Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 16 novembre 2022
Senti senti...
L’ex senatore Pillon ha trovato un lavoro: ora fabbrica querele
di Peter Gomez
Essere eletti è un investimento. Numerose ricerche testimoniano come molti ex parlamentari, una volta perso lo scranno, ritornino alla vita civile con un reddito maggiorato rispetto a quello che percepivano prima dell’elezione. I liberi professionisti hanno in genere un incremento del loro giro di affari, mentre i dipendenti vengono di solito trattati meglio dai loro datori di lavoro. Da oggi, però, per gli ex deputati e senatori esiste un sistema in più per guadagnare: la minaccia di querela rivolta contro chi li ha insultati o criticati sui social. A inaugurare il nuovo filone è stato Simone Pillon, il celebre alfiere della famiglia tradizionale, fiero avversario del disegno di legge Zan contro l’omotransfobia. Restato fuori dal palazzo, Pillon ha pensato bene di tramutare la sua scarsa popolarità presso molti elettori in una fonte di reddito. Ha incaricato un pool di avvocati di inviare raccomandate in fotocopia a chiunque lo avesse insultato o dileggiato sui social. Centinaia e centinaia di lettere in cui si chiedono risarcimenti anche da 20 mila euro che però scendono a 6.000 se il pagamento “viene effettuato entro 8 giorni”. Stessa decisione è stata presa pure da due altri ex parlamentari della Lega, Stefano Lucidi e Guglielmo Golinelli, che come Pillon si sono messi a setacciare i commenti sotto i loro vecchi post alla caccia di possibili fonti finanziarie. A occuparsi del tutto è uno studio legale di Modena che in questi giorni si sta trasformando in una sorta di “fabbrica delle querele”. Un’industria della paura che permette lauti ricavi in base a regole sostanzialmente statistiche: su centinaia di lettere inviate, c’è sempre chi preferisce pagare subito piuttosto che attendere la denuncia per poi eventualmente difendersi davanti a un giudice.
Le richieste appaiono, però, spesso infondate o esorbitanti. Può davvero valere molte migliaia di euro un “sei marcio dentro” scritto da una ragazza sotto il post sull’affossamento del ddl Zan? Oppure, come sembra più logico, la frase per quanto pesante rientra in un democratico diritto di critica? In attesa di capire cosa ne pensi la magistratura di questa sorta di class action al contrario sollevata dai tre leghisti trombati (secondo altri legali, che si apprestano a presentare una denuncia, questa pesca a strascico giudiziaria sarebbe a sua volta un reato), noi qui ci limitiamo a ricordare che la libertà di parola nasce nel 700 con la Rivoluzione francese per poter parlare male di coloro i quali erano al potere. Per per parlarne bene, infatti, c’erano già i cortigiani. E oggi è davvero difficile parlar bene di questi nostri tre ex rappresentanti. Leggere, come scrive Thomas Mackinson, la storia di un pensionato che si vede richiedere 8.000 euro per aver violentemente preso di mira Lucidi sui social quando questi, in barba alle promesse agli elettori, aveva cambiato casacca passando dal M5S alla Lega, fa davvero cascare le braccia. Anche perché a dimostrare quanto valga davvero Lucidi c’è la trattativa post raccomandata. Il pensionato chiama lo studio legale facendo presente di non avere il denaro. Così gli propongono di versare 1.500 euro, ma quello è l’ammontare della sua pensione. Chiede ancora uno sconto. E dopo un po’ arriva la controproposta. Scrive un avvocato: “Ho parlato nuovamente col senatore (che senatore non è più, ndr). Mi ha detto che è disposto a 1.200 in due mesi. Se va bene risponda ‘ok va bene’ o frase analoga”. Milleduecento euro a rate: ok, per chi una reputazione non l’ha più, il prezzo è giusto.
Stanare i chiacchiericci
I fatti e le chiacchiere
di Marco Travaglio
Da due settimane, dopo la falsa emergenza rave party, i media non parlano d’altro che della batracomiomachia Italia-Francia su migranti e Ong: Meloni attacca, Macron contrattacca, Mattarella chiama Macron (o viceversa), La Russa fa il poliziotto cattivo, Tajani quello buono, Piantedosi quello tonto. Sdegno della sinistra politico-giornalistica: oddio, i sovranisti razzisti ci isolano e spaccano l’Europa, che fino a ieri era un’isola felice (infatti ogni Paese Ue si fa i fatti suoi su guerra, energia, tassi, fisco, migranti e Ursula e Michel si fanno i dispetti). Risultato: per i migranti non cambia nulla, visto che né in Italia né in Francia né in Europa si intravede alcunché di risolutivo. Solo sceneggiate e controsceneggiate, chiacchiere e controchiacchiere. Intanto, nel sondaggio Swg per Mentana, le tre destre guadagnano l’1,6% (e vanno al 46%) e il M5S lo 0,2, il Pd resta al palo, i rossoverdi perdono lo 0,2 e Ollio & Ollio lo 0,4. Si ripete paro paro lo spettacolo quotidiano del Conte-1: tutti inseguivano le sceneggiate e le chiacchiere di Salvini – maggior produttore mondiale – e lui si gonfiava nei sondaggi come la rana di Esopo. Ma allora c’era almeno una logica in quella follia: pompare la Lega per affossare i 5Stelle, sperando che chi li aveva votati tornasse all’ovile Pd. Ora le tre destre al governo crescono tutte, mentre le opposizioni calano (a parte Conte). Geniale.
