sabato 23 novembre 2024

L'Amaca

 

Taci, tu che non sei ricco
DI MICHELE SERRA
“Musk ha trecento miliardi di dollari, come ti permetti di criticarlo?”. L’argomento può sembrare stupefacente (anche perché lo è), eppure ricorre, nelle peggiori chat in rete, con una discreta frequenza. Prima di essere un argomento classista è un argomento idiota, dunque mettiamolo nel conto: avrà fortuna. Piacerà pensare, a più persone di quanto siamo disposti a credere, che sia l’invidia il motore dell’ostilità politica a Musk. Che dire “è troppo ricco, troppo potente” non riveli uno scrupolo democratico, ma la meschina impotenza di chi vorrebbe tanto essere Musk, e non lo è.
In forme casarecce, e in scala ridotta, è un genere di ciancia (non me la sento di definirla: dibattito) che circolò dalle nostre parti anche ai tempi di Berlusconi. Visto come oggetto di inconfessata invidia da parte dei suoi oppositori, anche di chi, piuttosto che essere Berlusconi, avrebbe preferito essere qualunque altra forma di vita.
È penoso dirlo, ma i soldi come unica misura dell’essere (non dell’avere: dell’essere) sono un argomento piuttosto popolare. Lo furono, evidentemente, anche per gli storditi dem americani ai tempi del grande boom di Silicon Valley, quando non c’era tecno-miliardario che non fosse considerato un nuovo Messia progressista, e lo“stay hungry, stay foolish ” di Steve Jobs a Stanford, ottimo discorso per una convention aziendale, venne accolto come il Discorso della Montagna. Ora che quasi tutti i miliardari, secondo natura, sono tornati a essere di destra, sarà di nuovo la destra, secondo vocazione, a costruire un’aura di meraviglia e di deferenza attorno al totem della ricchezza, e lo farà cento volte più di quanto abbiano potuto farlo i confusi dem di inizio millennio. E dunque, nella ex Polis ridotta a corte dei potenti, capiterà spesso di sentire echeggiare “taci tu, che non sei ricco”.

Isola felice

 



Natangelo

 



Ha detto tutto!

 

I guerrapiattisti
di Marco Travaglio
Giorno dopo giorno cadono come birilli tutti gli slogan dei guerrapiattisti atlantoidi. E liberano la visuale sul Partito della Guerra che, prima di essere sloggiato da Trump, sta dando gli ultimi colpi di coda.
La Corte penale internazionale ordina la cattura di Netanyahu, Gallant e capi di Hamas per crimini di guerra. E i fan della Cpi, che due anni fa esultavano per l’imminente arresto di Putin, la attaccano o si allarmano perché senza Bibi salta ogni ipotesi di negoziato. Così dimostrano il doppio standard dell’Occidente, che applica il diritto internazionale ai nemici e lo ignora per gli amici. E fingono di non sapere che Israele è una democrazia e può darsi un altro premier, mentre la Russia è un’autocrazia e il suo presidente l’ha appena rieletto con consensi mostruosi.
Biden, autorizzando Kiev a bombardare la Russia con missili Usa e inviandole le mine antiuomo dopo le bombe a grappolo e gli ordigni all’uranio impoverito, si conferma un criminale di guerra al pari dei predecessori Clinton, Bush jr., Obama e dei complici Blair, B., Aznar e Sarkozy, dimenticati per 25 anni dall’imparzialissima Cpi con altre canaglie impunite perché amiche della Nato.
Zelensky, tomo tomo cacchio cacchio, dice: “Non possiamo perdere decine di migliaia di uomini per la Crimea”: meglio “la via diplomatica”. Ma va? Chi lo diceva mille giorni e 500 mila morti fa era bollato come “putiniano” e “pacifinto” dai fantocci Nato e iscritto nelle liste di proscrizione dei Servizi ucraini, che spesso portano dritto alla morte (fra i tanti, il reporter Andrea Rocchelli nel 2014). E così anche lui si candida a finire dinanzi alla Cpi, che Kiev non ha mai riconosciuto (e ora è pronta a farlo, ma solo per i crimini di guerra degli altri): la controffensiva del 2023 falciò in nove mesi 100 mila ucraini fra morti e mutilati per riprendere la Crimea che 10 anni fa votò un referendum sulla riannessione alla Russia. Ora si attende la prossima intervista in cui Zelensky scoprirà che non ha senso perdere migliaia di uomini (in aggiunta a quelli già morti) per riprendersi il Donbass, anch’esso quasi tutto russofilo e indipendentista dal 2014.
La Merkel, ultima testa pensante d’Europa, conferma nelle sue memorie di essersi sempre opposta all’ingresso dell’Ucraina nella Nato: il popolo non voleva (infatti nel 2004 e nel 2010 elesse presidente il neutralista Yanukovich, poi cacciato due volte dalla piazza sobillata dagli Usa perché obbediva agli ucraini anziché a loro); e l’annuncio al vertice Nato di Bucarest nel 2008 “fu una dichiarazione di guerra a Mosca” e una condanna a morte per Kiev.
Di questo passo, qualcuno potrebbe persino domandarsi: ma allora perché c’è la guerra in Ucraina? Se la Cpi indovinasse la risposta, ne vedremmo delle belle.

venerdì 22 novembre 2024

Stranezze di questo paese!

