domenica 28 agosto 2016

Programmazione


L'assessorato alla cultura di Alassio promuove un incontro con un novello scrittore. Benissimo. Ci chiediamo però, visto l'invitato, quando saranno programmate le altre manifestazioni in linea culturalmente, ossia:
 "Il rutto faraonico post-coca cola: antropologia e valorizzazione" 
e anche 
"La coltura e la cultura del fagiolo: scoro, penso e quindi sono" 
Così, tanto per organizzarsi...

 

Scalfari solitario


Scalfari nel suo editoriale elogia in nichilismo di Leopardi, ("avrei voluto leggere la sua poesia se fosse stato biondo ed aitante" disse una volta un mio amico all'ombra di un Negroni) la vacuità della felicità, la visione ateistica della morte, fine di tutto e soprattutto termine dell'umana sofferenza. Il nulla appagante, il vuoto colmatore dell'abisso di questa valle di lacrime. Cita pure S.Francesco che la chiamava sorella la di nero vestita con tanto di falce. Accosta il poverello, riconoscendolo mistico, a questo nichilismo filosofico, sentimentalmente poetico, una misticità simile al santo umbro. È uno scrivere azzardato, un'infiascare aria. Lo sfondo è chiaramente la sofferenza inspiegabile del terremoto, l'assenza del divino nelle morti di piccoli e grandi. Nessuno può spiegare. Forse Francesco D'Assisi può tornare utile per il suo amore verso le piccole cose, per i dettagli, per le gioie che scaturiscono da un sorriso, da un gesto, da uno sguardo. E se anche Leopardi, Scalfari, il nichilista pensano che l'attimo della felicità sia minuscolo rispetto alle sofferenze, che la speranza (cito: "la speranza, certo: quella che ti aiuta a campar la vita, ma le poche volte che si realizza dura poco più d'un respiro, che si tramuta presto in un sospiro.") aiuti a completare il proprio ciclo biologico, allontanando al contempo la voglia insana d'interromperlo, risulta possibile che, ri-modulando, ri-fasando, ri-tarando il sensore del nostro ego, si possa captare al meglio le piccole gioie quotidiane, perle molte volte date ai porci, tra una slide e una forsennata corsa dentro un iper centro commerciale. 
È scientificamente provato che se siamo qui è proprio perché questo pianeta è vivo, incazzato al suo interno, sbuffante vulcanicamente. E a volte si muove. Come prevenire, attutire, lenire questi tremiti è di pertinenza dell'uomo e del suo ingegno. A patto che percepisca le piccole gioie, scaturenti dal vivere una vita aperta agli altri. Nel rispetto e nella gratuità.

A proposito...


A proposito della ricostruzione post terremoto.

Sentite che ha detto...

"Questa sarebbe una bella botta di ripresa per l’economia perché pensi l’edilizia che cosa non potrebbe fare”, “darà lavoro a un sacco di gente” 

Sempre meno vespa, ma più vespasiano che mai!

 

Differenze


Modi di partire, differenti. Come quelli dei vigili del fuoco, dei volontari della prevenzione civile che hanno salutato le loro famiglie, i loro affetti per andare nelle terre dilaniate dal dolore. Impavidi, umani, reagenti alla sciagura, per cercare di riseminare bene laddove la polvere, le incrostazioni malvagie, le reiterate inadempienze edili o l'antichità stessa han permesso tale scempio.
Modi di partire diversi. Come quello di Massimiliano Musella, pluri pregiudicato napoletano, anch'egli messosi in viaggio per Amatrice, forse, anzi spero, non salutante nessuno, munito solo di un cacciavite. Per forzare serrature di abitazioni lasciate in fretta e furia. Per razziare, per deturpare ulteriormente la vita già affranta dalla violenza sgorgante dal sottosuolo.
Modi di partire diversi. Visioni opposte. Bene e male. Solita lotta. Come quella che verrà. 
Se la scossa fosse avvenuta tra una ventina giorni, di mattina, saremmo qui a piangere un'ecatombe di bimbi, stritolati dentro la scuola sbriciolata di Amatrice, dichiarata antisismica, pagata per antisismica, inaugurata come antisismica. Ed il paterno "non vi lasceremo soli" di Mattarella ai funerali di ieri, deve conglobare anche quello: i colpevoli merdosi, dal costruttore al controllore, devono finire in galera. Coloro che nell'oscurità stanno sbavando per il grande affare della ricostruzione, dovrebbero aver chiaro in mente un concetto, che neppure il più capace e distorcente realtà in modalità azzeccagarbugli, l'avvocatone tipico dei ricconi, potrà evitargli: se costruirai merda per oro, se metterai sabbia al posto del cemento, finirai in galera. 
Modi di partire diversi, di iniziare, di porsi davanti alla sofferenza. Anche se tra un Musella con il suo cacciavite e uno che costruisce una scuola in cartone e chi, controllando, certifica l'antisismicità, differenze non se ne vedono.

