sabato 26 maggio 2018

Valutazione


Il nostro reale problema nazionale trentennale, colui che avviluppa qualsiasi tentativo di ristabilire la giustizia, la dignità, bloccando ogni forma variegata di rinascimento culturale, di rinvigorimento sociale, colui che per diciotto anni pagò la mafia, che è stato condannato per evasione fiscale, il principe della delinquenza, ebbene sì: anche questa volta pare sia riuscito ad annientare un pur piccolo tentativo di ritorno alla civiltà in questo paese fondato, e da lui pienamente goduto, sulla corruttela.
La strategia d’impuntarsi su un nome per sparigliare le carte è vecchia come quel Puttaniere al quale le biologiche norme, purtroppo, gli stanno elargendo sin troppo. 
Ma oltre lui c’è ancora di più: la forza politica, si fa per dire, che negli anni passati gli ha consentito di rinvigorirsi, di non affossare, accudendolo, vezzeggiandolo, supportandolo, è rea di cotanta nefandezza storica, che solo il tempo ne sancirà l’inaudita gravità.

Sono commosso per questa travagliata!


Fiero e quasi commosso di leggerti, Marco! Questo articolo andrebbe letto nelle scuole almeno una volta al mese!

sabato 26/05/2018
I Signori Qualcuno

di Marco Travaglio

Anche noi, come i colleghi dei giornaloni, siamo in ambasce alla sola idea di essere governati da un Signor Nessuno mai sentito prima: il prof. avv. Giuseppe Conte, per giunta accompagnato da una serie di carneadi populisti, giustizialisti, manettari, eversori. Solo, diversamente dai colleghi dei giornaloni, non riusciamo a dimenticare da chi siamo stati governati finora. Il primo che ci viene in mente è Angelino Alfano: ma lo sapete, sì, che Alfano da un anno e mezzo è il nostro ministro degli Esteri, dopo esserlo stato per quattro dell’Interno e per tre della Giustizia? Un’altra che ci sovviene è Valeria Fedeli, quella che vantava una laurea e poi si scoprì che non aveva nemmeno il diploma (però l’asilo l’aveva fatto) e fu perciò nominata de plano al ministero della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca scientifica, a riprova del fatto che non è l’America il paese dell’opportunità: è l’Italia. Marianna Madia è da cinque anni la spensierata (nel senso etimologico del termine) ministra della Pubblica amministrazione e Semplificazione anche se nessuno, tantomeno lei, aveva mai sospettato una sua competenza in materia: infatti, appena entrata nel 2008 a Montecitorio, aveva dichiarato orgogliosa: “Porto in dote la mia straordinaria inesperienza”. Tant’è che fu un gran sollievo scoprire che aveva copiato intere pagine della tesi di dottorato da pubblicazioni di gente esperta, scordandosi purtroppo di citarle fra virgolette. Infatti la fecero assistere da due badanti, Giulio Napolitano figlio del più noto Giorgio e Bernardo Mattarella figlio del più noto Sergio, per scrivere (coi piedi) le leggi che i padri dei due badanti non ebbero scrupolo a promulgare (prima che la Consulta e i giudici amministrativi provvedessero a cancellarle).

Le “riforme” istituzionali, un tempo affidate a giuristi (vedi Mattarella per il Mattarellum), furono appaltate alle mani sante di Maria Elena Boschi, avvocaticchia di Laterina (Arezzo) più esperta in banche (soprattutto una) che in altro: i famosi Patti Laterinensi. Poi, tra referendum costituzionale e Consulta sull’Italicum, andò come andò. E, per la nuova legge elettorale, si cambiò superesperto: Ettore Rosato, ragioniere triestino ignoto ai più. Con i risultati che tutti possiamo apprezzare. La demeritocrazia degli attuali, trafelati cultori di curriculum altrui proseguì indefessamente in tutti i rami dello scibile umano. La vigilessa Antonella Manzione capo dell’Ufficio legislativo di Palazzo Chigi (poi spedita al Consiglio di Stato anche se non aveva l’età prevista per legge e rimpiazzata da Roberto Cerreto, filosofo).

