venerdì 27 maggio 2022

Ricordo

 


Certo, di fronte alla scomparsa, seppur a 91 anni, di un carismatico leader di un tempo come fu Ciriaco De Mita occorre anzitutto salutarlo con rispetto, ricordarne le battaglie con il Cinghialone, suo acerrimo nemico, le disfide e l'amicizia col Gobbo in odore di mafia, la sua elegante cultura da filosofo greco, la capacità tipica dei democristiani doc di assorbire critiche e colpi bassi per rimanere nell'aurea immobilità che permise a lui e ai suoi compagni di viaggio, di restare in tolda per quarant'anni. Ma se proprio dobbiamo dirla tutta, ecco un numero enorme di vecchie lire, riferito al costo eterno, incredibile, vergognoso, della ricostruzione infinita dell'Irpinia colpita dall'infausto terremoto: 55mila miliardi di lire. Sprechi inauditi di una stagione che solo in apparenza è stata superata. Solo in apparenza. Rip! 

giovedì 26 maggio 2022

Mistero



Non riesco a capire come possano accadere tragedie immani, come quella di ieri nella scuola in Texas, in una nazione progredita e socialmente unita come sono gli Stati Uniti. Davvero non lo capisco. Anche guardando questa soave famigliola pregna del vero senso cristiano del Natale…

Ma quanto è bella!




Aria di nuovo



Tutto in ordine. Tutto al suo posto.

9898 Auguri

 

Dodici anni fa, come oggi, ecco nascere ciò che avete la pazienza di guardare ogni giorno, questo blog giunto, con questo, a 9898 articoli! 

Grazie di esserci, di sopportarmi. Da parte mia rimane intatto il desiderio di mantenerci a galla, mentalmente, per scorgere sempre ed in ogni modo, la prossima fregatura. 

Non facciamoci rimbambire! E' quello che vogliono! 

Leggiamo, informiamoci acquisendo sempre due campane, difendiamo la nostra opinione su fatti che tendono ad alterarci per ridurre la nostra libertà. 

Grazie caro Blog di tenerci lontano dal Grande Fratello Vip! 

Auguri amicone! 

Quanto la stimo!

 

Gli sciacalli miracolati muovono guerra al rdc
DI DANIELA RANIERI
Allo scopo presumibile di vendere qualche copia in più del suo nuovo libro (chiamiamolo così per brevità: in realtà è la solita impepata di veleni, gossip, vanagloria e piagnisteo), Matteo Renzi fa sapere che in questo momento storico la priorità per il suo non-partito è abolire il Reddito di cittadinanza. Già l’anno scorso aveva avviato una raccolta firme allo scopo di indire un referendum (visto che gli riescono così bene) contro questa misura di lotta alla povertà, ma aveva racimolato solo 5 mila firme (praticamente una petizione di quartiere) e non ne aveva più parlato. Quale momento migliore di questo per riproporla, dopo una pandemia che ha fatto un altro milione di poveri, con una carestia di guerra alle porte e nella tempesta dei rincari energetici?
Renzi non è solo in questa battaglia. Contro il Rdc c’è tutto mondo culturale ostile al M5S: dal Pd, che votò contro, a Salvini, a Giorgia Meloni.
Se di Renzi e del suo mondo immaginario in cui gli imprenditori sono illuminati elargitori di ricchezza e i poveri dei furbacchioni che campano sulle spalle di “chi si spacca la schiena” (cioè degli imprenditori e di chi lavora in condizioni indegne) sappiamo fin troppo, le ragioni di Meloni sono apparentemente meno chiare. I richiami al “popolo” della leader aspirante capo del governo sembrano stridere con la guerra alla principale misura di sostegno ai poveri, misura che lei chiama “metadone”, per cui i poveri sarebbero dei drogati di indolenza e inoperosità che lo Stato rimpinza artificialmente. Ciò appare in contrasto con l’immagine di Fratelli d’Italia come destra sociale, amica (e spesso sponsor) di quella destra estrema che porta i pacchi alimentari alle famiglie in difficoltà. Ma cosa induce Meloni a respingere milioni di poveri dal suo potenziale elettorato?
I neoliberisti alla Blair vi sono indotti dal disprezzo per i poveri, dalla fede in una società competitiva e spietata, dalla volontà di dipingere gli svantaggiati come persone che hanno fallito l’obiettivo di crescere e affermarsi nella società, motivo per cui vanno punite, non premiate in denaro. Se li si affama, è il loro ragionamento, alzeranno le terga dal divano e accetteranno anche i lavori più miserabili. Lo schiavismo è l’asintoto a cui tendere per far girare l’economia.
Ciò che accomuna la destra renziana e meloniana è l’assunto che la collettività sia divisa in due: sotto ci sono i parassiti, che hanno trovato la scusa per non lavorare percependo una manna di aiuti pubblici (568 euro al mese in media); sopra, i produttivi, che sono i padroni della piramide sociale. Questa impostura si basa sulla certezza che gli italiani non sappiano come funziona e a chi va il Rdc: secondo l’Inps, solo un terzo dei percettori è in grado di lavorare; costoro andrebbero quindi obbligati a lavorare (anche per meno di 500 euro), mentre gli altri – anziani, disabili – possono pure morire di fame. In tutti i Paesi della Ue esistono misure di contrasto alla povertà, ma solo da noi l’élite dei privilegiati ritiene che siano gli improduttivi ad aver rotto il patto sociale. Questa aberrazione ha origine nel tradimento della natura della polis: costoro, benché “politici”, sanno di essere dei miracolati, essendo inabili a qualunque lavoro manuale o intellettuale che non sia presenziare alle conferenze di dittatori arabi, sbrigare affari di partito, postare scemenze e selfie sui social, sperperare soldi pubblici in propaganda e vivere al riparo da ogni schizzo di realtà e di fatica. Gli interessa capitalizzare il consenso della loro parte sociale: i “datori di lavoro” milionari che piangono miseria, Renzi; il ceto medio, Meloni. Il modello di cittadino ideale di Renzi è Elon Musk; quello di Meloni il patriota proprietario di piccola ditta (un tempo leghista), non il poverissimo e di certo non l’immigrato (altra impostura: per prendere il Rdc occorrono 10 anni di residenza continuativa in Italia).
Perciò ritengono una priorità eliminare il Rdc, non alzare il salario minimo: in sostanza il Rdc fa concorrenza sleale ai salari da fame dei loro amici confindustriali. L’Italia è il quarto Paese su 27 per percentuale di lavoratori poveri: se un lavoratore è povero è perché non si è ingegnato abbastanza (gli espedienti sono tanti, e li insegnano i mentori anziani di questi due giovani squali della politica: evasione, frode fiscale, doppio lavoro, lavoro in nero etc.); perché far pagare la sua inettitudine allo Stato o ai padroni delle ferriere? Invece alla base del sistema solidaristico di collettività c’è il principio che se tu sei a terra è lo Stato a tenerti in piedi, e quando invece te la passi bene sei tu, con le tue tasse, che devi sostenere gli altri. È il principio alla base del welfare: infatti è il welfare che questa classe di miracolati vuole smantellare fino all’ultimo pezzo, perché alla base del loro agire c’è la feroce certezza che loro non finiranno mai a terra.

