venerdì 28 marzo 2025

Lezione tomasea

 

Israele “siamo noi”: e “noi” stiamo devastando Gaza
DI TOMASO MONTANARI
In questi giorni terribili, nei quali il massacro accelera verso esiti ancora più mostruosi, Gaza scompare dai siti dei grandi giornali, dalle aperture dei telegiornali, dalla coscienza mainstream. Non vediamo, non sentiamo, non ce ne curiamo: i dazi, la Groenlandia, le sanzioni alla Russia. Questo ci riguarda, Gaza no. Come non ci riguardano il Sudan, il Myanmar o il Congo. E la ragione, come ha scritto con la consueta precisione Paola Caridi, è “il razzismo sostanziale” con cui guardiamo: “Non solo non sono bianchi, ma non contano nelle dinamiche politiche internazionali, perché ci sono ‘gli interessi occidentali’ che debbono essere protetti. Anche fuori da un indefinito occidente. Sono massa, sono poveri, sono sfigati, non sono rilevanti. La politica-politica si fa da altre parti”. Per tutti questi pezzi di mondo non vale il paradigma ‘un aggredito e un aggressore’, perché ce n’è un altro, sovraordinato: ‘noi e loro’.
Il primo paradigma vale solo se l’aggredito siamo noi: se siamo l’aggressore, allora subentrano ‘lotta al terrorismo’, ‘buoni contro cattivi’. Così è per il diritto umanitario internazionale, prodotto occidentale per occidentali: guai se è il Sudafrica a mettere sotto accusa ‘uno di noi’. Ciclicamente, questo brutale egoismo a geometria variabile (nel 2001, per dire, Putin era uno dei crociati del bene contro il ‘terrore islamico’) torna a vestirsi di legittimazioni ideologiche, attingendo al pozzo senza fondo dell’invenzione della tradizione. “Solo l’Occidente conosce la Storia”, recitano le Nuove indicazioni per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo di istruzione Valditara-Galli della Loggia. Ed “è attraverso questa disposizione d’animo e gli strumenti d’indagine da essa prodotti”, “che la cultura occidentale è stata in grado di farsi innanzitutto intellettualmente padrona del mondo, di conoscerlo, di conquistarlo per secoli”. Tutto detto in chiaro: il suprematismo occidentale affastella la sua mitologia, dalla Bibbia alle saghe nordiche. Uno schemino puerile, pieno di debolezze ed errori. Antropologi hanno spiegato che il “ministero dell’Istruzione … esprime ideologie predefinite invece di acquisizioni scientifiche”, l’Associazione Italiana Studi Cinesi è andata al fondo del problema, chiarendo che “il concetto di ‘Occidente’, che riflette l’essenzializzazione di una dimensione culturale e temporale specifica, è vago dal punto di vista sia del tempo sia dello spazio. Semplificazioni che possono risultare in una mistificazione della realtà storica”.
Gli storici del Medioevo hanno deplorato, “in un testo destinato a indicazioni (cioè orientamenti, tracce per la programmazione didattica e per il lavoro in classe), la pretesa di inseguire le verità ultime”, la Società Italiana di Didattica della Storia ha denunciato il fatto che il documento “subordina la storia a un progetto politico”, cancellando “la storia, intesa come ricostruzione scientifica del passato, per sostituirla con un racconto che la storiografia conosce come ‘biografia della nazione’ e che annovera da tempo fra le tradizioni inventate. Questo testo non prescrive di studiare la storia italiana, ma una sua versione mitologizzata”. Come tutte le mitologie, anche quella dell’identità occidentale è pervasiva: non domina solo i discorsi delle destre, ma anche di altri che pensano sé stessi come alternativi. Per esempio, quello di Roberto Vecchioni in piazza del Popolo, un impressionante rigurgito di razzismo culturale: “Socrate, Spinoza, Cartesio, Hegel, Marx, Shakespeare, Cervantes, Pirandello, Manzoni, Leopardi. Ma gli altri le hanno queste cose?”. Il cerchio si chiude quando, dallo stesso palco, uno scrittore dice che noi europei “non siamo gente che invade paesi confinanti, non siamo gente che rade al suolo le città, non massacriamo e torturiamo civili con gusto sadico”. Ebbene, non è esattamente quello che sta facendo Israele a Gaza? Ripetiamo, come un atto di fede coloniale, che Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente, l’unico baluardo di civiltà: la nostra. Che Israele ‘è come noi’, anzi: siamo noi. Siamo dunque proprio noi che radiamo al suolo l’antica città mediterranea di Gaza, le sue persone, i suoi monumenti, la sua storia. Ma guai a dirlo, perché ‘noi queste le cose non le facciamo’ anche quando è evidente che le stiamo facendo qui e ora. Cosa potrebbe essere più illuminante di questo clamoroso ritorno del rimosso, compiutosi in piazza di fronte a decine di migliaia di persone? Ci indigniamo per il Manifesto di Ventotene, ma abbiamo costruito un’Europa che è il suo opposto; difendiamo le radici cristiane della nostra civiltà, ma la nostra morale di rapina e guerra è violentemente anticristiana; ci appropriamo di Socrate, ma chiamiamo traditore chi disobbedisce al pensiero unico della guerra e delle armi. Occidentali, non umani: ‘Gaza non siamo noi’. Che il massacro continui.

