giovedì 18 aprile 2024

Spettacolare!

 

Eurodentiere
di Marco Travaglio
La colonna sonora della nuova Europa che uscirà dalle elezioni di giugno è uno sferragliare di cateteri, dentiere, pappagalli, girelli, carrozzelle, fleboclisi, cinti erniari. A guidare il futuro dell’Ue si candida il suo peggiore passato: un cronicario di revenant e vecchie glorie che non ne hanno mai azzeccata una facendo carriera sui propri fallimenti e ora minacciano di concedere il bis. Si spacciano per nuovi (o addirittura si credono tali), annunciano “cambiamenti radicali”, parlano come nerd ventenni alla prima start-up mentre facevano danni già ai tempi di Andreotti, o han passato la vita a tentare di imitarlo. Gli elettori non hanno ancora votato, nessuno sa quale maggioranza sbucherà dalle urne, ma le newsletter di Villa Arzilla che chiamiamo massmedia stanno già decidendo chi presiederà la Commissione, chi ne farà parte e con che programma. Tra i favoriti c’è quella catastrofe ambulante di Ursula von der Leyen, insidiata però dal suo omologo (nel ramo disastri) italiano: Mario Draghi. Uno che è riuscito a governare l’Italia 18 mesi senza far nulla, a parte la schiforma Cartabia, il bellicismo beota che ha condannato a morte l’Ucraina e la trionfale autocandidatura al Quirinale (5 voti su 983), per poi darsela a gambe un attimo prima che gl’italiani lo sgamassero, ma in tempo per far vincere l’unico partito che si opponeva al suo governo.
La Commissione Ue morente gli ha affidato un report sulla competitività dell’economia europea, che è proprio il suo forte: il 31.5.2022 il grande economista aveva previsto che “il massimo impatto delle sanzioni alla Russia sarà in estate”, ma non aveva specificato in quale anno e su quale Paese. Infatti il Pil russo, in attesa dell’estate del default, nel 2023 è cresciuto sei volte quello europeo. L’altroieri ha anticipato le sue idee rivoluzionarie, cioè il solito vecchiume (leggete Fabrizio Barca sul Fatto di oggi), mandando in orgasmo i giornaloni italiani (i siti che contano, tipo Politico, Bloomberg e Financial Times, non hanno scritto una riga). Un altro che ci capisce è Enrico Letta che, avendo fallito tutto il fallibile in Italia e avendo previsto “la Russia in default entro qualche giorno” 771 giorni fa (9.3.’22), è stato incaricato dall’Ue di scrivere dei pensierini sul Mercato Unico. Più flop fanno in patria, più chenace hanno in Ue. Sembra di vivere ne L’audace colpo dei soliti ignoti, sequel del capolavoro di Monicelli, con la banda del buco che torna a colpire con gli stessi catastrofici risultati. Vogliono convincerci che il nostro voto non conta nulla e l’8-9 giugno è meglio andare al mare. Motivo in più per votare, ma solo per chi giurerà di non avallare mai più il riarmo a spese del sociale e del green. Cioè di stare alla larga dalle Ursule, dai Draghi e da tutto il gerontocomio.

Infimo mercato

 



Vabbè!

 


Vabbè con le plusvalenze della casa è il valore di un baby calciatore del vivaio…

L'Amaca

 


