martedì 13 giugno 2023

Visto da Ezio

 

Addio al pioniere
del populismo
che visse tre vite
Immobiliarista, poi imprenditore tv, infine leader politico. Silvio Berlusconi è morto lontano dalla sua Arcore

DI EZIO MAURO

Aveva cercato l’immortalità in ogni gesto della vita e soprattutto nel culto di se stesso, come se il mito del sovrano potesse generarla e l’esercizio del comando fosse in grado di garantirla. E invece anche Silvio Berlusconi ha dovuto arrendersi ieri mattina, concludendo la sua vita spettacolare in ospedale, fuori dall’unico vero teatro che aveva scelto per la rappresentazione della sua esistenza, quella villa di Arcore che era diventata da vent’anni il fondale della politica italiana, il castello della sua diversità, lo scenario eccentrico di un’anomalia trasformata in leadership. Così oggi resta l’incompiuta di un accumulo senza precedenti di un potere plurimo - economico, finanziario, mediatico, e infine soprattutto politico - che non viene portato al suo destino, ma rimane sospeso, perchè era talmente intrinseco alla sua figura da non essere trasmissibile. Come se il primato del Cavaliere coincidesse con la sua condanna: ha costruito tutto a sua immaginee somiglianza, ad eccezione del successore, disconoscendo i pretendenti ogni volta che si affacciavano alla scena, e imprigionando il futuro dentro il doppiopetto presidenziale, tagliato e cucito soltanto sulla sua figura. Il fondatore non concepiva una ri-fondazione, la sua creazione politica (che sublima e garantisce le avventure precedenti) finisce con lui, perchè era stata concepita fin dall’inizio in esclusiva per un unico interprete, che le ha fornito l’anima ideologica e il corpo fisico, trasfigurandolo in simbolo.
Questo spiega la singolarità irriproducibile del berlusconismo. Fin dalla costruzione dell’immagine di sè come quella di un self made man, un uomo del fare che nasce nel campo autonomo del business: mentre in realtà era un figlio prediletto del sistema già nell’esperienza immobiliare, ancorpiù in quella televisiva benedetta, legalizzata e garantita da Craxi, per finire con la discesa in campo politica, quando decise di giocare in proprio, ma si presentò come il principe ereditario del perimetro e dei voti del Caf, l’alleanza moderata della Prima Repubblica morente intorno ai nomi di Craxi, Andreotti e Forlani. In tutte e tre queste sue vite, tuttavia, Berlusconi ha portato qualcosa di originale e personalissimo: un istinto da outsider che conviveva con le servitù politiche e con le coperture oscure (lo “stalliere” Mangano legato alla mafia e arruolato da Dell’Utri ad Arcore, la tessera P2 numero 625 fin dal 1978), garantendogli una presa nel favore popolare, dov’era percepito insieme come uomo d’ordine e sfidante dell’establishment tradizionale.
In questo si può dire che abbia anticipato l’ondata mondiale del populismo e l’incarnazione della moderna destra egolatrica e disposta a tutto di Donald Trump: nell’insofferenza per l’élite, nella mancanza di soggezione per la cultura ufficiale, nell’infrazione permanente della regola, nello sfondamento del politicamente corretto. Tutti elementi fondamentali del trumpismo, compreso il finale da Caimano. Tutto però già visto ad Arcore, sperimentato in anticipo nel laboratorio senza pace del berlusconismo, che applicava lo schema della ri-creazione televisiva alla politica, realizzando ogni volta l’inconsueto. E confermando l’anomalia permanente del Cavaliere, scandalo per i suoi oppositori, garanzia di non omologazione per i suoi seguaci.

