martedì 30 giugno 2020

Mes o non Mes?

Neppure stavolta guarderò il dito, il solito dito: Mes si, Mes no, come prima c'erano le mascherine, le riaperture, le inefficienze, i sospetti, il virus è più debole, non mi sembra, e Zangrillo che assieme ad altri virologi politicizzati che decreta la fine pandemica, Toti che aprirebbe pure i tombini pur di accalappiare voti, ma il Mes questo Mes che continua a farla da padrona, tutti europeisti o sovranisti, la maggioranza non ce la fa, il governo è alla canna del gas, Conte che dice, Conte che fa, e visto che ci siamo ma questo Mes potrebbe essere la porta da cui l'Europa, la Angelona ci controllerà?, io userei il Mes ce lo chiede l'Europa, io no non lo userei perché diventiamo schiavi, e il Cazzaro in giro per il sud rimandato a casa, bravi bravissimi, sora Cicoria che parla di economia, latente, patente per la conduzione dello stato, e poi il Puttaniere che trasloca da palazzo Grazioli e lui sui soldi non si è mai fatto problemi e questi miliardoni del Mes perché non agguantarli. 
Mes, Mes, Mes. 

Non ci capisco una mazza in merito, lo ammetto, non essendo economista. Non mi piace dire una cosa per l'altra. Occorre studiare, conoscere, informarsi. 
Vi trasmetto dieci ragioni per non prendere i soldi del Mes. 
Li pubblica oggi il Fatto Quotidiano. Non ho altri spunti per il si, mi bastano quelli per il no. Così, a naso. 

di Salvatore Cannavò

Il segretario del Pd ha esposto in una lettera al Corriere della Sera i motivi per cui l’Italia dovrebbe ricorrere al Mes, il Meccanismo europeo di stabilità. Dieci motivi molto specifici per utilizzare quei 36 miliardi circa che il Mes mette a disposizione dell’Italia entro il 2022, con una “linea di credito rafforzata”, Eccl, denominata Pandemic crises support. Si va dall’investimento nella ricerca alla digitalizzazione del settore sanitario, dalla medicina territoriale al miglioramento di ospedali e strutture sanitarie, oltreché aumentare gli stipendi del personale. Zingaretti, però, fa finta di non sapere che quei fondi non sono gratis e non tanto perché hanno un costo, ma perché sono inseriti in una cornice ben precisa, delineata dalle regole della Ue. Con l’obiettivo di darsi un profilo si allinea a un europeismo di maniera che al momento ha un unico obiettivo: costringere il M5S, e Giuseppe Conte a cui non è stato anticipato il testo della lettera, a subordinarsi al quadro politico europeo. Non che Conte non abbia già fatto molto in quella direzione, in fondo l’elezione di Ursula von der Leyen è anche merito suo, ma qui si vuole una resa totale. Eppure di motivi per non cedere a questa richiesta ce ne sarebbero molti.

1. Non è vero che mancano le condizionalità

Sull’assenza di condizionalità c’è un ritornello al limite della molestia. Se non bastasse l’articolo 136 del Trattato di funzionamento dell’Unione europea, deciso dal Consiglio europeo del 25 marzo 2011 e poi approvato l’anno successivo – “La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità” – basterebbe rileggersi il Trattato istitutivo del Mes: in base all’articolo 14, per un Paese non finanziariamente solido si prevede la linea di credito “rafforzata”, Eccl che nelle linee guida (Guideline on Precautionary Financial Assistance) prevedono all’articolo 5 “una sorveglianza rafforzata da parte della Commissione Ue”. Questi documenti non sono mai stati menzionati né si prevede di modificarli.

2. Il Mes non è un fondo salva-Salute

L’Eurogruppo ha adottato una decisione per la concessione della Eccl finalizzata alla crisi pandemica e sottoposta a precise e ben elencate spese sanitarie, “dirette o indirette”, e questo è vero. Ma il Mes è rimasto quello che è, un trattato intergovernativo che permette a un organismo sovranazionale di funzionare come una banca. Che presta soldi per riaverli indietro. Da questo punto di vista, si potrebbe tranquillamente dire che la condizione relativa alle spese sanitarie non è sostitutiva delle altre condizioni, ma è semplicemente aggiuntiva.

