisurata riverenza, le porgo i più cordiali saluti.                                                                                     Un umile tifoso .  


Siamo noi!




Farò

 

La Repubblica di Farò
di Marco Travaglio
A Caivano, una volta tanto, la Meloni ha detto poche parole impeccabili, diversamente dalla catastrofica trasferta a Cutro. Anche se ha tenuto distanti i residenti e i giornalisti. E, come sempre, è stato perfetto Mattarella a Brandizzo. Né la premier né il capo dello Stato potevano far nulla per evitare gli stupri e la sciagura ferroviaria. Ma rappresentano lo Stato: era doveroso che fossero lì e parlassero così. Il guaio è che ormai, dinanzi a drammi tanto terribili e ricorrenti, anche le parole più appropriate suonano vuote e inutili. I cittadini non credono più a nulla e a nessuno per i troppi proclami, promesse e moniti seguiti dal nulla. Infatti votano (se votano) per la novità del momento, nella speranza (se ce l’hanno) che sia meglio della novità precedente. Ci sarà un motivo se dal 1994 in Italia (nel resto d’Europa non è così), a ogni elezione, la maggioranza di governo perde e la minoranza vince. Ieri Maddalena Oliva ha raccontato l’eterna ri-scoperta del buco nero Caivano ogni volta che qualche vittima ci finisce dentro. Lo stesso si può dire di disastri ferroviari, terremoti, alluvioni, incendi, frane e altre sciagure “naturali” aggravate dall’incuria politica e mediatica. I giornali parlano di “disastro annunciato”, le autorità vengono contestate (o applaudite dalle loro claque), ammettono con aria contrita che “lo Stato ha fallito”, promettono che “non si può morire così”, “non accadrà più”, “non abbasseremo la guardia” o altre frasi fatte, salvano la faccia (e spesso pure la pelle), poi spariscono dai radar.
Trovare le parole in tanto dolore non è facile per nessuno. Ma non è detto che si debba trovarle: per cambiare un po’ le liturgie funebri di Stato si potrebbe anche invertire l’ordine consueto e non parlare proprio. Anziché dire “farò”, parlare solo quando si è fatto. E intanto ascoltare i cittadini. Poi, se proprio si deve parlare, confessare qualche errore. Per esempio ammettere che l’abolizione del Reddito di cittadinanza non c’entra nulla con gli stupri a Caivano, ma c’entra molto col baratro che attende quei disperati senza lavoro né speranza, che dal 2019 sentivano la presenza dello Stato perché avevano visto un governo occuparsi di loro in quanto persone, non numeri o categorie burocratiche (gli orrendi “occupabili”), chinarsi sul loro dramma, renderli protagonisti e cambiare in meglio le loro esistenze. Ecco, se la Meloni si fosse battuta il petto per quella scelta sciagurata impegnandosi a rivederla, sarebbe uscita da Caivano in trionfo. Come Mattarella da Brandizzo, se avesse promesso di non firmare mai più privatizzazioni di beni comuni, tagli ai servizi pubblici e “semplificazioni” di appalti e subappalti che ingrassano ricchi, potenti, corrotti ed evasori e ammazzano la povera gente.