venerdì 16 giugno 2023

Così nello Shetty World

 


Programmazione

 


In partenza



Nella foto Garcia col suo staff in partenza per Napoli per la nuova avventura sulla panchina partenopea…

Nell'indifferenza

 


Mentre s'affastellano le emozioni per l'ultimo saluto al nostro sovrano impenitente, mentre sale l'ansia per la distribuzione dell'immenso tesoro ai suoi cinque pargoli - dimenticando per riverenza il particolare che prima della discesa in campo per ogni lira posseduta dalla Fininvest ne corrispondevano cinque di debito, dissolti nei successivi trent'anni fino a portare il mallop... ops!.. il forziere a contenere quasi sei miliardi - è accaduto quasi sofficemente un inabissamento di un barcone trasportante, pare, seicento persone, tra cui sembra cento bambini. 

Cento bambini stivati nel fondo della nave, saliti a bordo probabilmente domandandosi "ma che razza di mondo di merda è questo?" cercando giochi, aria, amore. 

Niente di tutto questo: scusateci ma non abbiamo tempo! Il distacco dal nostro sovrano ci ha portato via energie, e il dover assicurare altre armi all'amico ucraino, per continuare un conflitto giusto che ammazza centinaia di persone pro die, c'impegna oltremodo, e problemini come il vostro, cari cento bambini, non è all'ordine del giorno. 

In questo Shitty World (mondo di merda) non siamo più conformati ad avere emozioni, compartecipazione, dolore, a vedere sofferenze che non ci appartengono, come i cani abbandonati in autostrada, per fare un esempio. Annegano cento bambini costretti a fuggire dalle loro case? Problemi loro, chi gli ha ordinato di mettersi in viaggio, di affrontare i pericoli della navigazione, come disse poco tempo fa l'illuminato nostro ministro dell'Interno?   

La tragedia più infausta e vergognosa nel Shitty World è appunto l'indifferenza, il camminare pensierosi a testa basse tra gli assassini del mondo, incuranti e assorti nei pensieri del quotidiano. 

Colpa dei greci, colpa di chissà chi. 

Ma cento bimbi e cinquecento adulti hanno lasciato questo Shitty World senza rimorsi, attenzione, cuori contriti e decisi a ribaltare l'andazzo generale. Da queste lande conta molto di più, ad esempio, depotenziare pene e divieti per tutti coloro impegnati a spartirsi il mallop... ops!...il Pnrr.  

Il Melusconi

 

Il governo Melusconi
di Marco Travaglio
A funerali avvenuti, il governo Melusconi seppellisce anche la Giustizia e fa sapere che B. è morto, ma il berlusconismo è vivo e lotta insieme a loro. Diversamente dai tanti parenti e dai pochi amici davvero commossi, il ceto politico-giornalistico-prenditoriale che concelebra il triduo di canonizzazione nell’indifferenza della stragrande maggioranza degli italiani versa lacrime fasulle, ciniche e pelose: quelle del chiagni e fotti. Più che al defunto, bada agli affari propri. Santifica l’uomo dei delitti passati per giustificare i propri, presenti e futuri. Se passa l’idea che ci si può iscrivere a una loggia occulta, finanziare la mafia e tenersela in casa, frodare il fisco, falsificare bilanci, pagare premier, ministri, finanzieri, giudici, testimoni, senatori e minorenni, entrare in politica per depenalizzare i propri reati, dimezzare la prescrizione, minacciare toghe, cambiare 60 leggi per non doverle più neppure violare, usare i propri avvocati per scriverle e moltiplicare i legittimi impedimenti, mandare in galera gli amici al proprio posto e riempirli di soldi, beccarsi una condanna definitiva e passare pure per santo, vale tutto per tutti. Infatti il Melusconi coglie la salma al balzo, prima che si freddi troppo, per partorire una schiforma della giustizia che è persin peggio di quelle di B.. Con l’aria di rendergli un “tributo” (mai termine fu più appropriato), passa dalle leggi ad personam a quelle ad personas: sparito lui, gli affaristi da salvare sono un esercito. Via l’abuso d’ufficio, così gli amministratori pubblici possono regalare i miliardi del Pnrr a parenti e amici (degli amici). Via l’appello del pm, ma non dell’imputato: l’unica sentenza giusta è l’assoluzione. Via le intercettazioni dai giornali: così, oltre a farla franca, i ladri di Stato passano per gigli di campo e la stampa può dedicarsi alle rubriche di giardinaggio. Poi un tocco di classe che sarebbe piaciuto a B., anche se neppure lui ci aveva pensato: per arrestare uno bisogna avvisarlo cinque giorni prima convocandolo per interrogarlo. Così i furbi scappano e i processi si fanno solo ai fessi, sempreché non vengano dichiarati infermi di mente per non essere fuggiti.
Il mondo alla rovescia creato da B. a sua immagine e somiglianza diventa democratico e tutti possono approfittarne. Dopo Mieli, pure Buccini si pente pubblicamente per lo scoop del ’94 sull’invito a comparire a B.: un colpaccio che all’estero vale il Pulitzer, ma qui è un peccato mortale. La Schlein, appena uscita dalla beatificazione di B., tuona contro la beatificazione di B.. E il Foglio e Rep se la prendono con l’unico leader assente al Funeral party: Conte, che durante le esequie era al ristorante e per giunta mangiava (baccalà). Violando il precetto di digiuno da Venerdì Santo,il lutto nazionale e pure il Nanadàn.