Come definire quell’istinto? Nel mondo del business, è una natura da rider, con l’uncino del predatore sorridente ma senza pietà, e col mistero mai svelato delle origini di quella fortuna. Nel mondo dellapolitica, è un modello reaganiano, una vocazione naturale di destra, paternalistica ma feroce, padronale anche se con la maschera del sorriso. Con l’obiettivo opposto a quello della Democrazia Cristiana, che drenava gli interessi di destra del Paese rivolgendoli al centro, mentre il Cavaliere intercettava le abitudini centriste e moderate della medietà italiana e le convertiva a destra, radicalizzandole. Spregiudicato rispetto alla tradizione, incurante della storia, quando gli è servito incassare i voti post- fascisti di Fini lo ha fatto, scongelandoli dal freezer esterno all’arco costituzionale: senza mai chiedere in cambio una revisione ideologica e una rottura con la stagione missina e l’eredità di Almirante. Da uomo nuovo, saltava i passaggi e ignorava i rituali politici e istituzionali. Semplicemente, prendeva quel che gli serviva, con la disinvoltura senza scrupoli di acrobazie che provocavano contemporaneamente una lesione e un’innovazione nel sistema: e lui era pronto ad approfittare di entrambe. Quando ha avuto bisogno di unire il nazionalismo di Alleanza Nazionale allo pseudo-separatismo nordista della Lega, ci è riuscito. Quando ha puntato sulla riedizione dell’anticomunismo classico, fuori stagione, il Paese ha dovuto prendere atto che quella predicazione raccoglieva ancora fedeli, anche se era già caduto il Muro. Quando ha provato a risorgere dalle sconfitte politiche e dall’esclusione dal parlamento, nemmeno i suoi seguaci pensavano che ci sarebbe riuscito, ma come lui ricordava ai miscredenti, «alla prova dei fatti hanno trovato il sepolcro vuoto».
L’uomo che da suddito privilegiato della politica moderata ha voluto farsi re della destra radicale, nascondeva due punti deboli.Aveva deciso di conquistare il governo spinto dai debiti delle sue aziende, e quel conflitto d’interessi lo ha sovrastato per tutta la sua lunga e travagliata esperienza nel Palazzo, rendendolo schiavo di se stesso, e riducendo di conseguenza a forza gregaria e succube Forza Italia, senza mai quella scintilla di autonomia che avrebbe forse generato un’ipotesi di legittima sopravvivenza al fondatore. E soprattutto, mentre Berlusconi era un formidabile campaigner (salvo quando ha dovuto battersi con Prodi) si rivelava un pessimo uomo di governo. Tutti i colpi di teatro, gli annunci televisivi a sorpresa poche ore prima del voto, la propaganda supina delle sue televisioni non sono riusciti a nascondere la verità di una rivoluzione liberale finita nel vuoto, con una classe dirigente certamente nuova ma sicuramente mediocre, più adatta ad una corte di palazzo che alla governance di una democrazia.
Il risultato è stato il primo vero esperimento populista al governo nelle moderne società occidentali, con un patto implicito tra il leader arci-italiano e il suo popolo: lo Stato vi lascia liberi di regolarvi come volete nei vostri interessi, in cambio di una vibrazione di consenso permanente per il leader e di un voto periodico e costante che assicuri la continuità del comando, sostituito al governo. Il tutto con la retorica dell’”unzione del Signore” che saldava il principe e il suo popolo in un’alleanza refrattaria ad ogni controllo: di legittimità da parte della Consulta, di legalità da parte della magistratura, politico da parte del parlamento, sociale da parte della libera informazione.
Davanti alle difficoltà il potere si sfogava nella dismisura, nell’ostentazione dell’eccesso, come se al Cavaliere non bastasse il potere legittimo che si era conquistato, ma volesse impadronirsi costantemente anche di una quota supplementare di potere anomalo, perchè illegittimo. Anche la distruzione del confine tra il privato e il pubblico, che portava Berlusconi a maneggiare per la sua comunicazione più “Chi” della Gazzetta ufficiale, ha finito per imprigionarlo nell’incoscienza del limite, fino alla denuncia della moglie Veronica Lario a “Repubblica” sul mercato di cariche pubbliche in cambio di favori di giovani donne: “ciarpame politico”. Quindi il precipizio dei processi, la lotta furibonda con la magistratura, e il potere esecutivo che usava il legislativo per imbrigliare il giudiziario, con tanti saluti a Montesquieu.

