venerdì 6 dicembre 2024

L'Amaca

 

Riposano tra gli sconfitti
DI MICHELE SERRA
Dopo Panseca se ne è andato anche Pillitteri, e si ripensa a quella Milano vogliosa e iperattiva, quella di Craxi e (dopo la sua decapitazione) di Berlusconi, con i vantaggi che la memoria consente:dimenticare il peggio.
Ero giovane e moralista e il moralismo spesso sbaglia bersaglio, ma non sempre. C’era qualcosa di fatuo, di modaiolo, la piramide farlocca nella fabbrica dismessa dell’Ansaldo (1989, quarantacinquesimo congresso del Partito Socialista Italiano) non era solo boriosa - la satira politica ci campò per settimane - ma già indicava un futuro post-ideologico, e post-tutto, che aveva poco di solido e qualcosa di rassegnato, se non di arreso.
Berlinguer difendeva il Novecento, cioè il passato. Perse. Il socialismo craxiano, più sensibile ai tempi, prendeva atto della morte della lotta di classe (conclusa con la vittoria dei ricchi) e celebrava l’avvento del mondo nuovo. Pillitteri era un antifascista vero, Craxi un serio e devoto custode della memoria garibaldina, erano di sinistra per cultura e formazione. Forse anche per intenzione. Ma si presentarono alle esequie del Novecento con entusiasmo suicida, come se non si rendessero conto che stavano spianando la strada non a una nuova sinistra, ma all’eterna destra vincente, quella economica. Quella delle convention, della pubblicità che rintrona, del cittadino mutato in cliente.
Il resto è storia nota, per altro impossibile da riassumere in quattro righe. La pira giudiziaria di Tangentopoli, e dalle ceneri della piramide di Panseca spuntò un faraone differente da quello previsto: il miliardario che il popolo adora, modello di leader del terzo millennio. Ora quei compagni socialisti riposano tra gli sconfitti, anche se non lo avevano previsto.

giovedì 5 dicembre 2024

Osho




Aò!




Oramai sono vicini!


Stanno per arrivare… purtroppo siamo inermi!



L’Amaca


I due vizi capitali

di Michele Serra

Spero che la rassegna culturale romana “Più libri più liberi”, che ha aperto felicemente i battenti, abbia più copertura mediatica, a conti fatti, di quanta ne hanno avuta le roventi polemiche della vigilia, che avevano per bersaglio la direttrice della rassegna, Chiara Valerio, e la sua molto discutibile gestione di un ospite maschio sotto processo per prevaricazione sessuale.

Lo spero perché sarebbe importante che il lavoro, le idee, la fatica intellettuale e gli interessi culturali di decine di migliaia di persone non fossero messi in ombra dallo scontro (molto romano, se posso permettermi, e dunque non del tutto decifrabile da fuori Roma) tra intellettuali e militanti di sinistra che si conoscono, si frequentano e infine si accapigliano, forse perché la promiscuità comporta anche nervosismo.

Non che non fosse importante e grave il motivo del contendere. Ma mettetevi nei panni di scrittori, editori, artisti, lettori che niente potevano prevedere del casus belli; che sanno, eccome, dei problemi del mondo, mica vivono spensierati; che si trovano di fronte alle forche caudine di comitati etici autoconvocati che gli dicono: qui dentro non devi entrare, perché qui dentro c’è la macchia del peccato; e il peccato lo vedono pure, ma vedono anche il mondo nel suo complesso, che non è senza peccato, e accettano di frequentarlo pur sapendolo macchiato.

Ci sono due vizi capitali. Il primo è fregarsene. Il secondo è l’indignazione permanente, completa di giudizio permanente. Una via di mezzo rischia la mediocrità, ma forse rischia anche l’umanità dentro una disumana tendenza a emettere fatwa, oppure a fare finta che vada tutto bene.

Per caso...

 

... conoscete mica la definizione di omuncolo? Chiedo per un amico...




Eccolo!