sabato 30 novembre 2024

Scoccio già!



L’Abbronzato è stato chiaro: giammai che a qualcuno sul palco dell’Ariston gli venisse in mente di parlare di guerra, di scempi umanitari, di fasci e contrapposti! Basta con quelle sciocchezze, che trionfi “cuore-amore”! E questo perché la Ciaciotta Furente si potrebbe inalberare! 
Mangiafuoco, Amerigo, La Locomotiva, L’Agnello di Dio? Troppo impegnate, che indurrebbero allocchi a ruminare su l’attuale merdificio associato mondiale. E allora via con le smancerie, le mielose melodie evanescenti più di un pensiero donzelliano! Scoccerò il tasto 1 del telecomando. Già! Tele Comando…

Scoccio già!



L’Abbronzato è stato chiaro: giammai che a qualcuno sul palco dell’Ariston gli venisse in mente di parlare di guerra, di scempi umanitari, di fasci e contrapposti! Basta con quelle sciocchezze, che trionfi “cuore-amore”! E questo perché la Ciaciotta Furente si potrebbe inalberare! 
Mangiafuoco, Amerigo, La Locomotiva, L’Agnello di Dio? Troppo impegnate, che indurrebbero allocchi a ruminare su l’attuale merdificio associato mondiale. E allora via con le smancerie, le mielose melodie evanescenti più di un pensiero donzelliano! Scoccerò il tasto 1 del telecomando. Già! Tele Comando…

Ntangelo

 



Rivolta operosa

 

Addio diritti, scioperare è diventato un “dispetto”
DI DANIELA RANIERI
Ci aspettavamo i soliti parrucconi insorgere dalle colonne dei giornali padronali contro l’esecrabile sciopero generale di ieri, come del resto fanno da settimane dacché il segretario della Cgil Landini ha evocato la “rivolta sociale”. Invece i quotidiani perbene hanno dedicato allo sciopero di Cgil, Uil e sindacati di base giusto un trafiletto nelle pagine di Economia, come fosse “un duello tra ministro e sindacati” (Repubblica) o una blanda “protesta” (Corriere) e non una questione collettiva. La legge di Bilancio che aumenterà la spesa per le armi di 13 miliardi di euro e taglierà quella sociale (Università: 702 milioni in 3 anni; enti locali: 8 miliardi in 10 anni; ministeri: 7,7 miliardi; Sanità definanziata rispetto al Pil) è normale dialettica democratica, e poi Giorgetti è molto amato dall’establishment mediatico in quanto draghiano doc e leghista addomesticato.
Il lavoro duro, diciamo culturale, è stato fatto prima, quando c’era da far passare il richiamo di Landini alla rivolta sociale come un richiamo alla lotta armata (il Corriere intervistandolo: “Ora lei invoca anche una rivolta. Lo sciopero non basta più? Non sta invadendo il campo della politica? L’hanno paragonata ai cattivi maestri che aprirono la strada al terrorismo. Nessun ripensamento?”), tanto che lui ha dovuto chiarire: “Se le persone non si rivoltano… non ci sarà lotta alle diseguaglianze. Certo in forma non violenta, ma lo devo precisare?”. Figuriamoci: non basta a rassicurare i liberali la ormai conclamata rassegnazione dei cittadini di fronte al potere che li porta a non andare manco più a votare, ci manca solo che si rivoltino.
Sono gli stessi che inorridivano per le manifestazioni dei gilet gialli in Francia, consistenti non in azioni terroristiche, ma in blocchi stradali con ruspe e trattori poi sfociati in guerriglia in seguito alla repressione della polizia, e ne riportavano con disgusto le rivendicazioni: aumento del salario minimo, riduzioni delle tasse sul carburante, una forma di patrimoniale, referendum cittadini, retribuzioni adeguate alle ore lavorate (che volgarità); non gli parve vero quando Di Maio, allora capo del M5S, andò a solidarizzare con quelli invece che con un Macron truccatissimo che li redarguiva a reti unificate: praticamente la prova che voleva fare un colpo di Stato. Peraltro i manifestanti ottennero quasi tutto quello che chiedevano, a riprova che erano rivendicazioni giuste e ottenibili solo in quel modo. Quando ai lavoratori si unirono gli studenti, la polizia li fece inginocchiare e gli puntò i fucili addosso: letizia nelle prestigiose redazioni italiane. Sono gli stessi, anche, che di fronte agli scioperi in era Draghi titolavano “L’ira del premier”, come se egli fosse un Giove pluvio che scagliava i suoi dardi sul popolo affamato che osava contestare il governo dei Migliori. Poi raccontavano gli “scontri” della polizia con gli studenti, manganellati a Torino perché manifestavano contro l’alternanza scuola-lavoro che li falcidia (21 studenti morti dal 2017); così oggi è lecito che la polizia carichi i pericolosi quindicenni “pro-Hamas” (Meloni). Riguardo alle rivendicazioni del popolo, vecchio arnese del Novecento, gli esponenti del blocco borghese, atlantisti e anti-Putin (che intendono sconfiggere sul campo per mezzo degli ucraini per difendere “i nostri valori democratici”), sono d’accordo con Foti di FdI, secondo il quale “rivolta sociale e lotta per la pace non vanno d’accordo”, sofisma fallace per celare che il governo sta aumentando i soldi per le armi e diminuendo quelli per lo Stato sociale. Trovano riprovevole che “gli scioperi si facciano sempre di venerdì”, intendendo che i lavoratori, con la scusa della difesa del welfare, vogliono fare il weekend lungo; cercano di spezzare la solidarietà degli altri disgraziati (“Create solo disagi agli altri lavoratori!”). Invocano la “pace sociale”: non vogliono sulla coscienza il peso di lavoratori precari e sottopagati a cui Meloni, d’accordo coi milionari neoliberisti alla Renzi, ha tolto pure il Reddito di cittadinanza; espertissimi di economia e finanza, specie la loro, non sanno che l’Italia è l’unico Paese Ocse che negli ultimi 30 anni ha visto diminuire il livello dei salari, del 2,9%. È sull’avversione allo sciopero, come evento culminante del conflitto sociale, che l’ideologia liberale si sposa con quella destrorsa e fintamente popolare del cosiddetto ministro Salvini, uno da stigmatizzare quando il Frecciarossa parte in ritardo, ma da apprezzare tacitamente come controparte della “frangia comunista” (Il Giornale) aizzata da Landini.
Sono loro che tengono i cordoni della borsa e quindi sono loro che se la fanno sotto quando sentono parlare di rivolta sociale, che spacciano per sparatorie, sommosse e assalti al Parlamento, quando invece si tratta della ben più pericolosa, per loro, coscienza di classe.

