Finalmente ci sbarazziamo di queste insulse casette sul mare, la cosiddetta Marina del Canaletto, con quelle odiose consuetudini, quei riti insulsi che raccoglievano giovani ed anziani che beatamente pescavano e si ritrovavano come isolàni dal cuore marino! Basta! È arrivata finalmente l’ora di costruire un piazzale enorme per ospitare innumerevoli container che tanto rallegrano gli occhi e i cuori di chi spera finalmente in un radioso futuro! Sarà meraviglioso veder arrivare le mega container ansiose di battere record europei e mondiali, perché un porto forte equivale ad una città potente, industriale, al passo coi tempi. E tutti quegli imbecilli come me che hanno il coraggio di lamentarsi per le navi da crociera sbuffanti, per i container, per il turismo solo in apparenza selvaggio e controproducente la smettano di lagnarsi! Questo è il futuro di una città di mare, con container, cantieristica e turismo che vanno a braccetto per il nostro bene. La politica nostrana è vulcanica, l’ospedale? Arriverà diamine! Che vi lamentate? Intanto ora stanno rifacendo nel vecchio S.Andrea neurologia che l’han spostata in medicina la quale si è dimezzata in posti letto. Ma a breve l’ospedale con il denaro privato sorgerà! Questione di tempo. E a chi vive in affitto dico: scansatevi! Andate a dormire in stazione per lasciare le case ai foresti! Insomma: cerchiamo di adeguarci a questo grande futuro che c’aspetta. Senza tossire e lamentazioni varie.
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 19 settembre 2023
Situazione critica
Angosce di giornata
di Marco Travaglio
Sono settimane che stiamo in pensiero per Ettore Rosato, il deputato italovivo che nel 2017 ci garantì un sereno trapasso dalla peggior legge elettorale del mondo (Porcellum) alla peggior legge elettorale del mondo (Rosatellum). Scrivono gli intenditori che ha deciso di mollare Renzi, “ma non sa dove andare”. È indeciso fra tre approdi, uno più appetitoso dell’altro: Azione, “ma non da Calenda (tendenza Bonetti)” (Corriere: qualunque cosa significhi), FI e Lega. Visto lo stato comatoso in cui versano sia il suo vecchio partito sia i tre possibili nuovi, viene in mente Guzzanti nei panni di Veltroni: “Io DiCaprio l’ho chiamato, ma ha rifiutato la candidatura perché ha detto: ‘Già ho fatto Titanic, non mi posso fossilizzare nella parte di quello che affonda’…”. Il fatto che FI e Lega siano al governo con la Meloni e Azione all’opposizione, non fa un baffo né a lui né a loro. È il bello dei partiti italiani, che a ogni voto s’interrogano sulla disaffezione e l’astensionismo e poi non rimandano mai indietro un voltagabbana, anzi se li strappano tutti di mano. Vaneggiano da 30 anni di “norme anti-ribaltoni”, quando basterebbe vietare l’accesso in casa propria ai transfughi altrui (come fanno i famigerati 5Stelle, che sono notoriamente baluba, somari, scappati di casa, ma appena escono dal M5S diventano tutti Einstein e destra, centro e sinistra sgomitano per imbarcarli).
L’altro cruccio che ci turba i sonni è il drammatico appannamento della Meloni dinanzi a qualunque difficoltà. Un tempo risolveva i problemi più complessi con frasi secche, efficaci e comprensibili a tutti. Ora sbarca a Lampedusa e, appena vede un mini-corteo di contestatori, scende dall’auto blu e se ne esce con la seguente frase: “Io ci metto la faccia”. Come il sarto de I promessi sposi, che nel suo quarto d’ora di celebrità quando il cardinal Borromeo entra in casa sua per salutare Lucia e ringraziarlo di averla ospitata, non riesce a dire altro che “Si figuri!”. E – scrive Manzoni – “non solo rimase avvilito sul momento; ma sempre poi quella rimembranza importuna gli guastava la compiacenza del grand’onore ricevuto. E quante volte, tornandoci sopra… gli venivano in mente, quasi per dispetto, parole che tutte sarebbero state meglio di quell’insulso si figuri!”. Un politico lucido si pentirebbe subito, come il sarto, di quell’insulso ci metto la faccia: ai lampedusani, traditi dagli sbarchi raddoppiati sotto il governo anti-sbarchi del blocco navale e dei porti chiusi, non può fregar di meno se lei va in giro con la sua sfaccia o con quella di un altro. Ma temiamo che non se ne renda conto: il ci metto la faccia è il mantra preferito dai nostri politici, anche se non vuol dire nulla (o forse proprio per questo). È la miglior alternativa che conoscono alla plastica facciale.
