martedì 8 novembre 2022

Regeni chi?

 


Letizia travagliata

 

Perfetta Letizia
di Marco Travaglio
In questa eterna gara a chi fa peggio, non si sa se sia più indecente la Moratti a candidarsi in Lombardia contro le destre di cui è stata fino all’altroieri la vicepresidente dopo esserne stata la presidente Rai, la ministra dell’Università, la sindaca di Milano, la candidata al Colle e l’aspirante presidente della Regione; o il duo Ollio & Ollio a caricarsela e a stalkerare il Pd perché se la accolli; o il trust dei giornali di casa Elkann & De Benedetti a spacciarla come la soluzione ideale per il Pd. Diciamo che il match a tre finisce ex aequo e occupiamoci degli elettori progressisti, che non vedono l’ora di votare la compagna Letizia per una serie di decisive ragioni. 1) Da presidente Rai nel 1994, la Moratti piazzò al Tg1 e al Tg2 i berluscones Rossella e Mimun, poi cacciò da capo della concessionaria pubblicitaria Sipra Edoardo Giliberti, che si era permesso di far concorrenza alla berlusconiana Publitalia con utili da record; lo rimpiazzò con Antonello Perricone, ex amministratore Publitalia; e teorizzò che “la Rai dev’essere complementare alla Fininvest”: non concorrente, sennò B. s’incazzava. 2) Da ministra dell’Università, oltre a distruggerla con una riforma demenziale e tagli selvaggi, siglò un accordo con Poste per prenotazioni, acquisti e consegne dei libri scolastici forniti in esclusiva da Mondolibri, cioè da Mondadori della famiglia B.. 3) Nel 2006 chiamò le destre in piazza contro Prodi che non militarizzava abbastanza Milano contro il presunto boom della criminalità.
4) Nel 2007 aderì al Family Day col marito Gianmarco, ovviamente divorziato. 5) Nel 2006 si unì alla campagna di B. che rifiutava di riconoscere la vittoria di Prodi e gridava ai brogli, e sostenne addirittura che “al Senato abbiamo 2 milioni di voti in più dell’Unione” (maxi-balla). 6) Da sindaca buttò fiumi di denaro pubblico in incarichi e consulenze inutili e fu condannata nel 2017 dalla Corte dei Conti, col vice De Corato e 20 fra assessori e funzionari, a risarcire il Comune con 1,9 milioni (di cui 591 mila euro in proprio) per “grave colpevolezza” e “scriteriato agire, improntato ad assoluto disinteresse dell’interesse pubblico alla legalità e all’economicità della funzione”. 7) Nel 2011 si ricandidò a sindaca e accusò il suo avversario Giuliano Pisapia di essersi salvato 30 anni prima per amnistia da una condanna per terrorismo e rapina (una mega fake news: Pisapia aveva rinunciato all’amnistia ed era stato assolto nel merito). Da vicepresidente e assessora regionale, oltre a perpetuare i favori alla sanità privata, gestì malissimo il Covid e giunse a chiedere al commissario Arcuri di ripartire i vaccini fra le Regioni anche in base al Pil. A questo punto, se dovesse dimettersi da ministra, meglio la Santanchè: è molto più di sinistra.

COP loro

 




Ragogna

 


L'Amaca

 

Il candidato perfetto
DI MICHELE SERRA
Effettivamente, bisogna ammettere che Letizia Moratti è il candidato perfetto. Per il Terzo Polo, che cerca, con successo, di drenare dalla destra i pochi centristi ancora in grado di dare un segno di vita. Opera meritoria, perché aiuta a fare chiarezza sulla natura della destra italiana. Certo, l’espressione morattiana “voglio portare la Lombardia in Champion’s League” è berlusconismo in purezza.
Ma questi sono problemi, appunto, del Terzo Polo, che oramai ha dimestichezza con l’accoglienza dei profughi in fuga da Meloni e Salvini. Con appena una ventina d’anni di ritardo, a lungo distratti da qualche assessorato, qualche ministero, qualche seggio parlamentare, si sono resi conto che la destra italiana non fa per loro.
Ma quella di Letizia Moratti sarebbe la candidatura perfetta anche per Conte e i grillini, che in Lombardia contano zero ma in caso di un derby tra Fontana e Moratti potrebbero ben dire che l’opposizione, in Italia, sono solo loro, avendo per giunta, in questo caso, buone ragioni per dirlo.
Infine, se Moratti è la candidata ideale per Renzi-Calenda e per Conte, è matematico concludere che sarebbe la candidata peggiore per il Pd. A meno che il sogno del Pd sia donarsi in pasto a chi vorrebbe papparsi, uno per uno, tutti i suoi elettori: Calenda alla sua destra, Conte dal luogo politico indefinibile dove abitano i grillini.
Ma stiamo ragionando, si capisce, per assurdo. Già nelle prossime ore il Pd, per mettere fine a ogni illazione, farà trapelare, per il centrosinistra, un candidato addirittura di centrosinistra. Perché nella vita bisogna osare.