3. La Commissione non può garantire di più

Nella lettera con cui i due commissari europei, Paolo Gentiloni e Valdis Dombrovskis, hanno dovuto assicurare che la “sorveglianza rafforzata” deve essere “semplificata”, i due commissari si sono riferiti al Regolamento 472/2013 del Consiglio europeo che prevede, appunto, le condizioni di una sorveglianza a seguito dei prestiti del Mes. Ma non si sono mai riferiti né al 136 del Tfue né, tantomeno, al Trattato istitutivo del Mes. Che restano saldamente in vigore.

4. Perché non può esistere un Mes light?

Con queste premesse è comprensibile capire perché ricorrere al Mes presenti dei rischi: perché le caratteristiche del Trattato che lo regola sono tutte in piedi. Paragrafo 2 delle premesse: c’è il chiaro rinvio all’articolo 136 che prevede la “stretta condizionalità”; paragrafo 4: La “stretta osservanza” del quadro della Ue, della sorveglianza macro-economica, del Patto di stabilità “dovrebbero rimanere la prima linea di difesa contro la crisi di fiducia che incide sulla stabilità dell’area euro”. Articolo 12: “Ove indispensabile, per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e dei suoi Stati membri, il Mes può fornire a un proprio membro un sostegno alla stabilità, sulla base di condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto. Tali condizioni possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite”.

5. La natura del Mes: garantire la stabilità

Come si vede da queste citazioni, la parola chiave del Mes è “stabilità” non “solidarietà”. E infatti l’introduzione del Mes nel Tfue non ha utilizzato, magari modificandolo, l’articolo 122 che parla di “spirito di solidarietà tra gli Stati membri”, ma ha introdotto un articolo nuovo che ritiene indispensabile “salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme”.

6. Il senso politico dell’articolo 136 del Tfue

Non è un caso che nel discutere di Recovery fund e degli “eurobond” che gli sono sottintesi, si faccia riferimento proprio al 122 Tfue. Se le intenzioni fossero davvero quelle che vengono espresse ripetutamente e in tutte le salse, perché non si modifica il trattato del Mes e lo si trasforma in un organismo che, in uno “spirito di solidarietà”, punti a emettere bond europei che servano ai Paesi che ne hanno bisogno?

7. Il ricorso al Mes non riduce il debito

In realtà neanche questo sarebbe risolutivo, perché anche in assenza di “strette condizionalità” – quando si tratta di prestare denaro qualche condizione deve essere sempre prevista – si gonfierebbe comunque il debito pubblico. Per ora il Patto di stabilità è sospeso, ma che succederà quando sarà riattivato? E come si comporterà il Mes di fronte alla difficoltà economica di un Paese come l’Italia? Il problema della condizionalità non è tanto un ostacolo per accedere al Mes, ma un problema per il dopo, quando la crisi sarà magari superata e all’Italia sarà richiesto di rientrare, sia pure nell’arco di dieci anni.

8. Al Mes non ci ricorre nessuno, chissà perché

Questo punto è stato spiegato proprio sul Fatto Quotidiano da un testimone d’eccezione, Emanuele Felice, responsabile economico del Pd: “Il Mes è senza condizioni e a tassi di interesse molto bassi – spiegava – ma il problema è che se lo chiediamo solo noi si può creare un ‘effetto stigma’ sui mercati che può far salire il tasso sul resto del nostro debito. Così è difficile dire se ci guadagniamo”. Infatti, la Spagna non ha intenzione di farvi ricorso e anche Portogallo e Grecia hanno fatto sapere di non averne l’intenzione. Saremmo solo noi: stigma assicurato.