Vaffa, Vaffa!

 

Beppe Brillo
di Marco travaglio
Belìn, ragazzi, è successa una cosa pazzesca! Sapete cosa ha detto la Schlein? Che la Commissione Von der Leyen “si è spostata a destra, non la sentiamo come nostra e non daremo per scontati i nostri voti”. Ecco perché il Pd l’ha votata! Perché non ci si riconosce. Se ci si riconosceva, votava contro! Neanche ai tempi dello Psico-nano Testa d’Asfalto! Ma ce n’è una ancora più pazzesca. Vi ricordate quel comico che aveva un blog, faceva i V-Day e si iscrisse al Pd, ma Globulo Fassino gli stracciò la tessera e disse: ‘Se vuol fare politica fondi un partito e vediamo quanti voti prende”, allora lui fondò i 5Stelle? Ecco, quello lì, quello che predicava la politica senza soldi: belìn, tre anni fa ha scambiato Draghi – il banchiere, il privatizzatore, l’Anticristo! – per un “grillino supremo”, e pure Cingolani. Poi, siccome i 5Stelle precipitavano, ha chiamato Conte: quello ha lavorato gratis un anno e mezzo facendosi un culo così, ma l’altro ha cominciato a fargli la guerra, poi s’è fatto dare 300 mila euro l’anno per la comunicazione senza comunicare un cazzo, anzi non andava manco a votare e le rare volte che parlava era per insultare il leader che aveva scelto lui! Una cosa pazzesca. Ma non è finita… state lì… zitti… italianiiii!
Ora ha talmente rotto i coglioni che due iscritti su tre l’hanno abolito. E lui ha fatto ripetere il voto: non gli basta un vaffanculo, ne vuole due! Poi ha mandato avanti i suoi – volete ridere? Sono quelli che lui aveva fatto espellere perché non volevano votare il governo Draghi – a dire che bisogna non votare per far mancare il quorum. Sì, non sto scherzando: chiede di rivotare e poi invita a non rivotare! Ma allora, belìn, ma che cazzo vuoi rivotare a fare? Sembra una battuta, invece è tutto vero. E non è finita. Ha detto che non si fida dei risultati e vuole dei verificatori indipendenti: belìn, e chi sarebbero? Gli osservatori dell’Ocse? I caschi blu dell’Onu? Le teste di cuoio? L’Esercito della Salvezza? Zitti… fermi lì… italianiiii!… Non basta ancora: sapete come si chiamano i quattro gatti che gli vanno ancora dietro? “Figli delle stelle”! Ma chi sei, Alan Sorrenti? Vi dico l’ultima: l’8 giugno 2011, quando era ancora lucido e appoggiava i referendum contro la privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici, il nucleare e il legittimo impedimento dello Psico-pedo-nano, mandava affanculo quelli che invitavano a non votare per far mancare il quorum: diceva che “il quorum è un furto di democrazia, un modo per fottere il cittadino. È inammissibile invitare la gente a non votare, chi lo fa andrebbe denunciato…”. Quindi ora fa un furto di democrazia per fottere il cittadino! Belìn, si denuncerà e si manderà affanculo da solo! Dài, diamogli una mano. Tutti insieme al mio via: tre, due, uno, vaffanculo!