Eccolooo!

 

Il Piano Sòla
di Marco Travaglio
Ieri, al Costanzo Show, è andata in scena la versione moderna della fiaba di Andersen, quella del bambino che dice “Il re è nudo” e tutti quelli che non osavano dirlo esplodono in un applauso incontenibile. Sul palco del teatro Parioli, al posto del bimbo, c’era il pm Nicola Gratteri che descriveva il nulla mischiato col niente del governo Draghi in tema di lotta alle mafie e alle altre illegalità: “Tira aria di restaurazione, di ‘liberi tutti’. Draghi non pervenuto. Capisce di finanza, punto”. A quelle parole, il pubblico – molto pop e poco engagé, campione attendibile della gente comune – è esploso in una lunga e liberatoria ovazione che dovrebbe allarmare il premier e i suoi turiferari. Se quei battimani potessero parlare, direbbero: “Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dirlo! Basta con la santificazione di Draghi! Se fosse il fenomeno onnisciente e infallibile che tutti ci decantano da un anno e passa, ce ne saremmo accorti. Invece com’è che stiamo sempre peggio?”. Chi scrive si era permesso già l’estate scorsa, alla festa di LeU, di evidenziare la sua enciclopedica incompetenza in tutte le materie estranee all’alta finanza, suscitando lo sdegno delle vestali del culto supermariano. Troppo presto. Ci son volute le baggianate del Green Pass modello base o super e della divisione di lavoratori e persino studenti in buoni e cattivi, poi le tragicomiche trame per il Colle (fallite anche quelle), poi la ridicola gestione diplomatica della crisi ucraina (pace o condizionatori, euro anzi rubli, Golia anzi Davide, armi per la de-escalation, Piano Sòla italiano spernacchiato da tutti), poi i ceffoni Ue per i ritardi sul Pnrr, perché ciò che vedevamo in pochi diventasse patrimonio comune.
Il Migliore sceso fra i comuni mortali a miracol mostrare è un mediocre premier di cui si stenta a rammentare una sola impresa degna di nota, perfino sulle due missioni affidategli da Mattarella (Pnrr e pandemia). Se non avesse tutti i media dalla sua, gli applausi a Gratteri sarebbero già fischi a lui (che ieri, dopo mesi di silenzio, s’è precipitato in un moto spintaneo a parlare di mafia). Invece la narrazione dragocentrica continua a garantirgli totale franchigia: l’universo ruota intorno a Lui; i partiti che osano far valere i propri voti per attuare i propri programmi sono disturbatori della quiete pubblica perché non è Lui a esistere grazie a loro, ma loro grazie a Lui (anche se non ha mai preso un voto); e guai a contrariarlo, perché potrebbe “stufarsi”, con danni incalcolabili per l’Europa, la guerra e il pianeta (che vanno avanti a prescindere da questa o quell’elezione, vedi Francia). Ma anche questo incantesimo per gonzi ha i giorni contati. Basterà consultare la cartina per scoprire che Draghi non fa neppure capoluogo.