9. Il Mes è un creditore senior, come il Fmi

Anche questo punto in genere è sottovalutato, ma come si evince sempre dal Trattato del Mes “i capi di Stato e di governo hanno concordato che i prestiti del Mes fruiranno dello status di creditore privilegiato in modo analogo a quelli del Fmi. Tale status produrrà i suoi effetti a decorrere dall’entrata in vigore del presente trattato”. Avere un creditore senior abbatte, automaticamente, la credibilità del debito residuo per cui è ipotizzabile che i tassi di interesse per un debito che non è privilegiato possano salire.

10. Caro Mes, ma quanto mi costi?

I prestiti Mes sono costati a Cipro lo 0,76 per cento. Le tabelle ufficiali, complicate, paralno di tasso base, commissioni e una tantum per circa lo 0,2%. Secondo il sito del Mef, “l’andamento del tasso medio ponderato di interesse dei titoli di Stato domestici calcolato sulla base dei rendimenti lordi all’emissione fra il 2018 e il 2019 è passato dall’1,07 per cento allo 0,93 per cento”.

Il risparmio sembra essere di 270 milioni l’anno. Davvero vale la pena?

lunedì 29 giugno 2020

Osservazione

I saggi, gli anziani di una volta sapevano comprendere il mondo attraverso i segni della natura. Oggi al loro posto abbiamo le indicazioni dei social. 
Guardo molto Instagram, tra l'altro seguo tante dive o divette, e mi diverto a captarne i segnali del momento. 
Ad esempio il post pandemico lo posso riassumere con una carrellata di immagini di mare con al seguito i bicchieri simbolo della movida. 
Pose e sorrisi indicanti il passatempo marchio dell'attuale spensieratezza. 
Piscine, poco mare e uniformità di messaggio: siamo in auge col bicchiere nella mano. 
Ognuno fa quel che vuole, ci mancherebbe! Ma capziosa normalità irride il buon senso. Il lockdown non ha apportato nulla di positivo. La conigliera è la solita, stancante, sfinente. Dalle biblioteche alle spalle della quarantena, dalla ginnastica da casa siamo passati al culto del bicchiere per l'apericena o come cavolo la definiscono gli stolti gaudenti. 
Molti cercano di trasmettere la continuità della vita, nonostante le passate avversità. I più continuano a supplicarci, d'informarci che esistono e vorrebbero rimanere visibili. 
L'ovvio spettacolarizzante la normalità è la triste conseguenza di portare avanti un nulla riempiendolo di ovvietà. 
Se si riuscisse, se riuscissi, a comprendere che nella quotidianità si celano sempre dei cammei originali ed unici, avremmo, avrei, vinto la partita più complicata: normalmente vivo in questo attimo storico e normalmente me ne andrò un giorno. Tranquillamente e senza nulla pretendere dal presenzialismo, anticamera del vuoto non riempibile dal nulla.  

Alla fiera dell'eros

Tranquilli! Non parlerò di eros ed erotomani. Parlo di una vaga idea di inappetenza che rilevo nella nuova sfornata di quasi diciottenni, che attendono i segnali vitali per entrare nel loro mondo, che auguro loro sia il più elettrizzante possibile. 
Non ho figli. 
Detto questo mi capita a volte di attraversare le muraglie di giovanissimi in attesa dell'evento notturno, registro infatti che ancora non siamo, non sono, riusciti a ridimensionare il teorema che esige far l'alba per divertirsi. Lo era anche ai miei tempi, lo è oggi. Ed è una cagata pazzesca (cit.)
Detto questo, sabato sera sono rientrato attorno alla mezzanotte, incontrando ragazzine probabilmente uscite di casa a quell'ora, è la moda bellezza, con destinazione le classiche mete della movida. 
Quello che risaltava era di carattere estetico: truccatissime, abiti succinti, non sono assolutamente un fustigatore e, grazie a Dio, non ho alluppamenti al riguardo; registro solo questa routine a mio parere molto abbacinante ora ma nel futuro, ahimè, generatrice di vite sbadiglianti, con incongruenze e noie frutto dell'anticipo forsennato delle tempistiche della vita. 
Tra l'altro una di queste, urlandolo pur essendoci attorno a lei altre persone tra cui io, ha detto, sbraitato, alle amiche che la precedevano "ma vi rendete conto? Non mi tromba, stasera non mi tromba!" il tutto contornato da una curiosa bestemmia. 
Il leone se invece di rincorrere ogni mattina quella cavolo di gazzella, se la trovasse già pronta all'azzanno, come si ridurrebbe psichicamente? 
E' un paradosso. Ma tra i giovani d'oggi, mi permetto di dirlo, la famosa corte è ricordo oramai sbiadito. E' scomparsa letteralmente l'insostituibile fase dell'innamoramento, quel frizzantino stordente gli atrii cardiaci che spingevano a dipingere la vita di quei colori in grado di farti ruggire, di fissare quegli stessi momenti come il faro le navi in tempesta. 
Il travolgere queste consuetudini ha portato ad un livellamento generante in seguito noia ed insoddisfazioni. 
Sono pensieri di un quasi sessantenne che ha solcato i mari calmi senza alcun timone, sempre in balia delle maree. E valgono per quello che sono. 
 