L'Amaca

 

Una megalopoli senza legge
DI MICHELE SERRA
L’idea del governo australiano di vietare i social ai minori di 16 anni ha una sua logica, ma è platealmente inapplicabile: come quasi tutte le leggi proibizioniste, che alla prova dei fatti hanno la tenuta di uncolabrodo. Per altro, se nei social circola liberamente ogni forma di menzogna e ogni genere di porcheria, se il furto di identità è prassi comune, se l’impunità di chi insulta, mente e corrompe il linguaggio pubblico è quasi garantita, perché dovrebbero andarci di mezzo gli utenti nel loro complesso, compresi quelli armati delle migliori intenzioni?
Il vero problema, anzi il vero scandalo, è che della montagna di miliardi che i gestori dei social (pochi oligopolisti) mettono in tasca, solo una parte irrisoria è destinata al vaglio di contenuti che sarebbero impubblicabili anche sui peggiori giornali del mondo. Si affida all’algoritmo (che non percepisce stipendio) un compito che solamente un piccolo esercito di controllori sensibili, acculturati e ben pagati potrebbe svolgere con metodo.
I social sono come una immensa megalopoli che i gestori hanno deciso di non dotare di leggi, di forze dell’ordine, di educatori e insegnanti, perché nell’anarchia guadagnano cifre inverosimili, nella democrazia bene ordinata guadagnerebbero meno. Ma per gli oligarchi del web, il costo del lavoro è oggetto di disprezzo (vedi Musk). Se nuove leggi necessitano, dovrebbero servire a costringere chi si arricchisce anche con l’odio e l’ignoranza a mondare la rete almeno delle manifestazioni più evidenti di odio e ignoranza. Ciò che è reato nel mondo normale, dovrebbe esserlo anche in rete. È l’unica riforma possibile, e non prevede alcun divieto di accesso sulla base dell’età: solo sulla base di come ci si comporta, persona per persona, una volta entrati in quel mondo.

E io pago!

 

Un giorno di ordinaria pirateria: “Tutto ok bro’, non ci beccano”
NON SOLO CALCIO - Dazn, Sky e gli altri a scrocco. 24 ore dopo la retata di Catania, sulle app è tutto disponibile online come prima

DI SAUL CAIA

“Lino Banfi” ci propone un abbonamento stracciato: con 150 euro possiamo vedere Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix, Paramount e Disney+ per 2 anni. “Psn_expert” invece ha diversi pacchetti, dalla musica con Spotyfy, Youtube premium, Apple music, passando per il cinema con HBO, Disney+, Dazn, e persino Linkedin Premium e XBox Gamepass Ultimate. Poi c’è “Il genio dello streaming” che da anni cambia dominio ma nel suo sito si può trovare di tutto. Tra applicazioni e siti web, guardare a prezzi stracciati (e spesso a scrocco) eventi che sarebbero a pagamento, è un gioco da ragazzi.

Pochi giorni fa, la Procura di Catania, coordinata dal procuratore capo Francesco Curcio e dell’aggiunto Sebastiano Ardita, ha disposto 89 perquisizioni tra Italia, Europa e Cina, sequestrando 2.500 canali e server. È emerso che oltre 22 milioni di utenti nel mondo riuscivano a piratare Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix e Paramount, Disney+. “Un guadagno pari al traffico di cocaina”, spiega il procuratore Curcio. Gli introiti mensili arrivano a 250 milioni di euro, il danno per le aziende a 10 miliardi. Ma sequestrati i canali, la macchina resta in piedi e il giorno dopo si trovano subito alternative.

