domenica 27 novembre 2016

M'incazzo


Le parole di reazione della blogger anticastrista  Yoani Sánchez ("finalmente Fidel Castro muore") pur ammettendo di non conoscere la storia cubana, pur riconoscendo le storture rivoluzionarie avvenute sull'isola, mi fanno incazzare oltremodo, come se ascoltassi un sermone mnemonico della Bella Etruriana, soprattutto perché tali sconcezze precedono di poco le seguenti, ben più letali:

"Oggi il mondo assiste alla scomparsa di un dittatore brutale che ha oppresso il popolo per quasi sei decenni. Il retaggio di Fidel Castro è segnato da plotoni di esecuzione, ruberie, una povertà inimmaginabile e la negazione dei diritti umani fondamentali. Spero che da oggi Cuba, dove pure continua a perdurare il totalitarismo, inizi ad allontanarsi dagli orrori troppo a lungo subiti ed a incamminarsi verso un futuro in cui l'eccezionale popolo cubano possa finalmente vivere nella libertà che tanto merita."
(Firmato "un pluri fallito con vari problemi psicologici tra cui un abnorme auto mitizzazione, che un popolo travolto dallo strutto ha eletto presidente ed il cui nome probabilmente sovrasterà un grattacielo dorato di sua proprietà, sulle oramai "libere" terre cubane)
Madrina dell'inaugurazione del plesso, naturalmente, la gaudente tanatologica Yoani Sánchez.

sabato 26 novembre 2016

Lezione per il NO


Il Procuratore Generale di Palermo, Roberto Scarpinato spiega in modo esaustivo e perfetto perché votare NO. Lo allego sperando che qualcuno cambi idea e che gli indecisi... si decidano a votare.. bene!

sabato 26/11/2016
L’INTERVENTO - ROBERTO SCARPINATO
“La riforma toglie potere al popolo e lo consegna ai mercati finanziari”
IL PROCURATORE GENERALE DI PALERMO SPIEGA QUALI SONO LE VERE RAGIONI PER CUI LA COSTITUZIONE VIENE STRAVOLTA

di Roberto Scarpinato

Il magistrato Roberto Scarpinato
Pubblichiamo stralci dell’intervento di Roberto Scarpinato, procuratore generale a Palermo, al seminario sulla Riforma della Costituzione al Palazzo di Giustizia di Palermo il 22 novembre scorso.

Questa riforma costituzionale non è affatto una revisione della Costituzione vigente, cioè un aggiustamento di alcuni meccanismi della macchina statale per renderla più funzionale, ma con i suoi 47 articoli su 139 introduce una diversa Costituzione, alternativa e antagonista nel suo disegno globale a quella vigente (…). Una diversa Costituzione che modificando il modo in cui il potere è organizzato, ha inevitabili e rilevanti ricadute sui diritti politici e sociali dei cittadini, garantiti nella prima parte della Costituzione. Basti considerare che, ad esempio, la riforma abroga l’art. 58 che sancisce il diritto dei cittadini di eleggere i senatori, e con ciò stesso svuota di contenuto l’art. 1 della Costituzione, norma cardine del sistema democratico che stabilisce che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. (…) Questo potere sovrano fondamentale per la vita democratica, viene tolto ai cittadini e attributo alle oligarchie di partito che controllano i consigli regionali (…).

