Se si organizzasse una cena comunitaria e vi fosse tra i partecipanti un ettore rosato qualsiasi, ossia un ristagno di ragionamenti con tanto di rane e ranocchi, un flebile rigurgito in una birreria tedesca durante una gara molto combattuta, un’arancia al Carnevale d’Ivrea, la stessa cena sarebbe composta da quattro primi senza secondi o viceversa, o più probabilmente solo da pane e acqua. Perché rosato è un gianduiotto telecomandato dal noto Instabile Irriguardoso Democratico, un buffetto borotalcato soffice e gommoso in balia dei venti ruttologi astiosi spiranti dalle oramai desolate terre rignanesi, un devoto destinato all’oblio con un futuro posto fisso in una cupa osteria periferica, a narrar gesta sconclusionate sul suo signore ridanciano, ormai privo persino di quella flebile dignità agevolante quell’uscita di scena agognata e sospirata da quasi tutti.
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 21 dicembre 2020
domenica 20 dicembre 2020
Dai diciamocelo!
Che poi dai, diciamocelo, questo Natale sarà solitario ma pur sempre Natale. Certo non potremo incontrare l'amico dello zio che non si sa che lavoro faccia, ma ostenta più di Briatore con la Rolls che blocca il tram ed in traffico a Milano; e neppure la compagna dell'agiato, quella che l'ultima volta procurò una lesione alla retina per via dello sfavillio della noce che aveva all'anulare; a dire il vero non ci mancheranno i cugini che se incontro per strada non riconosciamo neppure, e poi il Saputone che lui solo conosce come stia andando il mondo, probabilmente per il perenne contatto telefonico che ha con la Cia, e che tra una portata e l'altra svelava dei segreti quasi in modalità Fatima - una volta disse che Bush se la filava con la moglie di Obama e che in un'altra occasione rimase solo con la valigetta nucleare e premette un tasto e Chernobyl ne è stata la conseguenza. Un'altra seria mancanza al desco sarà quella dei gemelli figli della prozia che quando li vedevamo non proferivano parola, intenti com'erano a giocare in chat ad un gioco di guerra. Certo, avvertiremo l'assenza di quell'amica della cugina dello zio che portava il panettone fatto con le sue mani che impediva di esternare i bisogni sino a Capodanno, e poi l'Epulone che arricciava le sopracciglia ogniqualvolta udisse qualcuno parlare di sacrifici per arrivare a fine mese, che non credeva mai al fatto che un aperitivo costasse sei euro, ma che ne servissero almeno 500 visto che ingurgita da sempre Krug millesimo, anche quando deve fare gargarismi.
Mancheranno le pellicce sfoggiate a 22°C, i lingotti a forma di bracciale roteati come scimitarre per provocare rosicamento, le novelle preistoriche, i commenti politici con spolverata di Cazzaro, le filippiche su quegli stronzi (li chiamano così) che arrivano sui motoscafi tutti col telefonino a romperci i coglioni e a portarci le malattie e perché no: qualcuno degli assenti in qualche dimora eviterà di lanciarsi contro la palla del Covid, che è tutta una truffa ideata da Bill per tenerci sotto controllo e che il vaccino non lo farà mai, neppure sotto tortura, e che il 5G sarà la fine della nostra privacy.
Mumble, mumble .. soppesando tutto anche in due, o in tre, non si starà in fin dei conti poi malaccio...
L'Amaca
Rischiare ovvero vivere
di Michele Serra
In previsione dell’ampio dibattito social che si addensa nell’aria in vista delle vaccinazioni (già qualche tuono, qualche lontana folgore annunciala tempesta), è bene far presente, come unico preliminare davvero ineludibile, che il rischio zero non esiste, non è mai esistito, non esisterà mai. Non solamente in tema di vaccini (e di farmaci in senso lato); ma anche innamorandosi, viaggiando, lavorando, uscendo di casa, cucinando, facendo la doccia, svegliandosi al mattino, affacciandosi alla finestra e perfino dormendo, visto che il coccolone è in agguato anche quando fingiamo di essere morti per non dare nell’occhio. Il rischio zero non è dato: anche se rileggo cento volte questo articoletto prima di pubblicarlo, la possibilità che mi siano sfuggiti un errore, una sbavatura, una fesseria, rimane.
Posso ridurla al minimo, non eliminarla del tutto. Dal concepimento al decesso, il rischio zero non fa parte della vita. La cosa strana è che l’umanità ha sempre saputo benissimo, fino a poco tempo fa, direi pochi attimi fa, che il rischio zero non esiste.
Poi è come se lo avesse dimenticato. Di colpo. Diecimila anni e rotti di civilizzazione hanno avuto per obiettivo (logico, giusto) minimizzare i rischi. Ora il rischio, per molti esseri umani, non è più concepibile.
È un torto, un oltraggio, un danneggiamento doloso che ci viene inferto ingiustamente, a noi che siamo così buoni, così sani, così belli, così immortali.
E così invece di esclamare «che culo che abbiamo!» alla notizia che il vaccino è in arrivo, e pure al galoppo, qualcuno chiede, piuttosto seccato, le garanzie di rischio zero che nessuno scienziato serio potrà mai dargli; e minaccia querela nel caso si formassero bolle e inestetismi, come diceva Vanna Marchi.
sabato 19 dicembre 2020
Per poco, mannaggia!
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