domenica 10 maggio 2020

L'Isola Mento - giorno 58



Esempi



Dal Fatto Quotidiano 
Casa per casa e zero morti storia del dottor Munda
Giovane precario: “Non sono un eroe”

Tutti, qui, hanno il suo numero. Solo da Milano non ha mai chiamato nessuno. Eppure tra i suoi pazienti – oltre mille – Riccardo Munda ha avuto zero morti. E zero ricoverati. E, Riccardo, fa il medico a Nembro: a Selvino in realtà, una manciata di chilometri oltre. Quando a fine febbraio l’Ats di Bergamo ha raccomandato ai medici di base di gestire i pazienti per telefono, per evitare di contagiarsi e contagiare, Riccardo si è comprato di tasca sua 600 euro di camici e di mascherine, e una Vaporella. Per continuare a visitare casa per casa. A Nembro, e poi, via via, in tutta la zona. “Ero disperata”, mi dice la signora Adele. A lei, in tre settimane, non avevano prescritto che uno sciroppo. “Il dottor Munda è un eroe”, dice.
Quando gli chiedo perché ha scelto di restarsene tra i malati, lui mi guarda e dice solo: “E dove dovrei stare? Tra i sani?”. Ha 38 anni, gli occhi blu e il sorriso largo, e la borsa in pelle come quella dei dottori di una volta. E mentre il nuovo ospedale in Fiera a Milano è costato 26 milioni di euro, molti, qui, moltissimi, sono ancora vivi grazie al suo stetoscopio da cento euro. Non ha una terapia. “Ma proprio perché non c’è ancora una cura, è fondamentale intervenire subito. E quindi non solo visitare il paziente, ma visitarlo spesso: per aiutare il fisico a reagire, calibrando e ricalibrando i farmaci a ogni suo minimo segnale”, spiega. “Qui non sono mancati gli ospedali, è mancato tutto il resto. E anche adesso sembra che la soluzione sia solo rafforzare la terapia intensiva. Mentre invece è rafforzare tutto quello che ti evita di finirci”. “Costruire ospedali certo è più facile”, dice. Appalti, nastri. “Perché qui saremo anche in Lombardia. Ma è sempre Italia”.
Non si parla che di tamponi, test, tracciamento dei contagi. Contenimento dei nuovi focolai. Ma pure nella Fase 2 qui si è soli e basta. La signora Daniela, come tutti, vive nell’ansia. Suo padre è morto, suo marito è stato a lungo intubato: vive con il saturimetro incollato al dito. “Non ha niente”, la rassicura il dottor Munda, mentre controlla i polmoni del marito. Che non era mai stato visitato, neppure al telefono: il numero del suo medico era sempre occupato. E a un certo punto, semplicemente, è svenuto. “Io non mi preoccupo per me. Mi preoccupo per gli altri”, dice la signora. “Sono una dentista”. E lo studio in cui lavora non ha mai chiuso. Nè ha mai visto un tampone. “Chiesto ovunque, ma niente…”.
“Non giudico nessuno. Non sono Dio”, dice il dottor Munda. “Ma hai letto il giuramento di Ippocrate? ‘Presterai la tua opera in scienza e coscienza’. Per ora la scienza, è vero, non c’è. Ma la coscienza, sì”. Nonostante i suoi zero morti nella Fase1, nessuno gli ha mai chiesto un consiglio, un parere sulla Fase2. Solo il sindaco di Nembro gli è stato vicino. “Sento tanti parlare del ‘mondo post-Covid’. Come se tutto questo fosse anche un’opportunità di redenzione… Ma nei momenti di crisi non si tira fuori il meglio di sé. Si resta quello che si è”, dice.
Almeno, chiedo io, ora lo avrai un tampone? “Tanto non sono di ruolo. Sono un sostituto. Il mio contratto è in scadenza. Anche se fossi positivo, mica ho l’indennità di malattia…”.

