martedì 15 marzo 2022

Demos incuneante

 

Nella spelonca non ancora ripulita a dovere da Francesco, regna il ciacolare occulto, il cui scopo unicamente è quello di indebolire il papato. 

Si, stiamo parlando proprio del Vaticano, uno dei posti dove sino a poco tempo fa, la presenza illuminante dell'Altissimo era sporadica, sparuta, se non inesistente. 

E qualcuno, come sempre da sempre, ha inoltrato un documento anonimo, firmato Demo, popolo in greco, che il Sandro Magister di loro altri, tradizionalmente parlando, ha pensato bene di divulgare, asserendo che Domus gira tra i cardinali che, a suo parere, cogitano in merito. 

Ve lo inoltro, senza commenti. Sapete è Quaresima e mi devo astenere da dire parolacce! 


Sandro Magister 

Dall’inizio della Quaresima passa di mano in mano tra i cardinali che eleggeranno il futuro papa questo memorandum. Il suo autore, che si firma col nome di Demos, “popolo” in greco, è sconosciuto, ma risulta sicuro padrone della materia. Non si può escludere che sia egli stesso un cardinale.

IL VATICANO OGGI

I commentatori di ogni scuola, anche se per ragioni diverse, con la possibile eccezione di padre Spadaro, concordano sul fatto che questo pontificato è un disastro sotto molti o più aspetti, una catastrofe.

1. Il successore di san Pietro è la roccia su cui è edificata la Chiesa, una grande fonte e causa di unità mondiale. Storicamente, a partire da sant'Ireneo, il papa e la Chiesa di Roma hanno un ruolo unico nel preservare la tradizione apostolica, la regola della fede, nel garantire che le Chiese continuino a insegnare ciò che Cristo e gli apostoli hanno insegnato. In precedenza il motto era: “Roma locuta. Causa finita est”. Oggi è: “Roma loquitur. Confusio augetur”.

(A) Il sinodo tedesco parla di omosessualità, di donne sacerdote, di comunione per i divorziati. E il papato tace.

(B) Il cardinale Hollerich rigetta l'insegnamento cristiano sulla sessualità. E il papato tace. Ciò è doppiamente significativo perché il cardinale è esplicitamente eretico; non usa parole in codice o allusioni. Se il cardinale continuasse senza la correzione romana, ciò rappresenterebbe un'altra più profonda rottura della disciplina, con pochi (o nessuno?) precedenti nella storia. La congregazione per la dottrina della fede deve agire e parlare.

(C) Il silenzio è ancor più in evidenza quando stride con la persecuzione attiva dei tradizionalisti e dei monasteri contemplativi.

2. La centralità di Cristo nell'insegnamento si indebolisce; Cristo viene rimosso dal centro. A volte Roma sembra addirittura confusa sull'importanza di uno rigoroso monoteismo, alludendo a un certo concetto più ampio di divinità; non proprio panteismo, ma come una variante del panteismo indù.

(A) Pachamama è idolatrica, anche se forse non era intesa come tale inizialmente.

(B) Le monache contemplative sono perseguitate e sono fatti tentativi per cambiare gli insegnamenti dei carismatici.

(C) L'eredità cristocentrica di san Giovanni Paolo II nella fede e nella morale è oggetto di attacchi sistematici. Molti docenti dell’istituto romano per la famiglia sono stati allontanati; la maggior parte degli studenti se ne sono andati. L’accademia per la vita è gravemente disastrata, ad esempio alcuni suoi membri hanno recentemente sostenuto il suicidio assistito. Le pontificie accademie hanno membri e oratori ad invito che sostengono l'aborto.

3. Il mancato rispetto della legge in Vaticano rischia di diventare uno scandalo internazionale. Questi problemi sono stati concretizzati nel processo in corso in Vaticano a dieci accusati di negligenza finanziaria, ma il problema è più vecchio e più ampio.

(A) Il papa ha cambiato la legge quattro volte durante il processo per aiutare l'accusa.

