sabato 13 luglio 2024

Che bravi!


Complimenti ai vertici Rai che spostano il Festival di Sanremo di una settimana dall’11 al 15 febbraio invece che dal 4 all’8! Il motivo? Perché Mediaset ha l’esclusiva dei quarti di Coppa Italia, che i tifosi guardano con una sufficienza paragonabile all’ennesima replica di Zorro. Ma i vertici Rai, probabilmente con paraocchi e poca esperienza lavorativa hanno dimenticato un piccolo particolare: l’11 e il 12 febbraio ci sarà l’andata degli spareggi della nuova formula della Champions, attraenti più di un post della Canalis in spiaggia! Quando si dice l’incompetenza al potere…

Natangelo




Vanno avanti!




Sempre numero uno!

 

L’etica e l’estetica poliglotta del fu Renzi alla tivù inglese
DI DANIELA RANIERI
Siccome alle Europee Renzi col suo partito farlocco ha preso il 3,8% (insieme alla Bonino, quindi da solo varrà sì e no il 2%), è ricercatissimo in tutti i salotti e i consessi europei quale esperto di strategie per vincere le elezioni.
L’altro giorno era a Londra ospite di Bloomberg Tv, chissà se gratis (resta un mistero metafisico e astruso, tipo la consustanziazione, come possa esistere gente disposta a pagare per sentirlo parlare, quando il 98% degli italiani pagherebbe per farlo stare zitto), dove ha sciorinato il suo sapere in 13 minuti di faccette, catastrofi alveolo-palatali, inciampi occlusivi, disastri labiali. La prima notizia è che nell’inglese parlato Renzi è migliorato: se fino a pochi mesi fa era a livello di uno studente di seconda media, adesso supera largamente un ginnasiale con la media del 6. La pronuncia è sempre perforante della barriera ematoencefalica (“evritink” per everything, “uidauz” per without), il because è ancora causa di carpiati, il “th” è la sua bestia nera (“I fink” per I think), ma in grammatica l’uomo da 3 milioni di euro dichiarati ha fatto passi da gigante (deve imparare che in inglese i verbi all’infinito vogliono il “to” davanti, ma ha solo 49 anni). I diciamo contenuti sono sempre gli stessi: io sono all’opposizione di Giorgia Meloni (infatti ne vota tutti gli obbrobri, dalla riforma della Giustizia all’abolizione del Rdc e del reato di abuso d’ufficio), il centrismo è la chiave per vincere le elezioni (lui ne è la prova vivente), Macron ha vinto la sua scommessa (infatti ha perso 86 seggi, Mélenchon e Le Pen ne hanno guadagnati rispettivamente 49 e 53), Starmer ha vinto le elezioni nel Regno Unito (il conduttore lo riprende: “Ma quasi il 70% dei voti è andato altrove”; lui cincischia, cambia discorso). Irresistibile quando dice “credo che Tony Blair sia stato uno dei più grandi leader in termini di risultati” (hai voglia, tra i quali la balla sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein con concomitante occultamento di documenti, stando al suo ex ministro della Difesa) e naturalmente non influisce sulla valutazione il fatto di essere appena diventato un collaboratore, si presume prezzolato, del Tony Blair Global Institute.
Naturalmente il conferenziere-consulente-senatore Renzi appartiene a quella parte di umanità che vuole sempre più crescita (in termini di Pil e di sviluppo, mica di progresso): intelligenza artificiale, la Sanità come business che va implementato, i diritti come cosa obsoleta che manco conta nominare; il modello è l’Arabia Saudita, terra dei nuovi Michelangelo (che però verrebbero arrestati in quanto gay) di cui lui è testimonial a suon di petrodollari e che detiene un primato mondiale: condanne capitali, processi sommari, discriminazione contro le donne, torture, sfruttamento del lavoro, abusi sui migranti, sgomberi di massa di residenti le cui case sono state demolite per far posto alle costruzioni faraoniche del principe Mohammed bin Salman, che la Cia e l’Onu ritengono un segatore di giornalisti e che Renzi chiama “Vostra Altezza” e “amico mio”. Comunque, al di là dell’etica (ah: del suo governo si ricorda l’esportazione di un’imponente commessa di bombe verso il regno saudita, che le usa per bombardare i bambini yemeniti), colpisce l’estetica: la cosa più esilarante è l’affettazione che ostenta, imitando quelli che l’inglese lo masticano talmente bene da potersi permettere di calcare vocali, mangiarsi consonanti, aspirare la “h” fino all’iperventilazione (quando dice health care gli si chiudono gli occhi per lo sforzo, si teme l’embolo). Poi siccome è notorio che una volta è stato a cena da Obama, discetta di elezioni americane: “Io ho una grande amicizia per Joe Biden” (che però non ha idea di chi diavolo sia Renzi), e pone il suo diktat: “Not Kamala”, inteso come la Harris, che lui chiama col nome di battesimo perché così usa tra cosmopolitipoliglotti.

Hic!

