venerdì 22 novembre 2024

Quale arte?

 

La carica dei super miliardari che giocano al collezionismo
DI NATALIA ASPESI
Ormai hanno vinto anche alle elezioni i supermiliardari che non si sa come hanno fatto i soldi o forse sì, tipo Trump, e subito si sono presi il ricco dei ricchi, quello che chiamandosi Musk può aiutare i poveri a restare più poveri ma contenti. Ci mancava Cattelan per dare il colore dell’arte anche a chi ha i mobili di casa d’oro (forse finto o forse no), e per fortuna adesso c’è: l’acquirente è un magnate cinese, felice e contento di aver partecipato all’asta a New York prendendosi una celebre e puzzolente opera d’arte, che partiva venduta in precedenza a 120 mila dollari, e dopo una raffica di dollari in pazza salita, è stata venduta per 6,2 milioni. Il compratore è Justin Sun, possessore di miliardi in bitcoin, che ha annunciato felice: «Adesso me la mangio». L’opera, guardata con sospetto anche da chi l’ha appiccicata al muro di Sotheby’s a New York, con quel modesto pezzo di scotch, piccolissima meraviglia dell’arte, ha un nome grandioso: Comedian.
E tutti quei soldi adesso che fine faranno? Quanto saliranno le quotazioni di Cattelan? E che cosa farà adesso l’artista? Chissà se in questo momento è a casa sua, pensando magari di creare prima o poi, visti i tempi, un’opera con protagonista un Trump nudo. Del resto viviamo non solo nell’epoca dell’inglese sfoggiato da Raffaele Fitto, ma anche e soprattutto in quella della grande passione per i ricchi ricchi. In cui, in particolare, le tante signore trumpiste si chiedono come si fa a diventare ricchi ricchi, senza sapere fare nulla.
Io ricordo Maurizio Cattelan nel periodo di massimo spolvero, nel 2011 a New York alla stupendissima mostra intitolata All,“Tutto”. E già allora c’era chi si chiedeva se l’uomo era il solito pasticcione, per di più italiano, oppure il divino Cattelan. Su, dall’alto, le forme vuote e precipitose delle sue opere, come appese a un filo al Guggenheim, parevano una meraviglia. E pazienza se gli oggetti erano sempre pensati per scandalizzare, come — citando alcune delle sue creazioni più discusse — il Papa caduto e il cavallo appeso, Hitler in ginocchio e il cane impagliato, lo scheletro di un gatto gigante lungo otto metri, un bambolotto con la faccia di Picasso, una gran quantità di bambini impiccati, che avevano inorridito Milano da un albero di periferia. Poi, si sa, arrivano i momenti difficili, in cui perfino lui non sa quale direzione prendere.
Potere seduttivo di Cattelan: nel 2002, un suo affezionato collezionista inglese gli chiese un ritratto della madre anziana e lui la configurò rattrappita dentro un frigorifero. La famiglia Brown era molto incerta, poi acconsentì e Betsy ebbe la ventura di morire prima di vedere il risultato: i familiari hanno fatto sapere di trovare conforto dalla scultura di cera poliestere e capelli umani, considerandola come un monumento alla memoria.

Intenzioni

 