(B) Il cardinale Becciu non è stato trattato con giustizia perché è stato rimosso dal suo incarico e privato delle sue dignità cardinalizie senza alcuna prova. Non ha ricevuto il giusto processo. Tutti hanno diritto a un giusto processo.

(C) In quanto capo dello Stato vaticano e fonte di ogni autorità di legge, il papa si è servito di questo potere per interferire nei procedimenti giudiziari.

(D) Il papa a volte, se non spesso, governa con decreti pontifici, motu proprio, che eliminano il diritto di appello delle persone colpite.

(E) Molti membri del personale, spesso sacerdoti, sono stati sbrigativamente cacciati dalla curia vaticana, spesso senza una valida ragione.

(F) Le intercettazioni telefoniche sono regolarmente praticate. Non sono sicuro di quanto spesso ciò sia autorizzato.

(G) Nel processo inglese contro Torzi, il giudice ha criticato aspramente i pubblici accusatori vaticani. I quali o sono incompetenti e/o sono stati condizionati, impediti di fornire il quadro completo.

(H) L'irruzione della gendarmeria vaticana al comando del dottor Giani, nel 2017, nell'ufficio del revisore dei conti Libero Milone, in territorio italiano, era probabilmente illegale ed è stata in ogni caso intimidatoria e violenta. È possibile che le prove contro Milone siano state fabbricate.

4. (A) La situazione finanziaria del Vaticano è grave. Negli ultimi dieci anni (almeno) ci sono stati quasi sempre deficit finanziari. Prima del COVID, questi deficit erano di circa 20 milioni di euro all'anno. Negli ultimi tre anni sono stati circa 30-35 milioni di euro all'anno. I problemi datano a prima sia di papa Francesco che di papa Benedetto.

(B) Il Vaticano ha di fronte un pesante deficit del fondo pensioni. Intorno al 2014 gli esperti della COSEA stimavano che nel 2030 il deficit sarebbe stato di circa 800 milioni di euro. Questo prima del COVID.

(C) Si stima che il Vaticano abbia perso 217 milioni di euro sul palazzo di Sloane Avenue a Londra. Negli anni '80 il Vaticano fu costretto a sborsare 230 milioni di dollari dopo lo scandalo del Banco Ambrosiano. A causa dell'inefficienza e della corruzione, negli ultimi 25-30 anni il Vaticano ha perso almeno altri 100 milioni di euro, e probabilmente parecchi di più, forse 150-200 milioni..

(D) Nonostante la recente decisione del Santo Padre, i processi di investimento non sono stati centralizzati (come raccomandato dalla COSEA nel 2014 e tentato dalla segreteria per l’economia nel 2015-16) e restano privi del consiglio di esperti. Per decenni, il Vaticano ha avuto a che fare con finanzieri di cattiva reputazione, evitati da tutti i banchieri che godono di stima in Italia.

(E) Il rendimento delle 5261 proprietà immobiliari vaticane resta scandalosamente basso. Nel 2019 il ricavo medio (prima del COVID) era di quasi 4.500 dollari all'anno. Nel 2020 era di 2.900 euro per proprietà.

(F) Il ruolo mutevole di papa Francesco nelle riforme finanziarie (progressi incompleti ma sostanziali nella riduzione della criminalità, molto meno riusciti, tranne che allo IOR, in termini di redditività) è un mistero e un enigma.

Inizialmente il Santo Padre ha sostenuto con forza le riforme. Poi ha impedito la centralizzazione degli investimenti, si è opposto alle riforme e alla maggior parte dei tentativi di smascherare la corruzione e ha sostenuto (allora) l'arcivescovo Becciu, al centro dell'establishment finanziario vaticano. Poi, nel 2020, il papa si è rivoltato contro Becciu e alla fine dieci persone sono state messe a processo e accusate. Nel corso degli anni, sono state avviate poche azioni penali a partire dalle segnalazioni di infrazioni dell'AIF.

