venerdì 14 ottobre 2022

M'inchino!

 

Il lato migliore
di Marco Travaglio
Chi pensava di averle viste tutte non immaginava la scena sadomaso di ieri al Senato, con la staffetta per la seconda carica dello Stato fra una superstite dell’Olocausto ad Auschwitz, Liliana Segre, e un fascista dichiarato, Ignazio Benito Maria La Russa. Dico fascista, senza la vaselina dell’“ex” e del “post”, per non offendere il vecchio ‘Gnazio, che se ne avrebbe a male, essendo solito ringraziare chi gli dà del fascio (“adulatore!”). E organizzare visite guidate ai busti e cimeli del Duce che conserva orgoglioso in casa. Perciò ci ha un po’ deluso il discorso di insediamento, in cui tenta di accreditarsi a sinistra come statista e pacificatore super partes senza scontentare la destra, con le sgangheratezze maldestre tipiche del neofita: l’omaggio alla Segre per non nominare il fascismo, le citazioni di Pertini (mancava il solito Pasolini, che si porta su tutto) e di Violante (autore, nel 1996 alla Camera, di un discorso simile al suo dall’altro versante, ma più vergognoso perché aveva molto più da guadagnarci) per non dire niente fingendo di dire tutto, il ricordo dell’“ispettore Calabresi” (che era commissario) per dimenticare la strage nera di piazza Fontana che fu la causa scatenante di tutto, il saluto al defunto fratello democristiano per fare pari e patta con se stesso e l’altro appena beccato a salutare romanamente, la baggianata della “festa nazionale del Regno d’Italia” per non ricordare come e perché il Regno finì (fascismo, leggi razziali, guerra, armistizio e fuga a Brindisi).
Preferiamo ricordarlo com’era prima del goffo camuffamento: l’Ignazio La Rissa che menava le mani e litigava con tutti, l’amicone di don Salvatore Ligresti, il colonnello di An che offrì la Giustizia a Davigo, poi s’intruppò con B. e divenne avvocato di Previti (da presidente della giunta per le immunità, salvo rimettere il mandato prima di votare contro il suo arresto) e diffamatore della Ariosto (“pagata dai Servizi”), il ministro della Difesa che depenalizzò con Calderoli il reato di associazione paramilitare (e salvò i leghisti imputati a Verona per le Camicie Verdi con Calderoli, che l’aveva già scampata per l’immunità). E soprattutto l’occhiuto tutore della legge che, ai tempi del governo B. 2, fissò paletti ferrei per accogliere gli extracomunitari: “Possono restare solo se pagano le tasse e non sono stati rinviati a giudizio per reati da arresto”. In pratica tentò di spiegare agli stranieri che, per calpestare il suolo patrio, dovevano essere molto più onesti del premier italiano, rinviato a giudizio per vari reati da arresto fra cui la frode fiscale. Infatti ieri, per quanto rinco, quell’ ex premier ha avuto un lampo di memoria. E, appena l’ha visto, ha sparato un vaffanculo random. Finirà che il fascismo di ‘Gnazio verrà ricordato come il suo lato migliore.

Eccola!

 

