venerdì 11 settembre 2020

Felpata ingiustizia



Certo che questa magistratura rossa a servizio del potere ne continua a fare di danni! Ma dico proprio ora che l’eroe della ragione sta per conquistare regioni e probabilmente l’intera nazione! Cose da non credere! C’era già la bufala dei 49 milioni scomparsi, ora ci mancava questa baggianata! E a quel povero ragazzo ondivago e ciarlante strappano pure le camicie! Ma la verità verrà a galla Matteo! Coraggio e buona felpa!

giovedì 10 settembre 2020

Checcèdinuovo

 

E dai, abbiate un pizzico di dignità voi Benaltristidistopaiodiciufoli ossessionati dal fatto che quei miserrimi indegni dei Cinquestelle potrebbero mettere in cantina un'altra vittoria sociale qual è il SI al Referendum! Basta arzigogolarsi su specchi unti per trovare un paravento che convinca allocchi a credere che tutto quello che state facendo è in nome della Costituzione, tra l'altro calpestata anni addietro senza ritegno da molti establishment gongolanti sconcezze!
Sento in giro corbellerie d'ogni tipo nascondenti come detto il reale obbiettivo, non vedere lunedì sera la faccia gongolante di Luigino annunciante che finalmente da ora in poi ci saranno molte meno occasioni lobbistiche, generate da quel sottobosco insulso popolato da furenti e probabili esclusi al prossimo taglio della gigantesca torta europea, capitanati dal simbolo della vecchia nenia pluridecennale, Carlo Bonomi e le sue Bonomiadi, che vorrebbe industriali foraggiati e lavoratori accucciati sotto il desco in attesa delle briciole, alla Lazzaro per intenderci.

E vogliamo accennare alla riapertura della scuola? Cioè di una situazione inconcepibile solo pochi mesi fa, inaudita per gravità e mancanza di storia, di raffronti col passato. Mai prima d'ora ad un ministro della Pubblica Istruzione è capitato di dover gestire un'emergenza di tali proporzioni. Questo va detto chiaro e tondo. Ed invece di agevolare, di compartecipare allo sforzo che dovrebbe essere comune, ecco partire le solite nenie sbrodolanti, gli attacchi vergognosi di rancorosi oltre ogni immaginazione, alla Cazzaro Verde per esempio, sfanfaronante nei suoi tristi e pigolanti comizi, cifre ad minchiam, zuccherini per aficionados credenti probabilmente ancora al piatto terrestre. Una vergogna di dimensioni stratosferiche questo auto-pietismo, questo blaterare per dare apparenza energica, ribaltante situazioni a detta di loro al limite. 

Megere e babbani miagolanti alla luna, speranzosi di salir china e chissà pure governare dall'alto del loro voltaggio luminoso, paragonabile ai lumini cimiteriali. 

Non passeranno. Latreranno ma non passeranno!

L'Amaca di Serra

 L’amaca

Due nuovi radical chic

di Michele Serra

Dire che “il problema non sono le palestre, è la cultura fascista”, espone Fedez e Chiara Ferragni a una raffica di insulti fascisti. E più insulti fascisti i due riceveranno, più evidente sarà che hanno ragione: la mentalità fascista (cultura è un termine esagerato, poi tocca leggere qualcosa, almeno Evola, Gentile, D’Annunzio, Drieu La Rochelle, Céline) gode di ampia diffusione.
Di più, al rapper e alla influencer, mestieri decisamente pop, toccherà prima o poi, per mano di qualche quotidiano di destra specializzato in bastonature ad personam, l’epiteto di radical chic, che da qualche anno liquida quasi ogni questione di stile, di modi, di linguaggio, di sensibilità, e pure di democrazia, come il vezzo di una minoranza spocchiosa e ricca. Essendo invece lui un proletario di Buccinasco (periferia di Milano Sud) più tatuato di un calciatore, e lei una ragazza del ceto medio lombardo di provincia che ha sì fatto il classico, ma ha poi speso ogni sua energia per fare quattrini piacendo al popolo, come un Briatore qualunque.
Ho viva simpatia per i due. Potrebbero fregarsene, delle tonnellate di fascismo circolante, e tenere buona la potenziale clientela al completo, evitando di irritare un segmento secondo me cospicuo del pubblico pagante. Non lo fanno, corrono dei rischi, sono più esposti loro due di tanti giornalisti democratici o semi-democratici che di fascismo preferiscono non occuparsi, o perché lo considerano una questione minore, o per non andare a cercarsi grane. Sui social non metto piede ma esprimo il mio “mi piace” ai due temerari, che hanno il torto, sul fascismo, di avere ragione.

Oh no!


Tutto ciò che non andrebbe mai scritto, visto com’è sviante e sminuente il tenebroso passato, tipo quello mafioso.


