lunedì 11 gennaio 2021

Ci manca!



Abbiamo tanta nostalgia di lui e del suo cappotto così meravigliosamente abbottonato, del suo splendido inglese, della sua integerrima linea politica. Tiene in scacco noi tutti solo perché sa di essere insostituibile! Torna mitico condottiero! Ci manca tanto e troppo quella comicità che tu solo sei capace di infondere! 

Tempi andati ma moderni

 


Erano altri tempi si dirà. Certo, erano altri tempi, ma non per questo obsoleti, preistorici. Erano i tempi dei rapporti umani, di una grande persona che rappresentava molti, che compartecipava alle difficoltà del mondo del lavoro, il quale non è per niente migliorato, né modernizzato, tutt’altro: sono sorte nuove schiavitù, evolute alla 2.0 per intenderci, per mano di uno gnomo che gli è succeduto alla guida di quello che un tempo era un partito di sinistra.
Quanto ci manchi Enrico!
Quanto mancano la pacatezza, la risolutezza, il farsi carico delle gravi problematiche ruotanti attorno all’uomo nella sua individualità.
Oggi è cambiato tutto: se non sei broker, se non parli di finanza, di intrallazzi borsistici, non ti fila più nessuno; se non sei esperto di banche, di fondi internazionali, di aumento della divaricazione sociale, già di per sé enorme, nessuno si ferma a parlare con te. 

Anzi, a pensarci bene c’è ancora qualcuno che mastica quella “vaga idea di socialismo”, ed è vestito di bianco, è argentino, un autentico leone. Proprio ieri sera nel corso di un’intervista ha dichiarato: 

“In questo tempo non c’è il diritto di allontanarsi dall’unità. Per esempio, la lotta politica è una cosa nobile, i partiti sono gli strumenti. Quello che vale è l’intenzione di fare crescere il Paese. Ma se i politici sottolineano più l’interesse personale all’interesse comune, rovinano le cose”.

Ecco un altro uomo che vorrebbe andare in giro da solo, e lo ha fatto, fermandosi a parlare con lavoratori per ascoltarne le esigenze!
E chissà se queste parole riusciranno ad entrare nella testa di quel poveretto che da oltre un mese sta tenendo in scacco l’intera politica di maggioranza, per placare i personali rigurgiti di potere, coadiuvato da un’aretina molto ambiziosa, egoriferita anch'ella come il suo mentore. Chissà…

domenica 10 gennaio 2021

L’Amaca


Che c’entra Borsellino?

di Michele Serra

Il volto di Paolo Borsellino sulla mascherina del Salvini è il classico esempio di appropriazione indebita. Come se Donald Trump girasse con la fotografia di John McCain nel taschino. Borsellino era notoriamente un uomo di destra, ma era la stessa destra dell’avvocato Ambrosoli (e di McCain): una destra legalitaria, borghese, laica, che serviva lo Stato e onorava le sue leggi, e faceva della compostezza e del basso profilo una specie di dogma civile.
Il populismo, di quella destra, è precisamente agli antipodi, e la Lega di Pontida e degli elmi cornuti (l’America ci copia!), del cappio sventolato in Parlamento, della costante agitazione "anti-palazzo" salvo, nel palazzo, entrarci e mettersi comodi, a quelli come Borsellino sarebbe apparsa un corpo estraneo. Per non dire dei milioni di denaro pubblico ingoiati da quel corpo e già da tempo metabolizzati, e trasformati in trippa per i gatti: a proposito di legalità e dunque a proposito di Borsellino.
Il problema del Salvini è che inventarsi un Pantheon dal nulla non è semplice per nessuno.
Già disse, il Salvini, ai tempi in cui partecipava agli allegri cori lumbard pro-Vesuvio e pro-colera, che gli piaceva tanto De André, che è come se Berlusconi dicesse che il suo intellettuale di riferimento è Pasolini. Ora, per cortesia, il Salvini lasci riposare in pace Borsellino (e De André), e si accontenti della sola mascherina che gli compete, che gli appartiene, che lo definisce, che gli calza alla perfezione, che è quella di Trump. La destra faccia un poco di riordino interno, per cortesia: da una parte i McCain e i Borsellino, da quell’altra i Trump e i Salvini.

Errore cinguettante

 

No, non è stata la giusta soluzione oscurarlo definitivamente, perché oscurare un ignobile essere come lui, significa rinforzarlo, tremendamente. Twitter gli ha tolto la parola ma ha dato nuova linfa agli 88milioni di seguaci, per i quali, probabilmente, la media QI è attorno al 60 - caspita! Ho appena giudicato prossimi al ritardo mentale 88milioni di persone! E’ il social power bellezza! - con picchi del 5-max7 per quell’imbelle a torso nudo con le corna, imitante lo sciamano.
Twitter ha gettato benzina in un fuoco molto pericoloso, la maggioranza degli americani lo aveva già giudicato, lo aveva allontanato dai propri progetti, pensieri, aspettative.