Scanzi perfetto!

 

Il leader di Azione, un mix tra Churchill e un macellaio rude
di Andrea Scanzi
Molto affascinante l’adunata per pochi intimi di Calenda e quell’altro a Milano. Certo, contrapposta piazza San Giovanni era un po’ come paragonare un 45 giri di Padre Cionfoli con la discografia dei Led Zeppelin, ma l’importante è provarci. E Calenda, quando si tratta di metterci il faccione, non si tira mai indietro (a conferma di come il masochismo segua sempre via assai traverse).
L’adunata semi-clandestina di sabato a Milano era affascinante per almeno tre motivi. Il primo è legato alle squisite capacità oratorie di Calenda. La sua capacità di riempire (sic) il palco è straripante. Presenza scenica, padronanza linguistica, carisma. E – va da sé – irresistibile simpatia. Se Calenda avesse partecipato alla Corrida di Corrado, e tutto sommato avrebbe potuto anche farlo perché sin da bambino si barcamenava come attore e nei ritagli di tempo si infatuava platonicamente di Giuliana De Sio, il nostro amato leader del Terzo polo (che poi sarebbe il sesto) avrebbe esaltato le mosse eseguendo il Va’ Pensiero con il solo suono oltremodo soave delle ascelle frizionate. Daje Carle’! Ogni volta che apre bocca, Calenda ha sempre quell’approccio garbato e misurato da macellaio rude di Torvaianica che – se non hai la moneta pronta – ti scaglia addosso un prosciutto intero ad altezza arcata dentale. Sempre elegante e mai greve, vincente come un battipanni irrisolto e umile come Rocco Siffredi che fa a gara di virilità con il primo Donzelli che passa, Calenda ha poi detto sabato – ed è la seconda cosa che mi ha affascinato – che lui rispetta tutti, tranne quelli che chiedono la pace e poi non vogliono più dare armi all’Ucraina. Ovviamente ce l’aveva con Conte. Secondo lui, chi ha dubbi sulla bontà di rimpinguare gli ucraini di armi, non vuole la pace ma la resa. E se lo dice Calenda, la versione contemporanea più riuscita di Churchill, bisogna crederci. Se è vero che Calenda si sopravvaluta in maniera ogni giorno più comica, è altrettanto certo che questa sua perenne hybris a caso lo aiuta, perché non gli fa percepire quanto egli appaia al mondo miseramente goffo. E dunque non genera in lui strazianti ripercussioni sull’autostima bulimica.
Calenda appartiene a quel folto manipolo di orgogliosi “professionisti del disonestamente intellettuale” secondo i quali, se non la pensi come loro sulla guerra, sei filo-Putin o pro-resa ucraina. Dunque tifano Putin anche il Papa, Don Ciotti e Bergonzoni, che – del resto e in effetti – rispetto a Sua Maestà Calenda sviliscono e scompaiono. È però la terza cosa che mi ha affascinato più di tutti, ovvero la presentazione alla plebe del nuovissimo talento scovato dalla cantera calendiana: Letizia Moratti. Mica cotica! In effetti, per sconfiggere il centrodestra, la strada migliore è candidare una di centrodestra. Così, mal che vada, perderemo con uno uguale a te, e dunque in qualche modo (diciamo per osmosi o di riflesso) vinceremo anche noi. Per fermare Meloni e Salvini, con cui peraltro – se solo potessero – Calenda e quell’altro governerebbero anche oggi, il nostro De Gaulle alla vaccinara ha proposto un residuato politico e dismesso del berlusconismo peggiore. Lui è così: quando la destra butta via qualcosa o qualcuno, tipo Gelmini o Carfagna, lui prima lo scrittura e poi lo presenta come roba nuova e vincente. E c’è persino qualcuno che gli crede, tipo la parte riformista (?) del Pd o quella stampa che – pur di andar contro Conte – voterebbe financo Bokassa. È un mondo fantastico, e l’evanescente pinguedine politica di Calenda e quell’altro ce lo ricorda ogni giorno.