Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 7 dicembre 2017
Mumble mumble...
Premesso che sono tendenzialmente favorevole alla vaccinazione, leggere in un estratto dal nuovo libro di Giulia Innocenzi "Vacci-Nazione" le gesta eroiche di Walter Ricciardi, un protagonista della legge che ha imposto dieci vaccini obbligatori, attualmente presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, mi ha oltremodo incuriosito, senza pensare male naturalmente, essendomi vaccinato al proposito molti anni fa.
Perché Walter Ricciardi, medico e professore universitario oltre a svolgere il ruolo fondamentale già citato, siede in diverse e nobili commissioni di alto prestigio internazionale, che non sto qui ad elencare, essendo vaccinato contro il supercazzolismo. Walter Ricciardi ha valutato l'impatto sulla salute, di una serie di vaccini per le case farmaceutiche, che elencherò, essendomi vaccinato contro la foruncolosi scatenata dall'essere cosciente che molte multinazionali farmaceutiche speculano sulla salute di ognuno di noi per lucro, puro lucro e che un ricco ha moltissime probabilità in più di curarsi e vivere meglio di un povero.
Ma torniamo a Walter Ricciardi: ha fatto consulente per Novartis, Menarini, Wyeth Lederle, Sano Pastour, GlaxoSmithKline etc. etc. etc.
Pur confermando la mia totale adesione alle vaccinazioni, allego questa foto ove sono racchiuse le consulenze, le collaborazioni di Walter Ricciardi, attuale presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, che ha avuto un ruolo centrale nella stesura della legge per le vaccinazioni... che al mercato mio padre comprò...
Ranieriani buongiorno!
giovedì 07/12/2017
Scudi umani a difesa di sua altezza Boschi
Scudi umani a difesa di sua altezza Boschi
di Daniela Ranieri
Difendere l’indifendibile, nello specifico la sottosegretaria Boschi dal sospetto di incarnare un conflitto di interessi in quanto rappresentante del governo e insieme curatrice delle questioni relative al fallimento della banca vicepresieduta dal suo babbo, è un’impresa titanica che non riuscirebbe nemmeno al chiacchierone contaballe Matteo Renzi (che infatti se ne guarda bene). Perciò al Nazareno ogni martedì si tiene una sessione di schiaffo del soldato. A turno, ogni parlamentare, ministro e dirigente, fino all’ultimo galoppino del Pd, viene fatto voltare verso il muro mentre un altro gli sferra uno schiaffo sulla nuca. Se lo schiaffeggiato indovina chi è stato, si salva. Quello che prende più schiaffi viene inviato nei talk della sera.
Martedì è stata una strage di scudi umani. Esentato Fiano (specializzato nella difesa di babbo Renzi, perinde ac cadaver), nel pomeriggio finisce a SkyTg24 tale Federico Gelli – che di schiaffi deve averne presi parecchi, per essere mandato con quel cognome a difendere una tizia chiacchierata di far parte di un cerchio che emana uno “stantio odore di massoneria”. Naturalmente scout, ovviamente toscano, eletto con Renzi nel 2013 (col Porcellum, come la Boschi), para i colpi di Fabio Rampelli di FdI con una vocazione al martirio da cavaliere medievale, blaterando di “inchiesta politica”, “gogna” e “garantismo” come neanche i berlusconiani si sognano più di fare davanti a testimoni.