I fautori della riforma focalizzano l’attenzione e il dibattito pubblico sulla necessità di ridimensionare i poteri del Senato eliminando il bicameralismo paritario, questione sulla quale si può concordare in linea di principio, ma glissano su un punto essenziale: perché pur riformando il Senato avete ritenuto indispensabile espropriare i cittadini del diritto-potere di eleggere i senatori? (…) Dunque secondo voi la ricetta migliore per curare la crisi della democrazia e della rappresentanza, è quella di restringere ancor di più gli spazi di democrazia e di rappresentanza? (…) Alla sostanziale desovranizzazione del popolo, alla disattivazione della separazione tra potere esecutivo e potere legislativo e, quindi, del ruolo di controllo di quest’ultimo sul primo, si somma la disattivazione del ruolo delle minoranze, condannate per tutta la legislatura alla più totale impotenza, avendo a disposizione in totale solo 290 deputati rispetto ai 340 della maggioranza governativa. E ciò nonostante che nell’attuale panorama politico multipolare, le minoranze siano in realtà la maggioranza reale nel Paese, assommando i voti di due terzi dei votanti a fronte del residuo terzo circa, ottenuto dal partito del capo del governo. (…)

Azionando sinergicamente tali leve, il gruppo nell’assenza di ogni valido controbilanciamento è in grado di esercitare un potere politico-istituzionale di supremazia sugli apparati istituzionali nei quali si articola lo stato: dalla Rai, alle Partecipate pubbliche, agli enti pubblici economici, alle varie Authority, ai vertici delle Forze di Polizia, dei Servizi segreti (…).

Se le ragioni della riforma dichiarate non sono radicate nella realtà, se ne deve dedurre che vi sono altre ragioni che non si ritiene politicamente pagante esplicitare. Si sostiene infatti che questa riforma sarebbe finalizzata a tagliare i costi della politica e necessaria e urgente per risolvere i problemi del Paese. La Ragioneria dello Stato ha stimato il risparmio di spesa conseguente alla riforma del Senato pari a 57,7 milioni di euro, una cifra ridicola rispetto al bilancio statale, e che potrebbe essere risparmiata in mille altri modi con leggi ordinarie senza alcuna necessità di stravolgere la Costituzione. Per esempio tagliando i costi della corruzione e della evasione fiscale, invece di tagliare la democrazia. (…) Non basta. Gli uffici studi del Parlamento hanno documentato quanto sia priva di fondamento nella realtà la narrazione dei sostenitori del Sì secondo cui il bicameralismo paritario avrebbe enormemente dilatato i tempi di approvazione delle leggi a causa della navetta tra la Camera e il Senato, quando una delle due Camere apporta modifiche ai progetti di legge approvati dall’altra. In questa legislatura sono state sino a oggi approvate 250 leggi di cui ben 200, pari all’80%, senza navetta parlamentare e solo 50 pari al 20% con rinvio di una Camera all’altra, a seguito di modifiche. (…)

Quali sono dunque le reali cause che ostacolano la governabilità nel nuovo scenario macro politico e macroeconomico venutosi a creare nella Seconda Repubblica per fattori nazionali e internazionali verificatisi dalla seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso? La risposta a questa domanda presuppone che si abbia ben chiaro quali siano gli strumenti indispensabili per governare la politica economica di un Paese e che sono essenzialmente tre. La potestà monetaria, cioè il potere di emettere moneta e obbligazioni di Stato. La potestà valutaria, cioè il potere di svalutare la moneta nazionale in modo da fare recuperare margini di competitività all’economia nazionale nei periodi di crisi. La potestà di bilancio, cioè il potere di finanziare il rilancio dell’economia mediante spesa pubblica in deficit, senza attenersi alla regola del pareggio tra entrate ed uscite. (…) Il governo non ha potuto azionare quelle leve per un deficit di governabilità nazionale determinato non dalla Costituzione del 1948, ma dai trattati europei firmati dal 1992 in poi. Il deficit di governabilità così venutosi a determinare è a sua volta il frutto di un grave deficit di democrazia. Infatti le leve fondamentali per governare la politica economica nazionale, non sono state cedute al Parlamento europeo o ad altro organo espressione della sovranità popolare, ma sono state cedute a Commissione europea, Bce (e per certi versi al Fondo monetario internazionale) privi di legittimazione e rappresentanza democratica, disconnessi dalla sovranità popolare ma fortemente connessi invece ai grandi centri del potere economico e finanziario (…).