I revisori dei conti di Price Waterhouse and Cooper sono stati allontanati e il revisore generale Libero Milone è stato costretto a dimettersi nel 2017 con accuse inventate. Si stavano avvicinando troppo alla corruzione in segreteria di Stato. 

5. L'influenza politica di papa Francesco e del Vaticano è trascurabile. Intellettualmente, gli scritti papali mostrano un declino rispetto ai livelli di san Giovanni Paolo II e di papa Benedetto. Le decisioni e le linee politiche sono spesso "politicamente corrette", ma ci sono stati gravi fallimenti nel sostenere i diritti umani in Venezuela, Hong Kong, Cina continentale e ora nell'invasione russa.

Non c'è stato alcun sostegno pubblico per i fedeli cattolici in Cina che sono stati perseguitati a intermittenza per la loro fedeltà al papato per più di 70 anni. Nessun sostegno pubblico vaticano alla comunità cattolica in Ucraina, in particolare ai greco-cattolici.

Questi temi dovrebbero essere rivisitati dal prossimo papa. Il prestigio politico del Vaticano è ora a un livello basso. 

6. A un livello diverso, minore, dovrebbe essere regolarizzata la situazione dei tradizionalisti tridentini (cattolici).

A un livello ancora più modesto, dovrebbe essere nuovamente consentita la celebrazione delle messe “individuali” e con piccoli gruppi al mattino nella basilica di San Pietro. Al momento, questa grande basilica di prima mattina è come un deserto.

La crisi del COVID ha coperto il forte calo del numero di pellegrini presenti alle udienze papali e alle messe.

Il Santo Padre ha scarso appoggio tra seminaristi e giovani sacerdoti e nella curia vaticana esiste una diffusa disaffiliazione.

IL PROSSIMO CONCLAVE

1. Il collegio dei cardinali è stato indebolito da nomine eccentriche e non è stato più riconvocato dopo il rifiuto delle posizioni del cardinale Kasper nel concistoro del 2014. Molti cardinali sono sconosciuti l’uno all’altro, aggiungendo una nuova dimensione di imprevedibilità al prossimo conclave.

2. Dopo il Vaticano II, le autorità cattoliche hanno spesso sottovalutato il potere ostile della secolarizzazione, del mondo, della carne e del diavolo, specialmente nel mondo occidentale e hanno sopravvalutato l'influenza e la forza della Chiesa cattolica.

Siamo più deboli di 50 anni fa e molti fattori sono al di fuori del nostro controllo, almeno a breve termine, ad esempio il calo del numero dei credenti, la frequenza delle presenze alla messa, la scomparsa o l'estinzione di molti ordini religiosi.

3. Il papa non ha bisogno di essere il miglior evangelizzatore del mondo, né una forza politica. Il successore di Pietro, in quanto capo del collegio dei vescovi, che sono anche i successori degli apostoli, ha un ruolo fondamentale per l'unità e la dottrina. Il nuovo papa deve capire che il segreto della vitalità cristiana e cattolica viene dalla fedeltà agli insegnamenti di Cristo e alle pratiche cattoliche. Non viene dall'adattamento al mondo o dal denaro.

4. I primi compiti del nuovo papa saranno il ripristino della normalità, il ripristino della chiarezza dottrinale nella fede e nella morale, il ripristino del giusto rispetto del diritto e la garanzia che il primo criterio per la nomina dei vescovi sia l'accettazione della tradizione apostolica. La competenza e la cultura teologica sono un vantaggio, non un ostacolo per tutti i vescovi e soprattutto per gli arcivescovi.

Questi sono fondamenti necessari per vivere e predicare il Vangelo.

5. Se i raduni sinodali continuano in tutto il mondo, consumeranno molto tempo e denaro, probabilmente distogliendo energie dall'evangelizzazione e dal servizio piuttosto che approfondendo queste attività essenziali.