Come voterei
di Marco Travaglio
Alcuni lettori mi chiedono come voterei, sui quesiti della Costituente 5Stelle. Intanto, se fossi un iscritto, voterei a tutti i quesiti. Non ricordo, in Italia ma non solo, un’altra forza politica che si sia affidata totalmente alla base per decidere regole, nome, simbolo, programma, collocazione e alleanze. E non per finta: davvero. Parlando con diversi parlamentari 5S li ho trovati tutti atterriti dalla scelta di Conte – se folle o coraggiosa, lo sapremo domenica – di consegnare l’intero destino del Movimento (e quello suo personale) prima a 300 iscritti sorteggiati e poi agli 89 mila tesserati. Senza rete né paracadute. Nessuno sa quanti né come voteranno, ma sarebbe bizzarro se qualcuno vi rinunciasse: dopo 15 anni a parlare di democrazia diretta, nessuno dovrebbe lasciarsi sfuggire l’occasione di contare qualcosa, per poi magari lamentarsi di non contare nulla. Tantopiù che i quesiti sono aperti, senza i suggerimenti espliciti o subliminali delle vecchie votazioni sulla piattaforma Rousseau.
Programma. Se n’è parlato poco sui media, sempre interessati alle cose che non interessano alla gente (il garante e i 2 mandati, che non spostano mezzo voto). Le proposte su pace, lavoro, sanità, scuola, ricerca, ambiente, giustizia, evasione, cultura, informazione, beni comuni sono quasi tutte ottime, e andranno integrate con battaglie ancor più drastiche e dirompenti, fregandosene dell’accusa di populismo: come l’abolizione dell’immunità parlamentare e dei soldi pubblici ai media, la cacciata dei partiti dalla Rai e dalle Asl, il ritorno alla sanità pubblica nazionale sottratta alle regioni e alle convenzioni con i privati ecc. Tutte riforme da fissare in disegni di legge prima delle elezioni, per sottoporle agli aspiranti alleati come condizioni per eventuali patti di governo.
Nome e logo. Sono meno importanti del programma, ma aiutano a farlo conoscere: accanto alle 5 Stelle, che come ogni marchio di fabbrica di successo non vanno cambiate, si potrebbero aggiungere due parole che richiamino il popolo contro le élite e il cambiamento radicale: gli elettori snobbano destra e sinistra e votano chi parla al popolo per cambiare.
Collocazione. Il dibattito sul M5S di sinistra o né di destra né di sinistra serve a poco e interessa a pochissimi. Bene ha fatto Conte, nella carta dei valori, a definirlo “progressista”: progressismo oggi è cambiare in avanti per seguire i tempi nuovi e possibilmente anticiparli, conservando il poco da salvare e cancellando tutti i passi indietro fatti dal 2021 da Draghi&Meloni. Chi pensa che progressismo equivalga all’unione eterna al Pd non conosce il Pd che, essendo tutto e il contrario di tutto, spesso riesce a esprimere un solo movimento: il rigor mortis.
Fra le tre opzioni al voto degl’iscritti, la miglior definizione è “progressisti indipendenti”. La peggiore è “di sinistra”, nobile concetto tradito e violentato da troppi abusivi per significare ancora qualcosa.
Alleanze. Sarebbe assurdo vietarle “a prescindere”, così come renderle obbligatorie: dipende con chi e per fare cosa. Spetta al leader trattare eventuali accordi di governo con i partiti più vicini o meno lontani in un contratto chiaro come nel Conte-1 con la Lega e nel Conte-2 col Pd, e proporlo agli iscritti. Ma senza matrimoni indissolubili né atti dovuti. Se il Pd fosse quello di Zingaretti, pronto a mettersi in discussione, sarebbe giusto provarci; se è quello della Schlein, che vota per la guerra, le armi, il condono salva-grattacieli, Fitto e la commissione Ursula tutta bellicismo e austerità, e imbarca pure Renzi, o peggio se tornasse in mano a un Bonaccini o a un Gentiloni, alla larga. Meglio l’opposizione. Per Comuni e Regioni, dipende dal candidato e dai compagni di strada: con una Todde o una Proietti, sì a occhi chiusi. Con un Orlando o un Lorusso, mai nella vita: a costo di saltare un giro.
Classe dirigente. Giusta l’idea che non bastino più i clic delle primarie online: chi si candida deve seguire la Scuola di formazione.
Mandati. Nell’utopia di Casaleggio, i 2 mandati avrebbero dovuto contagiare tutti gli altri partiti. Non è stato così. E ciò che era un vantaggio è diventato un handicap che ha costretto i 5S a combattere con le mani legate dietro la schiena, rinunciando a figure che hanno sputato sangue e pagato prezzi altissimi per realizzare il programma, poi sono uscite di scena senza più portare il loro consenso personale. La regola è già cambiata col “mandato zero” negli enti locali. Ma non basta a evitare il paradosso del M5S che, alleandosi con altri, appoggia Orlando per il decimo mandato e non può ricandidare uno dei suoi al terzo. Un limite è giusto per evitare che si bivacchi in Parlamento per 40 anni: 3 o 4 mandati, magari intervallati e in ruoli diversi (sindaci e presidenti di Regione non equivalgono a parlamentari e consiglieri). Ma non come regola interna: come legge valida per tutti (come quella per Comuni e Regioni). Nell’attesa, basta tetti: su proposta del leader, a fine legislatura gli iscritti votano chi ricandidare in base al lavoro svolto, nelle assemblee elettive e sul territorio.
Garante. Essendo le monarchie assolute tramontate da un pezzo e il Marchese del Grillo un’invenzione comica, un garante a vita, non elettivo e insindacabile non ha senso. Ce l’avrebbe un garante eletto a tempo, anche rieleggibile in base al rendimento, e persino retribuibile: potrebbe essere ancora Grillo, se però andasse a votare (possibilmente per il M5S) e facesse campagna elettorale (possibilmente per il M5S).

