domenica 29 settembre 2024

Scopro che…



Scopro che Ian Fleming si mise alla ricerca di un nome semplice da dare al suo agente segreto che stava per nascere. S’imbatté in un libro della sua biblioteca, un libro scritto da un ornitologo: James Bond del quale qui ne vediamo la tomba.

Dov’erano?



Manca Ella… non si è fatta neppure sentire; e la seconda carica dello Stato? Non pervenuto. Non hanno neppure le palle di farsi vedere. Gentaglia!

Incomprensibile



Che brutta notizia, ferale, scioccante! Perdiamo un simbolo, un vero politico, che parla inglese meglio di Hugh Grant, un coacervo di beltà, di fermezza, di politica seria mai controversa. Un esempio per tutti. Poco conta che la sua microscopica enclave stesse governando il comune di Genova retta da Bucci ora candidato del centro destra. Quisquilie! 
In passato ha saputo infondere, nel partito di cui era segretario, le scelte e gli obiettivi tipici di una forza di sinistra, come il jobs act che tanto bene ha profuso ai giovani entranti nel mondo del lavoro; non ha cambiato mai rotta, non ha mai tradito coalizioni e maggioranza, rimanendo sempre fedele alle compagini politiche. 
Fu lui che rese il servizio pubblico Rai lontano anni luce dalla politica, grazie ad una legge che molti stati ci invidiano ancor oggi. Insomma, resta un mistero questo niet collettivo alla sua partecipazione alle elezioni regionali liguri. Davvero un mistero…

Il Genio delle dita

 


David Gilmour, il rito misterico di un 78enne che suona la chitarra in modo soprannaturale
LIVE - Fino al 3 in concerto al Circo Massimo
DI STEFANO MANNUCCI
Mettete una Stratocaster o una Martin nelle mani dei cento migliori strumentisti. Ascolterete funamboli, virtuosi, esploratori. Nessuno di loro ha tra le dita l’eloquenza lirica, trascendente di David Gilmour. Il Circo Massimo 2024 ospita il rito misterico di un anziano signore che persiste nella sua investigazione spirituale: la voce, che si spezza arrampicandosi dove non può più (ma non è mai stato un cantante in senso stretto, malgrado il pastoso timbro) è l’elemento umano, la chitarra quello soprannaturale. L’Eternità incombe attorno a David: tra Aventino e Palatino rintoccò la prima division bell di Roma; e c’è il Dio Giano, che da un altro colle vedeva passato e futuro. Gilmour domina nel “suo” teatro all’aperto da 15 mila spettatori (c’era stato nel 2016) per la prima mondiale del tour, una residency di sei date, poi tappe multiple alla Royal Albert Hall, l’Hollywood Bowl di LA, il Madison Square Garden. A passeggio nei Millenni, elusivo e meditabondo – così lontano dalla grandeur del detestato Waters – come il Virgilio delle Bucoliche dispensa poesia per incantarci con fiumi infiniti, prati divinizzati, il sole e le stelle che ci sorpassano nella nostra vita brevis. Campane risuonano, nel fondo dell’anima.
Dal live di Gilmour promana una filosofica, stoica saggezza: il filo narrativo è la tirannia del Tempo. Lo si capisce dalla scaletta: tra i classici pesca le sezioni di Dark Side of the Moon (Breathe, Time) che segnano le età dell’esistenza, con una versione di The Great Gig in the Sky spogliata di ogni elemento sensuale, definitivamente oltremondana con quattro donne – un coro – attorno a un piano ornato di candele, quasi una commemorazione, un rito unplugged, il passaggio verso non sai dove. E se in quell’intermezzo acustico il brano successivo è A boat lies waiting, dedicato allo scomparso sodale Richard Wright, diventa chiaro che il concerto sia l’elegiaca celebrazione dell’Invisibile, lo stesso congresso di spettri di Wish you Were Here. Gilmour è lì con le sue Parche; nel catalogo Pink Floyd cerca se stesso, la propria firma: Fat Old Sun (da Atom Heart Mother) è il raggio di luce in cui passa la consapevolezza; i tasselli di The Division Bell (la commovente performance per Marooned, la struggente High Hopes; Coming Back To Life, A Great Day For Freedom) risuonano con maggiore eloquenza di trent’anni fa, del Gilmour che sanciva il dominio pieno della band post-Waters; e così la vecchia Sorrow, scritta in solitudine nella casa galleggiante. Ma se il bis di Comfortably Numb, con l’inarrivabile assolo, è per il rock ciò che è l’ultimo Canto del Paradiso per Dante, sarebbe ingeneroso tacere che i brani del nuovo Luck and Strange si inseriscono perfettamente in questa indagine di un uomo alle prese con l’angoscia delle stagioni che gli restano. Il momento più sublime è l’entrata della figlia Romany con la sua arpa, per eseguire e cantare soavemente Between two points. La ragazza ha 22 anni, la stessa età di David quando si unì ai Pink Floyd. La risposta a tutto è lì, nello sguardo del padre.