Se ai sinodi nazionali o continentali sarà data autorità dottrinale, avremo un nuovo pericolo per l'unità della Chiesa mondiale, per cui, ad esempio, la Chiesa tedesca ha già ora posizioni dottrinali non condivise da altre Chiese e non compatibili con la tradizione apostolica.

Se non ci sarà una correzione romana di simili eresie, la Chiesa si ridurrebbe a una vaga federazione di Chiese locali, con visioni diverse, probabilmente più vicina a un modello anglicano o protestante, rispetto a un modello ortodosso.

Una immediata priorità per il prossimo papa deve essere quella di eliminare e prevenire uno sviluppo così pericoloso, richiedendo unità nell'essenziale e non permettendo differenze dottrinali inaccettabili. La moralità dell'attività omosessuale sarà uno di questi punti critici.

6. Mentre il giovane clero e i seminaristi sono quasi completamente ortodossi, a volte piuttosto conservatori, il nuovo papa dovrà essere consapevole dei cambiamenti sostanziali apportati alla leadership della Chiesa dal 2013, forse soprattutto in Sud e Centro America. C'è un nuovo balzo nell’avanzata dei protestanti “liberal” nella Chiesa cattolica.

È improbabile che uno scisma avvenga a sinistra, dove abitualmente non fanno drammi sulle questioni dottrinali. Uno scisma è più probabile che arrivi da destra ed è sempre possibile quando le tensioni liturgiche sono infiammate e non smorzate.

Unità nelle cose essenziali. Diversità in quelle non essenziali. Carità in tutto.

7. Nonostante il loro pericoloso declino in Occidente e l'intrinseca fragilità e instabilità in molti luoghi, si dovrebbe prendere in seria considerazione la fattibilità di una visita apostolica all’ordine dei Gesuiti. Sono in una situazione di catastrofico declino numerico, da 36 mila membri durante il Concilio a meno di 16 mila nel 2017 (con probabilmente il 20-25 per cento di loro sopra i 75 anni di età). In alcuni luoghi, c'è anche un catastrofico declino morale.

L'ordine è altamente centralizzato, suscettibile di riforma o rovina dall'alto. Il carisma e il contributo dei Gesuiti sono stati e sono così importanti per la Chiesa che non dovrebbe essere loro consentito di scomparire indisturbati dalla storia o di ridursi semplicemente a una comunità afroasiatica.

8. Occorre affrontare il disastroso calo del numero dei cattolici e l'espansione dei protestanti in Sud America. Ciò è stato pochissimo menzionato nel sinodo amazzonico.

9. Ovviamente occorre lavorare molto sulle riforme finanziarie in Vaticano, ma questo non dovrebbe essere il criterio più importante nella selezione del prossimo papa.

Il Vaticano non ha debiti sostanziali, ma i continui disavanzi annuali alla fine porteranno al fallimento. Ovviamente, si prenderanno provvedimenti per rimediare, per separare il Vaticano da complici criminali e bilanciare entrate e spese. Il Vaticano dovrà dimostrare competenza e integrità per attirare consistenti donazioni che aiutino a risolvere questo problema. 

Nonostante il miglioramento delle procedure e una maggiore trasparenza, le continue difficoltà finanziarie rappresentano una grande sfida, ma sono molto meno importanti dei pericoli spirituali e dottrinali che la Chiesa deve affrontare, specialmente nel Primo Mondo. 

Demos

Quaresima 2022


 


Il cecchino

 


Pazienza e misericordia

 

Per chi avesse voglia, tempo, pazienza, misericordia, serenità, qui sotto riporto il link per leggere il pensiero di Viganò - nò - nò - nò!