La Russa e i soliti sospetti, indovina chi lo ha votato
DI DANIELA RANIERI
Non si capisce perché ogni qual volta in Parlamento accade qualcosa di losco, di turpe, di indegno o riprovevole ancorché anonimo tutti pensano che il responsabile sia Renzi. Così ieri quando si è capito che Ignazio La Russa era stato eletto presidente del Senato con 116 voti di cui 17 provenienti dall’opposizione – giacché i senatori di Forza Italia, a questo punto unico baluardo antifascista nel Paese, non hanno nemmeno risposto alla “chiama” – tutti, immancabilmente, hanno pensato che 9 di quei voti fossero di Renzi e dei renzian-calendiani. Renzi pure l’ha pensato, tanto da sentire il bisogno di alzare le mani e di discolparsi in aula: “Non siamo stati noi!”, per dire quanto è radicato questo pregiudizio. Ma quando mai Renzi non è stato di parola o ha agito in modo sleale, facendo un favore alla parte avversa per interesse o per il puro piacere di fare un dispetto al centro-sinistra?
Cerchiamo garanzie nelle varie dichiarazioni. Luigi Marattin (Iv) dice a Sappino e Panella di La7: “Non siamo stati noi, ma nessuno ci crederà”, ben detto, “tanto è sempre colpa di Renzi”, vero, “se dico sì o no, lei mi crede?” (poteva fare un grafico per farci capire meglio). Poi dice due cose che ci fanno dubitare: “La politica ha delle regole non scritte”, e “agli ascoltatori non interessa La Russa, interessano le bollette”. Sono due piccole crepe nell’integerrima reputazione del capo del suo non-partito, sebbene non si veda perché Renzi, che si è sempre ispirato a Giorgio La Pira, avrebbe dovuto votare uno che in casa custodisce memorabilia del ventennio e busti di Mussolini e se interrogato rivendica: “Io non sono antifascista”.
Intanto Fabio Rampelli, ex Fronte della Gioventù, dice a Sky: “Abbiamo avuto più voti di quanti ci aspettavamo, è una crisi d’abbondanza, si è votata una carica istituzionale che sarà di garanzia per maggioranza e opposizione”. Soprattutto per l’opposizione, si maligna sui social: cosa avrà chiesto in cambio Renzi? Si sarà comprato qualche presidenza di Commissione? Ci rifiutiamo di crederlo: laddove non bastasse la sua preclara onestà, un liberale come Calenda, quello dell’opposizione “dura” e “seria”, non avrebbe mai dato la presidenza del Senato a uno che si dice “lusingato” quando gli si dà del fascista e fece il saluto romano in Parlamento. Qualcuno trova la pistola fumante: un video in cui Calenda, che nei giorni precedenti aveva fatto tutta un serie di pilloline su Instagram per illustrare la storia del Senato (in cui entra per la prima volta) dai tempi di “Sciscerone” e “Cadilina”, declama: “Allora si eleggeva il Princeps senatus, noi oggi votiamo La Russa, pensiamo come stiamo messi”. Era una battuta, ma giù accuse: Azione e Iv si sono vendute il voto in cambio di una vicepresidenza? (Giorni addietro si erano impuntati perché pur essendo Sesto Partito continuano a chiamarsi Terzo Polo e in quanto tali pretendevano la presidenza di una Camera). I renziani sui social intanto mettono a dura prova la nostra fiducia nel loro idolo: “Si chiama politica, vi piaccia o no”, twitta Velardi, ex spin doctor di D’Alema, poi renziano di sfondamento; “Grande Matteo!”, rivendicano i fan delle azioni più ciniche e ributtanti nella storia della Repubblica (dai 101 contro Prodi alle sfiducie tattiche), tutte chissà perché attribuite a Renzi. Intanto si arrabbia Enrico Letta: “Irresponsabile… Il voto di oggi al Senato certifica tristemente che una parte dell’opposizione non aspetta altro che entrare in maggioranza”: a “occhi di tigre” non si può nascondere niente. Ma il dubbio più atroce ce lo instilla proprio Renzi: “Oggi noi in Senato abbiamo votato scheda bianca”, twitta, frase che studiosi e decrittatori della lingua renziana ci spiegano voler dire: “Noi non abbiamo votato scheda bianca”. “L’elezione di La Russa nasce da un regolamento di conti interno alla destra e prima ancora dalla folle strategia delle alleanze del Pd e di Letta”, la quale seconda frase confuta la prima, suonando come una lezione, uno sgambetto da bulli, un “pappappero”, la sua specialità. “Sono uno che se fa una cosa del genere la rivendica”, dice ai cronisti per strada, impegnandoci a scoprire semmai perché stavolta non la rivendichi.
In realtà gongolano tutti. La Russa, raccolto il “Sono stato messo sotto dalla Ronzulli, vaffanculo!” di Berlusconi, promette di cambiare la Costituzione (Renzi si è già detto a disposizione) e onora i caduti di tutte le guerre in nome della pacificazione (tra fascisti e non fascisti) già auspicata da Luciano Violante, infatti ringraziato. Il nemico pubblico è Conte, mica i (prefisso a piacere)-fascisti: il male è il Reddito di cittadinanza, il pericolo sono le manifestazioni per la pace, il saluto romano ben venga.
(Come è andata secondo noi: Calenda non l’ha votato, Renzi e i renziani, comprese le cellule dormienti nel Pd, sì).