lunedì 18 settembre 2023
Pontida Selvaggia
Regalano Libero e vendono cibi e birre senza scontrino
VIAGGIO NEL POPOLO LEGHISTA - Negli stand. Il giornale ovunque, borracce “firmate” e cravatte verdi con la ruspa
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Posso affermarlo con certezza perché c’ero, sono arrivata proprio mentre il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti grida feroce: “Continuerò la battaglia contro i grandi carnivori!” con la faccia di uno che nel bosco uscirebbe male pure dall’assalto di un toporagno. Faccio una passeggiata lungo il perimetro del campo per capire cosa ci sia sotto i tendoni bianchi e, a parte salvadanai per aiutare i poveri a casa loro e magliette “Lombardia autonoma” a 15 euro per aiutare i leghisti a casa loro, il vero gadget della festa della Lega è il giornale Libero. Ce ne sono copie ovunque. Se in base alle consuete rilevazioni vendite Libero, a settembre 2023, toccherà una diffusione di 1,5 milioni sappiate che erano tutte copie omaggio distribuite a Pontida. Copie di Libero usate come tovagliette per il pranzo, per apparecchiare sul prato, per sventolarle contro il gran caldo. Addirittura un signore, dopo un sapiente lavoro di origami, ci ha confezionato un cappello per la moglie. Non scherzo. L’unica alternativa negli stand è la rivista La critica i cui editorialisti sono: Hoara Borselli la cui avvincente teoria è che le donne sono tutte invidiose di Giorgia Meloni e le donne italiane sono le moderne vestali perchè mettono creme protettive anti-sole. Un tizio di FdI scrive contro i monopattino perchè “non permette di uscire dal tracciato ordinario”: pure il monopattino vittima del pensiero unico. E infine, per alleggerire, la rubrica satirica: un’intervista ad Alessandro Meluzzi.
Inizia a fare davvero molto caldo, per cui mentre una sobria Giulia Bongiorno dal palco urla che serve la castrazione chimica per gli stupratori, mi dirigo verso gli stand suddivisi per regioni d’Italia. Si respira subito una forte aria di autonomia, con gli stand “Emilia” e “Romagna” rigorosamente separati da almeno 50 metri. L’Emilia propone formaggio di pecora stagionata e Lambrusco. La Romagna, nel cui stand c’è una bionda cotonata che sembra uscita da una vecchia puntata di Dallas, esibisce una stemma della Lega tempestato di paillettes. Le chiedo se stia strizzando l’occhio al mondo queer: mi guarda come se avessi una saetta infuocata sulla fronte, allora semplifico e dico “al mondo Lgbt”, lei allora spiega che strizza l’occhio solo alle donne. Lo stand del Friuli ha le seguenti proposte enogastrostromiche: delle bottiglie di vino sulla cui etichetta ci sono Fedriga e Salvini abbracciati e che dunque dovevano aver senz’altro bevuto almeno una casa di quelle bottiglie perché si sono simpatici quanto Fugatti e gli orsi e poi un’altra tipicità: una pila di copie di Libero. In Friuli evidentemente c’è chi Libero pur di non leggerlo preferisce mangiarlo. Lo stand della Calabria è un negozio di alimentari, quello del Lazio vende il biscotto frascatano della donna con tre tette, quello piemontese il riso Carnaroli, quello ligure ha il seguente slogan: “spendi 30 euro e avrai una borraccia autografata”. Penso che le borracce siano autografate da Ronaldo o Belèn, invece ci sono le firme, a scelta, dei noti leghisti liguri Natale Gatto, Bordilli, Di Muro e Lettieri. Faccio a pugni per accaparrarmene una, ma scopro che per spendere 30 euro dovrei acquistare degli irresistibili dadi con scritto Lega, una cravatta verde con ruspa stampata o semi di basilico sulla cui confezione c’è scritto “non serve la ruspa, basta il pollice verde”. Rinuncio con dolore alla borraccia autografata Natale Gatto.
Arriva Le Pen, poi Salvini che saluta tutti e in modo particolare gli amici di Israele, le cui bandiere sventolano in prima fila. Li saluta anche il tizio con le svastiche sullo zaino e la scritta “W il duce”. Salvini cita una quindicina di volte “il buon Dio” come un prete di campagna. Nega il concetto di superiorità di un popolo ed esalta le diversità: un secondo dopo dice che le donne col velo non sono compatibili con la nostra cultura. Spiega che la Lega è dalla parte dell’innovazione: un secondo dopo ce l’ha con la carne sintetica e l’intelligenza artificiale. Smaschera un grande complotto delle multinazionali che fanno la guerra ai produttori del buon cibo italiano. In effetti Cremonini, Amadori &C. sono tutte Onlus. Il pezzo forte arriva quando manda bacioni a Richard Gere sentendosi un po’ Julia Roberts e lo invita ad accogliere i migranti nelle sue ville. Un po’ fiacco. Così fiacco che inizio ad andar via mentre continua a parlare. Lo sento da lontano urlare che fermerà i migranti per ristabilire la legalità. Bravo, viva la legalità. Chiedo una birra e dell’acqua al grande stand all’uscita. “Sono 4,5 euro”. “Avete la carta?”. “No, solo contanti!”. “Ecco i 4,5 euro. Lo scontrino?”. “Non facciamo scontrini” Una signora vende artigianato veneto. “Bello il portafogli, ha la carta?”. “No, solo contanti”. “Scontrino?”. “Non lo faccio”. Me ne vado rincuorata, il leader è un po’ spompato, ma la base è sempre la stessa, la vecchia Lega di una volta. Arrivo all’auto. Sul tergicristalli trovo un omaggio: una specie di Arbre Magique con la faccia di Angelo Ciocca, quello dell’indimenticabile slogan “se ti piace la gnocca vota Ciocca!”. Poi i leghisti si lamentano perché ci sono troppi gay. Il parcheggio è già semivuoto, neppure fila per uscire. La Lega dirà poi che ieri c’erano 100mila persone. Facciamo 10mila più 90mila copie di Libero.
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