Francobollo sarà lei
DI MICHELE SERRA
Per la serie “le parole inutili” mi unisco a Corrado Augias e ai tanti italiani che, considerando «deplorevole» la figura politica di Berlusconi, giudicano deplorevole dedicargli un francobollo (e vedrete le strade, le piazze, i luoghi pubblici: basta aspettare).
Ma ho piena coscienza del giubilo che quel francobollo suscita in almeno altrettanti italiani per i quali le stesse cose per noi deplorevoli sono invece un invidiabile esempio di simpatia, savoir-faire, seduttività, entusiasmo, qualità opposte al grigiore dell’etica pubblica e più in esteso del senso della misura, che fu la migliore qualità della borghesia e della classe operaia (mi permetto di dire, semplificando: le due sole potenziali classi dirigenti sulle quali l’Italia avrebbe potuto contare, non fossero state entrambe travolte dalla mutazione della politica in una branca del marketing, dei cittadini in consumatori, delle classi sociali in una nebulosa indistinta di clienti. Mutazione della quale Berlusconi fu il primo artefice).
Chi si oppose tenacemente e inutilmente al mondo di Berlusconi era ancora appeso, in un modo o nell’altro, a categorie etiche e stili messi in minoranza dall’evoluzione sociale. Resta da vedere, naturalmente, a cosa ci porterà, o ci ha già portato, questa mutazione. Comunque vada a finire, Berlusconi rimarrà per sempre, per quelli come me, non tanto quello dei soldi facili e delle figuracce mondiali, quanto quello che disse ai suoi venditori: il pubblico ragiona come un bambino di otto anni. Chi fatica a riconoscersi in quell’insieme puerile e docile costituisce, bel al di là delle idee politiche, l’Italia che si è battuta contro di lui. E ha perso, ma è felice di non essere come lui.

Auguri Auguri Auguri!

 


L’anniversario
Sessant’anni di Nutella dalle Langhe al mondo “In quel barattolo c’è un po’ di felicità”

di MAURIZIO CROSETTI

ALBA – Sessantadue quintali di desiderio ci aspettano dentro il pentolone dei sogni. Tuffarsi lì, che meraviglia, che libidine, slurp, gnàm. E queste nuvole di cacao polverizzate nell’aria profumatissima che invade la città, cirri di nocciole volanti, cumuli di cioccolato vagante. Il regno di Nutella è sogno, sensualità, memoria, gusto, vista, tatto, olfatto, è il rombo dei tir che ogni giorno vanno e vengono dal cuore spalmabile delle Langhe e dell’Italia, da 60 anni esatti. Qui serve lo psicanalista, non il nutrizionista, per sbrogliare il cordone ombelicale che ci lega a queste fette di pane spalmate d’infanzia.
Era il 20 aprile 1964. Pioveva. Quel giorno uscì dalla fabbrica di Alba il primo vasetto (di vetro, così pretese Michele Ferrero, monsùFerrero, “il titolare” come lo avrebbero sempre chiamato i dipendenti) pieno di cioccolato quasi senza cioccolato, una mistura divina e molliccia dove la nocciola “tonda e gentile delle Langhe”, un nome che nemmeno Proust, faceva la parte del surrogato e dell’additivo sull’onda di un dopoguerra che ancora, in qualche modo, resisteva, nell’Italia in cui il cacao era stato un lusso per tempi immemorabili. Neppure il leggendario Ferrero avrebbe però immaginato, quel giorno, di cambiare il destino di milioni di persone, stendendo una crema che oggi vale 14 miliardi di euro di fatturato con un balzo del 10,4 per cento nell’ultimo bilancio. E se i vecchi operai dell’era dei pionieri venivano presi dai campi la mattina e riportati a sera con i pullman, in modo che nessuno dovesse lasciare la terra per la fabbrica, i loro moderni colleghi a ottobre si sono visti 2.450 euro in più in busta paga come premio di produzione. Lo diceva già l’invisibile titolare, il Salinger dei pasticcieri: «Io produco ricchezza da distribuire, e così dovrebbe fare la politica».