Dichiarazione di Mons Viganò

Scanzi e i 13 punti

 

Che invidia per chi ha tutte le certezze su Putin e Zelensky
DI ANDREA SCANZI
Sul conflitto russo-ucraino ho solo dubbi, e invidio (si fa per dire) chi ha solo certezze.
1. Chi si lamenta perché “parliamo solo di Ucraina”, mentre ce ne freghiamo di Siria, Libia, Afghanistan eccetera, ha ragione. Ma scopre l’acqua calda: l’animale uomo si interessa unicamente a ciò che lo tocca da vicino. Non è solo vicinanza (sacrosanta) al popolo ucraino: è (soprattutto) paura di finirci in mezzo anche noi. Se Putin avesse bombardato le isole Tonga, non ce ne sarebbe fregato nulla.
2. Questa cosa che “Zelensky dovrebbe arrendersi subito” è una chiara applicazione del seguente motto: “Fare i pacifisti col culo degli altri”. Un conto è “sperare” in una fine veloce e il meno possibile cruenta, un altro è pretendere che Zelensky “non rompa troppo i coglioni”. Se qualcuno invadesse l’Italia, e i nostri amici ci dicessero “finitela lì e arrendetevi”, come reagiremmo?
3. A perorare la sciocchezza del “Zelensky coglione e colpevole perché non si arrende a Putin”, non per nulla, sono i Feltri e i Povia. Il primo, oltretutto, chiama Zelensky “Zagrebelsky”: daje Vitto’!
4. La trasformazione degli ultrà no-vax e no-pass in pro-Putin ci insegna che la fortuna è cieca, ma la deficienza ci vede benissimo.
5. In termini mediatici, Zelensky se la sta giocando molto bene. Qualcuno gliene fa una colpa, perché così facendo allunga l’agonia. Io dico che, quando si resiste, si resiste. Se aveste incontrato un partigiano nel 1944, gli avreste chiesto di finirla lì perché “se vi opponete ai nazifascisti ci saranno ancora più morti”?
6. Se fossi stato in Parlamento, e per fortuna mai ci sarò, avrei votato – con mille dubbi – sì all’invio delle armi. Se un amico mi chiede aiuto, io glielo do. Non inviare armi significa senz’altro essere pacifisti purissimi, ma – concretamente – vuol anche dire voltare le spalle all’Ucraina e fregarsene.
7. L’Europa, inviando armi, ha rinunciato alla sua neutralità? Certo. E menomale! Io non la voglio un’Europa “neutrale”, se da una parte c’è un aggredito e dall’altra un aggressore. Io voglio un’Europa giusta e coraggiosa, non pavida e paracula (con la scusa della Realpolitik).
8. È verissimo che Occidente, Unione europea e Nato hanno molte colpe, ma l’analisi del pregresso non sposta di una virgola la realtà delle cose: Putin è il male assoluto. E va fermato. Con la diplomazia se va bene, in ogni modo se va male.
9. Atlantismo ed europeismo non sono la stessa cosa. Certo. L’Europa è troppo appiattita nei confronti degli Usa. Vero. L’America resta quella che cantava Gaber. Sì. E gli Stati Uniti trarranno vantaggio da questa guerra. Yes. Ma allora la soluzione quale sarebbe? Non applicare sanzioni e lasciare l’Ucraina al suo destino?
10. La criminalizzazione del dissenso è insopportabile. Io, per esempio, trovo preziosi gli interventi di Orsini e illuminanti quelli di Montanari, Fini, Canfora, Castellina, Fratoianni, Spinelli e Roger Waters.
11. Per negoziare serve chi sa negoziare. E l’Europa, oggi, è popolata da turisti della storia. Una Merkel (in attività) non c’è. E sperare che Turchia e Cina siano “neutrali” fa ridere i polli. L’unico a poter fare qualcosa è il Papa, ma per negoziare devi avere da entrambe le parti persone dotate di senno. Se di là hai Hitler, cosa negozi?
12. La vera colpa di Europa e Occidente è stata sottovalutare la portata criminale di Putin, che era sanguinario anche quando lo celebravano destra, pezzi di 5Stelle e settori di sinistra radicale.
13. Come se ne esce? Non lo so. E in tutta onestà ho sempre più paura. Dolore, rabbia e paura.