sabato 9 maggio 2020

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L'Isola Mento - giorno 57



Niente, non c'è nulla da fare! Ovunque ti giri in questa martoriata terra, percepisci il laido tentativo di inficiare l'azione di un governo che ha dovuto affrontare una situazione inimmaginabile, mai provata prima. Latrano tutti senza dignità, ogni spunto è valido per lamenti, critiche, atteggiamenti suini, da ribaldi, senza cuore né talento. 
Una lagna invereconda, sfanculante la necessità di stare uniti a combattere il nemico pandemico comune. Solo in queste lande accadono fatti deplorevoli quanto la bassezza culturale degli gnomi al servizio del male comune, la destabilizzazione. 
Regioni che anticipano riaperture col solo intento di rompere i coglioni: Bolzano e l'amichetto del Cazzaro ad esempio. Ma cosa cazzo conterà una settimana se non l'intento di evidenziare la supposta incapacità governativa? Sono a statuto speciale, succhiano denari enormi annualmente, maledicono la loro appartenenza. Leviamoceli dai coglioni una buona volta! 
E poi le regioni in odore di elezioni, la Liguria di Toti inviante mascherine sponsorizzate, il Veneto zaista tendente sempre a differenziarsi, la Lombardia che finge che tutto vada bene madama la Marchesa, mentre resta ahimè il centro più stressato dall'epidemia, avendo anche la disgrazia di essere guidata da inetti profeti di quella ospedalizzazione rea di aver infettato in ogni dove, con la più bassa percentuale di tamponi, con un'inefficienza tale che nei tempi lugubri di marzo ha mandato allo sbaraglio persone ancora positive dentro le case di cura, carceri per anziani, infettando in ogni dove. 
Miasmi si levano da ogni parte retti e diretti dall'impenitente Cazzaro e dalla Sora Cicoria, tra l'altro pure gestori di trasmissioni deleterie alla "Non è l'Arena" in cui tutte le settimane è ospite tal Gilletti. 
Sparlano i Porro, i Minzo, le canaglie di Libero, lo stipendiato dal tangentaio della mafia Sallusti, i pagliacci alla Liguori, la perpetua di Rete 4 con l'unico scopo di inficiare ogni valida azione governativa, allontanando, sminuendo, il consenso popolare al Premier, di regola in paesi seri e democratici sorretto da tutti, per la causa comune, vedasi il Portogallo che ha saputo gestire, unitariamente, al meglio la pandemia, divenendo esempio per tutti. 
Qui da noi invece è impresa impensabile per via della porcilaia di cui sopra. 
Svetta tra la marmaglia un nome, per me un eczema che mi ha allontanato da letture cittadine quale il Secolo XIX: Mattia Feltri, commentatore della vasta proprietà editoriale della Famigliola Sabauda retta da quel John che preferisce pagare meno tasse in Olanda, il che è tutto dire e riaccende la domanda, irrisolta, sul perché non fare una legge che vieti ai grandi imprenditori di possedere giornali. Ebbene questo falsario fumettistico ogni giorno non smette di smerdare ad hoc verità e retta via professionale. Ogni qualvolta lo leggo mi si riaccendono focolai in zona sacrale di fastidiosissimi eczemi. Un bugiardo che oggi scrive: "Prendete i famosi 376 boss provvisoriamente scarcerati da Bonafede." 
Questa è una bugia, una fandonia, canaglia pennivendolo! 
Non può non sapere l'inetto che esiste, per fortuna, l'indipendenza della Magistratura e la separazione dei poteri a cui nessuno può, ripeto per fortuna, frapporsi, siano ministri o presidenti. Quindi, caro il mio falsario, Bonafede non ha scarcerato nessuno, e stento a credere che tu, pinocchio, non conosca la Costituzione. La conosce ma per ossequioso rispetto alla linea editoriale, a quando un corsivo sulle tasse in Olanda?, sproloquia falsità cercando di accalappiare allocchi! E Repubblica, la ciliegina sulla torta del nuovo impero sabaudo, non è da meno (ho appena disdetto l'abbonamento a Rep) 
Verrebbe da preparare cervogia e zaino, tanta è la rabbia. Ma s'insuffla il calmierante versetto evangelico a ricomporre i sensi snaturati da questi sciacalli: "Lascia che i morti seppelliscano i morti."
     