L'Amaca

 

La bambina e il presidente
DI MICHELE SERRA
È toccato a una signora carica di anni e di memoria, tra i pochi sopravvissuti ai campi di sterminio, bambina italiana deportata in Germania in virtù delle leggi razziali promulgate dal governo fascista, proclamare l’elezione a seconda carica dello Stato di uno dei leader storici del neofascismo. Ditemi se non è stata una scena incredibile...
Qualcuno avrà pensato: è la prova definitiva del cinismo, dell’ignoranza, della nullaggine del nostro Paese, nel quale la sola cosa che conta è la pancia piena, e di tutto il resto chi se ne frega. Qualcun altro avrà pensato: è una pagina storica, di pacificazione e di saggezza, è l’uscita dal Novecento con venti e rotti anni di ritardo.
Difficile che la verità stia esattamente nel mezzo. Anche perché è un “mezzo” indefinibile, enorme, troppo grande e irreparabile è la distanza, in casi come questo, tra i due sguardi: lo sguardo Segre e lo sguardo La Russa. Tendo a collocare la verità, dunque, un poco più vicina alla prima ipotesi (un Paese cinico e senza memoria). Ma dentro di me mi auguro, direi disperatamente, che la seconda ipotesi (l’uscita dal Novecento) abbia la sua energia, la sua forza, perfino una sua moralità.
Scopriremo nei prossimi mesi quanto “nuova” sia l’ascesa al potere di ciò che ci è apparso, per tutta la vita, tragicamente vecchio. Vecchio per definizione. Ci dicono che dobbiamo fare il tifo per l’Italia, e va bene. Lo faremo. Ma un gesto di vera penitenza (nel senso cristiano del termine) della tribù dei La Russa di fronte alla tribù dei Segre, sterminata con l’aiuto determinante di Mussolini e dei “difensori della razza” come Giorgio Almirante, nonché per l’ignavia di quella mezza cartuccia del re Savoia, ci aiuterebbe a vivere più decentemente i prossimi cinque anni.

giovedì 13 ottobre 2022

Lo credete?



Sarà stato lui a soccorrere la destrorsa maggioranza già in difficoltà per le richieste di un Pregiudicato e di uno zerbino Cazzaro? Sarà stato lui in procinto quindi di svelare la sua vera indole, dopo che milioni di allocchi lo vollero segretario del partito una volta di sinistra? Sarà stato lui già pregustante potere autoalimentante lo smargiasso che lo possiede totalmente? 
Ha testé dichiarato di non centrarci per niente, che i suoi voti non son serviti per eleggere il Nostalgico alla seconda carica dello stato. 
Appunto.

Nemesi


 Mentre Liliana Segre apre la prima seduta del Senato con queste parole travolgenti: 

 "In questo mese di ottobre- prosegue -  nel quale cade il centenario della Marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio ad una come me assumere momentaneamente la presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica".

"Ed il valore simbolico - aggiunge -  di questa circostanza casuale si amplifica nella mia mente perché, vedete, ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre; ed è impossibile per me non provare una sorta di vertigine ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco delle scuole elementari, oggi si trova per uno strano destino addirittura sul banco più prestigioso del Senato!".


Il Senato si prepara ad eleggere a Presidente, seconda carica dello Stato, lui:



Qui naturalmente è ritratto in una foto d'epoca. Sarà cambiato o avremo un Presidente del Senato fascista che si appresterà a vivere il centenario della Marcia su Roma che Liliana presidente pro tempore dell'assemblea sottolinea essere stata la scintilla scatenante la dittatura fascista? 

E se non è cambiato, che razza di paese è il nostro? 

Come…


…non dare ragione al grande Frank? (Se non lo avete riconosciuto vi meritate Ultimo!)



Senza fine