venerdì 18 dicembre 2020

Molto molto interessante


Da leggere, articolo molto interessante, che condivido pienamente 

“O ANCHE NO” - UNA TRASMISSIONE SENZA RETORICA - LA TV FA BENE
Manda al diavolo il disabile, scoprirai la vera inclusione

di Stefano Disegni

“La vita è quella cosa che ti accade quando sei occupato a farne altre” diceva John Lennon, forse non esattamente con queste parole, ora non me le ricordo bene, ma il senso era questo. Quando squillò il cellulare e una voce femminile, pacata, con pause giuste e senza inflessioni dialettali, insomma da signora molto elegante, mi salutò con “Buongiorno, sono Paola Severini Melograni, la seguo sempre sul Fatto Quotidiano, mi piace molto quello che fa, sarei felice se lei volesse collaborare con noi” pensai, nell’ordine, che aveva un cognome che pareva inventato da Villaggio, che non riuscivo a immaginare a cosa avrei dovuto collaborare, che dai modi e dal tono della voce forse si trattava di un magazine di Giardini Verticali a Milano. Ero pertanto pronto a rifiutare con grande garbo la proposta, quella voce meritava il miglior british style, spiegando che mi occupavo di fare il culo a strisce alla gente mediante satira e non ero quindi armonizzabile con riviste patinate (fermo restando che se mi pagano bene mi armonizzo subito).

Poi la donna col cognome che pareva inventato da Villaggio mi spiegò a cosa sperava volessi partecipare e pian piano capii, nell’ordine, che era qualcosa di inusuale e bellissimo, che andava a solleticare una mia esigenza di sempre, quella di fare qualcosa per il prossimo, specie per quel prossimo per il quale si fa ancora poco e che, altro che Giardini Verticali, quella elegante signora era più tosta di un portuale livornese. Mi sono ritrovato in uno studio tv a fare vignette e chiacchiere sui disabili. O meglio sul tema dell’inclusione dei disabili nel mondo di noi cosiddetti normali che se scandagli bene nelle nostre teste, siamo in molti a non scherzare quanto a disabilità e seri problemi comportamentali.

Il programma che Paola S. M. (cognome non villaggesco ma lungo e io devo risparmiare spazio) ha inventato, conduce e difende con le unghie e con i denti contro la tirannide dello share in difesa della qualità e della tv come servizio sociale (ora insieme a un satiro entusiasta) si chiama O anche no e va in onda la domenica mattina alle 9.20. “E chi ce vede? Dormono…”, ho pensato ma non l’ho detto, superficialmente. Alla faccia mia, ci vedono molti, tutti quelli che tengono a un appuntamento con un tema importante come la conoscenza di quanto in Italia viene fatto per sfatare l’immagine del povero disabile, triste ed emarginato, incapace di essere un quadro produttivo, per dirla con l’orribile linguaggio di chi riduce le persone, normali o disabili che siano, a numeri. Costi e ricavi, per capirci. Ho accettato di partecipare a O anche no perché era una sfida. Non sono mica facili le vignette a tema disabilità. Corri il rischio di finire nella gara di solidarietà svolta con gli occhi buoni per togliersi un peso dalla coscienza (non sono superiore, sono con voi, ragazzi!) invece di sfruttare l’opportunità di conoscere mondi che non conosci e da lì partire per far ridere mediante satira. Aiutare a far sapere a quelli a casa quanta gente c’è che, senza troppa pubblicità, si dà da fare per i normali con qualche problema. Una mission vitalizzante nonché buon cibo per lo spirito, specie per quelli che come me si monitorano con regolarità per essere sicuri di cosa stanno facendo e se è il caso di farlo. Così il satiro cinico ed esperienzato ha scoperto con stupore che un disabile non è uno cui fare carezze fisiche e morali per fargli sopportare meglio di “non essere come noi”, ma uno esattamente come noi con cui si può scherzare, ridere e se ci litighi mandarlo a quel paese come gli altri, down compresi e questa non è una scorrettezza grave, ma un’inclusione vera.

Puntata dopo puntata, in particolare dopo lo spin off di O anche no per la Giornata Internazionale per l’Inclusione dei Disabili nel Lavoro, due ore di musica, satira, riflessioni, partecipazione di grandi nomi e messaggio del presidente Mattarella, svignettato dal sottoscritto, speriamo bene, le quote di pessimismo decrescono constatando la voglia diffusa di dare una mano e l’esistenza di un’Italia intelligente, non siamo egoisti come vorrebbe qualche untore di intolleranze. Non ultima incoraggia la presenza della Rai facente finalmente funzione di servizio sociale, informando e divertendo, guarda le performance dei Ladri di Carrozzelle e del loro batterista e vedrai se sbaglio. Niente male, questa Paola S.M. Riesce perfino a suscitare interesse senza spararsi 6000 watt di luce in faccia come va di moda tra le teleconduttrici.

Daje!