 

Carletto Mezzolitro
di Marco Travaglio
Il Guardagingilli Carlo Nordio, per gli amici Mezzolitro, ce la mette tutta per dimostrare la tardività della sua legge sugli esami psicoattitudinali ai magistrati: infatti lo divenne persino lui. Ripete: “Ho fatto per 40 anni il pm”, senza offesa per quelli veri. Ora fra una sbornia e l’altra, fa pure il ministro della Giustizia. Un video lo immortala mentre trinca in masseria con Bruno Vespa e altri giureconsulti, con un tasso alcolemico che farebbe impazzire il palloncino e una lucidità che, al confronto, Biden è vigile. “Il vino – dice fiero – potrebbe essere un buon alibi per le eventuali sciocchezze che potessi dire”. Ma soprattutto per le schiforme che ha fatto e farà. Tipo quella che impone al giudice di avvisare cinque giorni prima chi vuole arrestare: così quello scappa o si nasconde, magari non sotto il letto come Bozzoli, sennò prima o poi lo beccano (ogni Paese ha i delinquenti e i ministri che merita). Tra un bicchiere e uno shottino, Carletto Mezzolitro ripete i suoi classici: “Siamo tutti intercettati” e “Il vero mafioso non parla al telefono perché sa di essere intercettato”. E non s’accorge che si elidono a vicenda: se siamo tutti intercettati, lo è anche il falso mafioso e nessuno telefona più. Resta da spiegare perché Messina Denaro fosse sempre al telefono e sui social: non era un vero mafioso o non sapeva di esserlo? Siccome la doppia minchiata viene pronunciata a un’ora pericolosamente tarda della sera, il cosiddetto ministro precisa che lui beve per motivi strettamente storiografici: “Uno dei miei miti è Churchill, che beveva e fumava”. Quindi, se per diventare Churchill basta scolarsi tre fiaschi, non si capisce perché il ministro non sia Superciuk. Sfortuna che Nordio non s’ispira a Socrate, altrimenti a furia di cicute non l’avremmo più tra i piedi. E fortuna che non ama Baudelaire o Bob Marley, sennò governerebbe da San Patrignano.
Non si sa a che ora abbia rilasciato l’intervista di ieri al Corriere, ma si può intuirlo. Avendo abolito l’abuso d’ufficio perché le condanne sono poche (vuoi mettere invece quelle per rave party), gli domandano se non sia un’amnistia cancellarne 4 mila. E lui, testuale: “Fu così anche per l’aborto”. E perché limitare le intercettazioni a 45 giorni (così il criminale inizia a parlare dal 46°)? Perché impigriscono l’investigatore: troppo facile scoprire i reati intercettando, meglio faticare “pedinando” e aguzzando l’udito. Quindi aboliamo pure le radiografie, le Tac e i bisturi, sennò il medico s’impigrisce trascurando lo stetoscopio e il “dica 33”, e il chirurgo disimpara a operare con l’unghia lunga del mignolo. Si ispira per caso a B., che diceva le stesse puttanate già vent’anni fa? E lui, offeso: “Veramente m’ispiro a Locke, Montesquieu e Voltaire”. Ma soprattutto a Jack Daniel’s, Johnnie Walker e Jägermeister.


L'Amaca

 

Impresentabile anche da giovane
DI MICHELE SERRA
L’aspetto più sconcertante del “caso Biden” è che ha quasi azzerato la gravità inaudita del “caso Trump”. Ha attirato su di sé gran parte delle ansie e delle paure dell’opinione pubblica, permettendo che un avversario appena meno vecchio di lui, abbastanza paranoico e abbastanza fascista da esortare i suoi ultras all’assalto del Campidoglio, offensivo con le donne, sotto la soglia minima della decenza culturale, aggressivo e volgare, sprezzante con i giudici e riottoso alla legge, non sia più considerato il vero problema di questo voto che sta facendo gemere di pena e di spavento mezzo mondo.Si disse (già molti mesi fa) che gli americani avrebbero dovuto scegliere tra un demente e un delinquente, sembrò una battuta, minaccia di essere la realtà. E se non c’è alcuna colpa, ovviamente, nella vecchiaia, c’è invece colpa, eccome, nell’essere delinquenti, anche perché di solito si comincia a esserlo da giovani, nel pieno delle forze. Questa l’abbiano già sentita: la sinistra, con i suoi errori, rischia di spianare la strada alla destra. Un candidato dem in buona salute, e di età energica, avrebbe permesso di puntare quasi tutti i riflettori su Trump, che è il vero problema, la vera anomalia, il vero scandalo delle elezioni del prossimo novembre. Un candidato inqualificabile che elettori disposti a tutto avrebbero votato a dispetto di qualunque evidenza di indegnità. Ma una fascia di incerti non piccola, anzi decisiva, magari qualche domanda sulla natura umana di Trump se la sarebbe fatta, se non fosse costretta a farsi domande sull’età di un gentiluomo non più nelle condizioni di battersi.