Tutto questo si sfarina e si disperde con lo smarrimento del potere, rivelando l’ultima tragica verità: il berlusconismo è una pratica, ma non è una cultura, capace di sopravvivere alla contingenza. Un’avventura che tuttavia ha segnato il ventennio e ha terremotato la politica sdoganando l’alternanza, creando non soltanto un campo di destra, come comunemente si dice, ma anche un campo opposto, quel rassemblement che univa tutti gli antagonisti ad una pratica politica legittima, ma disinvolta e fuori dalla regola europea e dal canone occidentale. Un’anomalia tanto grande che nelle leggi ad personam il Cavaliere sembrava dire al Paese: non puoi venirne a capo perché è irrisolvibile, dunque introiettala. Ne uscirai sfigurato ma pacificato, e tutto troverà infine una sua nuova, deforme coerenza.
Quel pericolo è diventato programma di governo, ma è stato infine evitato, anche se in questa pratica suicida Forza Italia si è giocata il futuro. Ma il presente, con l’esorcismo che lo scambiava con l’eternità, era il vero tempo in cui voleva vivere costantemente il Cavaliere, ritornando ogni volta al punto da cui tutto era incominciato: se stesso. Tanto che l’unica ipotesi autentica di successione è stata quella impossibile della figlia Marina, per trasmettere anche in politica l’eredità del sortilegio. Un’ipotesi dinastica che avrebbe consegnato integrale il conflitto d’interessi con la fortuna e il dna familiare, perpetuando l’anomalia nella contemplazione perpetua del peccato originale.
Qualcosa di faustiano e di pagano, nella ricerca idolatrica di quell’immortalità impossibile che ieri si è arresa davanti all’ultima lotta di Silvio Berlusconi: ritornato uomo dopo le sue reincarnazioni nel potere, l’invenzione della neodestra e l’ambizione metapolitica di costruire nella realtà quotidiana il palinsesto reale della vita degli italiani, in quegli anni stupefacenti e travagliati a cavallo tra i due secoli.

Domandina

 


Dialoghi

 


Trova le differenze

 


Canali unificati

 

