Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 5 marzo 2024
Selvaggia vs Pandoratrice
Così non si fa!
L'Amaca
lunedì 4 marzo 2024
Europa parassita
E' appena uscito un libro scritto da Angelo Mincuzzi, "Europa parassita", che evidenzia il grande male di questi tempi, la cleptocrazia che con i suoi delitti ai danni della comunità ruba risorse a tutti noi.
Di seguito un antipasto...
Ma una indagine diffusa durante gli estenuanti lockdown per il COVID fornisce un’idea almeno parziale del danno provocato dai paradisi dei ricchi. Secondo Tax Justice Network, una rete di esperti che lottano contro l’evasione fiscale internazionale, con i 10,5 miliardi di euro che mancano ogni anno dalle casse pubbliche italiane perché dirottati artificiosamente negli stati parassiti, l’Italia potrebbe assumere quasi 380.000 infermieri, più degli abitanti del comune di Firenze. Ogni anno, per il nostro paese, il mancato incasso causato dai paradisi fiscali è pari a 173 euro per ogni abitante. Degli oltre 10 miliardi di euro che l’Italia non recupera, 7,5 sono causati dagli abusi e dall’elusione fiscale delle multinazionali, mentre 3 miliardi sono provocati dall’evasione fiscale commessa da individui. Per dare un’idea dell’ampiezza delle cifre, i mancati incassi equivalgono al 9% della spesa sanitaria e a quasi il 15% di quella per l’istruzione.
Sale il livello bilioso
Viaggio nei paradisi fiscali della Ue: ecco come multinazionali e super ricchi riescono a pagare poco o nulla. Impoverendo tutti gli altri
In "Europa parassita" (Chiarelettere) Angelo Mincuzzi svela i meccanismi con cui gli abitanti del "Mondo di sopra" evadono o eludono sottraendo risorse che potrebbero finanziare il welfare
Dalla palazzina nell’isola di Jersey dove hanno sede i trust che controllano il gruppo siderurgico ArcelorMittal, ancora per poco socio di Invitalia nella gestione dell’ex Ilva, al piccolo edificio di Londra che sulla carta ospita gli uffici di 19mila società. Dal quartiere degli affari di Amsterdam in cui Exor nel 2016 ha trasferito la sede legale e fiscale al business center del Lussemburgo in cui oltre 5mila italiani hanno aperto holding e finanziarie per godere di un trattamento fiscale di favore su dividendi e interessi. Fino alla cittadina di Cipro in cui sono basati i trust esentasse di centinaia di oligarchi e miliardari russi, che controllano patrimoni da decine di miliardi di dollari oltre a yacht, aerei e complessi immobiliari. Tocca una decina di Paesi d’Europa – oltre all’emirato di Dubai – il viaggio del giornalista finanziario del Sole 24 Ore Angelo Mincuzzi per raccontare “come i paradisi fiscali dell’Unione europea ci rendono tutti più poveri”. Che è anche il sottotitolo del suo nuovo libro, Europa parassita (Chiarelettere).
Obiettivo, raccontare i meccanismi che consentono alle multinazionali di pagare meno tasse – e girare dividendi ancora più ricchi ai loro azionisti – e a milionari e miliardari (tra cui oligarchi, criminali e trafficanti) di “non contribuire allo sviluppo dei Paesi dove vivono, dove magari sono anche nati, dove hanno studiato e hanno mosso i primi passi della vita professionale”. Perché “possono stabilire il livello delle imposte da versare, in quale paese pagarle e addirittura se custodire per sé tutta la ricchezza accumulata”. Il punto è che quelli che Mincuzzi definisce abitanti del “Mondo di sopra” evadono o eludono quasi sempre grazie a leggi che glielo consentono e all’assenza di regole comuni nella Ue: una situazione che garantisce loro un’impunità ovviamente negata ai comuni cittadini, soggetti alle normali aliquote delle imposte sui redditi. Che subiscono in silenzio lo status quo, pur pagandone gli effetti sotto forma di servizi pubblici scadenti, disuguaglianze crescenti, sussidi insufficienti, delocalizzazioni che distruggono posti di lavoro.
A livello globale, stando al Global Tax Evasion Report 2024 dell’Eu Tax Observatory, i paradisi fiscali nascondono oltre 11mila miliardi di euro, in parte frutto di evasione, elusione e corruzione. L’Italia, di per sé gravata da un’evasione di massa che sottrae alle casse pubbliche una novantina di miliardi l’anno, subisce un’emorragia di oltre 10 miliardi di euro annui dirottati verso “Stati parassiti”: 7,5 se ne vanno per effetto di abusi ed elusione delle multinazionali, 3 per le frodi di privati cittadini. E un’importante fetta di quegli ammanchi finisce in altri Stati europei noti per le politiche fiscali compiacenti nei confronti di grandi imprese e super ricchi: Olanda e Lussemburgo, non a caso due tappe del viaggio di Mincuzzi insieme a Svizzera e Regno Unito. È la cosiddetta asse dell’elusione fiscale, che assorbe 550 miliardi di dollari di profitti societari ogni 12 mesi ed è responsabile del 65% delle tasse non pagate dalle élite internazionali.
Ma i numeri, per quanto eclatanti, spesso faticano a colpire l’immaginazione. La forza del libro di Mincuzzi sta nel raccontare cosa c’è dietro. Seguendo il cronista nel pellegrinaggio alla ricerca delle sedi irlandesi dei grandi gruppi hi-tech, nella “via dei miliardari” della municipalità belga di Estaimpius e per le strade lussuose del principato di Monaco, che non tassa i redditi delle persone fisiche né i dividendi, ci si fa un’idea concreta di come funzionino l’industria dell’offshore, il business dei trust, le rotte migratorie dei nomadi fiscali in cerca di scudo dalle imposte, le società di comodo con cui si ripuliscono i soldi sporchi e si comprano immobili che nessuno riuscirà a ricondurre al reale proprietario. Non manca un’analisi psicologica e sociologica del perché le persone comuni accettino tutto questo o lo ritengano immutabile, che chiama in causa l’ideologia della meritocrazia, il falso mito della mobilità sociale e l’interiorizzazione dello stato di subalternità.
Sull’altro piatto della bilancia c’è il fatto che qualche passo avanti negli ultimi anni è stato fatto: dall‘accordo sullo scambio automatico di informazioni tra istituti finanziari alla – seppur depotenziata – direttiva sulla tassa minima globale per le multinazionali. Non è neanche lontanamente abbastanza. Il contrasto tra il trattamento riservato a una minoranza di super ricchi e le condizioni di tutti gli altri, scrive Mincuzzi, mette a rischio non solo le economie ma anche le democrazie del Vecchio continente.