Il Trombone Biondastro s’affacciò nel mondo cinguettante nel 2009; da allora ha sparato 57mila tweet, cinquantasettemila ostreghéta, toccando anche i 100 messaggi al giorno, cento messaggi… mi ricorda qualcuno nostrano … un altro imbelle … che se la marmellata è amara si lamenta perché è amara, se è dolce rimpiange l’amara, mettendo di mezzo figlie d’otto anni, baluardi antimafia come ha fatto indegnamente con Borsellino ieri l’altro, insomma: un piccolo ed insignificante gnomo italico che per giunta girava come un coglione fino a poco tempo fa con mascherina pro Biondastro, un calcio negli zebedei per tutti , e per fortuna ancora tanti, sani di mente in circolazione.

Twitter non avrebbe dovuto bloccarlo, perché da ora in poi il Riccastro si organizzerà, in un altro social, diventando una spina nel fianco enorme per la nuova amministrazione Biden. Dentro a quell’infausto serbatoio di aficionados c’è un mix letale di negazionisti, terrapiatisti, antivax, tradizionalisti, razzisti, xenofobi, armaioli, violenti misogini, suprematisti, insomma: tutto quanto occorre per abbattere ragione e coscienza costituzionale. Togliere la parola al loro vate, equivarrà a spronarli, ad agitarli generando ribellioni, conflitti, deturpazioni sociali. 
Tra gli 88milioni, non lo dico io ma sociologi e psicologi, vi è una grande fetta di instabili che oramai ha confuso la realtà con il verbo dell’Inetto Riccastro, uscendo da ogni logica, dal libero pensiero, dalla democrazia. Si sentiranno derubati, reietti, socialmente fustigati, e ciò provocherà nelle loro cervici oramai stravolte, riluttanza ai doveri, corsa ad accaparrarsi nuove armi, nuova tecnologia per abbattere il nemico, nero o democratico che sia.

Twitter avrebbe dovuto sanzionarlo, agevolando molti a controbatterne le molteplici idiozie, sfornate dal “culo di gallina” del suo cranio desolatamente desertico. Tra dieci giorni se ne andrà, finalmente, non prima di svelarci nuove sorprese, tra cui pare l’auto immunità penale. Twitter, oscurandolo, lo renderà più forte e, ahimè, faro nero per gli innumerevoli babbani destabilizzanti buon senso e convivenza sociale.

sabato 9 gennaio 2021

Giostra vitale

 


Le varie fasi della vita sono costellate, segnate da eventi, da step scuotenti l’essere al fine di insufflargli la consapevolezza della canizie. Cerco di riassumere la scala temporale per questi momenti d’alto sbigottimento: 


1) Quando per la prima volta ti danno del “lei”: l’ho vissuta negli anni 90, è stato uno shock, ero ad un campo giovani a Cassego, servivo a tavola; una ragazza mi disse: “senta ne posso prendere ancora di pastasciutta?” E’ l’entrata ufficiale nel regno degli adulti.


2)  Quando i tuoi amici non ti cercano più per il calcetto. Una volta che venga accertata l’assenza del defibrillatore nei pressi del campo, gli altri compagni di squadra si organizzano in stile “carbonaro” evitando di chiamarti e non parlano più in tua presenza di future partite. 


3) Quando la cassiera al supermercato ti aiuta a contare gli spiccioli: mi è capitato stamani. “Sono 16,70 euro!” mi dice la signorina; tiro fuori venti euro, lei mi dice “ha mica per caso 1 euro e 70, oppure 2 euro?” Metto la mano in tasca e tiro fuori un frullato di 2-5-10-20-50 centesimi; li rimiro come un ebete dentro alla Biblioteca di Londra, lei (stava pure per accarezzarmi il coppino) mi dice con tono compassionevole, quasi fosse una rediviva Madre Teresa: “me li dia a me che glieli conto!” La guardo con stupore mixato ad lieve increspamento di gonadi, comprendo di aver oltrepassato l’ennesimo traguardo intermedio. Da ora in poi ne restano solo due:


4) Quando in auto vai meno veloce di un trattore stracarico di letame e non mostri l’emblema della decadenza, il mitico cappello: vedi dallo specchietto che quello dietro sta imprecando, attendendo l’occasione per superarti e mandarti a fare in c…! Appena si affianca e ti vede, ripone il braccio destro pronto allo sfanculamento e, mirandoti con compassione, ti lascia lì, assieme ai tuoi ormai blandi e datati pensieri. 