Travaglio Nato

 

Nato per mentire
di Marco Travaglio
Sempre premesso che Putin è il nuovo Hitler, per giunta con le metastasi al cervello; premesso che in Ucraina non esistono più nazisti da quando i nostri giornaloni hanno rimosso gli articoli sulle svastiche del battaglione Azov e simili opere pie; premesso che le bombe al fosforo fanno male se le usano i russi, mentre quando le sganciavano gli italiani a Fallujah erano manna dal cielo; ecco, premesso tutto ciò, domandiamo per un nostro amico un po’ duro di comprendonio: ma perché non si può stare toto corde col popolo ucraino aggredito da Putin e dire “né con la Nato né con Putin”, visto che tutti ripetono (tranne Putin) che la Nato non c’entra nulla con l’Ucraina e che l’apparentamento fra l’una e l’altra è una fake news del pazzo del Cremlino? Il nostro amico è rimasto spiazzato dai titoli “Attacco ai confini della Nato” (Stampa), “Bombe sulla Nato” (Giornale), “Strage ai confini della Nato” (Corriere), “Guerra ai confini della Nato: missili sulla base di addestramento” (Rep).
Si riferiscono ai 30 missili russi che hanno distrutto il cosiddetto International peacekeeping and security center di Yavoriv, a 25 km dal confine polacco: una base militare di 390 kmq, brulicante di soldati ucraini e occidentali. Washington ha subito minacciato rappresaglie per “difendere il territorio Nato”: e non si vede a che titolo, visto che ha escluso di avere “militari coinvolti” né lì né nel resto del Paese. Ma s’è scordata di avvisare la sua ambasciata a Kiev, che ha twittato un peana ai “soldati eroici di Usa, Polonia, Lituania, Regno Unito, Canada e altri che addestravano le forze ucraine” e smistavano le armi made in Usa e in Ue. Il che dimostra che, in barba alla ridicola risoluzione del Parlamento italiano, inviare armi non porta alla “de-escalation”, ma all’escalation. Non solo. Quella di Yavoriv è una base Nato camuffata: dal 1995 è segnalata sul sito della Nato e ha ospitato tutte le esercitazioni Nato anti-Russia. Infatti il Giornale la definisce “sede Nato”, La Stampa più pudicamente un “centro di addestramento utilizzato anche dalla Nato”. Insomma: più che i confini della Nato, i russi han bombardato la Nato. Che sta da 27 anni in Ucraina, pur assicurando di starne fuori. È una notizia coi fiocchi, che dovrebbe far arrossire chi nega qualsiasi nesso fra Ucraina e Nato e iscrive al “partito di Putin” chiunque osi dire il contrario. Ed è la prova che i migliori amici del popolo ucraino non sono quelli che stanno “con la Nato contro Putin”. Ma quelli che non stanno “né con la Nato né con Putin”. Far parte della Nato presenta almeno il vantaggio che, se ti attaccano, gli altri soci ti difendono. Se invece ti tieni la Nato in casa nascosta in cantina, ti attaccano e non ti difende nessuno.

lunedì 14 marzo 2022

Grande Michele!


“Sono qui per parlarvi da scimmia a scimmia. Per distruggere l’umanità bastano e avanzano una cinquantina di bombe termonucleari. Dette familiarmente bombe atomiche. Però nel mondo le atomiche non sono cinquanta. Sono quindicimila.

La domanda, dunque, è questa: se per annientare il nemico e anche l’amico bastano cinquanta atomiche, perché ne abbiamo costruite quindicimila? Una risposta razionale non esiste. Nemmeno la più cinica logica di guerra può giustificare uno spreco così demente. 

Se fossimo al bar vi direi: questa è la prova del fatto che siamo, come specie, non solamente malvagi. Siamo anche coglioni. Ma se nel bar ci fosse uno psicoanalista potremmo fare un passetto in più: ci spiegherebbe che un accumulo così smisurato è una forma di collezionismo. Il collezionismo è studiato, in psicoanalisi, tra le perversioni.

