giovedì 19 maggio 2022

Altri tempi



Ho voluto vedere il video integrale di questo inane, un tempo presidente americano, perché non ci credevo. Ma lo ha detto davvero, confondendo l’Ucraina con il ”suo” Iraq, devastato da decisioni tipiche di un perenne alticcio com’era lui, scatenante un’aggressione assassina che causò centinaia di migliaia di vittime, compresi moltissimi bambini. Ed oggi Super Ciuck si è confuso mescolando i nomi dei paesi. Ma a quel tempo lui e i suoi sodali erano i buoni; i cattivi gli aggrediti. Altri tempi.

Ovunque

 


Domandina

 


Presidente Conte, tralasciando la oramai infinita lista di inettitudini compiute dal governo dell'Inviato armato delle Banche, quante volte ho sospirato "se l'avesse fatto lui! che poi era lei", mi sto domandando e ricercando le ragioni per cui il M5S faccia ancora parte di questa scapestrata maggioranza. 

Comprendo che la stragrande maggioranza degli eletti del movimento si siano trasformati in ciò che un tempo avrebbero voluto combattere, che il richiamo della poltrona dorata sia troppo forte, che il senso della loro vita si è ridotto al tirare a campare un altro anno per rimanere in tolda. A tutto però c'è un limite, ed in questo caso l'Inviato armato delle Banche lo ha più volte oltrepassato, ad iniziare dal triste servilismo manifestato nei confronti del sonnolento vecchietto d'oltre oceano, sino ad arrivare a ieri, allorché grazie ai voti di Sora Cicoria, abbiamo permesso che venisse eletta nella commissione esteri una che di cognome fa Craxi! 

Presidente, quali sono le ragioni che la fanno tentennare in merito al ritorno all'opposizione, unica strada a mio parere per "lasciare che i morti seppelliscano i morti" e per frenare la mastodontica emorragia di voti del suo movimento? 

Scrollatevi la polvere dai calzari e salutate quell'infima paccottiglia tutta adulante uno che anni or sono s'accanì sui greci, stringendoli nella mefitica morsa economica; uno che con ospedali ridotti a topaie, con università trasformate in location per saltimbanchi, ha trovato il coraggio di aumentare la spesa militare, imposta da quella caxxo di Nato, fino a 38 miliardi l'anno!

Presidente, tolga il disturbo e si metta a contrastare questa insana e circense mentalità che ci sta portando ad un passo dall'ecatombe nucleare. 

La saluto con immutato affetto e riconoscenza.    

mercoledì 18 maggio 2022

Di corsa!



Corro subito in libreria ed evito di andare al supermercato per i Rotoloni Regina…

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Ottimo Robecchi

 

Schiavisti. L’Italia è una Repubblica fondata sullo stage (non retribuito)
di Alessandro Robecchi
Eroe del giorno, lo stagista ignoto. Anzi ignota, perché è una ragazza quella che a Tirrenia, vicino a Pisa, ha reagito con “lancio di oggetti”, segnatamente “portaceneri”, contro le pareti di un bar “danneggiandole”. Ira funesta. Ha scoperto l’ultimo giorno dietro il bancone (lo riportano piccole, timide cronache) che il suo “stage lavorativo” non sarebbe stato pagato. Niente. Zero. Nemmeno un euro. Insomma ha lavorato gratis, l’ha saputo a lavoro fatto, e non l’ha presa bene, giusto, vorrei vedere voi. Ecco che l’Italia degli stagisti, dei sottopagati, degli stagionali, dei tirocinanti, dei lavoratori a chiamata, degli eterni precari, ha la sua Spartacus. Solidarietà.
Il fatto è che la nostra stagista ignota ha soltanto arricchito per un giorno con una minuscola, quasi invisibile sfumatura, le appassionanti cronache sul mercato del lavoro nazionale, cronache che sono state invece occupate dalle esternazioni del ministro del Turismo Garavaglia, preoccupato per la stagione, la ripresa, la prima gloriosa estate post Covid, alla quale mancano tra i 300 e i 350 mila lavoratori stagionali pagati solitamente come Spartacus (gli detraggono le catene). La proposta del ministro, in soldoni, è quella di prorogare il decreto flussi per gli immigrati, cioè permettere l’arrivo di più stranieri che facciano quei lavori per cui non si trova manodopera, per esempio gli stagionali in bar e cucine della Penisola. Mancano cuochi, sguatteri, lavapiatti, realizzatori di cappuccini, servitori di gelati.
Le storie italiane sul lavoro parlano di contratti poveri o poverissimi, di accordi sulla parola (retribuzione un po’ regolare e un po’ no), di durate risibili, trucchi, orari pazzeschi, il tutto coperto da quella deliziosa coltre di vergogna rappresentata dalla vulgata briatoresca che “i giovani non hanno voglia di lavorare”, mentre se hai voglia diventi milionario e ti compri la Bentley.
E siamo ancora lì (uff), al famoso Reddito di cittadinanza che impedirebbe il corretto sviluppo della dinamica tra domanda (ti domando di lavorare dodici ore a due euro l’ora) e offerta (col cazzo). Insomma, non so se amate l’implacabile dispiegamento della legge del contrappasso, ma vedere un leghista che chiede più stranieri per fare lavori sottopagati ha un suo fascino. Il famoso “prima gli italiani” va letto dunque come “prima gli imprenditori italiani”, e per i lavoratori invece non ci sono preferenze etniche: va bene chiunque accetti condizioni semi-schiavistiche e non faccia mancare braccia all’estate.
Arriva subito – ma ti pareva – l’artiglieria di rinforzo: non solo il tweet di Matteo Renzi (e vabbè) che dice “il Reddito di cittadinanza è follia”, ma anche tutta quella corrente letteraria di baristi, ristoratori, albergatori che si sbraccia: li paghiamo bene! Benissimo! Un florilegio. Offro mille! Offro duemila! E poi, appena si va a leggere sotto il titolo a effetto, ecco che quei mille euro sono spalmati su centinaia di ore, festivi, notturni, niente permessi, sabati e domeniche, soprusi, angherie. E idee belluine, come quella di un ristoratore di Genova che ha buttato lì la sua proposta: “Mancia obbligatoria per legge, così avremo più dipendenti”. Ecco fatto, da reddito a mancia, che ci voleva? Resta da cambiare un articoletto della Costituzione, il primo: una Repubblica basata sulla mancia. Diciamolo, è ben trovata, ma siccome la realtà impone di guardare avanti, già me la vedo applicata alla sanità: “Non ci deve niente, signora, ma dia la mancia al chirurgo”.