Mai un giorno di sciopero, operai e impiegati felici, il medico gratis, una Fondazione tutta per loro dove trascorrere la pensione tra arte e bricolage. Perché il lavoratore se è contento lavora meglio: lo pensava anche Adriano Olivetti,che da queste parti è un mantra mai nominato.
Quattromila “nutellisti” entrano ogni giorno nella fabbrica di cioccolato dove il loro Willy Wonka si chiama Giovanni Ferrero, figlio di Michele morto novantenne nel 2015, ed è l’uomo più ricco d’Italia, 39 miliardi di dollari di patrimonio, il triplo di Giorgio Armani che lo segue al secondo postomentre Piero Ferrari, il figlio del Drake, si deve accontentare di 7,6 miliardi. La Nutella è il liquido amniotico dei boomer dove da sei decenni galleggia una meraviglia. Ed è il collante dell’impero: mezzo miliardo di tonnellate l’anno, grosso modo il peso dell’Empire State Building. In 170 Paesi del mondo esiste memoria ancestrale della Nutella in una catena di mamme ebambini che non finisce mai. Un fenomeno che nel tempo ha figliato snack, biscotti (all’inizio introvabili sugli scaffali, e questo ha amplificato il desiderio) e poi muffin, croissant, gelati. Che mondo sarebbe senza Nutella non è solo un vecchio slogan, ma un’ottima domanda.

La pubblicità ha creato cucchiaiate di affezione senza confini, ora anche nei social e nel digitale dove poter creare i barattoli virtuali da scambiarsi, mentre una schiera di collezionisti lo fa con i vasetti vintage. Ma per capire davvero, bisogna venirci. Il viaggio nello stabilimento principe è un’esperienza, e non solo per il famoso pentolone che troneggia o per le cascate di ambrosia marròn. C’è da perdersi tra gli otto silos e le linee automatiche che setacciano e ripuliscono milioni di fave di cacao e nocciole, utilizzando anche gli scarti perché i piemontesi non buttano via niente. Ecco il mescolatore automatico degli ingredienti, la ricetta è nota, le dosi per la scioglievolezza mica tanto («È una fesseria, se lo sapeste vi mettereste a ridere» ripeteva monsù Michele), ecco i robot da 200 vasetti al minuto, ecco i microscopi per cercare batteri o salmonelle intrufolatisi eventualmente in paradiso. Ecco l’azienda dove ancora si parla in dialetto, forse la più “glocal” del pianeta, la Ferrero piantata sulle proprie radici come un noccioleto.
«Da sessant’anni diffondiamo sorrisi in tutto il mondo con passione, creatività e innovazione e continueremo a farlo», ha detto Giovanni Ferrero nel messaggio di compleanno per la sua crema universale. Lui che ha la stessa età della Nutella, essendo nato nel 1964 come Van Basten, Vialli e Mancini, non doveva essere male la luna dei battesimi, quell’anno. Lui, veramente, sognava di scrivere romanzi e viaggiare in Africa, ma la scomparsa prematura del fratello Pietro nel 2011, stroncato da un infarto in bicicletta a 47 anni, lo ha costretto a regnare. Giovanni Ferrero lo fa nello stile del padre, “esageroma nen”: nessuna passione per le cose materiali, non per le auto, le moto, le barche, le case, gli piace leggere, guardare la Juve e mangiare poco. Speriamo per lui che almeno non si neghi la Nutella.

Proprio il caso di dirlo

 


mercoledì 17 aprile 2024

Poema divino


«Bisogna essere sempre ubriachi.
Tutto sta in questo: è l’unico problema.
Per non sentire l’orribile fardello del tempo.
Del tempo che rompe le vostre spalle
e vi inclina verso la terra,
bisogna che vi ubriachiate senza tregua.
Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù,
a piacer vostro. Ma ubriacatevi.
E se qualche volta sui gradini di un palazzo,
sull’erba verde di un fossato,
nella mesta solitudine della vostra camera,
vi risvegliate con l’ubriachezza già diminuita o scomparsa,
domandate al vento, all’onda, alla stella, all’uccello, all’orologio,
a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme,
a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta,
a tutto ciò che parla, domandate che ora è;
ed il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio vi risponderanno
“È l’ora di ubriacarsi!
Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi;
Ubriacatevi senza smettere!
Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.»

(Charles Baudelaire -Ubriacatevi)