Nel 1955, Albert Einstein e Bertrand Russel scrissero un appello per il disarmo firmato da una decina di premi Nobel. Diceva: “Vi chiediamo, se vi riesce, di mettere da parte le vostre opinioni e ragionare semplicemente in quanto membri di una specie biologica che rischia di estinguersi”.

La parola più audace, più utopistica, nella frase che vi ho appena letto, è l’uso del verbo ‘ragionare’. Non credo sia alla nostra portata”.

Michele Serra

domenica 13 marzo 2022

Daniela e i guerriologi

 

I neo D’Annunzio interventisti (da tastiera) che odiano i dubbi
Opinionisti in trincea
DI DANIELA RANIERI
Dove si dimostra che in questo Paese ogni cosa, pure la guerra, finisce in burletta; che ogni discussione seria è impedita da fallacie e cattiva fede sparse da alcuni allo scopo di avere ragione su certe loro antiche e nuove fissazioni.
I liberali atlantisti, quelli per cui l’America è la patria del cinema e quindi non può produrre cose cattive, hanno dichiarato guerra – sui social, sui giornali e in Tv – a chi tenta di spiegare le origini storiche e politiche della guerra di Putin contro l’Ucraina. In un sol colpo possono: lisciare il pelo agli Usa, irridere i pacifisti, canzonare la sinistra non belligerante (quindi non il Pd, il partito più conservatore d’Italia) e passare da filantropi.
Chi auspica immediati accordi di pace, anziché l’invio di armi all’Ucraina che esporrebbe la popolazione al massacro e coinvolgerebbe tutti in una guerra nucleare, è un fiancheggiatore di Putin. “Ma non vi importa nulla dei bambini ucraini che muoiono sotto le bombe?”: questo è il livello delle argomentazioni. “Il cinismo di quei pacifisti che dicono no a Zelensky”, scrive Paolo Mieli sul Corriere. Boots on the ground dalle loro redazioni, risolvono la complessità con la retorica, la diagnosi clinica e il paradigma immunologico: Putin è pazzo. Zelensky è un eroe. Ergo noi occidentali liberali, detentori del logos, dobbiamo foraggiare di armi Zelensky e neutralizzare Putin. Prevedere le conseguenze è da oziosi menagrami. (Volete morire dilaniati tipo kamikaze? Provate a scrivere che secondo voi Zelensky è sì una vittima, ma anche un po’ incosciente a chiamare il popolo alle armi).
Marc Innaro, corrispondente del Tg2, è stato mediaticamente linciato quale reo di “propaganda pro-Mosca” (Il Foglio) perché ha mostrato una cartina che riproduceva l’espansione della Nato negli ultimi anni. Falsa? No, vera. Non doveva mostrarla per non demoralizzare le truppe. Quelle al fronte? No, quelle nelle redazioni.
Barbara Spinelli ha fatto qui un’analisi delle promesse mancate della Nato in palese violazione di ogni accordo preso con la Russia come miccia della crisi attuale. Ciò per Repubblica fa di Spinelli una sostenitrice di Putin insieme a Savoini, quello che secondo i pm andava negli hotel di Mosca a trattare soldi per Salvini; per molti il papà di Barbara, Altiero, teorico dell’Europa unita, avrebbe disconosciuto la figlia. Stessa sorte il prof. Orsini della Luiss, colpevole di sapere le date e dunque di intelligenza con l’invasore.
Almeno, incitano questi D’Annunzio da tastiera, istituiamo la no fly zone! Forse pensano che voglia dire invitare Putin a non sorvolare i cieli ucraini, magari col deterrente della reazione di Enrico Letta o delle bandiere della pace sopra gli edifici; non sanno che significa abbattere aerei russi e scatenare un conflitto intercontinentale. “Lo sappiamo benissimo”, ribattono; è che amano la pace e l’Ucraina, mentre noi odiamo entrambe.
Altra argomentazione fallace: “Se vedo un bambino grande che picchia uno piccolo, io intervengo, non chiedo chi ha ragione”. Sempre sperando che il bambino grande non abbia l’atomica.