Meditazione


Il virus e l’altro pianeta

di Bernard-Henri Lévy

Notizie cadute nel dimenticatoio della follia legata al coronavirus. Rivolta di precari in un quartiere disagiato di Tláhuac,unadelle zone "aride"del Messico, dovenon c’è acquaa sufficienza per lavarsi le mani. Due morti e parecchie decine di feriti nella bidonville di Kibera, a Nairobi, durante la distribuzione di farina e olio da cucina che si trasforma in una calca generale e che richiede l’intervento della polizia. Gli abitanti di una baraccopoli di Città del Capo in Sudafrica erigono barricate lungo le strade: gridano di aver capitol’ordine di «rientrare acasa», ma di non avere una casa doveandare e, oltretutto,hanno fame.
In India un milione di persone o forse più lascia le città dell’immensostato dell’Uttar Pradesh, ma anche di Punjab, Haryana,Maharashtra e Gujarat: non è rimasto niente damangiare. Si incamminano verso i rispettivi villaggi d’origine in lente e lunghe file, prese di mira da bande di sciacalli.
In Venezuela, che quel giorno riportava dieci casi ufficiali di decessi percoronavirus e dovenon c’era più posto per curarlida nessuna parte perché dagli ospedali sono state rimosse e razziate tutte le apparecchiaturemediche, inizia il saccheggio di grandi magazzini epiccole botteghe negli stati di Bolivar e di Portuguesa.
Si segnalano carestie gravissime in Thailandia, in Congo, a Kinshasa enello Zimbabwe, in passato uno dei granai d’Africa. Si parla di tumultiprovocati dalla penuria di cibo lungo l’Equatore; nel campo di Kabasa in Somalia; nella periferia sud di Beirut, nel quartiere di Hay el-Sellom, irivoltosi scandiscono: «Non confinateci, dateci da mangiare».
Perfino in Francia, i prefetti – in particolare quello di Seine-Saint Denis in un carteggio pubblicato da Le Canardenchaîné – ammettonodi attendersipresto gravi carenze digeneri alimentari cheavrannoun impattoenorme su decine dimigliaia dipersone e potrebbero sfociare in rivolte popolari.
Del resto, per rendersi conto di come la distribuzione di pasti caldi dei volontari dei Restosdu coeur nonabbiamaiattiratoun numero superiore di persone, è sufficiente passare in Place de la République a Parigi al sabato sera, poco dopo le 19.
Per farsene un’idea, basta recarsi, sempre di sabato sera, nei quartieri a nord di Parigi, alla Porte d’Aubervilliers, dove centinaia diimmigraticlandestini in precedenza accampati sulla colline du crack ,
smantellata a febbraio,adesso se ne stanno in un’area brulla prospicientela zona industriale Cap 18: tra loro ci sono afgani, somali, qualchelibico, un bengalese, alcuni sudanesi. Sembrano smarriti, randagi, sdraiati su materassi a brandelli, immobili come se dormissero: sonoaltri famelici esseri umani che non trovanopiù niente di commestibile nei rifiuti delle strade dei dintorni e che le Ong,sovraccariche di lavoro, non riescono più ad aiutare.
Perchéparlo di tutto questo?
Perchénel corsodella miavita misonooccupato di unnumero sufficiente di situazioni di emergenza persapere che, se esiste una graduatoriadelle calamità per il genere umano, quasi certamente la fame – con i corpi vivi ma avvizziti, i bambini morti o prematuramente invecchiati, le infezioni agli occhi, la testa che fa male, la necrosi dei tessuti che avanza veloce, gli episodi di rivolta, Coupeauche dicevaa Gervaise«se haifame,mangiati unamano!E tieniti l’altra per domani», e poi il distacco finale, le ultime apnee e la morte repentina – occupa una posizione molto vicinaall’apice.
Perchéso, fin dai tempi in cui fondammo Action contre la faim – nel 1979 con Françoise Giroud, Alfred Kastler, Jacques Attali, i radicali italianiEmma Boninoe Marco Pannella, Marek Halter, il dottor Robert Sebbag e altri ancora, una piccola organizzazione ormai cresciutache gode di risorse edi mezzi d’intervento considerevoli – che né questa né altre associazioni sono riuscitea scongiurare che ancora oggi sul nostro pianeta il flagello della fame uccidesse 25 mila persone al giorno.
E, infine, perché so che il Covid– fermando l’economia all’improvviso, obbligandoa una "pausa" la globalizzazione (accusata di tutti i mali e di cui con eccessiva faciloneria dimentichiamoche in trent’anni ha fattouscire dalla miseria un terzodelgenereumano), congelando gli scambicommerciali che hannointerrotto gli approvvigionamenti per chi soffre la fame – fatalmente farà incrementare il numero degli indigenti della Terra.
Più avanti, in conclusione, vi dirò anche in che modo io consideri lo sgomentoe la paurache sisonoabbattutisul mondoinsiemeal coronavirus.
Tuttavia,perché non iniziarefacendo notaresubito, di fronte a queste notizied’agenzia che sembrano arrivare da un altro pianeta, quanto vi sia di astratto, di assurdo e – vistele circostanze – anche di scellerato nel dibattito concettuale che colloca chi è al governo nella posizione di dover scegliere tra "la vita" e "l’economia", ovvero, in realtà, tra i morti da Covid e gli altri?
Comenon restaresconvolti dall’enorme sproporzione deimezzi dispiegati per individuare, sperimentare e naturalmente propagareuna cura per un’epidemia nuova e tragica e latetra indifferenza alla quale sembrano condannatele vittime della più antica pandemia dell’umanità?
A questo proposito, ecco unaltro titolo in prima pagina della stampaamericana che ci è sfuggito.È stato pubblicato sul WashingtonPost del 29 aprile.
Mentre gli Stati Uniti, come tutti noi, ricorrono a sforzi sempre più impegnativi per nasconderequei corpi affamatisu cui il nostro sguardonon vuole posarsi, si annuncia il lancio di due colossali progetti di ricerca condotti dall’Università della Pennsylvania e dallaScuola di Igiene e di Medicina tropicale di Londra. Qual è il loro obiettivo?Addestrare cani labrador dal "fiuto eccezionale", in grado di individuare l’odore del Covid negliesseri umani.Ancora non ci hannodetto a checosa –o achi– potrebbe assomigliare quell’odore.
In ogni caso, sono felici di informarci che gli otto cani già addestrati saranno capaci, a velocità di crociera, di individuare fino a 250 casi l’ora.
Si trattadiun progetto troppoassurdo per esserevero. Eppure… Ne riparlerò in seguito.

