giovedì 11 novembre 2021

Domandina

 


Daje Daje!

 

Matteo il Russo
di Marco Travaglio
Ne La maledizione dello scorpione di giada, Woody Allen interpreta un detective che indaga su una serie di rapine e alla fine scopre di averle fatte lui. Gli psichiatri, quando uno accusa gli altri di ciò che fa lui, parlano di proiezione, ma escludono che la sindrome sia contagiosa. Fa eccezione l’Innominabile, che la propaga a ritmi da far impallidire la variante Delta, specialmente tra i giornalisti. Chi non ricorda le sue cheerleader pennute che prendevano sul serio le sue filippiche sulla Spectre Putin-Casaleggio-Grillo (ma anche un po’ Trump) intenta a spostare milioni di voti verso i 5Stelle a suon di fake news, troll, account falsi e cyberpropaganda dalla Russia con furore? E la Mata Hari dei social che si faceva chiamare Beatrice Di Maio per stornare i sospetti di simpatie grilline, smascherata sulla Stampa dal commissario Iacoboni come agente segreta della Casaleggio & Cremlino Associati, poi rivelatasi essere la moglie di Brunetta? E le commissioni anti-fake news, composte da maestri del ramo tipo Riotta e Fubini? E la caccia dei giornaloni alle cellule più o meno dormienti della Social-Piovra che da Mosca e San Pietroburgo allungava i tentacoli ad Afragola, Frascati e Terni, dove operava in incognito il famigerato Leonardo Piastrella, alias Ermes Maiolica o Vincenzo Ceramica, noto mago dei travestimenti? Pagine indimenticabili di giornalismo investigativo, come quelle sulla congiura russo-grillina per rovesciare il capo dello Stato a colpi di hashtag #Mattarelladimettiti, con indagini di: Procura di Roma, Digos, Antiterrorismo, Polizia Postale, Aise e Copasir. Chissà che fine han fatto.
Ora si scopre che il senatore a tassametro, quand’era premier e segretario Pd, oltre a controllare Rai e Mediaset, aveva messo su una Bestiola pagata da Open (nota fondazione culturale indipendente) con software israeliani per fare ciò che rimproverava agli avversari: magheggi social, “amicizie” pilotate, account farlocchi e fake news contro un solo nemico: i 5Stelle. “Ci avevano chiesto di creare almeno 10 profili social non veri”, dichiara ai pm uno degli smanettoni incaricati di dirottare i commenti negativi. “Non perdete tempo, partite, i nomi li sappiamo. Altro che privacy!”, li aizzava lo Statista di Rignano. Ora che escono cose vere su di lui, alla privacy s’è riaffezionato. Ed è probabile che, senza la gigliosa macchinetta da guerra, pure il suo 1,7% sia sovrastimato. Deve aver fatto tesoro delle lezioni del guru Fabrizio Rondolino, noto sfollagente, che 4 anni fa gli scriveva: “Non dobbiamo perdere tempo a riconquistare l’elettorato: dobbiamo spingerlo a non votare più”. Missione compiuta. Quod non fecerunt Cremlini, fecerunt Rondolini.

Amaca viga...no!

 

E lo hanno pure fatto vescovo
di Michele Serra
A me questo monsignor Viganò, che protetto dal suo bel cappellino da vescovo ci spiega che qualcuno «ha ucciso deliberatamente i contagiati per farci accettare lockdown, mascherine e coprifuoco», non fa ridere per niente. Perché la pazzia non fa ridere, la menzogna non fa ridere, la calunnia non fa ridere. Né la libertà di espressione può essere invocata a protezione di qualunque oscenità sgorghi da bocca umana, men che meno se chi la produce è un uomo di potere come questo signore.
Chi ha «ucciso deliberatamente» gli ammalati di Covid? Come mai un magistrato non convoca il Viganò e gli chiede ragione delle sue parole, che da sole varrebbero l’apertura di un fascicolo per il reato di strage? Perché una trasmissione seguita e un conduttore autorevole (Floris) mandano in onda questo comizietto orribile come se fosse la boutade di un pazzariello, seguita, come sola chiosa, da un «che Dio lo perdoni» pronunciato da un Vespa particolarmente pretesco, presente in circa sedici trasmissioni contemporaneamente per promuovere la sua strenna annuale?
Non è Dio che deve perdonare il Viganò: sono i medici, gli infermieri, i volontari che si sono fatti un mazzo tanto, spesso a rischio della vita, per salvare gli ammalati di Covid. E spero proprio che non lo perdonino mai, il Viganò, per avere osato dire che in qualche ospedale “qualcuno” avrebbe deciso di uccidere persone intubate e impotenti per ragioni politiche, per servire un complotto, per onorare un contratto con Big Pharma, o per una a caso delle paranoie negazioniste. In uno studio televisivo, tra uomini di mondo, di un Viganò si preferisce sorridere. Confesso che mi sono incazzato: anche con chi sorrideva in studio. Si vede che non sono un uomo di mondo.

mercoledì 10 novembre 2021

Non si fa così!

 Leggo della sentenza della Corte dei Conti che obbliga entro il 2024 ad andare a gara per tutte le concessioni balneari, e dico: non si fa così! 

Ma dico! Abbiamo concesso a pochi privilegiati di pagare bazzecole in cambio di lidi di mare immensi dove lettini a dieci - venti euro ed ombrelloni dorati che consentono di abbronzarci liberamente, e poi le lattine a quattro euro, e i lavoratori qualche volta pure in nero, e gli incassi, dove li mettiamo gli incassi che permettevano di vivere agiati per i restanti mesi dell'anno, e poi via dai finiamola con la storia che il mare è di tutti, non se ne può più! 