Tv, il funerale catodico finisce nel kitsch: l’Italia un’immensa Canale 5
1936-2023 - Video-necrologi. Da Previti a Marco Columbro, dai “Puffi” alle ricchezze di Feltri: il (suo) mondo di plastica saluta B. ma celebra innanzitutto se stesso
DI DANIELA RANIERI
Bisogna leggere i necrologi, se si vuole conoscere il mondo. I coccodrilli sul Caimano (figura retorica piramidale: la metonimia delle lacrime sulla metafora inventata da Franco Cordero) parlano meno di Berlusconi che del mondo di plastica in cui è vissuto e delle persone che ha beneficato. Alla sua morte, tutta Italia diventa un’immensa Canale 5; sfilano sullo schermo cortigiani, complici, palesi servitori, finti oppositori e morti di fama, tutti affranti e inconsolabili (ma qualcuno avrà mai veramente voluto bene a Berlusconi?), in una melassa di apologie express che disegnano involontariamente un trattato di antropologia.
Renzi, uno dei primi a twittare, si collega col Tg1 dalla redazione del suo diciamo giornale. Ride. “È stato un personaggio totalmente inclassificabile, fuoriclasse, e lo dice un suo avversario politico (come no, ndr), ha rivoluzionato il sistema urbanistico delle città con Milano 2 (sulla Edilnord fondata da B. ci sono fiumi di inchieste; nel ’73, insieme a don Verzé, padrone del San Raffaele, fece dirottare i voli degli aerei di Linate per non disturbare i residenti di Milano 2, ndr), il sistema televisivo (grazie alla legge Mammì voluta da Craxi, legalizzazione del suo trust, ndr), il sistema partitico, presidente del Consiglio più longevo di De Gasperi, se guardate la classifica sta sopra a De Gasperi e Andreotti! (Renzi ama infantilmente le classifiche, ci manca poco che dica che lui è stato il più giovane, ndr). Io in questo momento ho alla mente i miei ricordi personali con lui. La fine del patto del Nazareno è stato anche l’inizio della mia fine, Tony Blair mi disse una volta, beh…”. La conduttrice lo interrompe. Come la madre di Amleto, Renzi non lascia che le carni servite al banchetto funebre si raffreddino. È il parente che si sfrega le mani sperando di ereditare.
Cesare Previti: “È stato la figura che su due secoli ha spiegato al mondo quello che è giusto e quello che è sbagliato”. Berlusconi, la risposta italiana a Immanuel Kant, ha in effetti inciso un solco morale in Italia. Lo dice Previti, due volte condannato in Cassazione (totale: 7 anni e 6 mesi) per aver comprato le sentenze del giudice Metta su Imi-Sir e Mondadori.
Canale 5 si trasforma nella Tv nord-coreana. Cesara Buonamici dirige un pianto rituale catodico attorno alla persona di B. che deflagra in epos. In un filmato d’epoca Fedele Confalonieri racconta di quando il figlio del pretore che aveva bloccato le trasmissioni Mediaset protestò col padre perché non poteva vedere I Puffi.
Sallusti: “Fece un’introduzione a Eramo Da Rotam (sic), La lucida follia (L’elogio della follia, ndr), perché era un visionario”. Ha tirato su una scuola di acculturati.
Sansonetti, dir. della povera Unità: “Perdita gigantesca per l’Italia, uno statista. Non è che l’Italia abbondi di statisti”. Come no, c’è Renzi.
Meloni fa un videomessaggio berlusconiano di freddezza agghiacciante: “Un combattente. Con lui l’Italia ha imparato che non doveva mai farsi imporre dei limiti… che non doveva mai darsi per vinta. Con lui noi abbiamo combattuto, vinto, perso molte battaglie…Addio Silvio”. Non rinuncia nemmeno davanti alla morte alle metafore guerresche, la finta sovranista che sta agli ordini di Nato-Usa.
Tommaso Cerno: “Salutiamo Berlusconi con un ciao reciproco”.
Ruggieri, già deputato FI, dir. resp. del Riformista di Renzi, si presenta negli studi di Rai1 in lacrime: “Tanti di noi, una parte della storia di tanti di noi, muore oggi con Berlusconi”. Singhiozza. Serena Bortone è in imbarazzo: “Se vuoi mando una clip”. Lui: “No no, non è un problema”, le lacrime si devono vedere. “Ci ha insegnato a essere ben educati”. Non è esatto: B. ci ha insegnato la pacchiana opulenza, la violenza estetica, il disprezzo delle regole, il prezzo degli uomini, l’intolleranza del limite, la virilità omofoba. Ma non l’educazione.
