domenica 13 luglio 2025

Fantastico!



Queste si che sono idee! Corro a comprare il turbante!



Dal Futuro!




Please!



Ciò che dichiara l’assessore al Turismo non fa una piega: il turismo contribuirebbe a migliorare il benessere cittadino… mumble mumble… SOLO nel caso che vi fosse un’adeguata fatturazione di tutti i servizi offerti e non come sembrerebbe essere la realtà attuale, con ricevute fiscali inviate con la cerbottana direttamente a casa! Perché cara assessore non è che siamo tutti a rimirare l’acqua dei lupini, sappiamo bene come giri la ruota, con contratti in nero di giovani sfruttati, e scontrini emessi con un rapporto 1 a 5! Sopportiamo da indigeni pazienti il non poter andare nei luoghi ameni che la natura ci ha concesso, ma almeno non prendeteci per il culo, please!

Peccato l'ha pestata!

 



Che nobile famiglia!

 



Nani circensi

 

Bulli e nani da giardino
DI MARCO TRAVAGLIO
Dopo averli studiati per quasi sei mesi, Trump ha capito che i cosiddetti “alleati” europei sono un branco di pigmei fantozziani, di cui si può fare tutto ciò che si vuole. E ieri l’ha fatto: la sua lettera che gli dà i venti giorni sui dazi al 30% sarebbe umiliante anche per una colf, ma non per questa Ue di servi sciocchi che ora fingono stupore e sorpresa, come se non conoscessero il personaggio. Che, quando si trova davanti un interlocutore in posizione eretta, spara 100 per avere 50. Ma con i nostri pigmei spara 100 e ottiene 110. L’ha appena toccato con mano sul 5% di Pil per le spese Nato: si aspettava chissà quale braccio di ferro, invece ha trovato Rutte e gli altri nani già sdraiati e ci è mancato poco che rilanciassero sul 6%, ovviamente senza interpellare i Parlamenti nazionali, ormai ridotti a soprammobili. Come quello europeo sul riarmo da 800 miliardi. E ha concesso il bis sui dazi. Ora naturalmente gli euro-nani da giardino strillano parole vuote contro il padrone ingrato che osa fare gli interessi del popolo americano falcidiato dalla globalizzazione e dallo sbilancio commerciale. Come se Trump non l’avesse ampiamente annunciato in campagna elettorale e come se i dazi non li avesse iniziati Biden.
L’Ue ha avuto sei mesi di tempo per alzare i ponti levatoi, ma era troppo impegnata a sabotare l’unica iniziativa di Trump che conviene a noi: il negoziato con Putin per chiudere la guerra in Ucraina. Abilissimi a dirgli di no quando dovrebbero dirgli di sì e di sì quando dovrebbero dirgli di no, i nostri liderini hanno esecrato la soluzione diplomatica che ci servirebbe come l’oro proprio contro i dazi. Il compromesso con la Russia ci consentirebbe di riprendere la cooperazione economica, ricominciare ad acquistare il gas dove costa meno e spalancarci la strada verso nuove rotte commerciali con i Brics, a partire dalla Cina, riaprendo la Via della Seta e trasformandola in autostrada. Invece no: i pigmei han continuato come sonnambuli a guardare in cagnesco Mosca, a parlare solo di guerra, a varare sanzioni che danneggiano più noi che Putin, ad accusare Pechino di fare i propri interessi. E a sperare che il nuovo padrone Usa avesse pietà di noi, andando a trattare separatamente, in ordine sparso, per strappare qualche sconticino. Peccato che Trump disprezzi i deboli e rispetti solo i forti: quali noi europei potremmo essere, con la forza di un mercato da mezzo miliardo di persone, se avessimo una classe dirigente all’altezza e non alla bassezza della situazione. Ora, anziché piagnucolare perché il bullo platinato fa gli interessi del suo popolo, potremmo cominciare a votare per qualcuno che faccia gli interessi di noi europei. Oppure rassegnarci alla fine che meritano i pigmei: l’estinzione.

L'Amaca

 

La matematica umorale
di MICHELE SERRA
Ma come li calcola, Trump, i dazi? Esiste un criterio, se non certificabile, comprensibile? Una cosa tipo: base dipartenza 15 per cento uguale per tutti, moltiplico per 3,14 se il Paese in questione mi disobbedisce, diminuisco, ma solo di un tantinello, se mi obbedisce? Esisterà uno staff di calcolatori di dazi, economisti, studiosi dei flussi commerciali, consiglieri strategici, che consegna ogni mattina al presidente un foglietto con qualche cifra scritta a matita, e una gomma per cancellare e correggere?
Oppure un criterio vero e proprio, sebbene arbitrario, non esiste, e tutto è come sembra essere, ovvero decide lui a seconda di come gli gira, spara numeri a casaccio, tira a indovinare? Ieri è arrivato, nel folle garbuglio di percentuali, anche il 30 per cento per l’Europa, una new entry: prima non si era mai sentita o forse, come è giustificabile, ci era sfuggita. Tutte le cifre comprese tra lo zero e il cento sono apparse, negli ultimi mesi, sulle prime pagine dei giornali. Ci siamo abituati a scorrere quei titoli distrattamente, tanto è volubile la matematica umorale di questo signore che sembra caduto sulla Terra dal più minaccioso e malfamato pianetino di tutte le galassie, e invece è banalmente un affarista americano molto spericolato, e molto chiacchierato, al quale i popoli dell’Interno, per fare dispetto agli odiati popoli delle due Coste, hanno affidato il Paese più ricco e più armato del mondo.
Se l’Europa avesse, della Cina, almeno la saldezza psicologica, avrebbe evitato di sussultare o gioire o abbattersi ad ogni variazione di percentuale. Avrebbe detto a quell’omone anziano, litigioso, bizzarro, non credibile: guardi, prima si metta d’accordo con se stesso e ci presenti, nero su bianco, qualcosa di cui discutere. Fino a che blatera di percentuali dette alla rinfusa, non possiamo risponderle niente di serio.