Apparentemente largo

 

Il Campo Lagna
di Marco Travaglio
Il pallosissimo feuilleton dal titolo “Campo Largo”, volge finalmente al termine. E avrebbe evitato di fracassarci i santissimi per mesi se i suoi leader o aspiranti tali avessero chiarito cosa intendono con quella ridicola espressione bucolico-agronomica. C’è chi l’ha detto fin dall’inizio: Conte, Fratoianni, Bonelli, Calenda e Renzi; e chi tuttora non lo dice, preferendo parlare per supercazzole: la Schlein. Con una complicazione aggiuntiva: quelli che l’han detto con chiarezza lo intendono in maniera diversa l’uno dall’altro. Conte, Bonelli e Fratoianni vogliono un’alleanza tra forze compatibili, quindi non con Renzi e, quanto a Calenda, dipenderà dalle sue prossime evoluzioni. Neppure Calenda vuole Renzi (gli è bastata la sanguinosa “alleanza” del 2022), ma non esclude gli altri, anche se il suo programma è incompatibile con molti di loro. Renzi, respinto con perdite dalla destra, è talmente disperato che pur di tornare nel centrosinistra (cioè in Parlamento con immunità incorporata) digerisce di tutto. Poi c’è l’enigma della sfinge: la Schlein, che parla e lascia parlare Renzi come se avesse con lui un patto d’acciaio, ma s’è scordata di avvertirne gli alleati. Che se lo ritrovano fra i piedi dappertutto, insalutato ospite, senza capire chi l’ha invitato, mentre lui spiega che l’ha cercato Elly. Ma guai a domandarle se è vero, e quando, e perché, e su quali basi, clausole e condizioni: lei risponde tutta offesa che “basta veti” all’uomo dei veti. L’altro giorno i 5 Stelle, che in Liguria avevano sacrificato il loro Pirondini per unirsi a Orlando a patto che non ci fosse Iv, si sono ritrovati una lista piena di renziani camuffati da centristi. E Orlando ha dovuto depennarli in extremis con l’aria stupita, come se Conte non gli avesse detto che non li voleva. Intanto la Schlein intimava a M5S e Avs di non votare un organo di garanzia come il Cda Rai perché Pd e Renzi avevano deciso di sabotare la legge voluta da loro. E, siccome quelli l’hanno votato, li hanno accusati e fatti accusare di tradimento.
Ora, il feuilleton ha strarotto gli zebedei e non può durare altri tre anni, quanti ne mancano alle Politiche (salvo sorprese). È il caso di darci un taglio. I leader di opposizione si parlino e si diano appuntamento al 2027 o a quando sarà: per fare opposizione non servono alleanze, campi larghi o stretti o così così. Ognuno si oppone come può, poi fra tre anni i superstiti si siederanno a un tavolo e decideranno cos’è meglio per non rimandare le destre al governo. A naso, la soluzione è un contratto come quello fra 5Stelle e Lega del 2018 e quello fra 5Stelle e Pd del 2019: pochi obiettivi chiari e condivisi. E il premier lo decidono le primarie allargate ai partiti che ci stanno. Nel frattempo la lagna del Campo Largo è abolita per sfinimento degli italiani.

L'Amaca

 

L’epoca delle tribù
DI MICHELE SERRA
Netanyahu all’Onu ha parlato come un capo tribù che combatte contro altri capi tribù. In questo non è affatto solo, e anzi è molto rappresentativo della nostra epoca: è sempre più raro sentire un leader parlare nel nome di ideali e interessi sovra-nazionali, o addirittura (accadde!) nell’interesse dell’umanità e dei diritti di tutti, come fecero Kennedy a Berlino, Obama al Cairo, Gorbaciov nell’estremo tentativo di restituire l’Est Europa alla democrazia, e il socialismo al suo destino umanistico. E come fecero i padri dell’europeismo sulle rovine fumanti della Seconda guerra mondiale.
Ora è il turno dei capotribù. Non solo i leader di partito, dunque di una fazione, anche molti leader di nazione affrontano il mondo come un nemico da domare, o un impiccio da snobbare. Il loro maestro indiscusso è Putin: o il mondo mi obbedisce, o lo cancello.
È una specie di egocentrismo su larga scala, come se ogni comunità umana si accontentasse del suo selfie. Se i telegiornali sono un bollettino di guerra (confesso: cambio spesso canale, il livello di odio e di stupidità delle guerre non è più sopportabile) è anche perché il nazionalismo ha stravinto, in tutte le sue forme, e tutte o quasi le istituzioni sovranazionali che l’umanità è riuscita a darsi nella seconda metà del secolo scorso stanno perdendo potere e autorevolezza. Lo sguardo piccino della politica, nel Terzo Millennio, rende dolorosamente improbabile ogni ipotesi di pace. Netanyahu all’Onu non sembrava un membro della comunità mondiale, ma uno dei tanti che andava a dire alla comunità mondiale: non conti più niente, faccio quello che mi pare.

sabato 28 settembre 2024

Alla fine poi…





Finisci il tuo intervento, dici quello che vogliono sentirti dire, e poi ti accorgi di essere solo un semplice attore!