giovedì 10 novembre 2022

Guarda guarda...

 

“I super ricchi inquinano un milione di volte in più rispetto a un cittadino comune”: il report di Oxfam

di Redazione TPI

Le emissioni annue di CO2 associate agli investimenti in imprese inquinanti da parte di 125 miliardari equivalgono a quelle prodotte in un anno da un paese come la Francia, sono superiori a quelle di cui è responsabile l’Italia. In media in un anno gli investimenti di ciascuno di questi super ricchi in settori economici inquinanti “producono” una quantità di emissioni 1 milione di volte superiore rispetto a quella di un qualunque cittadino collocato nel 90% più povero della popolazione mondiale: il rapporto è di 3 milioni di tonnellate (1), contro 2,76 tonnellate di CO2 pro-capite in un anno.

È la denuncia contenuta nel nuovo rapporto, pubblicato da Oxfam alla vigilia della COP27 di Sharm El-Sheikh. Il dossier getta luce sull’abnorme quantità di emissioni associate agli investimenti di 125 miliardari in 183 tra le più grandi aziende del mondo, in cui detengono complessivamente una partecipazione azionaria per un controvalore pari a 2.400 miliardi di dollari.

“Il fatto che pochi miliardari siano responsabili di un livello di emissioni pari a quello di interi Paesi descrive un mondo sempre più disuguale, in cui una ristretta élite ha il potere di decidere le sorti del pianeta. – ha detto Francesco Petrelli, policy advisor di Oxfam Italia – Una responsabilità raramente discussa o presa in considerazione nella definizione delle politiche di contrasto alla crisi climatica. Il livello di emissioni prodotte con il loro stile di vita, fatto di jet e mega yacht privati, è già di per sé migliaia di volte superiore a quello di un normale cittadino, ma quando prendiamo in considerazione gli effetti dei loro investimenti siamo all’incredibile”.

Al contrario di quanto accade per un comune cittadino, quasi il 70% delle emissioni degli individui più ricchi sono riconducibili ai loro investimenti.

L’odierna analisi di Oxfam (2) evidenzia, in particolare, come i miliardari nel campione esaminato abbiano destinato in media il 14% dei loro investimenti in settori inquinanti come il comparto energetico fossile o l’industria del cemento. Si tratta del doppio della media dei loro investimenti nelle società che compongono l’indice Standard and Poor 500. Solo un miliardario nel campione preso in esame nel report ha investito in una società di energia rinnovabile.

“La COP27 avrà l’enorme responsabilità di smascherare e cambiare le politiche delle grandi aziende e dei loro ricchi investitori, di fronte ai super profitti derivati da attività enormemente inquinanti, che stanno accelerando in modo esponenziale la crisi climatica globale”, aggiunge Petrelli.

Oxfam ha calcolato che un aumento dell’imposizione sui grandi patrimoni consentirebbe di raccogliere fino a 1.400 miliardi di dollari all’anno, risorse vitali che potrebbero in parte contribuire, se appropriatamente veicolate, ad aiutare i Paesi in via di sviluppo – i più colpiti dalla crisi climatica – ad adattarsi ed affrontare perdite e danni da eventi climatici estremi. Secondo l’UNEP i costi di adattamento per i Paesi in via di sviluppo saliranno a 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2030. La sola Africa avrà bisogno di 600 miliardi di dollari tra il 2020 e il 2030.

Alla vigilia dell’apertura dei lavori di COP27, secondo Oxfam, le seguenti azioni dovrebbero essere intraprese quanto prima: i governi devono adottare regolamenti e politiche che obblighino le imprese a monitorare e comunicare pubblicamente i tre tipi di emissioni di gas serra (Scope 1, 2 e 3), a fissare obiettivi climatici basati su dati scientifici con una chiara tabella di marcia per la riduzione delle emissioni e, nel contempo, garantire una giusta transizione dall’economia estrattiva ad alta intensità di CO2, assicurando i futuri mezzi di sussistenza dei lavoratori e delle comunità interessate; i governi dovrebbero assoggettare a tassazione i grandi patrimoni e aumentare il prelievo sui rendimenti degli investimenti finanziari in settori inquinanti. Il gettito raccolto potrà contribuire a interventi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici e al finanziamento del passaggio globale alle energie rinnovabili; le multinazionali devono adottare piani di contrasto al cambiamento climatico ambiziosi e vincolati nel tempo, con obiettivi a breve-medio termine in linea con gli obiettivi climatici globali, al fine di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.


Domanda




Son contento!

 


Daniela in Letizia...