domenica 28 giugno 2020

Sanità tà tà!


Mentre è scomparso quel senso di benevolenza, di gratitudine osannante la santità verso il personale medico e paramedico pubblico, facendo ritornare molti in movida, squacquerone culturale di questi tempi sonnolenti, ed efficaci politicamente come un rutto in un hangar per prova turbina dei Boeing, è molto motivante venire a sapere che il maggior polo privato sanitario, il San Donato di Paolo Rotelli, diciannove tra cliniche e ospedali, un miliardo e mezzo di fatturato annuo, il cui presidente dell’holding è quell’Angelino Alfano, ex chaffeur del Pregiudicato Puttaniere, a cui non affiderei neppure la gestione della carta igienica casalinga, se non fosse che Angelino tesse e trama grazie alle solite amicizie in grado di convogliare denari pubblici dentro le tasche immense di Rotelli, il quale non sembra non accontentarsi mai: è di oggi la notizia che dentro al consiglio di amministrazione entrerà Bobo Maroni, ex presidente della regione lombarda, esecutore finale dell’improvvida politica sanitaria innescata dal diversamente orante e memores domini Roberto Celeste Formigoni, attualmente ai domiciliari per una serie di reati da far impallidire Barabba. 
E, ciliegina sulla torta, entra a far parte del club degli assatanati di convenzioni statali anche Augusta Iannini, ex magistrato a Roma, già capo dell’ufficio legislativo del ministero della Giustizia e vice presidente dell’Autorità garante della privacy. Ma non è da queste cariche passate che la “ciliegina” ricava quella velatura di zucchero tipica delle prelibatezze del privato succhiante risorse al pubblico; l’Augusta infatti brilla perché consorte dell’Inossidabile per eccellenza, dell’Inamovibile epico, del baluardo per la difesa di questo granitico sistema di casta: si, proprio lui Bruno (Porta a Porta) Vespa!

Curricula


Il ministro Gualtieri ha scelto un consigliere per gli investimenti nella persona di Franco Bassanini, ottant’anni ed un curricula da far impallidire coloro che credono ancora nel ricambio generazionale, nel riposo di questi brontosauri della tecno-finanzia-plutocrazia, e perché no, pure rapto. Se da un lato emerge la consapevolezza che un ruolo tanto portante ed importante non possa essere affidato ad un novellino, dall’altro si staglia la necessità di mandare al sereno riposo personaggi come Bassanini, totem granitici di quel boiardismo capace con norme, paletti e cavilli di frenare, far sonnecchiare, imbolsire qualsiasi ipotesi di cambiamento sacrosanto, se guardato in un’ottica di lotta alla sperequazione, sia fiscale, che dei diritti lavorativi, che, soprattuto, delle retribuzioni salararie eque e dignitose. 
In conclusione non credo assolutamente che non vi sia qualcuno, d’età non superiore ai sessanta, in grado di gestire il basilare sviluppo degli investimenti futuri. A meno che non si voglia continuare a perseguire la canonica procedura idealizzata con “gli amici degli amici” che tante sconcezze procurò durante le Ere del Puttanesimo e del Ballismo.