A sera, a #cartabianca finisce disgraziatamente Ivan Scalfarotto. Sul perché il pm di Arezzo Roberto Rossi (ex consulente del governo Renzi) avrebbe mentito o omesso alla Commissione d’inchiesta sulle banche circa altre indagini a carico di babbo Boschi, Scalfarotto enuncia: “Ma perché un magistrato dovrebbe mentire?”. Dal che si evince che la linea di difesa al Pd la scrive l’usciere. Con la salivazione azzerata, davanti alle logiche domande di Berlinguer e De Bortoli, Ivan farfuglia delle altre banche fallite oltre a Banca Etruria, come se il punto non fosse che la Boschi, come scrive De Bortoli nel suo libro, da ministra delle Riforme (incompetente in vari sensi) si rivolse all’amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni per chiedergli di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria, giurando poi in Parlamento di non essersi mai occupata del dossier. Nell’intento di compiacere il capo e la di lui amica ma impossibilitato dal principio di realtà, Scalfarotto balbetta, ha la lingua felpata, grida: “Se la smettiamo di fare processi sui giornali… vogliamo parlare di Consip?”. Poi dà la colpa ai giornali per la mancata vigilanza sulle banche. Chiude dicendo “la Boschi non ha mai annunciato una causa per diffamazione”, il che è chiaramente, pateticamente falso. Verso le 23, viene rinvenuto in via Teulada in evidente stato confusionale.
In contemporanea, al funereo Ettore Rosato tocca la difesa d’ufficio a DiMartedì. Poveretto! Ripete a pappagallo il copione contenuto nel kit dello scudo umano della principessina Boschi: Etruria è stata commissariata dal governo Renzi (falso: da Bankitalia); la colpa è dei giornali che fanno la guerra al Pd diffamando Boschi (che peraltro non si sente affatto diffamata, visto che non ha querelato De Bortoli per diffamazione ma l’ha denunciato per danni). E, soprattutto, babbo Boschi non ha ricevuto alcun avviso di garanzia (siamo alla fase freudiana della negazione), o forse sì, ma per “falso in prospetto”, reato risibile inventato apposta per fregarlo.
Premio della critica a Beppe Severgnini, ospite di Otto e mezzo. Senza manco essere sotto schiaffo, si sente lo stesso il friccico del protettore di rango: dice di credere a De Bortoli, suo amico e direttore, e però, contestualmente, lamenta un “linciaggio mediatico” nei confronti della Boschi. Povera stella. Come se stesse scritto da qualche parte che questa “giovane donna” (fosse un anziano signore lo si potrebbe pure linciare) deve avere ruoli rilevanti nel governo del Paese. Come se la innocua fanciulla non avesse tentato di “riformare” la Costituzione, o non si potesse metterne in discussione il “merito”, uno dei feticci falsi di questa pseudo-classe di miracolati toscani a vario titolo legati a Renzi. Vediamo quanti voti prenderà, questo genio incompreso della Repubblica (anche se proprio Rosato ha scritto una legge che consentirà di farla agevolmente “eleggere” nel listino bloccato del proporzionale).
mercoledì 6 dicembre 2017
Indecente
Siamo in una cloaca insonorizzata, e se per caso qualcuno prova ad alzare la testa, viene insultato e deriso.
Ma i fatti, come la carta, cantano: le notizie non le voglio stavolta prendere dal giornale più serio in circolazione, del quale mi vanto di essere abbonato, il Fatto Quotidiano. No, stavolta attingo da Repubblica, forse oramai sulla via del pentimento e ritornata alla serietà professionale: Pierluigi Boschi oltre ad essere indagato per bancarotta, ha ricevuto anche l'avviso di garanzia per falso in prospetto e ricorso abusivo al credito.
Tra il 2013 e il 2014 il dott. Boschi da consigliere diventa vicepresidente di Banca Etruria. Nel 2012 nella stessa banca vengono spesi 500mila euro per consulenze. Nei due anni successivi si sale a 13 milioni. Fatti incontrovertibili. Verità messianiche.
Gli illuminati di Banca Etruria a quel tempo sapevano già della disastrosa situazione finanziaria della banca e sono ricorsi alla vendita di obbligazioni subordinate ad inconsapevoli risparmiatori i quali, fidandosi come una volta ci si fidava del parroco, del carabiniere e del barbiere, sono caduti in rovina.