 

Lady Moratti: orgoglio di padroni, gatto e volpe
DI DANIELA RANIERI
Se lo dicono i media padronali, campioni di lungimiranza politica e con l’orecchio tarato sui palpiti del popolo, l’operazione Moratti ha davvero qualche ragion d’essere e non è affatto, come appare ai nostri occhi accecati dal furore ideologico, una bieca operazione di bassa politica ordita dal Gatto e la Volpe del Terzo ovvero Sesto Polo per annientare quel che resta del Pd, con la genuflessione alla media e grande ancorché becera borghesia ereditiera e proprietaria tra Milano, Cortina e Courmayeur.
La teoria è questa: il Pd sta scivolando verso l’esiziale “alleanza estremista col M5S” (Corriere), perciò mentre confeziona bottiglie Molotov è sordo al richiamo ghiottissimo di Renzi e Calenda di appoggiare insieme Letizia Maria Brichetto Arnaboldi in Moratti alle Regionali in Lombardia, la quale Moratti, in un momento di encomiabile resipiscenza, ha abbandonato Fontana cioè il centrodestra “con motivazioni forti” (Rep), ciò che la rende ipso facto una papabile leader di centrosinistra. La caratura del personaggio è tale che se non fosse per “i soliti pregiudizi della sinistra” (Rep) la ereditiera vedova di un petroliere avrebbe tutti i titoli per essere una da cui il Pd potrebbe ripartire (è anche donna: praticamente l’anti-Meloni). Zanda, ex senatore Pd, invoca il “realismo politico” di appoggiarla per “mettere in sicurezza l’istituzione Lombardia” e “riavviare una dialettica politica” nazionale, nientemeno, quando basterebbe dire che fanno politica solo coi sondaggi. Ovviamente per credere a questa barzelletta bisogna anche credere che ella si sia dimessa da vicepresidente e assessora alla Sanità perché in disaccordo con Fontana sul reintegro dei medici no-vax – come se fino a oggi fosse vissuta all’oscuro delle strategie anti-Covid del suo presidente, uno che lasciava scoppiare focolai negli ospedali e reclamava autonomia mentre incolpava il governo di non aver istituito zone rosse com’era di sua competenza – e non che abbia cinicamente abbandonato la nave che affonda, certa della scialuppa offerta dai due guastatori del Terzo ovvero Sesto Polo. Non è chiaro cosa ci guadagnerebbe il cittadino lombardo a votare Moratti invece che Fontana, tanto varrebbe votare lui; ma, spiegano i giornali padronali, è proprio questo il punto: sarebbe una “sfida” se per una volta il Pd appoggiasse chi ha più chance di battere la destra, cioè la destra. In base a questo ragionamento, il Pd avrebbe dovuto appoggiare Meloni alle Politiche, così avrebbe vinto e starebbe al governo con Salvini e Berlusconi, come peraltro anche prima del 25 settembre.
Il Pd vince se si auto-elide. Repubblica spinge per questa “sinistra fluida” che dia “una sveglia al Pd”, e intervista notai, registi e direttori di teatro, insomma il popolo, tutti desiderosi di votare Letizia, filantropa e amante degli africani (purché restino in Africa). Mancano solo le madamine Sì-Tav.
Letta ha un’agnizione o un sussulto di dignità: “Non c’è un motivo per sostenerla”; perciò, pare, bussa alla porta di Pisapia, che sconfisse Moratti divenendo sindaco di Milano, per la gioia degli stessi che oggi acclamano lei (chissà come si barcamenerà Repubblica, che da allora periodicamente gonfia la bolla-Pisapia come leader e “federatore” tra il Pd e Renzi, cioè tra la sinistra e la destra, e oggi endorsa la Rosa Luxemburg delle Assicurazioni auspicando l’avvento del “partito civico di Letizia”. Forse sosterrebbe Moratti, perché Pisapia è l’avvocato di De Benedetti, mica di Elkann).
E sì che motivi per sostenerla il Pd ne avrebbe. Moratti è, come Calenda del resto, “competente” per assenza di prove, per diritto acquisito, per usucapione. Soldatessa di Berlusconi, lottizzatrice Rai pro-Mediaset, privatizzatrice selvaggia, condannata dalla Corte dei Conti per consulenze d’oro, fautrice della scuola delle tre “i” che doveva preparare i discenti al mondo del lavoro (ispirazione di quell’impiastro noto come “Buona Scuola” di Renzi). Perfetta per essere imbarcata da Azione-Iv al pari di altri residuati del berlusconismo come Gelmini e Carfagna, incarna la meritocrazia immeritata dei manager che ultimamente va di moda pure tra i postfascisti. Come dimenticare il merito dimostrato quando, era il 2004, voleva togliere la Teoria dell’evoluzione di Darwin dal programma delle elementari, facendo insorgere il mondo scientifico; o quando da assessora voleva dare più vaccini alle Regioni col Pil più alto, alla faccia del welfare. Questo genere di situazioni perfidamente ambigue fa gongolare Renzi, che pone il Pd davanti alla scelta se perdere o diventare più amorale e più compromesso, per annientarlo e creare una grande destra che sconfiggerà Conte, l’unico davvero inviso a tutto l’establishment. Appoggerebbero pure Eva Braun, se facesse professione di fede nell’atlantismo ed esecrasse il Reddito di cittadinanza, e non sarebbe affatto un favore alla destra, non scherziamo, ma alla “sinistra fluida”.