 



Il solito paravento

 



Supplica

 

Cara Schlein, guarda Milano: vuoi davvero questo “condono”?
di Gianni Barbacetto
Cara Elly Schlein, vorrei rivolgermi direttamente a te, che ricordo ai tempi di “Occupy Pd”, per proporti qualche domanda su una questione che qui a Milano sentiamo molto perché riguarda la nostra vita, il territorio, l’ambiente, i servizi, insomma la città. Ieri è stata approvata alla Camera, con i voti del tuo partito, la cosiddetta legge “salva-Milano”. Anzi, è stato proprio il tuo partito a far cambiare radicalmente il primo testo: era una “sanatoria” che copriva quelli che la Procura di Milano, in una ventina di inchieste (in parte già confermate da una decina di giudici delle indagini preliminari e del riesame), ritiene siano grossi abusi edilizi. Edifici tirati su in un cortile, togliendo aria e luce agli abitanti attorno; grattacieli nuovi di zecca fatti passare per “ristrutturazione” di un capannone; torri edificate senza un piano attuativo che calcoli (e faccia pagare ai costruttori) i servizi (verde, asili, parcheggi, fognature…) necessari ai nuovi abitanti che arrivano in una zona. Era un condono, uno dei tanti che la destra ha fatto nella storia italiana. Il Pd ha preteso la sua trasformazione in “legge d’interpretazione autentica”. Adducendo un nobile motivo: i dirigenti del Comune di Milano non hanno violato le leggi, ma le hanno interpretate in modo più smart. Ora, cara Elly, leggiti l’ordinanza delle giudici Luisa Savoia, Caterina Ambrosino e Valeria Alonge. Parla con qualche giurista, con qualche costituzionalista, come la docente di Diritto pubblico che intervistiamo a pagina 11. Capirai che non c’è alcun “caos interpretativo”, ma semplicemente una prassi milanese di “rito ambrosiano”, basata su circolari comunali e determine di giunta che contraddicono e pretendono di superare le norme fondamentali dell’urbanistica, consolidate da una costante pronuncia della Cassazione, del Consiglio di Stato, della Corte costituzionale. Il risultato ottenuto a Milano è una città “densificata”, cioè con più cemento, meno verde, più inquinamento. Che non riduce affatto il consumo di suolo (guarda i dati Ispra). Che attira sì investimenti, anche internazionali, in città, arricchisce i fondi immobiliari e i costruttori, premia la rendita, ma aumenta le disuguaglianze e impoverisce la maggioranza dei cittadini che devono fare i conti con una metropoli “premium” che espelle non soltanto i più poveri, ma ormai anche una larga fetta di ceto medio. Milano è diventata un “paradiso fiscale” dell’immobiliare, dove costruire è facile e poco costoso. L’intervento del tuo partito ha prodotto un cambiamento radicale: una sanatoria che valeva per il passato è diventata una legge che sarà valida anche per il futuro e che scasserà le regole per costruire in tutta Italia e per sempre.
Cara Elly, non penso che tu possa volere questo. Non penso che tu voglia schierarti dalla parte dei costruttori e dei fondi immobiliari, contro i cittadini che si vedono privati di luce, aria, servizi; che hanno già perso, a causa della gestione smart dell’urbanistica milanese, 1 miliardo e mezzo di euro (oneri e monetizzazioni) che sarebbero serviti per costruire case popolari e per offrire servizi ai cittadini. Non penso che tu voglia schierarti contro i magistrati a cui i cittadini si sono rivolti per ottenere il riconoscimento dei loro diritti. Leggiti, ti prego, l’articolo di Luigi Ferrarella pubblicato ieri sul Corriere: le norme “d’interpretazione autentica” oggi in voga (dallo spostamento delle competenze sui trattenimenti dei migranti, alla centralizzazione dei sequestri di aziende) sono la versione ad personas delle leggi ad personam di Berlusconi. Interferiscono su indagini e processi in corso, pretendendo di piegare l’autonomia del potere giudiziario all’imperio della politica. Tu hai sempre rifiutato questa impostazione. Possibile che tu faccia un’eccezione per una legge che produrrà più cemento e meno servizi in tutta Italia?