Iniziamo la nostra ricerca con telegram. Appena inseriamo le parole “calcio” e “streaming” nella ricerca, troviamo subito diversi canali. “Pezzotto Dazn Serie A” ha 8.605 membri. Ci iscriviamo e riceviamo un messaggio automatico: “Questo gruppo è pienamente conforme alle linee guida di Telegram e non viola alcuna regola in materia di copyright, spam, contenuti inappropriati o illegali. Tutti i contenuti condivisi aderiscono alle policy della piattaforma”. Siamo sicuri? Contattiamo il suo amministratore per chiedere come funziona. In pochi minuti risponde “Lino Banfi”, con tanto di foto dell’attore pugliese. “Ciao mi dici dove vuoi vederlo, tv, cell o pc e la marca del dispositivo così ti dico l’app da scaricare”. Diciamo che lo useremo su iPhone e abbiamo una smart tv. Ci gira il link dell’app “000 Player” scaricabile dall’Apple Store, sviluppata da “Belal Samir”, mandandoci anche un codice di accesso, mentre per la smart tv ci consiglia l’app “Hotiptv”. Chiediamo quanto ci costerebbe, Banfi spiega che un mese è 10 euro, 3 mesi 30 euro, 6 mesi 50 euro, un anno 90 euro mentre con 150 euro ci abboniamo per due anni. Per vedere cosa? “C’è tutto, Sky, Dazn, Netflix…” Se pago con Paypal, devo mandare i soldi a pendiculoxx@xxxxx.com, anzi no, il giorno dopo un secondo sms in cui dice di inviarli a “tgscampiaxx@xxxxx.com”. “Importante, seleziona amici e familiari prima di inviare, appena inviato mandami una foto del pagamento. Ogni rinnovo chiedimi sempre se l’indirizzo è questo”, scrive Banfi. Chiediamo se ci sono rischi: “No fra’, puoi stare tranquillo. Abbiamo le linee cryptate. Abbiamo i server fuori Europa. Ecco perché siamo irrintracciabili. Se no avremmo già chiuso”, risponde Banfi.

Proviamo un altro canale. “Premium account World”, oltre mille iscritti, diversi pacchetti e piattaforme, tra cui “Dazn”, ma solo 110 iscritti. Troviamo già i pacchetti con i prezzi: “Dazn Unlimited” 6 mesi a 50 euro (prezzo originale 210 euro), “Dazn Pro” 6 mesi a 50 euro (invece di 330 euro), “Dazn Total” 6 mesi a 60 euro (invece di 380 euro). Il pagamenti può avvenire con crypto, stirpe o PayPal. Contatto l’amministratore, per capire come funziona. “Psn_expert” parla in inglese e mi chiama amichevolmente “bro”. “Diamo una garanzia a vita a tutti i clienti. Fratello, se succede qualcosa ti diamo un nuovo account o ripariamo il tuo account, non preoccuparti. Garanzia fino all’ultima data del tuo abbonamento”, mi scrive Psn_expert.

Proseguiamo con “Serie A diretta”, canale gestito da un bot, un software in grado di rispondere automaticamente ai messaggi. Bisogna iscriversi ed essere approvati. Una volta dentro, ti chiedono di registrarsi ad altri due canali (di slot-machine e guadagni online), finché non si apre la finestra: “Calcio streaming serie A”. E subito troviamo i link per le partite.

Ma negli store Apple e Android si trovano decine di app per il calcio a scrocco: “Football tv live streaming HD”, “Live Football Tv Euro APK” e “Live Sport HD TV APK” sono alcune di quelle più gettonate dagli utenti, anche se il sito “Softonic”, portale di recensioni informatiche, segnala che le app “incentivano la pirateria” e “violano di diritti Pay tv”.

Finito? Macché. Si trovano facilmente anche siti specializzati. Rojacalcio e Rojadirecta sono due storici siti che offrono le partite gratis, a cui si sono aggiunti “Calcio.ga” e “Skystreaming”. Spesso le pagine cambiano dominio, ma una volta chiuse tornano operative entro un paio di ore. Il commento è sempre in italiano, rubando il segnale di Dazn, Sky e Prime, ma con la scocciatura dei pop up pubblicitari. Per gli scrocconi appassionati di cinema, c’è “Streamingcommunity”, un portale con la grafica di Netflix, che offre film e serie gratis. Oppure l’eterno “Genio dello streaming”, che pur cambiando spesso dominio, continua a trasmettere film, anime, serie e documentari.