I pacifisti sono “ipocriti”, “cinici”, “vigliacchi”, sciocchi “idealisti”. Se provi a dire che semmai sono realisti, visto che provare a battere i russi sarebbe un suicidio collettivo, si rimangiano tutto: i pacifisti sono cinici, e gli idealisti sono loro.
Gli interventisti tirano in ballo la Resistenza. “I partigiani non si arresero”. Così banalizzano la Resistenza come normale guerra tra parti belligeranti. Il sottotesto è: ma come, a voi piace tanto la Resistenza, e ora non volete aiutare i resistenti ucraini? Infatti se la sono presa anche con l’Anpi, svillaneggiata per aver detto: “No alla guerra di Putin, ma anche all’espansione Nato verso est. Niente armi a Kiev”. L’analogia è fallace: il nazismo è un’aberrante ideologia razziale con un progetto di sterminio di ebrei, rom, disabili e omosessuali; Putin non è nazista. Viceversa, il battaglione Azov, ucraino, chiaramente neonazista (se la svastica, il sole nero e altri simboli sulle loro divise non sono stencil decorativi cuciti per sbaglio dalle loro mamme), non è affatto neonazista, anzi: i combattenti sono come i nostri nonni partigiani.
Edgar Morin, filosofo e sociologo francese, ha scritto (su Repubblica!): “Questo processo è stato provocato a uno stesso tempo dall’ambizione crescente di Putin… e dall’allargamento concomitante della Nato intorno alla Russia”. Padre Zanotelli ha detto al Fatto: “La Nato ci ha portato in guerre assurde, costruite sulle bugie”. Edith Bruck, scrittrice ungherese testimone della Shoah, ha detto a Otto e mezzo che è contraria a mandare armi all’Ucraina perché ciò provocherebbe la terza guerra mondiale. Tutti cinici e ipocriti complici di un genocida, anche una sopravvissuta a Auschwitz.
Avrebbero la soluzione soft: spegnere i termosifoni, non usare l’auto, prendere i mezzi pubblici. Naturalmente loro prendono il taxi, o vanno a piedi (abitano a 10 minuti dal centro, in appartamenti col parquet riscaldato). Fanno finta di non sapere, o non sanno davvero, che la gente normale usa già da tempo questi accorgimenti, e non per fare dispetto a Putin, ma perché in Italia ci sono 8 milioni di poveri relativi, 6 di assoluti, 3 milioni di working poors (lavoratori poveri). (Ah: sono gli stessi che vogliono abolire il reddito di cittadinanza).
Altro ragionamento pedestre: se non vuoi mandare carrarmati e aerei a Kiev è perché sei comunista e nostalgico dell’Urss (infatti hai votato No al referendum di Renzi). Se dici che tu sarai pure comunista, ma Putin è un autocrate che col comunismo non c’entra nulla, ti dicono che allora sei sovranista, filo-nazista e pure un po’ no-vax.
Sono gli stessi per i quali chi – come i prof. Barbero e Montanari – dice che l’istituzione della cosiddetta Giornata del ricordo è un’operazione politica tesa a equiparare surrettiziamente l’Olocausto alle uccisioni degli italiani da parte dei partigiani jugoslavi, è un “negazionista delle foibe” (Odiano chi ha studiato, perché complica inutilmente quello che nella loro testa è invece semplicissimo).
“L’Italia ripudia la guerra” è, per costoro, una sorta di raccomandazione non vincolante, un consiglio di benessere inserito in Costituzione, tipo “la colazione è il pasto più importante” o “il nuoto è lo sport più completo”. Così si vedono alcuni che due anni fa gridavano al “vulnus democratico” dei Dpcm di Conte invocare oggi serenamente la terza guerra mondiale.
Chi frequenta i social sa che la tiritera è diuturna, tanto da destare il sospetto che questi liberali odino più i loro nemici interni che Putin.