Ragogna

 


L'Amaca

 

La scomparsa del futuro
DI MICHELE SERRA
In linea del tutto teorica, quanto accade a Cop 27 dovrebbe tenere il mondo (e i media) con il fiato sospeso, perché laggiù si discute di riscaldamento del pianeta, di siccità edunque di migrazioni, di decarbonizzazione. Invece se ne parla piuttosto poco, e quasi solo a causa di eventi collaterali: la protesta dei ragazzi di Friday for Future e il breve incontro tra Meloni e Al Sisi.
Forse si è perduta ogni speranza che questi simposi possano prendere decisioni rilevanti. Si dà per scontato che siano solo parate di potenti. O forse la comunicazione governativa, e intergovernativa, è così scadente che anche nel caso che i lavori di Cop 27 siano incisivi - non solo formalità di protocollo – non si riesce a farlo sapere in giro; e vale di più un cartello di protesta, fotografato da uno bravo, che due giorni di lavoro e di discussione degli addetti ai lavori.
Oppure ancora i media e la politica, in questo complici tra loro, sono così schiacciati dal “presentismo” (rubo la definizione a Stefano Boeri) che la loro agenda è zeppa delle polemiche di ieri sera e di stamattina, e non c’è spazio per quella vaga dimensione che è il futuro.
Giova ricordare che il futuro fu, per la politica, ilcore-business . Immaginarlo, e pretendere di plasmarlo, fu il motore della passione politica per molte generazioni. Della “futura umanità” si è perduta anche l’idea, senza rendersi conto che senza quella idea la politica è solo un fantoccio in balia degli eventi.
Almeno da questo punto di vista, Greta e il suo movimento sono la forma politica che ha maggiori probabilità di sopravvivere al presente.

Tutto è Travagliato!

 

Mamma mia che ossessione
di Marco Travaglio
La notizia che Letta lancerà la “Bussola” sull’“identità del Pd” per non regalare altri voti a Conte, che è “ossessionato dal Pd”, non ha avuto il rilievo che meritava. Noi ci prenotiamo per assistere al dibattito, anche se del caso pagando il biglietto.
“Si parte. I quattro punti cardinali della Bussola saranno: primo, l’unione dei progressisti per battere questa destra fascista, sovranista, xenof…”. “Frena, Enrico: era prima del voto che dovevamo unirci a Conte, ora è tardi”. “Ecco la prova che Conte è ossessionato da noi. Allora partiamo dal caro bollette: ci vuol altro che i 30 miliardi di Meloni”. “Lascia perdere: abbiamo sempre detto no a scostamenti di bilancio perché Draghi, sempre sia lodato, non voleva. E poi rischiamo di dare ragione a Conte”. “Ah già. Nessuno spago a Conte, che è ossessionato da noi. Partiamo dal lavoro: basta col precariato del Jobs Act!”. “Enrì, l’abbiamo fatto noi e Conte l’ha corretto col dl Dignità”. “Ok, non sarò certo io a inseguire Conte, che è ossessionato da noi. Allora la pace: basta con l’industria delle armi del bellicista Crosetto!”. “Enrico, eviterei. Lo dice già Conte, e poi Leonardo è tutta nostra: Profumo, Violante, Minniti, Latorre… Quelli ci bombardano”. “Giusto, guai a dare spago a Conte, che è ossessionato da noi. Ho trovato: basta con l’orrido Rosatellum”. “È nostro pure quello, Enrico”. “Mannaggia, potevamo anticipare Conte, che è ossessionato da noi. Allora viva le Ong aggredite prima da Conte e poi da questa destra fascis…”. “Veramente il primo a menarle è stato Minniti”. “Dimenticavo. Poi dice che Conte non è ossessionato. À la guerre comme à la guerre: abbasso i fossili, viva le rinnovabili, forza Greta!”. “Eh, ma a parte che Conte è arrivato prima, noi siamo pro trivelle, rigassificatori e inceneritori”. “Ok, non diamo guazza a Conte e alla sua ossessione per noi. Salario minimo legale: questo non ce lo ruba nessuno”. “Ehm, non so come dirtelo, ma è un cavallo di battaglia di Conte”. “Che palle! Ma allora lo dica che è ossessionato da noi! Idea: un’agenda sociale”. “La lanciò Conte quando noi sventolavamo l’Agenda Draghi”. “Vedi che è ossessionato da noi? Ma io lo frego con una Spazzacorr… Che sono quelle facce?”. “No, è che la fece Conte quand’era con Salvini e noi votammo contro”. “Così impara a essere ossessionato da noi. Sapete che vi dico? Giù il tetto ai contanti da 3 mila a mille euro”. “Sì, ma a 3 mila lo alzammo noi e Conte lo abbassò”. “Il solito ossessionato. Basta, ho deciso. Primo punto della Bussola: il Pd è contro il Pd. Ganzo eh?”. “Un po’ fortino, ma potrebbe funzionare”. “Uhm… non è che poi la gente, tra noi e Conte, sceglie Conte perché è ossessionato da noi? Magari proviamo con una cosa tutta nuova: che ne dite di un bel reddito di cittadinanza?”.