PS per dovere di cronaca allego lo sterminato curricola di Bassanini, attinto dal Fatto Quotidiano odierno (leggete uno dei pochi quotidiani in grado di risvegliarvi, abbracciando la libertà d’opinione)

Franco Bassanini 
Incarichi in corso. 
Consigliere nel cda di Fimpa, l’azienda immobiliare di famiglia. Amministratore delegato di Astrid, la società di servizi legata all’omonima fondazione – creata con Giuliano Amato e di cui è presidente – per l’analisi, gli studi e le ricerche sulla riforma delle istituzioni democratiche e sull’innovazione nelle amministrazioni pubbliche. Presidente di Persidera, la società che gestisce le frequenze televisive di proprietà del fondo F2i. Presidente del consiglio di sorveglianza di Condotte spa, costruzioni e ingegneria. Presidente di Open Fiber, controllata con pari quota da Enel e da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). Titolare di un’impresa individuale per la coltivazione di olive in provincia di Grosseto. Azionista col 25 per cento di Fimpa, col 5,6 di Residence Campolongo, con lo 0,5 di Astrid servizi.

Incarichi cessati. 
Ultimo decennio: presidente di Cdp (2008/15), Cdp Reti, Metroweb, Metroweb Sviluppo, aziende pubbliche; consigliere nel cda di Risberme, società privata. Anni ‘90: consigliere del cda di Errepi Radio Popolare; socio accomandante dell’azienda agricola La Capriola.

Politica e istituzioni. Responsabile dell’ufficio legislativo del Psi 1977/80. Deputato dal ‘79 al ‘96, prima legislatura col Psi, poi indipendente con Pci e Pds. Presidente del gruppo dei deputati della Sinistra indipendente ‘89/’91. Senatore dal ‘96 al 2006 con Pds/Ds. Consigliere comunale di Milano ‘90/’93 e ‘97/’99. Membro della direzione nazionale del Psi dal ‘78 al 1981, del Pds/Ds/Pd dal ‘92 al 2008 e della segreteria nazionale del Pds ‘91/’96. Relatore della commissione bicamerale De Mita-Iotti ‘93/’94. Presidente del comitato parlamentare per le politiche finanziarie e di bilancio ‘84/’87. Presidente della commissione interministeriale ‘79/’82 per la riforma dei rapporti fra Regioni e Stati del ministro Massimo Severo Giannini. Capo di gabinetto ‘73/’76 di Mario Toros, ministro agli Affari regionali. Ministro della Funzione pubblica e agli Affari regionali nel governo di Romano Prodi ‘96/’98. Sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo di Massimo D’Alema ‘98/’99. Ministro della Funzione Pubblica nei governi di D’Alema e Amato 1999/01. Autore e ispiratore della riforma Bassanini per semplificare e decentrare l’amministrazione pubblica ‘97/’99. Già membro della commissione Roma Capitale con Gianni Alemanno sindaco nel 2008 e consulente per l’innovazione dei presidenti Paolo Gentiloni e Matteo Renzi 2015/18.

Esperienze francesi. Consigliere economico del primo ministro Jean-Pierre Raffarin nel 2002. Membro della commissione Attali per la “liberazione della crescita” e della commissione Milhaud per la “cooperazione finanziaria nell’area del Mediterraneo” istituite dal presidente Nicolas Sarkozy nel 2007. Già consigliere nei cda dell’Accademia di Francia in Italia e della Scuola nazionale dell’amministrazione (Ena). Consulente di Ffsa, la Federazione delle assicurazioni francesi. Ufficiale della Legion d’onore dal 2002.