Commento Luttazzi

 

L’omelia del vescovo Delpini sul Berlusca è stata proprio ridicola
di Daniele Luttazzi
I giornalisti cattolici non riescono proprio a dirlo: l’omelia del vescovo Delpini sul Berlusca è stata ridicola. Ai berlusconiani come Porro, poi, è parsa addirittura meravigliosa. Te credo: la litania delle gesta berlusconiane era così poetica da essere omertosa: “Essere contento e amare le feste. Godere il bello della vita” (Bunga-bunga, escort a pagamento, minorenni). “Quando un uomo è un uomo d’affari, allora cerca di fare affari” (P2, decreto Craxi, corruzione di giudici, mafia, conflitto di interessi, All Iberian). “Ha quindi clienti e concorrenti” (lodo Mondadori). “Ha momenti di successo e momenti di insuccesso” (rischio default per l’Italia, condanna per frode fiscale, interdizione dai pubblici uffici). “Quando un uomo è un uomo politico, allora cerca di vincere” (leggi ad personam; corruzione di politici, giudici, testimoni e guardia di finanza). “Ha sostenitori e oppositori” (si opponevano al suo disprezzo della Costituzione, del Parlamento e della divisione dei poteri, alle sue leggi ad personam, alla sua politica reazionaria e classista che tagliava salari e investimenti; che affossava l’economia; che distruggeva la scuola, la sanità, la ricerca, l’ambiente; che metteva la mordacchia alla giustizia, all’informazione libera e alla satira; che sdoganava il fascismo e il razzismo di Stato; al suo appoggio alla guerra criminale in Iraq; e all’esenzione dell’Ici alla Chiesa: 5 miliardi di arretrati). “Ha chi lo applaude e chi lo detesta” (lo detestavano a ragion veduta). Il lirismo è grottesco, alludendo ad atti del genere, soprattutto perché ne dimentica le vittime. Se Delpini, invece di ripetere “un uomo” per tutta l’omelia, avesse specificato ogni volta “Berlusconi”, la sua capziosità sarebbe stata evidente. Appena mettiamo il nome, infatti, cambia tutto: “Amare e desiderare di essere amato. E cercare l’amore, come una promessa di vita, come una storia complicata, come una fedeltà compromessa. Desiderare di essere amato e temere che l’amore possa essere solo una concessione, un’accondiscendenza, una passione tempestosa e precaria. Amare e desiderare di essere amato per sempre e provare le delusioni dell’amore e sperare che ci possa essere una via per un amore più alto, più forte, più grande. Amare e percorrere le vie della dedizione. Amare e sperare. Amare e affidarsi. Amare e arrendersi. Ecco che cosa si può dire di Berlusconi: un desiderio di amore, che trova in Dio il suo giudizio e il suo compimento”. Per Delpini, Berlusconi amava, desiderava, temeva, provava delusioni, sperava, era dedito, si affidava, si arrendeva. Una vittima. Seduta a pochi metri da lui c’era Veronica Lario, e purtroppo la regia non l’ha inquadrata durante questo ceffone sonoro datole da Delpini (a ben vedere, è stato un ceffone a tutte le donne, Olgettine e no). Il Berlusconi di Delpini è una vittima, ma eroica: “Vivere e non sottrarsi alle sfide, ai contrasti, agli insulti, alle critiche”, “Vivere e sentire le forze esaurirsi, vivere e soffrire il declino e continuare a sorridere, a provare, a tentare una via per vivere ancora”, “Amare e provare le delusioni dell’amore”, “Essere contento di sé e stupirsi che gli altri non siano contenti”, “Essere contento e sentirsi smarriti di fronte all’irrimediabile esaurirsi della gioia”, “Non può fidarsi troppo degli altri e sa che gli altri non si fidano troppo di lui” (Chissà come mai. Ah, già; mancava “Vivere e rispettare le leggi”.) La conclusione di Delpini? Talmente generica che può valere per tutti, criminali compresi. Del resto, la Chiesa arrivò a onorare il mafioso De Pedis tumulandolo nella basilica di Sant’Apollinare in quanto “grande benefattore dei poveri”. Applichiamo la formula: “Cosa possiamo dire di Renatino? È stato un uomo: un desiderio di vita, un desiderio di amore, un desiderio di gioia. E ora incontra Dio”. Funziona che è una meraviglia. Diavolo d’un Delpini!

E sempre tra noi!