sabato 27 agosto 2016

Da memorizzare


sabato 27/08/2016
Il convitato di cemento
di Marco Travaglio

Nella caccia al colpevole scatenata dall’ennesimo terremoto, c’è chi punta il dito sui governi nazionali che non investono in prevenzione, sui legislatori che fabbricano norme farraginose e contraddittorie, quelle degli amministratori locali che le ignorano o non approntano piani di emergenza sismica o non spendono i sia pur scarsi fondi per la messa a norma degli edifici pubblici. È il solito “piove, governo ladro”, che va sempre sul sicuro. Parafrasando l’antico adagio cinese, “quando ti crolla la casa, picchia un politico: tu non sai perché, ma lui sì”. Però prendersela coi soli politici non basta, come non basta ricordare le colpe dei troppi cittadini che se ne infischiano dei pericoli incombenti e continuano ad abitare e a edificare, magari abusivamente, sui greti dei fiumi, alle pendici dei vulcani, o con materiali scadenti per risparmiare qualche euro, salvo poi strillare contro lo Stato assente quando la casa crolla. C’è sempre un convitato di pietra, anzi di cemento, quando si apre il capitolo delle colpe: l’imprenditore. Cioè il costruttore. Se almeno i politici, a ogni funerale, si battono il petto per evitare il linciaggio e promettono qualcosa che poi non manterranno, dalla Confindustria e dall’Ance (l’associazione dei costruttori) non si leva mai uno straccio di autocritica. Eppure non c’è terremoto, alluvione, frana e catastrofe che non si porti dietro uno strascico di processi penali contro questa o quell’impresa che ha costruito male, con la sabbia o sulla sabbia, magari per aumentare gli utili o per ritagliarsi il costo delle tangenti pagate per truccare la gara. Nessuno meglio dei costruttori conosce le norme antisismiche da seguire nei lavori. Eppure quelli che davvero le osservano sono un’infima minoranza. I più la fanno franca, perché poi nulla accade e l’edificio resta in piedi con lo sputo. Ma qualche volta, una volta ogni 7-8 anni, la terra trema: e lì casca l’asino, cioè la casa. I monumenti medievali e persino i ponti romani restano su, le costruzioni recenti vengono giù. La scuola Romolo Capranica di Amatrice, che aiuteremo a risorgere con la sottoscrizione tra i nostri lettori e amici, era stata resa antisismica nel 2012 con tre mesi di lavori costati 511 mila euro di fondi statali (contro i 200 mila previsti dall’accordo di programma). Ora è un cumulo di macerie, quattro anni dopo la “messa in sicurezza”. Fortuna che il sisma è arrivato d’estate e di notte, a scuola chiusa. Altrimenti avrebbe aggiunto strage alla strage. Ma ora 700 studenti non sanno dove riprenderà il loro anno scolastico.

Ai quattro abitanti della casa sotto il campanile di Accumoli è andata anche peggio: l’edificio ha retto, ma il campanile gli è rovinato addosso, devastandolo e ammazzando tutti. E dire che era stato “restaurato” (come no) con i fondi del 1997. La Procura di Rieti, com’è suo dovere, ha aperto un’inchiesta per verificare eventuali reati e colpevoli. Ma si sa come vanno queste cose: le condanne per disastro colposo e reati affini sono rarissime, a causa di norme penali confuse e sanzioni irrisorie, scritte su misura per gli imputati potenti che da sempre, qualunque sia la maggioranza, dettano legge in Parlamento. Lo stesso discorso vale per tutti gli edifici ristrutturati negli ultimi anni, con pesantissime strutture di cemento armato nelle parti alte che, alla prima scossa, schiacciano quelle basse. L’espressione “tragica fatalità” suona scandalosa e offensiva anche per il comune senso del pudore: non c’è nulla di fatale nello sbriciolarsi di un colosso dai piedi d’argilla e dalla testa di cemento armato.
Siccome questo andazzo non è l’eccezione, ma quasi la regola nelle ristrutturazioni abitative e persino (altro oltraggio al pudore) nelle “messe a norma”, qualcuno dovrà pure risponderne, se non penalmente, almeno verbalmente. Perciò abbiamo consultato i siti di Ance e Confindustria, nella speranza di trovarvi una parola di autocritica e di scuse. Invece niente. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia esprime “la vicinanza a tutti gli abitanti, ai colleghi industriali e ai lavoratori che stanno vivendo con coraggio un momento drammatico”, garantisce “il necessario supporto per l’emergenza e la ripresa delle attività produttive” e annuncia “una raccolta fondi per le popolazioni colpite”. Che squisita persona. Il presidente dell’Ance Claudio De Albertis, dal canto suo, “esprime solidarietà e vicinanza alle popolazioni”, mette “a disposizione le strutture e il personale per ogni tipo di supporto e assistenza ai cittadini e alle istituzioni” e invoca “l’urgenza di un piano per la prevenzione dei rischi derivanti da calamità naturali e per la messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati”, nonché “un piano di investimenti pubblici mirati per la manutenzione e il miglioramento delle infrastrutture esistenti e l’uso intelligente della leva fiscale, con l’estensione del bonus antisismico” onde “salvaguardare le vite umane e tutelare il nostro fragile territorio”. Ci sarebbe da commuoversi, se non fosse che sono proprio la lunga “vicinanza” e lo storico “supporto” di tanti affiliati alle due meritorie organizzazioni che hanno devastato il nostro fragile territorio e stroncato tante vite umane. Davvero questi samaritani non conoscono nessuno che ha costruito e messo a norma così bene gli edifici finiti in polvere? Davvero non devono cacciarne nessuno con ignominia? Davvero pensano di cavarsela così a buon mercato, in attesa di mettere un’altra volta le mani sul business della ricostruzione? In attesa di qualche cortese riscontro da questi santi apostoli, è il caso di affidare il dopo-terremoto a ditte straniere.

Vicini


Giornata di lutto nazionale, quella di oggi.

Nel silenzio, per loro. E con loro. 
Da Fratelli d'Italia.


venerdì 26 agosto 2016

Ricostruzione


Scuola di Amatrice, ricostruita con i fondi del post terremoto aquilano del 2009, secondo le norme antisismiche. 
Questa foto è simbolo dello sfregatura di mani che molti padroni del mattone stanno attualmente compiendo, lontano da occhi indiscreti...