Varie ed eventuali. Membro del comitato scientifico del centro studi di Confindustria, della fondazione Accademia nazionale Santa Cecilia, del comitato di presidenza di Assonime, l’associazione fra le Spa italiane. Consigliere nel cda della fondazione per le Scienze religiose di Bologna. Consulente di Febaf, la federazione delle banche, delle assicurazioni e della finanza. Presidente onorario dell’organismo europeo Long term investors’ club. Già consigliere del segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, in materia di tecnologie di informazione e di comunicazione ‘01/’06. Già docente di Diritto costituzionale all’università la Sapienza di Roma e collaboratore degli atenei di Milano Statale, Firenze, Sassari e Trento e del Consiglio nazionale delle ricerche. Ha scritto 19 libri e 350 articoli scientifici. Marito di Linda Lanzillotta, ex capo di gabinetto del ministro Amato, ministro nel governo Prodi II e vicepresidente del Senato nel ‘13/’18. Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica su iniziativa del presidente Giorgio Napolitano. Il futuro d’Italia è ieri.

Bombastic!



Arrivato con un'ora di ritardo, come ai bei tempi andati quando dopo l'"enricostaisereno" governò il paese, il Bomba ieri sera ha presentato il suo ultimo libro, dai non mi fate dire nulla al proposito che costui è molto amante delle querele, accompagnato e presentato dalla Lella di tutti loro. 
Sono andato a vederlo in qualità di amante del genere comico, e lui è il più grande dei comici italiani, un Groucho Marx di no' antri. L'ho ascoltato solo per una mezzoretta, il tempo per deliziarmi del suo innato senso dell'umorismo, le battute ai penta stellati con cui è al governo, gli alti ragionamenti da bar su come rinvigorire il paese, l'evidente sua convinzione di essere ancora, nonostante un 2,5% di gradimento, l'ago, la via, il nettare delle istituzioni. 


Posizionato il palco vicino ad una giostra funzionante, subliminale della sua attuale funzione, il Bomba ha condotto magistralmente, da esperto saltimbanco, il suo show costellato da riferimenti ai grandi del pianeta di cui lui stesso si sente pietra miliare, da battute da osteria, da ricerca di consensi e di incensazioni tipiche del suo ego debordante.

La madre di tutte le battute, mi è stata riferita perché nel frattempo avevo lasciato l'ilare compagnia, è stata la seguente: 

"Siete d'accordo che sarebbe meglio avere un governo legittimamente scelto dal popolo?" 

Si, ha detto proprio così il nostro Groucho, dimenticandosi dell'oramai storica "enricostaisereno"

Standing ovation a Groucho Bomba! 

Travaglione!!!


domenica 28/06/2020
Todo cambia

di Marco Travaglio

Ci avevano giurato che, dopo la pandemia, nulla sarebbe stato come prima e tutto sarebbe cambiato. Detto, fatto.
Il Senato resuscita il vitalizio, privilegio che definire medievale è offendere un’epoca seria come il Medioevo. E tutti quelli che 13 anni fa tuonavano e scrivevano articoli e libri contro la casta ridacchiano soddisfatti perché i 5Stelle sono stati sconfitti con la loro antipolitica, mentre la Politica con la P maiuscola è riempire le tasche finché morte non ci separi a vecchi arnesi mantenuti da noi dalla notte dei tempi. Fra le migliori esultanze degli incassatori per lo scampato pericolo, vince “Dalla politica ho avuto solo svantaggi”: parola di Francesco Speroni, leghista della prima ora, pensionato baby Alitalia a 50 anni, in politica dal 1986, parlamentare italiano e/o europeo dal 1989 al 2014 e financo ministro, sempre grazie alle leggendarie campagne contro “Roma ladrona”. Seguita da quest’altra: “Il taglio dei vitalizi fu una decisione pessima che ha messo alla fame alcuni ex parlamentari”: parola di un pesce di nome Zanda, già consigliere del gruppo Espresso, poi portaborse di Cossiga, poi presidente del Mose, di Lottomatica, del Giubileo2000, consigliere Rai, senatore del centrosinistra per appena 5 legislature, tesoriere del Pd (sua l’idea, l’anno scorso, di aumentare un po’ i magri stipendi dei parlamentari) dimissionario ma ancora in carica, perché nominato di fresco, alla tenera età di 78 anni, presidente della fondazione di Carlo De Benedetti (85 anni) che sta per dare alle stampe un nuovo giornale-ossimoro: Domani. Ridateci Storia Illustrata.

