venerdì 18 novembre 2022

Che nazione!

 


Ragogna


 

Puntualizzazione

 

Fischiettando
di Marco Travaglio
Nessuno dei politici e giornalisti che avevano preso per buona la patacca ucraina dell’attacco russo alla Polonia rettifica né chiede scusa. I più pudichi tacciono fischiettando. I più spudorati dicono che, anche se il missile che ha sbagliato mira (di qualche centinaio di km) e ucciso due polacchi l’ha lanciato l’Ucraina, è colpa di Putin. E non si domandano neppure perché l’“errore” arriva proprio all’indomani degli spiragli di negoziato fra Usa, Russia e Cina; né perché Zelensky mente sapendo di mentire (gli unici a sapere fin da subito che il missile era ucraino erano gli ucraini) per trascinare la Nato in guerra diretta contro la Russia e poi, sbugiardato da Usa, Polonia e Nato, persevera fino al tragicomico comunicato di ieri: “Non so cos’è successo, ma sono certo che il missile è russo”. Un genio.
Meloni incontra il presidente cinese Xi Jinping, ne accetta l’invito a Pechino, promette lucrosi accordi commerciali e tutti i giornali elogiano la sua abilità di intrecciare buoni rapporti con la Cina restando amicona degli Usa. Ne siamo lieti anche noi, ma ricordiamo quel che dicevano Meloni e gli stessi giornali che oggi la elogiano quando Conte riuscì ad andare d’accordo con Trump (il presidente Usa più anti-cinese mai visto) e Xi, nel solco della nostra vocazione multilaterale: traditore della patria, servo di Trump, dei cinesi e pure di Putin. La Via della Seta, cioè l’accordo commerciale preparato da Prodi e avviato da Gentiloni, fu spacciata per un’invenzione improvvisata dell’azzeccagarbugli di Volturara Appula con la pochette a tre punte. E giù allusioni a tangenti cinesi ai grillini, in aggiunta a quelle di Maduro svelate dall’autorevole supertestimone El Pollo. Meloni e chi la loda perché fa esattamente le stesse cose del vituperato Conte spiegano perché han cambiato idea? No, dicono l’opposto di ieri e fischiettano, confidando nell’amnesia generale.
De Benedetti, intervistato dal Corriere, definisce “un disastro” Letta che solo un anno fa lisciava sul suo Domani con una lettera aperta al leader dell’“unica forza politica che può far argine alla nuova destra nazionalista e al populismo dilagante”. Gli imputa la “arrogante stupidaggine” di non allearsi con i 5Stelle e di “identificare il Pd con Draghi”, che è il “passato”. È lo stesso CdB che definiva i 5Stelle “finiti”, Conte “una nullità, il vuoto” e Draghi un genio da tenere al governo finché campava “anche torcendo un po’ la Costituzione”. In pratica accusa Letta di aver seguito i suoi consigli. E, già che c’è, gliene dà altri due: imbarcare pure Renzi (che lui definiva “un disastro”); e, siccome il Pd “ha perso il popolo”, “appoggiare la Moratti”, la tipica popolana che riporterà le masse all’ovile del Pd. Io, per portarmi avanti, transennerei il Nazareno.

giovedì 17 novembre 2022

Ahahahah!


Pure Sangiuliano fa annunci web e si auto-incensa: “Bravo ministro”

di Daniela Ranieri 

Seguiamo con interesse le prime mosse dannunziane del ministro della Cultura Sangiuliano, che solo pochi giorni fa ha dichiarato guerra all’egemonia culturale della sinistra esortando la Rai a fare una fiction su Oriana Fallaci, fiction che però la Rai ha già fatto. “Villa Verdi all’asta, si muove il governo. Il ministro Sangiuliano: ‘Patrimonio da tutelare’”, dice un tweet a trombetta dell’ex direttore del Tg2. Sotto, qualcuno commenta: “Condivido le sue parole”. È bello quando i cittadini hanno a cuore il patrimonio culturale italiano. Solo che il cordiale commento è di Gennaro Sangiuliano, che almeno condivide quello che dice. Verosimilmente, la persona che gli cura i social (a meno che non sia egli stesso) ha dimenticato di uscire dall’account ufficiale del ministro e di rientrare con un account falso per fare i complimenti a quello vero. Ci erano già cascati (gli addetti di) Carlo Calenda e Marianna Madia: “Grazie Carlo”, disse Calenda a Calenda; “Brava Marianna Madia”, disse Madia a Madia, ricordando molto il Nerone di Petrolini (“Più bella e superba che pria”, “Bravo!”, “Grazie”). Niente di illegale, né di nuovo: tutti i partiti creano bestie e bestioline di propaganda social, assumendo (coi soldi nostri) bassa manovalanza a ciò preposta: diffondere con profili fake le abissali banalità dei datori di lavoro.
È la politica in mano agli stagisti, ciò che è all’origine dell’anamorfosi per cui gente che alle elezioni prende il 2%, su Twitter detiene almeno il 38. Si sospetta che, come li usano per auto-palparsi, i politici usino i fake pure per organizzare linciaggi ai danni di giornalisti (come uno spin doctor suggeriva di fare a un ex potente caduto in disgrazia). Che a farlo sia anche il nuovissimo “Ministro della Cultura della Repubblica Italiana, giornalista, scrittore e docente universitario”, come recita la appena magniloquente bio di Sangiuliano, è piuttosto imbarazzante. Bella cultura!

Frettolosamente

 




Osho

 


Ragogna