Vittorio Feltri: “Mi ha fatto diventare ricco, e di questo gli sono grato”. B. è stato il prototipo del capitalista italiano. La ricchezza sua e delle persone a lui contigue è stata misura del valore dell’uomo. Marx: “Il denaro confonde e scambia ogni cosa, esso è l’universale confusione e inversione di tutte le cose, quindi il mondo capovolto, la confusione e l’inversione di tutte le qualità naturali e umane”.
Bortone si collega con Marco Columbro, “che dava la voce a One, il pupazzo Mediaset”. Columbro: “No, una precisazione: davo la voce a Five, non a One”.
Salvini: “Al di là della grandezza politica imprenditoriale politica sportiva televisiva c’è l’immensa generosità, l’affetto, il fatto che non aveva mai digerito che portassi la barba, poi se la faceva andare bene, al mio compleanno mi ha regalato un sacco di camicie blu perché diceva che mi stava meglio il blu, e oggi porto la camicia bianca. Mancherà!”. Beato Salvini, uomo semplice che soffre meno degli altri.
Tg1: “Abbiamo al telefono Bobo Craxi”. “No, in realtà sono Federico Neri, il nipote di Bobo”. “Ah… Benvenuto lo stesso”. “È uno choc”.
Rutelli la mattina al telefono: “Ricordo quando coi radicali ci battemmo per la libertà d’antenna”. Al pomeriggio corre allo Speciale di Canale 5 e ripete le stesse cose. Il conflitto d’interessi di B. non è mai esistito, anzi. “Una volta in Sardegna mi fece vedere una scultura fatta da mio bisnonno che tiene nel suo giardino”.
Casini al tel.: “Mi sento come se fosse mancato uno di casa, anche se le nostre frequentazioni erano rare, lui sempre ricordava la mia mamma, molti dicono che a lui piaceva piacere, sì, ma piacere a tutti, anche ai più umili”. La conduttrice lo consola. Fa in tempo ad attaccare il telefono e lavarsi i denti e corre negli studi di Oggi è un altro giorno. Sembra più sereno: “Era un uomo di grande sensibilità, mi chiamò per mio padre, ricordo il mio incontro con lui ad Arcore, era una giornata di autunno, lui mi parla del progetto di mettere insieme AN e Bossi, lo guardo con aria di sufficienza, che io di solito non ho… Un grande barzellettiere, io non sono capace a raccontarle, ogni tanto poteva dire qualche barzelletta spinta… ricordo a casa mia lo invitai una volta, c’era la signora anziana che serviva a tavola e lui cominciò a parlare di suo figlio, era uno a 360 gradi…” Lo stile di Casini, quasi presidente della Repubblica.
Urbano Cairo: “Ho avuto la fortuna di fare il suo assistente dall’81 all’85, poi ho lavorato 14 anni con lui, era una persona importantissima, un maestro assoluto, aveva una magia nelle cose che faceva”. Senaldi: “Mi ha invitato al pranzo di Natale. Aveva un grande amore per la vita e per tutti gli esseri umani”. Giocando col verbo inglese “to lie”, che vuol dire sia “mentire” che “giacere” (pasticcio che viene dall’Amleto), lo scrittore Ambrose Bierce così compose l’epitaffio funebre del direttore del suo giornale: “Here lies XY, as usual”, cioè “Qui giace e mente XY, come sempre”.
Fontana, pres. Camera: “Non possiamo dimenticarci le sue televisioni, da appassionato di calcio non posso dimenticarmi delle vittorie col Milan”. Bonomi, pres. Confindustria: “Con la costruzione di Milano 2 ha cambiato il nostro modo di pensare ai piani urbanistici. Ha innovato il modo di fare politica con la discesa in campo. Figura imprenditoriale a tutto tondo”. È la litania di giornata: un imprenditore che ha successo nei suoi campi, anche se usa quel successo per incrementare il suo potere ai danni degli altri, è sempre un benefattore.
Draghi: “Amato da milioni di italiani per la sua umanità e il suo carisma”. O, detto col New York Times: “Dopo aver introdotto sesso e glamour nella televisione, ha esportato la stessa formula in politica”.
Al pomeriggio Canale 5 sbraca: “l’Italia è il Paese che amo” ripetuto in loop, Berlusconi che canta con Al Bano, ride, fa le corna, conta, gigioneggia, pulisce le sedie, dice a una ragazza che se “fa la farmacista mette le supposte a tutti”. Sulle note di ’O surdato‘nnamurato, Corazon Espinado, Volare nella versione di Modugno e dei Gispy Kings. Così muore catodicamente nel kitsch colui che così è sempre vissuto.