Non contenti i capi saccenti bancari hanno anche aperto il portafogli per consulenze - non dico quello che penso in proposito perché potrei finire in un tribunale -
5 milioni di euro per pagare advisor (che non sono entità aliene ma una casta di fancazzisti dediti all'adorazione del dio denaro, che si alimentano di slide, diagrammi e studi tipici di quest'era del "cazzo&campana" sfidante regole sociali ed imbarbarenti la moltitudine per il piacere di pochi eletti) incaricati di cercare dei "partner di adeguato standing" - tradotto in lingua "pochese" dai "coglioni che mettano risorse dentro ad una spelonca subissata di prestiti ad amici pur sapendo che quei denari mai più ritorneranno nei forzieri" - le famigerate sofferenze bancarie (sofferenze intese come sigaro acceso nel pertugio di ignare persone per bene)
Per effettuare ciò che Bankitalia suggerì per evitare lo sfacelo, poi verificatosi: trovare qualcuno che accettasse l'unione ed il fardello dei debiti.
Venne interpellata la creme dell'alta finanza, nomi che mettono fobie e timori solo a pronunciarli, come accorgersi di avere compagno di viaggio in treno il fuggiasco Igor Vaclavic: Kpmg, Mediobanca, Studio Grande Stevens, Lazard, Rothschild.
Altri otto milioni spesi per pagare altre consulenze di tipo legale e di pubblicizzazione (come se non fosse bastato a Banca Etruria gestire onestamente i risparmi, per farsi un'enorme pubblicità gratis)
Inoltre nella dilapidazione s'evidenzia 1,1 milioni di euro per la Mosaico Srl della famiglia Zamorani, di cui 236mila per supportare le attività commerciali e culturali della banca e farne promozione a Roma, cosa questa a detta degli ispettori "non in linea con la realtà aziendale."
Le consulenze, palesemente sproporzionate, venivano ratificate da tutto il cda, per cui anche dal dott. Boschi.
Un altro aspetto è la sua non iscrizione nell'elenco dei 27 ex amministratori, responsabili dell'elargizione di crediti a gò gò, sfiancante la banca; eppure il dott. Boschi fu partecipe del comitato esecutivo che gestì il credito Isoldi (12 milioni mai restituiti) e quello con la Sacci (60 milioni di sofferenze) dell'ex consigliere Federici. Sorge il dubbio, lecito, che la sua persona essendo genitore della celeberrima figliola, sia stata risparmiata, in qualche maniera, dall'inchiesta.
Questi i fatti. Ora alcune considerazioni, che cercherò di mantenere in ambito circoscritto, trattandosi di delicatissime tematiche: viene da chiedersi anzitutto perché la sottosegretaria Boschi, in odore di essersi intrufolata nella vicenda forte della carica istituzionale, e avendo giurato di non averlo fatto in una solenne dichiarazione di fronte alla Camera dei Deputati, non si sia dimessa.
Come ha detto ieri sera la Meloni - pensa un po' a chi devo riferirmi per consolidare la tesi dimissionaria- altre persone si sono dimesse per molto meno. Altro fatto incontrovertibile.
La sottosegretaria, ligia e preparatissima, eccede sicuramente nell'attaccamento alla sua poltrona. Questo però non dovrebbe inficiare la ricerca della giustizia. Se la commissione parlamentare sulle banche guidata da Casini - mamma mia! - decidesse oggi di non permettere l'audizione dell'ex ad di Unicredit, Ghizzoni, che dovrebbe confermare o no quanto scrisse De Bortoli nel suo libro "Poteri Forti", e cioè che la sottosegretaria Boschi chiese allo stesso Ghizzoni d'intervenire in merito alla disastrata situazione finanziaria di Banca Etruria, vorrà dire che la legge non è uguale per tutti.
Lo sapevamo, ma averne l'ennesima conferma nuocerà gravemente alla nostra salute repubblicana.
Tenchiù!
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Grazie di cuore!
Continuate a seguirmi! Da parte mia ce la metterò tutta per scassarvi a' ceppa!
Tenchiù verimach!
A proposito...