Una esemplificazione concreta e recente (…) è lettera strettamente riservata che in data 5 agosto 2011, il presidente della Bce inviò al presidente del Consiglio italiano, dettandogli una analitica agenda politica delle riforme che il governo e il Parlamento italiano dovevano approvare, specificando anche i tempi e gli strumenti legislativi da adottare. (…). Tutte le leggi indicate dalla Bce sono state approvate in tempi rapidissimi con un doppio passaggio parlamentare: la Salva-Italia di Monti e Fornero in appena 16 giorni; la legge costituzionale sul pareggio di bilancio obbligatorio fu approvata addirittura in 5 mesi (con 4 votazioni Camera-Senato-Camera-Senato) (…).

Nella relazione che accompagna il disegno di legge di riforma costituzionale, si legge testualmente che questa riforma risolverà tutti i problemi del paese, rimediando “l’esigenza di adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea e alle relative stringenti regole di bilancio”. (…) In altri termini l’abrogazione del diritto dei cittadini di eleggere i senatori e, in buona misura, i deputati, nonché il travaso di potere dal Parlamento al governo che costituiscono il cuore e il nerbo della riforma, vengono invocati per assicurare la migliore consonanza ai diktat della Commissione europea, della Bce e alle pretese dei mercati. (…). I riformatori affermano di essere proiettati nel futuro, ma a me sembra che con questa riforma si rischi di riportare indietro l’orologio della Storia all’epoca del primo Novecento quando prima dell’ avvento della Costituzione del 1948, il potere politico era concentrato nelle mani di ristrette oligarchie, le stesse che detenevano il potere economico (…). Quella triste stagione della storia è stata archiviata grazie alla Costituzione del 1948 che resta, oggi come ieri, l’ultima linea Maginot per la difesa della democrazia e dei diritti. Una Costituzione che nessuno ci ha regalato, che è costata lacrime e sangue.

Sminuzzare


Quasi scimmiottano un clima Hygge per non farci fermare lo sguardo sulla conclusione delle indagini della procura di Perugia sul rapimento di Alma Shalabayeva – moglie del dissidente Mukhtar Ablyazov – e sua figlia Alua. Divagando, vorrebbero non farci entrare in cervice un dubbio: se sono indagati l'ex questore di Roma Renato Cortese, ora salito di ruolo e divenuto capo del Servizio Operativo della Polizia e l'attuale questore di Rimini Maurizio Improta, come non pensare a delle responsabilità in merito del ministro degli interni di allora e, purtroppo, anche di oggi Angelino Alfano?
La storiella che lui non sapesse nulla perché non informato, ricorda le fiabe dorate ed epocali del Bomba.
Tutti però vi stanno credendo, non foss'altro per il peso in maggioranza del partito dell'ex maggiordomo del Puttaniere. Le persone per bene invece tremano all'idea che un giorno il processo per bancarotta fraudolenta di un altro componente la maggioranza, Denis Verdini, possa essere sviato e ridimensionato dalla stampa amica e dal girovagare tipico di questi mestieranti da strapazzo. Per il bene di tutti loro, naturalmente.

Un saluto a Fidel!