Travaglio

 

Senso vietato
di Marco Travaglio
Non avendo nulla da dire, i liberali alle vongole passano il tempo a tappare la bocca agli altri. Ogni giorno compulsano i sondaggi sulla loro ultima passione – le armi da guerra – e scoprono che gli italiani non li seguono. Ohibò: forse non li ascoltano? O li ascoltano proprio per esser sicuri di avere ragione a pensarla diversamente? Non resta che zittire chi non la pensa come loro, così tutti gli italiani la penseranno come loro. Problema: questa si chiama censura. Soluzione: inventare strane formule esoteriche per giustificarla sotto mentite spoglie. Problema: 2 italiani su 3, soprattutto leghisti e grillini, sono contro l’invio di armi in Ucraina: i primi perché temono l’escalation, i secondi anche perché sono pacifisti (volevano Gino Strada al Colle). Soluzione: il no di Conte e Salvini alle armi è “putinismo”, “antiamericanismo”, “ritorno al populismo”. Folli spiega su Rep che Conte ha “un minuscolo drappello di seguaci” (2 italiani su 3), “la sua parabola politica è vicina a concludersi” e i 5Stelle sono “marginali e inservibili”. Ma niente paura: Di Maio, noto trascinatore di folle, “non potrà accettare che l’ambiguità getti un’ombra sul suo profilo di ministro degli Esteri e lo delegittimi agli occhi del premier” (poi Draghi lo guarda storto) e “degli interlocutori Nato” (lo guarda storto pure Biden). Ergo “Letta e Di Maio escluderanno Conte, relegandolo ai confini dello schieramento o fuori”, come un lebbroso col campanello, per “de-contizzare” il 5S. Il fatto che Conte sia popolarissimo tra i suoi e Di Maio no è un handicap: chi governa l’Italia non lo scelgono gl’italiani, ma gli americani.
Non solo. Noi, ingenui, pensavamo che il pacifista fosse chi si batte contro le armi (senza le quali non si fanno le guerre). Errore: Gramellini informa sul Corriere che quello è il “pacifista a senso unico”. Da non confondere col pacifista a doppio senso: contro le armi, ma anche pro (dipende da chi le vende, le manda e le riceve). Analogamente, chi non mangia carne non è vegetariano e basta: è vegetariano a senso unico, per distinguerlo dal vegetariano a doppio senso che non mangia carne, ma solo nei giorni pari. Anche il concetto di democrazia si evolve: chi critica Putin perché bandisce e/o arresta gli oppositori, ma anche Zelensky quando fa lo stesso, è un democratico a senso unico (quello della democrazia): meglio il democratico a doppio senso, che critica Putin e tace su Zelensky. E che dire degli antinazisti a senso unico che condannano chiunque esibisca svastiche e braccia tese? Calma, ragazzi, dipende: giusto combattere i nazisti di 80 anni fa, tanto sono tutti morti; ma quelli di Azov sono vivi e lottano insieme a noi con le nostre armi, quindi sono i nuovi partigiani. A senso unico.