lunedì 31 agosto 2020

Sing!



Quando vedo Pierfi così non solo mi commuovo ma spero, ansimo, prego, che un così pio emblema del nostro fior fiore politico possa rimanere a lungo ad illuminare il nostro cammino. Anche per mezzo delle sacre icone che lo corroborano nella sua missione!

Ribatte!



Sarà stato sicuramente il frizzantino che s’avverte nelle immense sale pregne di trofei e, soprattutto, il cuore, aveva già giocato da infante con i sacri colori,  a spingere uno dei più forti giocatori giovani in circolazione a scegliere la prossima squadra italiana a rivincere la Coppaconleorecchie. Per lui invece sono sicuri almeno due palloni d’oro, alla faccia dei due oramai vecchietti che si credono chissà chi! Vamos!

domenica 30 agosto 2020

Bonomiadi parte 2



Di primo acchito verrebbe subito da prorompere in un “Estikazzi” epico, da Guiness. Ragionandoci invece con calma le parole del principale autore delle “Bonomiadi”, ovvero il ristagno della ragione per il piacere confindustriano, il fautore di quel “chiagni e fotti” che ha permesso ai suoi devoti di intascarsi 2,7 miliardi di ore Cig non dovute, fa riflettere: il pandemico non ha insegnato nulla a quelli alla bonomi, anzi, li ha incattiviti ancora di più al punto che lo stesso presidente se ne è uscito con questa baggianata altisonante: i contratti dovranno essere rivoluzionari. E come? Nessun aumento e libertà di licenziare! Con un vaffanculo per raccomandata con ricevuta di ritorno, naturalmente!

Sono tra noi

 Intristisce il core sapere di quei 38mila tedeschi riuniti ieri a Berlino sotto sigle inquietanti quali "Qurdenken 711" - Pensiero Laterale 711 - affastellatesi pure a Londra e in altri capitali d'Europa. Non tanto per l'idiozia intrinseca dietro queste tesi da Tso, non per questo, ma per il fatto che questi unni recalcitranti avranno sicuramente una sfera di interrelazioni sociali pure con persone normali, parleranno ai loro figli raccontando loro le becere fiabe di cui sono portatori insani, spaesandoli vergognosamente.  

Delusione e rimorso aleggiano dunque su questi crani bacati: per non essere riusciti a sfrondare il cicaleccio da scemenze tipo i piani segreti tendenti ad uniformare il pensiero in regime di schiavitù sociale, per non aver avuto le forze annacquanti questa ennesima forma di fascismo credulone, pericolo e mina vagante di ogni democrazia. 

Se tanti ancora riescono a non credere all'ecatombe pandemica, la colpa è esclusivamente dei normodotati, impegnati, vedi le nostre lande, solo ed esclusivamente a portare acqua al proprio mulino, minimizzando altresì lo sforzo comune necessario per affrontare situazioni-limite come questa. 

Una sconfitta dunque il rimirar croci celtiche ed inni alla libertà pro pandemia, come lo è anche il vespaio di flash accoglienti un ebbro riccastro iniziante la quarantena nella magione di un'insulsa destrorsa perennemente invasa da quella anomalia sociale che riassumo nel motto "inebetisci oltremodo i babbani e lucra sulle loro cervici desolatamente inabitate!"   

Amaca

 

Sulla privacy di Briatore

di Michele Serra

Perfino Briatore (cioè: perfino un esibizionista) avrebbe diritto a un poco di privacy. La sua prostata e i suoi esami del sangue sono stati, per giorni, esposti al pubblico come le reliquie del santo nelle feste patronali, e la sua quarantena, accolta sotto Palazzo Santanchè dal picchetto d’onore di tutti o quasi i media nazionali, minaccia di essere monitorata da uno stormo di droni. Eppure stiamo pur sempre parlando di unammalato edi una malattia, non di un drink in Costa Smeralda.
Certo, la possibilità che egli stesso posti le immagini della propria cattività (eccomi mentre mi lavo identi, eccomi che faccio gli addominali, eccomi che spiego all’Oms come si affrontano le principali questioni sanitarie mondiali) è molto forte. Appunto per questo, non sivede perché la morbosità pubblica debba sommarsi all’infantilismo privato. Una società adulta dovrebbe anteporre buone regole ai capricci di questo e quello: la malattia si rispetta, la vita privata anche, se poi l’ammalato intende affacciarsi alla finestra (Instagram) e salutare la folla sono affari suoi, peggio per lui. Se invece preferisce il silenzio e il riposo, bisogna rispettare il suo diritto a starsene per conto suo, lui, la sua prostata e i suoi anticorpi. Attorno agli ospedali si fa silenzio, lo dicono perfino i cartelli stradali.
Ma già, questa non è una società adulta. Diagnosi e prognosi di Briatore, e il suo confortevole sudario di fine estate, possono contare suunvastopubblico chenonha di meglio da fare, e tiene lo sguardo fisso sulle finestre (tante) diSantanchè. Chiha avuto una persona cara intubata, magari, preferirebbe altri modi e altri toni. Ma è pur sempre una minoranza: l’immunitàdi gregge è lontana.

