mercoledì 27 novembre 2024

Sono pazzi questi...

 


I tonitruanti dati riportati dalla mitica Gabanelli si riferiscono ad un problema, o meglio, a una vergogna dell'intera nazione: le persone colpite da tumore non sono trattate allo stesso modo. 

Se paghi in 32 giorni riesci a fare tutti gli esami del caso, fattore fondamentale nella lotta contro queste malattie. 

Se ti affidi al sistema nazionale i tempi vergognosamente si allungano: se ti affidi completamente al Cup il periodo per completare gli esami sale a 52 giorni, se paghi e utilizzi meno Cup scendono a 49 giorni, se paghi di meno vanno a 54. 

Chiarisco la mia idea comunista riguardo all'oncologia: il trattamento dovrebbe essere uguale per tutti, i medici dovrebbero essere decorosamente pagati dal SSN, nessuno di loro dovrebbe ricorrere ai classici trucchetti di intramoenia e studi peripatetici affini. E per quelli che trasgredissero? Centro di rieducazione sociale di qualche mese, in puro stile maoista. 

Ma stiamo scherzando? Per cercare di curarti da un male aggressivo nel 2024 devi ancora ricorrere al rapto medico e a pregare l'amico dell'amico per agevolare l'avanzamento nella lista d'attesa? 

Sempre più convinto nel meteorite!      

martedì 26 novembre 2024

Razza malvagia




We trust

 



Natangelo

 



Anamnesi

 

I soliti ignoti
di Marco Travaglio
Se morissero domattina, i 5Stelle potrebbero rivendicare molti record. Ma soprattutto uno: essere vissuti per 15 anni, 4 al governo e 11 all’opposizione, senza che il sistema mediatico capisse chi erano e li raccontassero e giudicassero (bene o male, non importa) per quello che erano. Qualunque cosa facessero, anche riforme attese da trent’anni, erano il “partito del vaffa” (urlato da Grillo nei V-Day agli onorevoli condannati ben prima che nascesse il M5S). Se i leader erano Grillo e Casaleggio, i media esaltavano i loro ragazzi violentati dai padri-padroni. Se i leader erano i ragazzi – il direttorio a cinque, poi Di Maio – magnificavano Grillo e Casaleggio. Ora che il leader è Conte, tutti a incensare Grillo, a inseguire Raggi e Toninelli (lapidati quando facevano cose buone da sindaca e da ministro) e financo a intervistare il Casaleggio minore: non si butta via niente. Se avevano il gruppo parlamentare con più laureati, erano gli “scappati di casa” dell’“uno vale uno” (che non ha mai significato “l’uno vale l’altro”). Se Raggi, Appendino, Pizzarotti e Nogarin vincevano in Comuni fatti fallire da destre &Pd e li risanavano, era “caos 5Stelle”. Se costringevano i partiti a cacciare i condannati con la Severino, poi tagliavano i vitalizi e le poltrone in Parlamento, grasse risate su chi voleva “aprirlo come una scatoletta di tonno” (la spalancarono eccome, cancellando odiosi privilegi). Se portavano l’Ue agli eurobond per il Pnrr post-Covid, erano anti-europeisti.
Se Conte, dopo le sconfitte, chiama gli iscritti a votare su tutto, anche su di sé, “fa il partito personale”. Se alla Costituente Stiglitz, Sachs, Zingales e tanti altri esperti discutono di guerre, lavoro, diseguaglianze, sanità, scuola, migranti, informazione, clima, legalità, cultura, il Cretino Collettivo dice che lì “non si parla di politica” perché non si citano campi larghi e altre baggianate di portineria. Se gli iscritti preferiscono dirsi “progressisti indipendenti” per tenere alla larga il campo largo, “Conte va a sinistra”. Se Conte invita Sahra Wagenknecht, la leader europea più affine allo spirito 5Stelle, è un “rossobruno”, cioè nazi-comunista, solo perché il Bsw contesta le guerre, l’austerità e l’immigrazione illegale selvaggia che gonfiano le vele ai veri nazisti. Se il fu Grillo esaspera la base fino a costringerla ad abolire il suo ruolo, non è lui che si mette contro e fuori dalla sua creatura, ma Conte che gliela “scippa”, gliela “sfila” e “decide da solo”. E se Conte ricorda le cose buone fatte dai suoi governi, il Corriere – abituato a fingere che non sia mai stato premier – gli imputa il “trauma della cacciata da Palazzo Chigi” e il “desiderio latente” di tornarci. Un po’ come l’altro Conte, Antonio, che fa l’allenatore di calcio col desiderio latente di vincere lo scudetto. Roba da matti.

L'Amaca

 

Non passi lo straniero!
DI MICHELE SERRA
Non capendo niente di finanza e di banche, ringrazio il Salvini per avere offerto, a noi inesperti, un criterio per orientarci nel caso Unicredit-Bpm. È un metodo semplice, buono anche per l’uomo della strada: bisogna fare il tifo per l’Italia, come quando giocano Sinner e Berrettini, e siccome Unicredit è «una banca straniera», non va bene che metta le grinfie su Popolare di Milano che, lo dice il nome stesso, è italiana, e dunque deve allearsi con Monte dei Paschi di Siena, che è un’altra squadra,pardon banca, tipicamente italiana.
Ci si sente sollevati. Si era capito che la finanza, le banche, l’economia, erano campi globalizzati, nei quali distinguere gli interessi nazionali è un poco come voler separare gli ingredienti del minestrone quando ormai è già nella zuppiera. A maggior ragione si pensava, sempre noi inesperti, che tra banche europee potesse esserci una specie di promiscuità naturale, alla luce del fatto che “europeo” non suona alle nostre orecchie come sinonimo di “straniero”. E Unicredit è per l’appunto una banca italiana che si è data, negli anni, una dimensione europea.
No, invece. Si tratta di stranieri che cercano di fregarci la nostra roba. E Bankitalia — si chiede il Salvini — che fa? Dorme? Se si chiama, appunto, Bankitalia, come mai non inalbera il tricolore, non indossa la maglia azzurra e cantando l’inno di Mameli, con una mano sul petto, non sbarra il passo allo straniero?
Perché Panetta e Signorini, come Sinner e Berrettini, non sfidano in doppio il capitale straniero, ricacciandolo oltre frontiera?
Avendo affidato i miei pochi risparmi a un credito cooperativo emiliano, già diffido delle banche di altre regioni, figuratevi Unicredit, che ha perfino un boss che si chiama Orcel.
Sarà mica un francese?