Il gigantismo di Berlusconi che anche sul Covid punta ad essere il numero uno
09 SETTEMBRE 2020
Oggi come ieri l'ex premier ha fatto una chiamata dal San Raffaele. Esagerato anche sulla carica virale. E il potere, con lui, diventa un teatro dell'immortalità

DI FILIPPO CECCARELLI - REPUBBLICA 

E ancora telefona, ritelefona dal San Raffaele, dove ai tempi, insieme con don Verzè, si era impegnato a finanziare un progetto di medicina predittiva - "Quo vadis?" l'avevano chiamato - con l'obiettivo di prolungare la vita fino a 120 anni. Poi in realtà don Verzè se n'è andato, lasciando a Panzironi il traguardo "Life 120".

Ma Berlusconi continua a lottare dal suo letto d'ospedale, pure distinguendosi in un tenero e avventato sillogismo a sfondo Covid: se il suo tampone positivo era "il numero uno" quanto a carica virale, lui resta "il numero uno" in generale, e tutto questo senza nemmeno aspettare la guarigione, o meglio la sua vittoria sul virus.

Esagerato, come sempre. Però ancora una volta pure con qualche ragione obiettiva che conferma la norma nella sua risonanza pubblicitaria: più lo mandi giù e più lui si tira su, di solito dando il meglio proprio nei momenti difficili. Tanto che diversi anni fa, era il 2010, l'azienda Extreme Design mise in commercio un pupazzone punching ball del Cavaliere boxeur che come il remoto Ercolino restava "sempre in piedi".

Così, pur con tutte le riserve del caso, e senza indulgere all'entusiasmo teologico che ha portato il Giornale a titolare "Silvio risorge", occorre riconoscere che la storia in qualche modo gli consente ancora oggi di giganteggiare; per cui non sarà Gesù, ma il solito Berlusconi e quindi "il numero uno", come dice lui e come già ripetutamente si autodefiniva, anche per iscritto, mostrando ai fotografi l'agenda privata densa di impegni (per la storia: c'erano in programma pure diversi appuntamenti con graziose ragazze).

Quando non se lo diceva o scriveva da solo, d'altra parte, glielo conclamavano gli altri, anzi le altre, vedi l'enorme torta con il numero uno di glassa che le deputate di Forza Italia predisposero in una festa al castello di Tor Crescenza, poi tutte insieme con le braccia alzate in posa per "Chi". E a questo punto, non senza aver accennato agli inni, ai bagni di folla, al bacio della mano, all'estasi fusionale, alle salmodie, all'invocatio nominis, all'apologetica e alla poesia encomiastica, pure estesa alla stirpe, bisogna mettere punto.

Perché il potere non è una roba da educande e la smania di primeggiare, anche nei virus, è un demone che sfida a viso aperto tanto la dignità dell'uguaglianza fra gli uomini che il senso del ridicolo; e in Berlusconi, più che in ogni altro capo politico del dopoguerra, questo demone del comando si è accompagnato alla più smagliante inclinazione alla dismisura, ciò che Giuliano Ferrara, e non certo un fanatico dell'antiberlusconismo, ha designato come "immensa immodestia", "vanità gigantesca", "ego da manicomio".

Per cui primo nel far soldi, primo nel costruire città, primo con le donne, primo nelle coppe dei campioni, primo nelle televisioni, primo nel fasto delle ville, primo a battere i ragazzi della scorta in gara di corsa piana; e poi in politica, sempre per autodefinizione, "il miglior presidente di tutti i tempi", l'unico riconosciuto tale dai Grandi della Terra. Primo perfino e infine nelle barzellette che raccontava ponendo se stesso come protagonista, magari avendo come sospettoso o invidioso interlocutore nientemeno che Nostro Signore.

Sennonché, scava scava e gratta gratta sotto ogni mirata megalomania e totalitarismo neuro-spirituale, ecco che anche i miti - e seriamente si potrebbe dimostrare come il personaggio di Berlusconi rientri nei parametri di un'evoluta mitologia - hanno il loro lato in ombra; ed ecco che dietro ogni titanismo anche veritiero e addirittura giusticabile si finisce per cogliere un'idea del potere come di un teatro dell'immortalità, che sarebbe un modo un po' astratto per dire che questa sete di gloria, questo perenne sentirsi "numero uno" al dunque, nascondono una comprensibile paura di morire; per cui il potere altro non è che un modo per ingannare la morte.

E pur con tutto il rispetto e l'ammirazione che si deve a un vero combattente, si ritorna al letto dell'ospedale San Raffaele e alle telefonate sul virus che più forte era, più risulterà forte Berlusconi quando l'avrà vinto. Numero uno per sempre, numero unico ieri e oggi.

mercoledì 9 settembre 2020

Verità




Vamos!



Sono certo oltremodo che esista e approfitto dell’occasione per ringraziarLo!

Mi faccia il piacere!

 


Caro Di Stefano, lasciando stare le dietrologie su casta e quant'altro, oserei dire che questa non è propriamente una faccia da festival. Questa volta uno non vale uno!