5)  Ed ecco il più temibile, dall’impercettibile sapore di mogano, il padre di tutti i segnali dell’eclatante superamento dei 3/4 del cammin di nostra vita: quando sul bus si alzano per cederti il posto. Sono così fobico in merito che per evitare questa tragedia psichica, appena adocchio un seggiolino libero mi ci fiondo senza scrupoli, lasciando interdetta l’anziana già pregustante la seduta. Lo so, prima o poi arriverà il fatal momento, mi sto ossigenando in cervice anche per questo, con scarsi risultati. Sob! 

No, non dimenticheremo mai!

 


In giornate come queste, un popolo civile si fermerebbe per meditare sul proprio passato, al fine di evitare in futuro il ripetersi di tragici errori dettati fondamentalmente da quella mortifera idea di fascismo.
Che è successo di così eclatante? C’entra Covid, il pandemico? No: è stata depositata la motivazione della sentenza sull’ecatombe fascista alla stagione di Bologna del 2 agosto 1980 che assassinò 85 persone e ne ferì oltre duecento.

La civiltà ed il rispetto per chi ha pagato con la vita questo miserabile attacco fascista alle istituzioni, consiglierebbe appunto di meditarvici sopra, con pazienza e scrupolo. Sappiamo i nomi responsabili della tragedia e li ripetiamo per tenerli a mente:

Gilberto Cavallini - Giusva Fioravanti - Francesca Mambro - Luigi Ciavardini.

Sono loro, al di là di ogni ragionevole dubbio, i responsabili materiali dell’eccidio fascista, loro tanto infimi e squallidi da risultare colpevoli nonostante i tentativi di depistaggio, di reticenza, di bugie tipiche dei fascisti.
La riflessione meditativa si dovrebbe accentrare su una frase del presidente della Corte d’Assise Michele Leoni: “una strage politica, o, più esattamente, di una strage di Stato.”

Nero su bianco: strage di Stato. Uno Stato contaminato da criminali fascisti che invece di difendere i propri figli, li assassina per scopi e mire destabilizzanti.
Benché la Procura bolognese al tempo abbia cercato di insufflare una visione minimalista - del tipo son ragazzi, sono quattro balordi e nella sentenza si legge appunto che “riconduce tutto alla dimensione autarchica di quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo (con le bombe, ma anche con il solito corteo di coperture e depistaggi)”, la motivazione della sentenza appena pubblicata sfancula, ops!, questa teoria borotalcata - spontaneismo un bel paio di ciufoli, verrebbe da dire - in virtù del concetto che il fascista Gilberto Cavallini

era tutt’altro che uno ‘spontaneista’ confinato in una cellula terroristica autonoma”. “Risulta chiaro che, con i suoi ‘collegamenti’, era pienamente consapevole dei disegni eversivi che coinvolgevano il terrorismo e le istituzioni deviate”

Si legge inoltre “Non si capisce come mai, nel variegato panorama del terrorismo di destra, Tuti, Concutelli, Delle Chiaie, Graziani, Massagrande, i vari capi di Ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale, Fachini, nonché Fiore e Adinolfi, fossero tutti compromessi con i Servizi e con altri poteri dello Stato, e solo i Nar (Cavallini compreso) facessero eccezione”

La sentenza non ne parla, ma al vertice del progetto destabilizzante fascista, sulla punta della piramide fascista assassina, sedeva uno dei più grandi bastardi della nostra storia, per fortuna andato negli inferi: Licio Gelli.
Le motivazioni infine distruggono le varie ipotesi sorte per depistare la giustizia, come quella palestinese: piste “tutte fungibili come pezzi di ricambio, per nulla imparentate l’una con l’altra, salvo che per un comune intento: negare la responsabilità di terroristi di destra italiana, servizi segreti italiani e istituzioni italiane, e dirottare tutto su imprecisate, fantomatiche e fantasiose organizzazioni estere”.
Meditare su quanto sopra, pensarci ogni giorno per il pericolo che tali atrocità si possano ripetere nel tempo, in special modo ove regni il babbanesimo con ampolle del dio Po annesse: nel 1980 fascisti della peggior specie, servizi segreti italiani deviati, istituzioni italiane e occulti personaggi della P2 capitanati da quel bastardo di Gelli, provocarono la morte di 85 persone, il ferimento di oltre 200, alla stazione di Bologna, al fine di destabilizzare il quadro politico per sovvertirlo.

Una terribile verità in uno stato ancor oggi scosso e probabilmente indifeso da altri ipotetici tentativi di ribaltare la democrazia. Fascismo, appunto.

Booom!

 


Lo scusi Duca Bianco, deve avere un Bugo in cervice! Approfitto per inviarle gli auguri di buon compleanno! Ci manca tanto caro Duca!