Ma era normalità che una famiglia cosiddetta normale, e per normale intendo che viveva del proprio lavoro con due figlioli, spendesse almeno uno stipendio per godere del sole, del mare, del comfort che questi imprenditori elargivano a man bassa, senza guadagnare il giusto, e per giusto mi riferisco a quello che la ristorazione, i bar, e quant'altro prevedono altrimenti si chiude signori, non si può non arricchirsi facendo quella vita grama. E gli scontrini al bar spiaggiati? Vogliamo parlare di quelle chimere? Le granite a 2,5 euro, gli aperitivi a dieci e tutto come se fossimo una famiglia! Dai, davvero non si può andare a gara! Tutti i governi han da sempre cercato di sorvolare su questa infingarda ingiustizia, persino Conte, il Conte Primo che aveva accanto il famosissimo amico del gestore del Papeete! Non se ne fece nulla, per fortuna! E anche il Dragone ha cercato di minimizzare ma poi è arrivata la sentenza e non si potrà più far finta di nulla perché, bada ben - bada ben, ce lo chiede l'Europa!!! Ce lo chiede l'Europa di fermare questo scempio italico dove gruppuscoli di faccendieri tengono in scacco le centinaia di chilometri di costa della penisola per far grana, pagando briciole e ingurgitando risorse! E noi come allocchi, siamo non per nulla in Alloccalia, accettiamo annualmente di sottostare a diktat tendenti al rincaro, alle lagne del non si guadagna più niente, abbiamo troppe spese, come si fa ad andare avanti, stesse frasi fatte di altri piagnoni esperti che furoreggiano nel commercio! 

Probabilmente non caleranno i prezzi, probabilmente sarà pur sempre un salasso. Ma che gusto e gioia nell'apprendere che alla fin fine la legge è legge! Per tutti anche per quelli dalle lattine di birra a quattro euro!  

Grande Robecchi!

 

Rivoluzione. Chi lavora non può essere povero: lo Stato intervenga
DI ALESSANDRO ROBECCHI
Uno speciale caso di strabismo, fa in modo che ci sia una parte della società poco indagata, poco vista, poco raccontata, insomma di cui non ci si occupa, e sono quelli che fanno la guerra tutti i giorni coi prezzi, la spesa, l’affitto e i salari da fame. È un fenomeno italiano piuttosto noto, quello dei lavoratori poveri, da poco certificato dalla Fondazione Di Vittorio: cinque milioni di italiani guadagnano meno di diecimila euro lordi all’anno. Il limite, insomma, a un passo dalle sabbie mobili e della soglia di povertà. È una popolazione che non ha narrazione, che non si vede nei telegiornali, nelle serie, non è presente nella politica. Quando si parla di poveri, in generale, è per fargli il culo, perché non corrono a lavare i piatti al mare in agosto, o perché sono assistiti, o svogliati, o fancazzisti che ai miei tempi, signora mia… Ecco.
Tutto il racconto del proletariato italiano sta qui, dileggio e insulto, per non dire dell’equiparazione ormai diretta tra percettore del reddito di cittadinanza e “furbetto”, un’equazione accettata dai media con soddisfatta nonchalanche, e passiamo ad altro. In generale si sentono grandi allarmi, ma non ci si muove molto. Le file, per usare una metafora nemmeno tanto metaforica, si allungano.
Non pare che nella manovra finanziaria, ci siano molte tracce di attenzione per questa numerosa genìa dannata, ma in compenso qualche briciola per chi sta meglio. Se la revisione dell’Irpef sarà quella annunciata – quella del famoso “tagliamo le tasse” che tutti sbandierano – non c’è molto da brindare: si limerà qualcosa tra i 28 e i 55 mila euro, cioè chi guadagna ventottomila euro l’anno niente, e chi si avvicina ai cinquanta risparmierà meno di 500 euro all’anno. Poco, ma soprattutto sempre lì, ai piani medio-alti dei contribuenti.
Dunque, abbiamo un problema: periodicamente si puntella un po’ la classe media, diciamo la borghesia produttiva, il lavoro garantito, e dall’altra si dimentica sistematicamente il lavoro che più si è espanso negli ultimi decennio, quello intermittente, a chiamata, casuale, a singhiozzo, insomma una massa indistinta e molto numerosa di lavoratori che di garanzie ne hanno pochissime o niente del tutto. Non è un settore in cui possa intervenire la politica fiscale, giusta obiezione, perché la platea dei lavoratori poveri non è quasi soggetta a tassazione. Ma proprio per questo la faccenda è un po’ più impegnativa: non si tratta di regalare soldi, ma di disegnare bene dei diritti, e forse proprio per questo la politica se ne sta alla larga.
La vera polarizzazione, qui e ora, è quella tra redditi accettabili e redditi troppo bassi, con buona pace delle vecchie terminologie novecentesche, e però, uh, che sorpresa: riecco la borghesia e riecco il proletariato. Non so dove possa portare questa annosa faccenda dal punto di vista politico, ma insomma, le differenze sociali troppo marcate si sa che generano insoddisfazione e incazzatura. Dunque lì, lì ai piani bassi, serve più che altro un ridisegno complessivo delle modalità di lavoro e di salario, un certificato statale che chi lavora – almeno chi lavora! – non sia povero, il che tra l’altro ripristinerebbe non solo un minimo di giustizia sociale, ma distenderebbe i nervi i tutti. Forze politiche che prendano sul serio questa battaglia e la portino al centro della scena non ce ne sono, non conviene, non fa fine, forse non sono considerati voti appetibili, non fanno opinione, non sono moderati, non hanno sotto il braccio l’agenda Draghi, quindi non vanno bene.

Giusto così!

 


Locandina