sabato 29 agosto 2020

L'Amaca

 


La gentilezza è rivoluzionaria

di Michele Serra

Ho ammirazione vera per Gianrico Carofiglio, che scende nell’arena dei talk-show con l’ aplomb impassibile del torero, e lo sguardo sereno del giusto. E ha scritto un piccolo prontuario per non soccombere alla menzogna, allo sghignazzo volgare, al deragliamento logico, e dice che la gentilezza è un’arte rivoluzionaria. Ma mi permetto, alla luce della mia quasi cinquantennale esperienza di parole in pubblico, di affiancare alla sua valorosa sfida democratica qualche nota malinconica.
“La gentilezza è rivoluzionaria” fu uno degli slogan di Cuore , il giornale di satira e non solo di satira che mi capitò di mandare in edicola, ormai trent’anni fa, insieme a valenti autori e redattori. Fondammo le Brigate Molli, gruppo clandestino che considerava molto maleducato rapire le persone, e dunque le invitava a cena.
E al posto dell’esproprio proletario, l’aggiunta proletaria: si restituivano le merci in eccesso, già pagate, negli scaffali dei supermercati.
La classica provocazione d’avanguardia, tal quale la merda d’artista di Piero Manzoni.
Durò lo spazio di un mattino.
La parola “gentilezza”, palesemente sconfitta sul campo, oggi a me suona tal quale la merda d’artista di Manzoni: un azzardo d’autore, un’idea elegante e soccombente, sommersa tra le voci egemoni, che sono quelle, brutali e trancianti, dei demagoghi, dei conduttori televisivi striduli e aggressivi, dei politici assertivi e semplicioni che parlano di tutto liberi dal dovere di dire qualcosa.
Me ne ritraggo per difendere, ben più che me stesso, le mie parole. Sono fraternamente grato a Carofiglio perché affronta una guerra che mi vede disertore.

Commento Padellaro


sabato 29/08/2020
FUORI FASE
Quanto è triste la vita smeralda dopo la pandemia

di Antonio Padellaro

Fino all’altro giorno la migliore definizione di “sfigato” si poteva ricavare, per antitesi, dalla “vita smeralda”, da quel format esistenziale che Pino Corrias ha brillantemente descritto ieri sulle pagine di questo giornale. Perché nel ritratto di Flavio Briatore, eroe eponimo del Billionaire e della omonima Costa si sostanzia la lunga, strenua, pervicace, impavida lotta di un uomo “venuto dal nulla” per emanciparsi da quel nulla. Edificando nel contempo il proprio personale e monumentale antidoto contro la mediocrità umana e il miserello tran tran della gente qualunque (gli sfigati). Un Partenone sardo dove celebrare le tre divinità più propizie e adorabili: la gnocca (“mai sopra i 32 anni”), la grana (di arduo accertamento, soprattutto per il Fisco), la fama (naturalmente virale, ma non in quel senso). Poi, è successo qualcosa che ha come sconvolto e in qualche modo ribaltato quella consolidata scala “figa” dei valori. Più ancora che la positività al Covid dell’imprenditore (niente di grave, fortunatamente), si tratta di tutto ciò che è venuto prima e dopo l’insorgere del suo problema di salute. A cominciare dalla “tattica mediatica”, che una fonte non sospetta come Alessandro Sallusti ha definito “disastrosa”, basata com’era sul “negare l’esistenza” alimentando così “sospetti e illazioni di ogni genere”. “Ci voleva tanto a dirlo?”, si è chiesto giustamente il direttore del Giornale

. Se non fosse che a differenza delle “migliaia di italiani vip e non vip” vittime del contagio, Briatore e i consiglieri a lui più vicini (a cominciare dall’onorevole Daniela Santanchè) avevano rappresentato fino a un momento prima dei noti accadimenti la punta di lancia (un cicinin negazionista) nella crociata contro divieto di ballo nelle discoteche (“non ci sono evidenze scientifiche ma una grande limitazione delle nostre Libertà”). Tutto un agitarsi inconsulto inserito in un contesto che appare tuttavia totalmente fuori sincrono rispetto a quello spirito dei tempi di cui abbiamo scritto. Poiché se la razza cafona costituiva un genere comico già negli anni del berlusconismo arrembante, in questi giorni strani l’estetica del Billionaire, con tutto l’armamentario di gnoccone, macchinone, champagne a mille euro la bottiglia, e gente che balla sui tavoli appare definitivamente tristanzuola, e glamour

tipo borsello e pantaloni a zampa d’elefante (o come se dopo la Grande guerra si fosse tornati alla Belle Époque

con le ballerine sulle ginocchia dei vecchi panzoni in redingote). Domanda: e se gli sfigati fossero diventati loro?