Beatrice Lorenzin, diplomata al classico, ministro della Sanità. Andrea Orlando, diplomato allo scientifico, alla Giustizia (al posto del pm Nicola Gratteri, pericolosamente laureato ed esperto, dunque respinto con perdite da Napolitano). Giuliano Poletti, noto cultore di calcetto & coop rosse (in lieve conflitto d’interessi), al Lavoro. Luca Lotti, plurimedagliato alle Olimpiadi Consip, ministro dello Sport. L’imprenditrice della moda Angela D’Onghia viceministra dell’Istruzione. Il dermatologo Antonello Soro garante della Privacy. Tutti degni eredi delle facce come il curriculum targate centrodestra: l’ing. Castelli, esperto in abbattimento di rumori autostradali, ministro della Giustizia; l’avvocato e corruttore di giudici Previti alla Difesa; l’amico dei camorristi Nick Cosentino viceministro dell’Economia con delega al Cipe; il massmediologo Gasparri alle Telecomunicazioni; la calippa Francesca Pascale consigliera provinciale a Napoli; l’igienista dentale e tante altre belle cose Nicole Minetti consigliera regionale in Lombardia; la escort Patrizia D’Addario candidata alle Comunali di Bari e via primeggiando.

All’epoca non si faceva gran caso ai curriculum, altrimenti i consigli dei ministri sarebbero andati deserti. Né si andava tanto per il sottile sulle sacre prerogative del capo dello Stato, riscoperte improvvisamente oggi per sbarrare la strada al temibile Paolo Savona: l’ottantaduenne scavezzacollo stava bene a tutti quand’era ministro di Ciampi e ai vertici di quasi tutte le banche e le imprese; ma poi s’è radicalizzato in tarda età nelle madrasse grillo-leghiste e ora minaccia di farsi esplodere nella Bce, nella Cancelleria di Berlino e nella Commissione Ue (altamente infiammabile per la presenza di Juncker). Ergo nessuno osi porre diktat contro i diktat di Mattarella (o chi per lui), che però non si chiamano diktat perché la parola è tedesca e poi la gente chissà cosa va a pensare. Se Conte propone Savona non è autonomo perché ascolta Di Maio e Salvini; se invece lo cassa “è autonomo” perché obbedisce a Mattarella. Com’è noto, tra le prerogative costituzionali del Presidente è scritto espressamente che, se uno non la pensa come lui, Macron, la Merkel e Juncker al quarto whisky, non può fare il ministro. E morta lì. L’importante, per diventare ministri senza problemi, è non pensarla proprio. Per diventare premier, invece, sempre a prescindere dal pensiero, occorre qualche requisito in più. Tipo, per citare solo casi recenti: pulirsi il culo con la Costituzione, parlare l’inglese come Totò e Peppino il tedesco, avere genitori persino peggiori di sé, fare insider con finanzieri ed editori amici. Oppure mettersi in società con Cosa Nostra, finanziarla per 18 anni, avere il braccio destro in galera per corruzione giudiziaria e il sinistro per concorso esterno, essere un “delinquente naturale” con 4 anni di galera per frode fiscale, 9 prescrizioni per corruzioni e falsi in bilancio e 7 processi per simili bazzecole, iscriversi a logge eversive, comprare senatori un tanto al chilo e, volendo, andare a puttane (anche minorenni). Insomma, essere Qualcuno.

venerdì 25 maggio 2018

Tredici anni fa





Uno dei più grandi dolori da tifoso mai provati! Tredici anni fa, come oggi, vincendo 3-0 alla fine del primo tempo sentivo già in tasca la Coppa con le Orecchie! 
Ed invece la dea Eupalla decise di infliggermi un dolore sportivo senza uguali, una discesa negli inferi inumana, un'estirpazione del cuore rossonero in me battente dalla nascita! 
In sei minuti il Liverpool ci raggiunse e ai rigori...

Mi devo riprendere, ritirare su! 
Cosa c'è di meglio allora di questa foto?


Vamos!!!!