Maalox Day

di Marco Travaglio

E niente, è andata così. Doveva essere il D-Day dello Statista di Rignano, che ci lavorava da giorni a suon di credibili ultimatum, autorevoli broncetti della Boschi e probabili euromissioni della ministra bracciante, fino al papello con 20 richieste di riscatto per il rilascio del governo. Invece a guastargli la festa è arrivato il blitz di quegli incapaci di Conte e Di Maio per liberare i 18 pescatori in Libia, dopo lunghe trattative di quegli inetti dei servizi segreti da loro mal scelti e peggio guidati che bisognava al più presto affidare a Rosato (molto apprezzato da Le Carré) o a un altro James Bond. Colonna sonora: denti che rosicchiano fegati e cappelli alla Rockerduck. L’Innominabile, che passa la vita a fare polemiche soprattutto con i presunti alleati, invita gli altri a “non fare polemiche”. Rosato e gli altri italomorenti esaltano i servizi segreti per non nominare il premier e il ministro degli Esteri: se non liberano i pescatori è colpa loro, se li liberano è merito della Bellanova. La Fusani al seguito secerne bile su Twitter: “La domanda del giorno è: cosa Conte e Di Maio hanno dato o promesso al generale Haftar?” (chiedilo a Pio Pompa). Il Cazzaro Verde dice che “certe cose prima si fanno e poi si annunciano”, tipo quand’era ministro dell’Interno e annunciava gli arresti a Torino di 15 mafiosi nigeriani prima che li prendessero, così qualcuno se la dava a gambe. Gli stessi che accusavano il governo di non andare in Libia a riprenderli, ora che è andato in Libia a riprenderli tuonano contro la “passerella mediatica”, domandano perché ci han messo tanto e perché ci sono andati proprio Conte e Di Maio (dovevano mandarci la Bellanova, ma aveva pilates). Manca poco che si dica che i pescatori li hanno rapiti loro.

Ma le brutte notizie non sono finite. Pare che i primi vaccini arriveranno e verranno somministrati entro fine anno, come Conte e Speranza avevano annunciato fin da giugno, tra i fischi dei soliti “esperti”, che prevedevano tempi biblici di anni. Ancora a ottobre il Corriere intimava a Conte di scusarsi per “l’imperdonabile errore” di annunciare “un vaccino che non arriverà a dicembre, ma non prima dell’autunno 2021”. Ora si attendono le scuse del Corriere (buona questa).

E non basta. Il partito Covid Governo Ladro aveva appena finito di ricordarci che siamo i peggiori del mondo e moriremo tutti, poi s’è scoperto che: in Germania la curva dei contagi non fa che risalire da due settimane mentre la nostra non fa che scendere; la Spagna s’è scordata 30mila morti; il modello svedese del liberi tutti contro la dittatura sanitaria dei Dpcm è stato dichiarato ufficialmente fallito dal re.

Secondo voi, da zero a cento, quanto rosicano?

giovedì 17 dicembre 2020

Lettera aperta



Illustrissimo Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,
Sono il divano del Sig. Mauro: avendo captato durante una delle innumerevoli polate del mio padrone, che Lei intende chiudere in zona Rossa l’Italia intera per almeno otto giorni, con la presente sono a scongiurarLa di non procedere in tal senso, perché temo, anzi ne sono certo, di dover trascorrere le festività oppresso e mortificato dal suddetto. Lei non s’immagina nemmeno lontanamente ciò che mi aspetterà: una stantia, granitica, insopportabile sosta perpetua, catatonica, sopra i miei cuscini già da tempo provati nel fisico e nel morale. Preferirei che mi venisse adagiata sopra una statua marmorea di qualche tonnellata, che almeno non emette suoni e rumori fastidiosi e roboanti e non mi cosparge di irritanti rimasugli di patatine, popcorn, lattine che già in passato m’hanno provocato eczemi di varia natura. La supplico Signor Presidente! Non applichi tali norme, per me presagio di fine prematura con annesso enorme sfiancamento strutturale.
Si associa a quanto esposto anche il telecomando Sky che tra l’altro invoca un suo intervento risolutivo per la definitiva rottamazione.
Nel salutarla affettuosamente colgo l’occasione per porgerle i migliori auguri di Buone Feste!
Il Divano

Così tanto per dire




Vieni avanti Cr...!

 Tutti abbiamo personificato da giovani il "manda avanti il babbano", la goliardia adolescenziale aiutava a plasmare caratteri, sinceramente a quei tempi il confine tra la presa per i fondelli ed il bullismo raramente veniva oltrepassata, le risate la facevano da padrone. Perché dico questo? Perché politicamente oggi è la giornata del "manda avanti il babbano, il tronfio, l'inadeguato, l'egoriferito" che oramai, e per fortuna, ha stancato tutti, quasi tutti.