La Camera intanto espelle Vittorio Sgarbi perché dice dei magistrati e di chiunque lo contraddica (“vaffanculo stronza troia”) quel che diceva 30 anni fa su Canale5, prima che B. lo mandasse a spasso per non pagargli più le querele perse (tutte). Ma continuerà a essere invitato in tutti i salotti di Rai, Mediaset e La7, intervistato da tutti i giornaloni e giornalini e candidato a parlamentare, sindaco, assessore, ministro, viceministro, sottosegretario perché è tanto colto (sul fatto). Ridateci Sgarbi quotidiani.

Angela Merkel sul Mes dice un’ovvietà (“può essere usato da tutti”, ma quella dell’Italia “è una decisione italiana”), Conte risponde un’ovvietà (“A far di conto per l’Italia ci siamo io e i ministri italiani”) e tutti i giornali italiani titolano sul “gelo”, lo “scontro”, la “lite” Merkel-Conte e La Stampa su una frase mai detta dalla cancelliera (“L’Italia utilizzi tutte le risorse Ue”). Perché ovviamente ha ragione la Merkel: come osa l’Italia di non prendere ordini dalla Germania (che peraltro non s’è mai sognata di dargliene)?

Ridateci l’asse Roma-Berlino-Tokyo e la Repubblica di Salò.
Il ministro Gualtieri ha un nuovo consulente: il giovane millennial Franco Bassanini, classe 1940, una dozzina di cattedre, 7 legislature, mezza dozzina di partiti dal Psi al Pci Pd, un ministero, una decina di Cda, banche, assicurazioni (la lista completa di poltronissime è a pag.4). Ridateci i dinosauri.
Aria nuova anche nei servizi segreti: pare che Conte e altri nel governo pensino, per la vicedirezione dell’Aise, a Marco Mancini. Che non è omonimo del Marco Mancini arrestato due volte nel 2006, quand’era capo del Controspionaggio del Sismi, per concorso nel sequestro dell’imam di Milano Abu Omar e per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla rivelazione di segreto d’ufficio per aver passato dossier segreti alla Security Telecom, poi condannato a 9 anni per la prima accusa e infine salvato sia per la prima sia per la seconda dal segreto di Stato apposto dai governi di destra e di sinistra: è sempre lui. Eppure la Corte dei diritti umani di Strasburgo nel 2016 ha stabilito che il Sismi e la Cia, sequestrando Abu Omar e mandandolo a torturare in Egitto, e i governi italiani, coprendoli, hanno violato ben cinque principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e “applicato il legittimo principio del segreto di Stato in modo improprio e tale da assicurare che i responsabili del rapimento, della detenzione illegale e dei maltrattamenti ad Abu Omar non dovessero rispondere delle loro azioni”. Ridateci Pollari&Pompa.
Salvini, noto leader del futuro visto che politicamente è più vecchio di B., non perde occasione per guardare all’avvenire con la strenua difesa dei pagamenti in contanti fino ad almeno 3mila euro a botta, in tandem con l’altro giovane vecchio che porta il suo stesso nome, ma ha un dodicesimo dei suoi voti. E, siccome il Matteo maior chiede a gran voce il condono tombale per gli evasori, il Matteo minor per non essere da meno lancia l’ideona di una “voluntary disclosure”, cioè di un bel condono sui contanti in nero. Poi, per essere ancora più moderno, rilancia sul Ponte sullo Stretto. Ridateci il decreto Biondi, i lodi Schifani e Alfano, la Cirami, la Cirielli e l’immunità parlamentare.
La gara di modernità fra i due Matteo prosegue sulla campagna acquisti di parlamentari. Salvini annuncia “altri 5Stelle pronti a passare alla Lega” e l’Innominabile risponde che “nel centrodestra c’è una miniera” di voltagabbana sul mercato. Ridateci Scilipoti, Razzi e De Gregorio.
Si attende ad horas il ritorno del borsello a tracolla, del telefono a gettoni, degli scubidù, delle pastiglie Valda e dell’Amaro Medicinale Giuliani.