Mattina Ranieri


venerdì 25/05/2018
IL COMMENTO
Matteo si fa parte civile (contro di noi)
METAFORE SCIVOLOSE - SE IL POPOLO ITALIANO È L’IMPUTATO, ALLORA L’EX PREMIER SI È SCHIERATO CON L’ACCUSA

di Daniela Ranieri

Mercoledì sera, pochi minuti dopo che il presidente del Consiglio con riserva Giuseppe Conte aveva bergoglianamente salutato dal Quirinale, nei cieli della infosfera è risuonato forte e chiaro un pigolìo: “Buon lavoro al Presidente incaricato #Conte. Egli si è proposto come l’avvocato difensore del popolo italiano: noi ci costituiamo parte civile”. Ovviamente, come si evince dalla fatua infantilità e dal blando umorismo dell’immagine, la dichiarazione era di Renzi, che era appena uscito dal tunnel delle metafore calcistiche e molto deve aver “rosicato” (usando l’espressione che l’ha reso famoso, lanciata contro chi secondo lui si rodeva dall’invidia per i suoi numerosi successi) davanti alla metafora leguleica (e telegenica) dell’avvocato Conte.

Ora, se Conte è l’avvocato difensore del popolo italiano in un processo intentato contro di esso, mettiamo, dall’Unione europea, allora è evidente che i soggetti del procedimento sono: il popolo italiano in veste di imputato; l’Europa in quanto accusatore. Chiunque in questo scenario si dichiarasse parte civile lo farebbe denunciando di aver subito un danno dal reato oggetto del processo, cioè dall’imputato. Quindi il Renzi-parte civile starebbe contro il popolo italiano, non a suo favore. Il che peraltro ci risulta da 4 anni, senza che lui stesse a rimarcarlo la sera in cui la sua stella è definitivamente eclissata. Ma lasciando stare queste tecnicalità, che evidentemente al Renzi laureato in legge non sono note, può darsi che l’ex “sindaco d’Italia” volesse viceversa dire che lui sarebbe parte lesa di un danno provocato dall’avvocato difensore al già imputato popolo (?!); in questo caso, Renzi sarebbe egli stesso “popolo”. Il che è semplicemente ridicolo, per 1000 giorni di esaurienti motivi. In effetti, nello stesso tweet, forse rendendosi conto della scemenza appena digitata, Renzi chiarisce: “Parte civile per verificare se realizzeranno le promesse della campagna elettorale. E parte #civile nel modo di fare opposizione”. Da qui si comincia a capire che l’uscita del Nostro di Firenze forse era tutta un gioco di parole per arrivare a dire che lui è civile (con l’hashtag) mentre Conte, noto black bloc, no. Ma letteralmente significa che lui Renzi tiferà e vigilerà affinché siano realizzate le promesse di Lega e 5S (flat tax, reddito di cittadinanza, espulsione degli immigrati etc.), il che cozza con la solenne dichiarazione di voler stare all’opposizione per precisa volontà degli elettori. Non se ne esce.

Piuttosto, degno di esame è l’atteggiamento della grande stampa di fronte al cortocircuito. Allarmatissima per il fatto che i barbari populisti stiano facendo un governo dopo essere stata allarmatissima per il fatto che non lo stavano facendo, oggi sfodera gli artigli contro questo “Signor Nessuno” (Repubblica), “abbastanza debole e grigio”, che “colpisce per la sua aria vagamente dimessa” (Rep.), ma davanti alle cui parole, che chiaramente “parlano alla pancia” (Rep.) di chi si sente vittima dell’Europa e delle banche (ma quando mai?), “viene da domandarsi… chi sono gli accusatori” (Rep.), o se addirittura “preludano a uno strappo antieuropeo” (Corriere), o se Conte si trasformerà da “difensore dei deboli a oppressore dei molti”, come Robespierre (La Stampa).

Bei tempi, quando non era parlare alla pancia ma “narrazione”, la promessa di andare “a battere i pugni sul tavolo” in Europa da parte di quello che toglieva istericamente la bandiera europea dal set delle conferenze stampa. Quando a rassicurare il Sistema c’era quello che era talmente parte #civile da regalare miliardi alle imprese, sperperare soldi pubblici a scopi elettorali, eliminare l’art.18 e far pagare al popolo 208 esami clinici prima gratuiti, giudicati “inutili” dalla ministra diplomata classica Lorenzin. Insomma, magari Conte si rivelerà un fantoccio, ma intanto, e non è poco, almeno non è Renzi.

Meditazione



Ragogna



giovedì 24 maggio 2018

Pazzesco!


Ma guarda questo ipotetico premier che al termine della giornata di consultazioni ha l’indecenza di incontrare i risparmiatori truffati, garantendo loro che verranno totalmente risarciti! 
Che vergognoso populista! Un tempo i risparmiatori truffati si creavano, adesso questo qui li rimborsa! Che indecenza!