Coccodrillo

 

Coccodrillo di Caimano
di Marco Travaglio
Non entrerò mai in politica. Scendo in campo. Il Paese che amo. Un nuovo miracolo italiano. L’Italia come il Milan. Basta ladri di Stato. L’amico Craxi. L’amico Gelli. L’amico Dell’Utri. L’amico Mangano. L’amico Previti. L’amico Squillante. L’amico Metta. Il lodo Mondadori. La rivoluzione liberale. L’uomo del fare. La villa fregata all’orfana. Da giovane ero anch’io donnino di casa. Mamma Rosa. Il mausoleo di Arcore. Il Polo delle Libertà. Voglio Di Pietro ministro degli Interni. Il decreto Biondi. Giuro sulla testa dei miei figli. Mai pagato tangenti. Milano negli anni 70 era un calvario, dovevi far passare la pratica da un ufficio all’altro con l’assegno in bocca. Vendo le mie tv. Lasciatemi lavorare. Sono l’unto del Signore. Mai detto che sono l’Unto del Signore. Cribbio. Mi consenta. Il ribaltone. Dini e Scalfaro comunisti. Prodi utile idiota dei comunisti. D’Alema comunista. L’amico Massimo. La Bicamerale. La Costituzione comunista. Le toghe rosse. La Casa delle Libertà. Chi vota a sinistra è coglione. Le mie tv hanno una linea editoriale autonoma all’85%. I miei giornalisti sono tutti di sinistra. Fede è un eroe. Putin è un amico fraterno, un dono del Signore, ha sentimenti delicati, un vero democratico. L’amico George W.. Ai consìder sdesd ov Iunade Steiz nos onli a fleg ov e cantri…
Gheddafi è un leader di libertà. Le tangenti alla Guardia di Finanza, nel sentire della gente, non sono considerate reato. Dell’Utri è persona di così profonda moralità e religiosità da non poter essere connivente, non ha attaccamento al denaro, molte volte gli dico: non fare come Giorgio Washington che curava gli interessi dello Stato e mandava in malora la famiglia. Non farò condoni. Concordato e scudo fiscale. Condono fiscale ed edilizio. All Iberian mai sentita. Mills mai conosciuto. Signor Schulz, la suggerirò per il ruolo di kapò. Siete turisti della democrazia. Romolo e Remolo. L’Islam civiltà inferiore. Tutta colpa dell’euro. Le corna. il cucù alla Merkel. La mafia, poche centinaia di persone. Gli ellepì con Apicella. L’elisir di Scapagnini. Rasmussen è meglio di Cacciari, gli presenterò mia moglie. Mangano è un eroe, non ha parlato: si comportava bene,faceva la comunione nella cappella di Arcore. Il Contratto con gli italiani. Un milione di posti di lavoro. Meno tasse per tutti. Le grandi opere. Il Ponte sullo Stretto. Sono stato frainteso. Biagi, Santoro e come si chiama l’altro… Luttazzi hanno fatto un uso criminoso della televisione pagata coi soldi di tutti. Montanelli e Biagi erano invidiosi di me. La Piovra rovina l’Italia all’estero. Il falso in bilancio. La Cirami. Il lodo Maccanico. Il lodo Schifani. La Cirielli. Tutti sono uguali di fronte alla legge, ma io sono un po’ più uguale degli altri.
Ciampi comunista. La legge Gasparri. Il salva-Rete4. L’Economist comunista. Signora, che ne direbbe di una ciulatina? Bertolaso uomo della Provvidenza. Mussolini non ha mai ucciso nessuno, anzi mandava la gente in vacanza al confino. Sarò felicissimo di conoscere il papà dei fratelli Cervi, a cui va tutta la mia ammirazione. Caro Blair, sono laburista anch’io. La giustizia a orologeria. I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana. Telekom Serbia è tutta una tangente. La Mitrokhin. I brogli di Prodi. I comunisti cinesi bollivano i bambini per farne concime. Farò sparire la spazzatura da Napoli in tre giorni. Ho 109 processi con mille giudici. Sono sempre stato assolto. Chi scrive di mafia lo strangolerei con le mie mani. Il Popolo della Libertà. La bandana e il trapianto pilifero. Obama è bello e abbronzato. Il miracolo dell’Aquila. Evadere è un diritto naturale nel cuore degli uomini. Le mani nelle tasche degli italiani. La magistratura è un cancro da estirpare, peggio delle Br, come la banda della Uno bianca. Ai giudici noi insidiamo le mogli, siamo tombeur de femmes.
Agostino, la Antonella: sta diventando pericolosa, s’è messa a dire cose pazzesche in giro. Il lodo Alfano. La prescrizione breve. Il processo breve. Il legittimo impedimento. La Consulta comunista. Il Partito dell’Amore e la sinistra dell’odio. Mai frequentato minorenni. Il padre di Noemi Letizia era l’autista di Craxi. La signora Lario mente. Patrizia, tu devi toccarti. La statuetta ad altezza Duomo. Dottor Fede, cioè volevo dire Vespa. Gli amici Gianpi, Lavitola, De Gregorio e Lele. Nicole Minetti è un’igienista dentale. Ruby è la nipote di Mubarak. Il Bunga bunga. Ho una fidanzatina. Solo cene eleganti. Siamo tutti intercettati. Pagavo Ruby perché non si prostituisse. Pagavo le ragazze perché i pm le hanno rovinate. Santità, siamo i difensori della civiltà cristiana e della famiglia tradizionale. Ho otto zie suore di Maria Consolatrice. Il Family Day. Ragazze, mi toccate il culo? La culona inchiavabile. La mia condanna è un golpe. L’uveite. La pompetta. Mister Obamaaaaa! La sapete quella della mela? E quella degli ebrei e i campi di sterminio? Sono il miglior premier degli ultimi 150 anni. Non mi dimetterò mai. Mi dimetto. I grillini li mandiamo a pulire i cessi di Mediaset. Le finte nozze. Il mio Covid aveva la carica virale più alta del mondo. La signora Meloni è supponente, prepotente, arrogante, offensiva, ridicola. Putin voleva solo sostituire il signor Zelensky con persone perbene. Bisogna convincere Zagrebelsky a trattare. Vi mando un pullman di troie. Ho fatto finire la guerra fredda e ottenuto in Europa i miliardi del Pnrr. Ricordo le mie riforme del 208. Tik Tok Taaaaak. Vi tulipano tutti. Me ne vado da questo Paese di merda.