Qualche lettore ci domanda perché il Fatto, in prima pagina, si occupa di guerra e negoziati, bollette, tetto al cash, Rdc, Superbonus, autonomia differenziata anziché di Giorgia che fa la bua a Emmanuel (o viceversa): perché sono chiacchiere, non notizie, e dovremmo tutti imparare la distinzione. A proposito: ieri uno svalvolato fratello d’Italia che naturalmente è sottosegretario alla Salute, tal Gemmato, ha detto che non è provato il contributo dei vaccini contro il Covid: una scemenza assoluta, che nulla ha a che vedere con le sacrosante critiche all’obbligo vaccinale e al Green pass per lavorare. Ma pure quella è una chiacchiera, una sceneggiata per lanciare messaggi a chi sperava di vedere alla Salute non il rettore vaccinista Schillaci, ma Enrico Montesano. Cambierà qualcosa nella lotta al Covid e nelle nostre vite dopo la sparata di Gemmato? Nulla. I vaccini resteranno e chi avrà perso tempo, fiato e inchiostro a indignarsi per Gemmato li sprecherà per le nuove sparate di altri svalvolati al governo. Tutto pur di non occuparsi della realtà: per esempio, il fallimento delle quarte dosi per i fragili over 60, che vedono l’Italia all’ultimo posto in Europa. Colpa di Gemmato? No, del governo Draghi, che negli ultimi sei mesi esisteva solo sui giornaloni. Infatti oggi non ne parlerà nessuno: molto meglio lo svalvolato.
L'Amaca
L’algoritmo del silenzio
DI MICHELE SERRA
Non sono mai stato a Fagnano Olona, provincia di Varese, ma non penso che la maggioranza dei suoi dodicimila abitanti — come diversi titoli di giornale lasciano intendere — sia ostile al nuovo medico di base, dottor Emvolo, laureato alla Sapienza e di origine camerunese. Credo, ragionevolmente, che un certo numero di bianchi razzisti lo abbia insultato via social (nel Varesotto, per ragioni imperscrutabili, i razzisti abbondano, e festeggiano anche, da anni, il compleanno di Hitler); ma dubito che questa aggressione, piccola e ignobile, rappresenti la popolazione di quella cittadina nel suo complesso.
Ora, il problema (che non riguarda Fagnano Olona, ma estensioni geografiche e umane ben più grandi) è che il piccolo Ku Klux Klan locale leva voce, rappresentanza, financo presenza a tutti coloro che tacciono, o perché non danno alcun rilievo alle origini nazionali del nuovo dottore, o perché non considerano rilevante sputare veleno sui social, come molti scemi, anche non razzisti, amano fare. In questo modo, nel mondo, minoranze straparlanti, e prevaricatrici, occupano la scena mediatica facendo credere una cosa non vera: e cioè che Fagnano Olona sia un paese razzista e che il mondo in generale sia perfino peggiore di ciò che già è.
Benemerito dell’umanità sarà chi trova l’algoritmo in grado di intercettare l’immensa nube di silenzio, di incertezza, di gentilezza che ci sorvola giorno e notte, e condensarla in qualcosa (folgore? macigno?) che zittisca all’istante i quattro sfigati che, vedendo un africano in camice bianco, più istruito e più potente di loro, danno in escandescenze.
martedì 15 novembre 2022
Petoso
Dal regno delle Flautolenze è emerso oggi questo inane che giochi politichesi tra neri perdisempre, pupi del Cazzaro e adepti del Pregiudicato, hanno comicamente posizionato nel posto di sottosegretario alla Sanità, tanto non conta nulla la preparazione, figuriamoci! Marcello Gemmato, già presidente dei giovani farmacisti, ad un’obiezione fattagli, con tanto di riscontro medico, che cioè i vaccini hanno impedito al numero dei morti per Covid, di assumere proporzioni bibliche, se ne è uscito con la fetecchia “questo lo dice lei!”
Il tanto vituperato, da loro, ministro Speranza, che in piena pandemia dormiva al ministero, che gestì al meglio il lockdown, al confronto è Ippocrate. Gemmato è l’ennesimo nano mescolante la professionalità con i giochi da cortile, olezzo di una politica sempre più distante dalla realtà. E dalla decenza.
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