Dai, acculturiamoci!


Malebolge

Aldo Nove

Brutale e meraviglioso

Sono tempi che ci pongono di fronte alla brutalità dell’inganno del superfluo, dei suoi orpelli e di come questi si sciolgano alla luce di un sole trascendente che nel silenzio della natura umana non smette di sorgere pur ignorato, pur da troppi anni dimenticato. Come bambini malamente educati, oltremodo viziati, ci siamo abituati a essere,
nei decenni che vanno dal sesto all’ottavo dello scorso secolo, bisognosi di un 'inutile' che è diventato segno di status collettivo dapprima, e distintivo quasi contemporaneamente. Se negli anni Cinquanta del XX secolo si festeggiava per l’arrivo di un frigorifero in famiglia, cosa comprensibile per l’oggettiva funzionalità di questo apparecchio, ormai parte del nostro 'concreto immaginario quotidiano', l’arte della riproduzione (e dell’appropriazione di massa) di oggetti dal valore estetico o funzionale o entrambe queste cose ha invaso il nostro orizzonte dei desideri. Tutto è infatti potenzialmente comprabile assunti i crismi del sistema parareligioso del Mercato come escatologia rovesciata nell’immediato, e tutto diventa legittimazione 'visibile' del maggior valore di 'Sé' laddove lo si può semplicemente acquistare, 'in porzioni'. Come lanciati in una corsa esiziale, stiamo brutalmente frenando. Tutto il mondo lo sta facendo. E ciò è tanto, e veramente, meraviglioso!

venerdì 8 maggio 2020

3.333.360



Quarant'anni il prossimo 10 maggio e non averli! 
Il gioco che ha introdotto molti di noi in una nuova era, per certi versi glaciale visto la chiusura agli altri che in seguito è stata prodotta dai videogames, fu inventato da Toru Iwatani dipendente della Namco dopo che, è la leggenda, vide mentre era a cena con amici una pizza a cui mancava una fetta. Dopo 18 mesi uscì in Giappone col nome di Puckman (in nipponico "pakupaku" significa "chiudere e aprire la bocca") e non poté essere commercializzato così in America per la terribile assonanza con il "fuckman" di chiara tendenza triviale. Divenne quindi Pac-Man anche se prima della consacrazione in Brasile si chiamava "Come-Come", in Spagna "Comecocos", da noi "Gabo-Gabo"
Interessante anche la critica al gioco che lo definì "troppo carino per aver successo", infatti da lì a qualche anno frutto miliardi di dollari alla Namco! E il fatto ancora più sconvolgente fu che il suo creatore Toru non ottenne nulla da Pac Man, nessun dividendo, nessun scatto di carriera, nessun bonus! Mi ricorda la buonanima dell'inventore della compressione dei files "zip" anch'egli andatosene in bolletta.
Chi non ha introdotto monete da 100 lire, mi riferisco a quelli della mia età naturalmente, negli scatoloni neri dentro ai fumiganti bar? Chi non ha appioppato calci d'ira per la cattiveria di Blinky, Pinky, Inky e Clyde quei bastardi di fantasmini che partivano se non riuscivi a far mangiare al Giallo insaziabile le power pills in grado di bloccare gli infami? 
E sull'articolo del Fatto da cui ho attinto queste info, scopro che nel gioco iniziale vi erano ben 256 livelli (io al massimo ho superato il ventesimo) ed il punteggio massimo era di 3.333.360 punti! 
Lo raggiunse, così è scritto, solo uno nel globo: Billy Mitchell della Florida. Applausi a Billy e tanta nostalgia a noi!