Si lo so! Si diranno tante cose sul suo conto: repressione, controllo su ogni forma di espressione, arresti e quanto altro per trasformarlo in un dittatore.
La storia di Cuba però è anche una delle rivoluzioni più riuscite su questo pianeta. Fidel ha realmente deposto un dittatore, ha voluto ed inculcato alcuni principi di eguaglianza, di solidarietà come mai nessuno fece o farà.
In sintesi: le rivoluzioni non sono perfette, non contengono in sé quantità decenti di valori quali libertà di espressione, non sopportano l'oppositore. Generalmente chi comanda la rivoluzione si arricchisce spaventosamente. Forse lo ha fatto anche Fidel. 
Quello che piace di questo pezzo di storia è il non aver piegato il capo agli Stati Uniti e alla sua simil libertà. Arrogantemente Castro ha lottato e mai indietreggiato davanti al blocco navale che non permetteva all'isola di ricevere beni di prima necessità. 
Ha commesso grandi errori, ha avuto sulla coscienza la vita di molte persone. Ha trasformato il moto rivoluzionario in un regime. 
Ma la Rivoluzione cubana resta e resterà nella storia per la negazione al servilismo prono a quella forma di socialità che molte volte ci inoculano quale paradiso di libertà e di sviluppo, leggasi capitalismo, il quale va a braccetto con la trasformazione dell'individuo in creatura fagocitante, abbacinata dal nulla dorato, con l'annientamento del debole, il distacco dall'inutile, dal bisognoso, al fine di correre sempre più verso una divinizzazione auto distruttiva, generante l'ingolfamento economico di pochi e la fame di molti, il sopruso mascherato da crescita economica, l'abbattimento di molti per il fagocitare di pochi.
Fidel a questo ha saputo dir di no.
Hasta la Victoria Siempre, Fidel! 

Stranezze



venerdì 25 novembre 2016

Disgustato


Ma di cosa stiamo parlando? Tolti dalla legge di Bilancio i 50 milioni destinati ad incrementare medici ed attrezzature sanitarie per gli avvelenati dall'Ilva di Taranto, tra cui molti bimbi.
Ma di cosa stiamo ancora a parlare?
Tolti questi 50 milioni basilari è mantenuti i 60 per quella cazzo di gara di golf!
Vaffanculo! Vergognatevi spelonca d'incompetenti al servizio di briganti onnivori, banche e poteri forti!
Vergognatevi di questo agire senza rotta né bussola, di questo parlare a cazzo&campana, indegno in un paese civile.
Sono fiero di starvi alla larga, di votare NO e di sperare nella vostra dissoluzione! 
E mentre accade tutto questo, a conferma della vostra incapacità, la Consulta ha bocciato la riforma Madia, la spaesata ed anonima ministra, sperduta senza ragione nei meandri di questa mefitica politica!

Il marito della Titti


La farsa della vicenda della Titti, moglie dell'onorevole Brunetta, scoperta ad inondare il web, sotto falso nome, di invettive in stile grillino contro il Bomba, rivela però una constatazione dell'ex ministro molto, ma molto, coinvolgente.
Brunetta descrive codesto scenario: in prossimità del referendum, diciamo venerdì 2 o sabato 3 dicembre, in caso di notizie riservate e nefaste, diciamo un margine di vittoria ampio del No, un 15% di differenza, all' egoriferito di Rignano potrebbe venire in mente un'idea, sconvolgente, incredibilmente di effetto: le dimissioni. 
Guardate che questo scenario, a mio parere, potrebbe non essere così lontano dalla realtà! 
Il Bomba, perso per perso, potrebbe giocarsi questa carta, blasfema quasi come avere degli assi sotto la manica durante una partita a poker.
Conoscendo il nostro, anzi loro, conducator, nulla è inimmaginabile. Il ragazzo è tanto smanioso di potere che potrebbe accarezzare questo ultimo, malefico, becero tentativo di riportarsi a galla, scongiurando la capitolazione di lui e di tutti i suoi sodali.
Pertanto fate attenzione massima ai prossimi giorni: gli indizi non mancheranno! 
Occorrerà centellinare, sminuzzare, radiografare ogni minimo battito di ciglia del poveretto. Ogni frase, ogni parola, ogni fiaba narrata ai tanti babbani in circolazione. 
Se arriverà a tanto, continuo a sperare che non lo faccia, se questa miserrima azione che potrebbe ribaltare il risultato giusto e salvante la nostra Costituzione, diverrà realtà, occorrerà mettere da parte ritrosie, parole a vanvera e scendere, democraticamente, in piazza. 
Uno così è giusto che venga dimenticato in fretta. Compresa la sua claque.