Lodi tra colleghe

 



Natangelo

 



Dategli una Picierno!

 

Le favole di Pinocchia
DI MARCO TRAVAGLIO
Prima che l’ennesimo euro-scandalo – gli incontri della lobby israeliana di estrema destra Idsf, mai registrata né autorizzata, con 19 eurodeputati, fra cui la pidina Pina Picierno – diventi la solita disputa burocratica su regole e regolette, è bene andare alla sostanza. Se la vestale del renzismo, del bellicismo e dell’atlantismo (ma solo, coerentemente, fino all’elezione di Trump), riceve i capi dell’Israel Defense and Security Forum con tanto di foto opportunity nel Parlamento europeo di cui è una dei 14 vicepresidenti, il problema politico non è se e come abbia registrato gli incontri. Né che siano avvenuti. Chi mai dovrebbe incontrare quella congrega di fanatici estremisti che teorizzano la colonizzazione illegale della Cisgiordania e reclutano mercenari per le guerre di Israele, se non la Picierno, che in quest’anno e mezzo, col giochino “E allora il 7 ottobre?”, è riuscita a non condannare mai nettamente ed esplicitamente il governo Netanyahu per lo sterminio di 50 mila (almeno) palestinesi a Gaza e a tacciare di antisemita filo-Hamas chiunque lo chiamasse col suo nome? Il problema politico è cosa ci faccia questa signora nel Pd. O, in alternativa, quale credibilità abbia il Pd quando tuona (di rado) o pigola (spesso) contro i crimini di Netanyahu&C. se poi si tiene le Picierno e altri sedicenti “riformisti” per mancanza di riforme. Un altro frequentatore dell’allegra brigata israeliana è il lituano Andrius Kubilius, commissario Ue per la Difesa, e anche lì nessuno stupore: è un altro tifoso del riarmo e non poteva non empatizzare. Ma almeno sta in un partito di destra catto-nazionalista. Non in uno di presunta “sinistra”.
Ma, in questa spettacolare farsa chiamata Europa, capita che la Commissione, cioè il governo, sia composta da Cdu, FdI, Liberali, Verdi e Pse. Infatti continua a sfornare auto-sanzioni alla Russia, ma non s’è mai sognata di discutere e men che meno votare sanzioni a Israele. Neppure per bloccare le forniture di armamenti che Netanyahu usa per radere al suolo la striscia di Gaza, attaccare la Cisgiordania aizzando e armando i coloni più violenti, il Libano, la Siria, l’Iran, lo Yemen e ogni tanto pure l’Iraq. Intanto la Picierno dichiarava con grave sprezzo del ridicolo che “l’Italia non vende armi a Paesi in guerra”. Stilava liste fantasy di putiniani. E riusciva a chiedere, restando seria, “alla Commissione e al Consiglio Ue l’inserimento di Ciro Cerullo, in arte Jorit, tra gli individui sottoposti a sanzioni” perché l’artista di strada napoletano aveva dipinto un murale su Mariupol e incontrato Putin a Mosca per portare messaggi di pace. Invece, per una che incontra i lobbisti delle guerre e delle stragi d’Israele, niente sanzioni. Anche perché dovrebbe sanzionarsi da sola.

L'Amaca

 



Lo smaltimento dei corpi umani
di MICHELE SERRA

Non so se avete visto anche il video della segretaria alla Sicurezza americana Kristi Noem davanti a un gabbione pieno di esseri umani seminudi, stipati come bestiame, e lei sorridente, felice, che dice “questa è la fine che devono fare i terroristi (cioè i migranti illegali) che entrano nel nostro Paese”.
La scena ha una tale feroce, torva potenza simbolica che mi è tornato in mente il “Salò” di Pasolini, il sadismo e la perversione come chiave di lettura del potere. La carceriera mostra i carcerati come prede, come trofeo, non sono esseri umani i corpi alle sue spalle, Noem non pensa nemmeno per un istante che ciascuno di loro possa avere genitori, figli, mogli che, in quell’ammasso di spogliati e di impotenti, riconoscono la persona cara, e chinano il capo per l’umiliazione.
La disumanizzazione degli umani, la loro mutazione in una massa anonima di assoggettati, non più persone ma ammassi di corpi da ammucchiare in gabbie, ci riporta ai lager, ai gulag, a quei luoghi di detenzione nei quali gli uomini diventano cose, trasformazione indispensabile per potersene poi liberare come si fa con le cianfrusaglie.
Buttarli via. Smaltirli.
Quasi certamente Noem è troppo ignorante per saperlo e troppo arrogante per capirlo, ma a questo, solo a questo fa pensare il suo video. Qualunque Paese civile, se ne esistessero, convocherebbe d’urgenza l’ambasciatore americano e gli chiederebbe: ma davvero questa abominevole signora è il vostro segretario alla Sicurezza? E come è possibile che sia accaduto, che stia accadendo?