Ieri ho scritto in merito a come ci poniamo difronte alle serie Tv sul crimine organizzato. Oggi il procuratore Grattieri, intervistato sul Fatto dice la sua in merito all'argomento:
“Sos da Gomorra al Padrino, serie tv e film diseducativi”
di Lucio Musolino
di Lucio Musolino
Dal film Il Padrino a La Piovra, passando per Gomorra 3 – la serie e Il Capo dei capi. Sono anni che il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, si batte contro quella che lui definisce “un’immagine stereotipata e romanzata delle mafie”. Non gli va giù l’idea di “mafia ‘buona’ che un tempo aiutava i bisognosi e non uccideva donne e bambini”. In questi termini la ’ndrangheta, Cosa nostra e la Camorra appaiono non come il cancro della società contro cui lottano magistrati e investigatori, ma come il frutto del “degrado economico-ambientale”. Non è così per Gratteri, che spiega: “Chi produce un film o scrive un libro si deve però preoccupare di quello che è l’effetto sulla collettività”.
Procuratore, in queste settimane sta andando in onda la terza stagione di Gomorra - la serie. Lei su questo tema ha scritto anche un libro L’inganno della mafia. C’è veramente il rischio che il boss diventi un eroe?
Premetto che non voglio polemizzare con nessuno. Non punto il dito su quella o su questa serie televisiva. Per me la cinematografia e la televisione fanno arte. Ma il senso dei film, dei docufilm e dei libri è quello di educare. Se, davanti alle scuole, vediamo ragazzi che si muovono, si vestono e usano le stesse espressioni degli attori e dei personaggi di questi film che trasmettono violenza su violenza, mi pare che il messaggio non sia positivo
Quale messaggio viene lanciato allora?
Lo stereotipo, cioè quello di una “piovra” invincibile. Poco conta che le mafie oggi siano al centro di inchieste giudiziarie che portano alla cattura dei boss, molto spesso costretti a subire pesanti condanne e a perdere le loro ricchezze.
In sostanza non c’è più la contrapposizione tra il male e il bene. In televisione c’è spazio solo per il male e per il peggio?
Appunto. Il rischio di emulazione è dietro l’angolo. Negli ultimi tempi, dagli eroi positivi destinati alla sconfitta si è passati ai boss protagonisti di storie più o meno ispirate a fatti veri. Sullo schermo vediamo un mondo abitato da “paranze” assetate di sangue, senza alcun margine di redenzione. Alla fine, i personaggi positivi sono uomini di potere, uomini di parola e uomini che sanno imporsi. Ma sono sempre criminali. Non compaiono mai i picciotti costretti a vivere senza ricchezze, rischiando continuamente il carcere e subendo le angherie dei loro capi.
E chi lotta contro le mafie?
Passa quasi inosservato. Prima questi personaggi erano destinati alla sconfitta ma c’erano. Oggi in molti film e serie televisive non c’è spazio per chi lavora quotidianamente per assicurare alla giustizia boss e gregari della ’ndrangheta o delle altre organizzazioni criminali. Molto spesso, i fatti vengono modificati per rispondere alle esigenze cinematografiche e televisive.
Cosa deve fare chi, attraverso un film, una serie televisiva o un libro, decide di raccontare le mafie “dal di dentro”?
Deve continuare a farlo. Ma all’interno dello stesso film o libro dovrebbe inserire qualcosa di alternativo, un messaggio che questi boss non sono invincibili e forti perché sommano violenza su violenza.
E come si fa a far comprendere che cosa sono la ’ndragheta, la Camorra e Cosa nostra?
Lo vediamo ogni giorno con i nostri occhi. Dobbiamo cercare di andare nelle scuole per spiegare ai ragazzi che non si deve convivere con la delinquenza. Solo la cultura e le competenze possono dare ai giovani la possibilità di non cadere nelle tentazioni del malaffare. La scuola, la famiglia, le istituzioni devono fare fronte comune. I mafiosi hanno più paura dei maestri elementari che delle manette. La conoscenza aiuta a fare scelte consapevoli, a decidere da che parte stare.
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