Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 28 novembre 2021
L'Amaca
Gli archivi tra le nuvole
di Michele Serra
È presumibile che in occasione del Black Friday, nuova solennità del Paese dei Balocchi, il traffico degli acquisti on line abbia toccato l’apice. E con esso, il gigantesco traffico di dati che è la sola vera percepibile forma di “controllo sociale” nel quale viviamo immersi, monitorati passo dopo passo, clic dopo clic. Se avete comperato, per esempio, una scopa elettrica, sappiate che avete lasciato traccia: le scope elettriche del mondo intero vi pedineranno per il resto dei vostri giorni.
Non si capisce perché mai i rivoluzionari in servizio permanente chiacchierino così tanto, e così volentieri, della fantomatica dittatura sanitaria, piuttosto che affrontare l’evidenza: il capitalismo della sorveglianza (dal titolo del notevole libro di Shoshana Zuboff) è già in atto, e non ha avuto alcun bisogno di iniettarci chip con i vaccini. Gli basta la nostra distratta arrendevolezza quando, pur di levarci di torno i banner che ostruiscono il nostro cammino on line, clicchiamo “accetto” ai vari cookie s. Di noi tutto è già noto e custodito in sterminati archivi sospesi tra le nuvole. Se ci va bene, gli archivisti ne faranno solo un uso commerciale. Se ci va male, anche un uso politico.
Capita che la forma di cattività già in atto, che è quella del consumismo “scientifico”, programmato e somministrato dose per dose, persona per persona, rischi di passare quasi inosservata, a favore di fantasmi e paranoie destinate a sparire nel nulla, prive come sono di spessore critico e di peso politico. Un bravo complottista direbbe dunque che i No Vax, e i teorici della dittatura sanitaria, sono utilissimi al potere perché distraggono dai veri conflitti e dalle nuove forme di dominio e subalternità.
sabato 27 novembre 2021
Dati
L'Amaca
Quanto è grande la Manica
di Michele Serra
Tra gli effetti di Brexit, c’è che Johnson si rivolge a Macron come se la Francia fosse una specie di Libia spostata molto più a Nord, e l’Eliseo lo stato maggiore del traffico di migranti. Oppure è vero il contrario: Brexit non è una causa, è solo una logica conseguenza. Per la grande isola a Nord della Manica il Commonwealth, che è l’eufemismo del vecchio Impero (vuol dire “bene comune”, probabilmente è il primo, clamoroso esempio storico di ipocrisia politicamente corretta), è pur sempre molto più prossimo, familiare e importante dell’Unione Europea. Le città inglesi pullulano di migranti, asiatici soprattutto, ma sono, come dire, un prodotto interno, un imponente flusso post-coloniale (come i magrebini in Francia). Ma i migranti africani che traversano l’Europa no, quelli non sono sudditi o post-sudditi della Corona Inglese, quelli sono affare interno di chi sta dall’altra parte della Manica. Se li tengano.
È un modo di ragionare che non fa una grinza, a patto che ci si rassegni al provincialismo che sta sotto e dietro il cosiddetto sovranismo.
Impossibile anche solo concepire una comune politica dei Paesi europei (l’Inghilterra lo è, almeno sul mappamondo) per il governo dei fenomeni migratori, fino a che un braccio di mare che si traversa anche con le pinne e il materassino, la Manica, politicamente è vasto e procelloso come un oceano.
Lo sanno bene gli ultimi annegati di una lunga serie, che hanno almeno avuto il discutibile vantaggio postumo di occupare le prime pagine di tutti i Paesi nord-europei, e fatto discutere quei Parlamenti e quei governi. Migliaia di annegati nel Mediterraneo non hanno potuto godere di un cordoglio così diffuso. Se si vuole attirare l’attenzione, conviene annegare nella Manica.
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