L'Amaca

 

No, Netanyahu non è Dreyfus
DI MICHELE SERRA
Netanyahu che si paragona a Dreyfus e dichiara “antisemita” la richiesta di arresto della Corte penale dell’Aia, dovrebbe anche dirci se considera “islamofoba”, alla stessa maniera, la contemporanea richiesta di arresto del capo di Hamas, per altro difficilmente arrestabile perché già defunto. Dovrebbe dirci se il giudice (qualunque giudice) deve considerare quanto è agli atti (la carneficina di innocenti orchestrata da Hamas, la carneficina di innocenti, decuplicata, messa in atto da Israele) oppure deve torcere il collo al passato, considerandolo un’attenuante così potente da annullare ogni colpa del presente, lavando ogni coscienza.
Perché se no non se ne esce, e non se ne uscirà mai. E la responsabilità dei propri atti, di ciò che ognuno fa qui e ora, svanisce, si stempera in un eterno rimando a qualcos’altro. A un precedente torto, a colpe pregresse, alla catena delle generazioni, come se a sollevare la mano contro l’altro non fossimo noi viventi, uno per uno, persona per persona, ma ognuno di noi fosse solo un pezzetto impotente della Macchina del Tempo.
La richiesta di arresto bilaterale, esattamente come la richiesta di arresto di Putin, rimarrà solo sulla carta, come tutti o quasi i pronunciamenti fondati sulle regole (travolte, stravolte) del diritto internazionale. Ha un valore quasi solamente simbolico.
Sarà considerata pilatesca dai due massicci e furibondi schieramenti contrapposti, per i quali il torto dell’altro trasforma in ragione ogni proprio colpo. Sembra equa a chi non riesce a vedere, nel conflitto in corso, che una tragica somma di torti.

Arrestateli!

 



giovedì 21 novembre 2024

Ci siamo!



Siamo in mano a questo rimbambito e ai suoi adepti. Sfidando e denigrando la Ragione, stanno portando il mondo sull’orlo di una guerra globale, probabilmente nucleare. Gli infoiati che sfidano il dittatore psicolabile russo si stanno moltiplicando. Chi pensa che l’Orso KGB accetterà senza ribellarsi iniziative di scellerati prostrati a questo rimbambito, è uno stratosferico coglione!

L’alunno Matteo S.




Estinzione



Di questi tempi, bui e nefasti, ci mancava pure apprendere che questa cosiddetta “opera d’arte’ di Maurizio Cattelan è stata venduta da Sotheby’s a New York per 6,2 milioni di dollari! Il vaffanculo che si dovrebbe alzare da ogni angolo del pianeta per raggelare chicchessia, pure gli extraterrestri. Ma soprattuto un pensiero va al miliardario Justin Sun, l’acquirente cinese, tra l’altro affermante che nei prossimi giorni se la mangerà: tantissimi auguri Justin per un futuro, ci auguriamo, da mastro merdarello ai bagni pubblici della stazione di Pechino!