lunedì 12 giugno 2023

Prime sensazioni

 


Trent'anni sono lunghi, rappresentano una grossa fetta di vita dei suoi contemporanei; Silvio Berlusconi scomparso questa mattina lascia un paese diverso, trasformato, direi di più: devastato. Esagero? Probabilmente, ma se riflettiamo con lucidità, parolone di questi tempi, emerge tutto quello che la sua scaltrezza, la sua abilità ha provocato nel tessuto sociale italiano. 

Il suo periodo, l'Era del Puttanesimo, ha rimbambito, ammorbidito, confuso tanti di noi; le sue tv, mai combattute democraticamente da nessuno, specialmente da quelli che fingevano di essere suoi avversari politici, hanno appassito quel sano frizzantino mentale che ancor oggi possiamo riscontrare nei nostri vicini d'oltralpe; i Drive In, le ballerine, le commedie, le serie, tutte rivolte verso il successo, la visibilità, l'apparire come unica strada per il benessere della società, ci hanno prostrato in psiche oltremodo. 

Entrato in politica perché vicino al default, si è confezionato leggi su misura, pacchianate politiche agevolate dai suoi adepti che oggi lo piangono e rimpiangono, estikazzi!, equiparando la dignità della nazione a quella di un circo. Come non ricordare le barze al sapore di culo, le corna, la Culona inchiavabile, il rimprovero regale all'urlo post foto "Mr Obamaaa", le cene eleganti, le sceneggiate per ritardare i propri processi, le uveiti, insomma la Macchietta al comando!

E il popolo stravedeva per lui, lo coccolava, ignaro di quanto sommessamente avrebbe pagato nel futuro per le sue scorribande costituzionali: ordinamento giuridico sbeffeggiato, condoni enormi, istigazione all'evasione, alterazione della verità, dei fatti, attraverso le sue reti televisive sommate a quelle di stato allorché era in tolda; e poi le epurazioni di chi non la pensava come lui, Enzo Biagi in primis, la ricerca costante del tornaconto personale che ha permesso alla sua famiglia di accumulare un enorme tesoro anche grazie alla piegatura ai suoi voleri dell'intera nazione. 

Ho tralasciato volutamente gli inizi, perché molto sgradevoli; quel sospetto di usare denari sporchi, il furto del villone alla povera ereditiera perpetrato in combutta con l'avvocato di parte, tale Cesare Previti, poi divenuto suo amico e ad un passo dal ministero della Difesa, bloccato dall'allora presidente Scalfaro. 

Marachelle, strafalcioni politici, cene con tanto di palo da lap dance, la nipote di Mubarak, la minorenne molestata, la lettera di Veronica Lario a Repubblica, i denari off shore. A chi oggi lo vorrebbe santo gli occorrerebbe rileggersi la storia. Il presidente Mattarella lo onora oggi come uomo che ha segnato una grossa parte della nostra recente storia. Andare oltre potrebbe legalizzare parte del malaffare che imperversò in quei lustri. 

Per ultimo, la camera ardente non sarà preparata né a Palazzo Marino, né al Senato. Gli studi di Cologno Monzese avrebbero dovuto accogliere la salma per l'ultimo saluto, ma è stato tutto annullato per ragioni di sicurezza; subliminalmente sarebbe stato il gran finale,  la consacrazione del suo Castello Dorato, tristemente rattrappente da trent’anni la nostra democrazia.