giovedì 21 dicembre 2023

Senza speranza



La tuta Laneus da 600 euro che indossava Pandoro Ferragni nel video del pentimento è sold out. Siamo oramai accerchiati, inutile forse neppure arrabbiarsi e sperare in prosperose sinapsi.

Sempre con lui!

 


Non c'è strenna migliore per questo Natale che leggere su "Il Giornale" che il Papa ha benedetto l'indagato Casarini! 

Meraviglioso! 

Il quotidiano che fu di proprietà del fu Indagato per antonomasia, trova il coraggio per esternarci il disagio di vedere un indagato coccolato da un Pontefice! 

Sono e sarò sempre, saldamente, con Francesco, unica voce fuori dal coro di questo mondo che corre a 5000 battiti/ora verso la morte (cit.), avvinto dalla smania di soffocare l'altro, di aumentare i forzieri già stracolmi di ricchezze sottratte alla maggioranza dell'umanità. Sto con Francesco che intravede in Casarini ed in Mediterranea cuneo per cercare di scardinare la mentalità corrente che ci vede diversi, che studia azioni fasciste per spostare esseri umani sull'onda dell'occhio non vede cuore non duole. 

Sto con Francesco perché il sentiero tracciato da Mimmo Lucano è quello giusto! 

Se occorre, se necessita, si possono oltrepassare norme e codicilli. Il Bene infatti non conosce dogane. 

Sto con Francesco perché attorniati da innumerevoli sepolcri imbiancati ciacolanti "Buon Natale!" occorre gridare in ogni luogo che non può seguire Mammona e fingersi buoni, né si può avere fascisti al potere e credersi nel benessere e nella ragione! 

Occorre sussultare, ansimare, scuotere coscienze e cuori! Alla Papa Francesco per intenderci! 

Ragogna

 


Anti bavaglio

 

Delitto di cronaca
di Marco Travaglio
Per Calenda e Renzi l’opposizione è quella cosa che peggiora le porcate del governo. Perciò hanno approvato con le destre il bavaglio tombale: vietata la “pubblicazione integrale o per estratto dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari”. L’ordine di cattura è per legge un atto non segreto perché viene comunicato (e ci mancherebbe) all’arrestato. Ma ora è proibito pubblicarlo tutto o per stralci. Il giornalista dovrà parafrasarlo con parole sue. Così l’opinione pubblica, invece di sapere cosa scrive esattamente il giudice, quali prove ha raccolto, cosa ha detto l’arrestato o chi lo accusa, dovrà accontentarsi fino al processo (campa cavallo) del riassuntino del cronista. Che potrebbe equivocare il testo, non notare errori o contraddizioni, o magari occultarli apposta per colpire i nemici o favorire gli amici. Oggi, con le parole testuali dell’ordinanza, il lettore può farsi un’idea sulla fondatezza o meno di un arresto e sulla gravità o meno di una condotta. In futuro non più, perché dovrà affidarsi alla parafrasi soggettiva del giornalista. I fatti contenuti nelle ordinanze diventeranno opinioni, a cui un indagato nei guai fino al collo ma anche un giudice in malafede potranno opporre altre opinioni. In pratica la legge impone a noi giornalisti di fare male il nostro mestiere, a essere meno precisi e più approssimativi. Il tutto perché i politici, ormai al riparo dalle condanne grazie a leggi salva-ladri, prescrizioni e immunità assortite, vogliono liberarsi anche dell’ultima noia rimasta: la sanzione sociale che segue alla conoscenza dettagliata delle loro malefatte (la famosa “gogna mediatica”, che nelle democrazie si chiama accountability: dovere di rendere conto).
I “garantisti” pro bavaglio che hanno sempre in bocca Enzo Tortora dovrebbero vergognarsi: gli errori giudiziari saranno molto più difficili da smascherare. Ma chi oggi fa le leggi se ne frega degli innocenti: conoscendosi, pensa solo ai colpevoli. Il Fatto farà obiezione di coscienza e continuerà a pubblicare tutto testuale e, appena processati, ci rivolgeremo alla Corte di Strasburgo che ha già sancito decine di volte il diritto di pubblicare atti di interesse pubblico persino se sono segreti di Stato. Ma siamo curiosi di leggere le perifrasi dei colleghi su intercettazioni tipo quelle sui bunga-bunga, sul “sopramondo” e il “mondo di mezzo” spiegati da Carminati, sul “siamo padroni di una banca?” di Fassino a Consorte, su Ricucci che dice “stamo a fà i furbetti der quartierino” e accusa i finanzieri dei salotti buoni di “fà i froci cor culo de l’artri”. Frase immortale che, in ossequio alla nuova legge, si potrebbe tradurre così: “A questo punto l’immobiliarista di Zagarolo allude a pratiche omosessuali eterologhe”.

L'Amaca

 

Betlemme tricolore
DI MICHELE SERRA
Le tradizioni sono una cosa bellissima: una specie di scia naturale che ci accompagna lungo il tempo, oltrepassa le mode, sopravvive alla morte delle persone. Fanno sentire protetti dall’evanescenza della vita. C’è un solo modo per rendere ripugnanti e innaturali le pratiche della tradizione: imporle per legge. Le tradizioni imposte per legge diventano in un istante odiose. Non un dono, ma una soma che viene voglia di scrollarsi di dosso, come il cavallo scosso che non vuole obbedire a chi lo frusta.
La proposta di legge di Fratelli d’Italia che intende, nella sostanza, imporre nella scuola pubblica il Natale cristiano, presepe e albero di Natale, rendendo illecita ogni possibile variazione o effrazione, non è solo un’offesa alla libertà di culto e di insegnamento. È prima di tutto un’offesa alla tradizione. La trasforma in propaganda, mette un cappello politico sopra la stalla di Betlemme, scempia il Natale trasformandolo in una specie di Festa Patriottica da opporre alla peste della globalizzazione. E riaccende l’idea, anticostituzionale, che possa esistere una religione di Stato, e che compito della scuola sia imporla fino dai primi anni di età.
Le nostre scuole sono piene di bambini provenienti da altre culture e altre religioni (compreso un numero imprecisato di bambini e ragazzi di famiglie non religiose: ma questa è una categoria della quale non importa nulla a nessuno, politicamente la più negletta). Ogni singola scuola, anche nel nome dell’autonomia e della libertà di insegnamento, deve cercare di far sentire tutti a casa, nella stessa casa. Non è facile, ma è obbligatorio farlo, e scellerato non farlo. Più facile sciogliere ogni dubbio, ogni dialettica, nell’acido dell’imposizione.