Sono uno strenuo difensore dell'attuale Premier, accendo periodicamente una candela votiva a ringraziamento del fatto che nell'attuale pandemia la Provvidenza abbia scelto uno come lui per guidarci nell'oscurità dell'incognito, con quella pacatezza, liofilizzazione dei problemi difficilmente riscontrabile in altri ambiti, e ancor'oggi fremo come un fiore appena sbocciato solo al pensiero che se non ci fosse stato Conte, avremmo avuto al comando chissà: l'aficionados del Papeete, o Sora Cicoria, con tutto il danno collaterale quasi certificato.
Ma oggi è il giorno del "manda avanti il babbano" lo spartiacque tra l'improvvido e la sfera delle problematiche psico sociali, il borioso che si presenterà davanti al Premier con una lista di proposte, avvertimenti, velate minacce tali da arrivare a prevedere un furioso e sacrosanto vaffanculo con tanto di lancio di pochette sul viso del saltimbanco imbolsito e successivo "fora da i ball!" con gigantesco applauso di tutti i sani di mente ancora presenti sul suolo italico e ricordante il celeberrimo sfogo post "per me la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!"
Temo purtroppo che il capolinea del governo è ad un passo, lo avverto dagli insoliti silenzi del Ruttatore a comando con tanto di barba ed idiozia annesse, dal becero patriottismo della Cicoria, dalla fremente attesa dei molti che per loro fortuna e per nostra tragedia, ritornano ad agognare la fetta della sontuosa torta europea a breve in arrivo, vedi il carlobonomi che è da sempre in prima fila.
A coloro che, infischiandosene delle centinaia di morti giornalieri, della sofferenza di molti nelle terapie intensive, della povertà che ahimè continua a sbocciare ovunque, stanno attendendo con ansia l'incontro tra un grande Premier ed un coacervo di inutilità, vada il mio personale ribrezzo, con rancore, senza sconti, né cashback!

mercoledì 16 dicembre 2020

Boicotta!

 


Pagliaccio!



M’inchino al Maestro, non al Pagliaccio!

La Vispa Teresa

di Marco Travaglio

Lo spettacolo d’arte varia chiamato prima “rimpasto”, poi “verifica” e domani forse “crisi di governo” si arricchisce di un nuovo numero d’alta scuola: l’incontro fra Conte e il nulla cosmico detto ossimoricamente Italia Viva è rinviato a data da destinarsi perché la cosiddetta ministra Bellanova ha scoperto con sua grande sorpresa di essere a Bruxelles, per la gioia delle restanti capitali europee. Un impegno talmente inderogabile, per le sue braccia rubate all’agricoltura, da far slittare sine die l’incontro a Palazzo Chigi dell’intera delegazione di Iv, dove com’è noto decide tutto la Bellanova. L’Ansa parla di un imprescindibile vertice Ue su “un tema strategico per i prodotti alimentari italiani: la questione dei semafori” e delle etichettature. La versione 2.0 dei “legittimi impedimenti” di B. per scappare dai tribunali. Infatti il 4 dicembre la stessa Bellanova annunciava che “l’Italia non proseguirà nel negoziato europeo per un testo sulle etichettature alimentari” perché “le trattative a Bruxelles non sono state ispirate a un approccio neutrale e hanno confermato l’impossibilità di un’intesa”.

Insomma, un’inutile passerella. Infatti la Vispa Teresa ha parlato 5 minuti e ora dovrà tornare a piedi per giustificare il rinvio di due giorni della verifica. Utilissimo per non dover spiegare che diavolo vogliono quelli di Iv, ora che persino il Pd ha capito di non potersi fidare di loro, Salvini (che incredibilmente si fidava) è stato stoppato dalla Meloni e tutte le scuse inventate per le minacce di crisi si sono rivelate false. Falso che il governo non sia mai stato consultato sul Recovery Plan: 16 incontri al ministero su governance e ripartizione dei fondi. Falso che la task force sia nata nottetempo in uno stanzino dalle menti malate di Conte e Casalino per aggirare governo e Parlamento: l’ha chiesta l’Ue e ne avrà una ogni Paese (l’ha confermato Sassoli), non progetterà né attuerà le opere ma ne monitorerà l’esecuzione (affidata a ministeri, regioni e comuni, su progetti del governo approvati dal Parlamento). Ora l’Innominabile vuole un “salto di qualità del governo” e, siccome nessuno sa cosa sia, annuncia “un documento scritto” per la sua “battaglia per le idee, non per le poltrone”, tant’è che le ministre Bellanova e Bonetti “sono pronte a dimettersi”. Ogni sua minaccia è una speranza. Come quando provò a spaventarci col ritiro suo e della Boschi in caso di No al referendum. Anziché sprofondare nello sconforto, gli italiani corsero in massa a votare No sperando che fosse di parola. Ora gli inconsolabili per la dipartita di Bellanova&Bonetti si contano sulle dita di quattro mani: quelle della Bellanova e della Bonetti. Tutti gli altri sanno bene che la minaccia è troppo bella per essere vera.