martedì 20 settembre 2022

L'Amaca e il Cretinismo

 

Quello che i fiumi ci dicono
DI MICHELE SERRA
Siamo cattivi e forse la natura già da tempo ci dà un segnale che non vogliamo cogliere”, dice una commerciante di Senigallia che ha perso tutto, e stringe il cuore pensarli, lei e gli altri, sprofondati nel fango.
Ma no, non siamo cattivi. Siamo cretini.
Ed è molto diverso, perché la cattiveria (che pure non ci fa difetto) indica un deficit etico. La cretineria, un deficit intellettuale. Non è (solo) la legge morale che ci manca. È la logica, è la percezione e il rispetto delle leggi fisiche e biochimiche che regolano l’universo, con le quali la natura, a differenza di noi, è in piena sintonia, essendone al tempo stesso l’artefice e il risultato. Deus, sive natura, niente può essere levato o aggiunto alla sintesi di Spinoza. Basta il sorvolo di un drone per capire tutto, o quasi. Si vede il fiume Burano che discende lungo il borgo di Cantiano.
Tirava diritto, da millenni, lungo il suo alveo. L’uomo lo ha deviato verso sinistra, erigendo un assurdo muro che ne interrompe il corso e scavando un tunnel per farlo defluire altrove. Lo scopo era costruire nell’ex alveo; o proteggere, vanamente, le case costruite troppo a ridosso del fiume.
La piena ha scavalcato il muro come se fosse un ridicolo inciampo, e il Burano si è ripreso il suo letto naturale travolgendo in un baleno tutto quanto incontrava lungo il suo corso. L’Italia pullula di torrenti tombati che ogni qualche anno scoppiano, e di fiumi mai ripuliti, mai custoditi, usati come discariche, semmai deviati perché faceva comodo costruire sul vecchio alveo (Genova e la Liguria vantano, in proposito, un luttuoso primato). Capisco che “cretino” sia una sintesi brusca e incompleta. Ma rende bene l’idea di quello che siamo, purtroppo.

il Dibba le fa due conti...


 

di Alessandro Di Battista

La Meloni è parlamentare della Repubblica dal 28 aprile del 2006. Le paghiamo lo stipendio da 16 anni, 4 mesi e 22 giorni. L'indennità da parlamentare ammonta a 10435 euro lordi al mese (circa 5000 euro netti) il che significa che solo di indennità la Meloni ha percepito ad oggi 984000 euro. Netti! A questi vanno aggiunte le spese di esercizio di mandato e le diarie. Dovete sapere che la diaria (3500 euro al mese) viene erogata a tutti i parlamentari, anche a quelli che già vivevano a Roma prima di essere eletti. E' il caso della Meloni. Solo di diaria, dunque, la Meloni ha ottenuto 686.000 euro. In pratica la Camera, per consentirle di vivere nella città dove già viveva le ha bonificato denaro sufficiente a comprare due appartamenti (tra l'altro buoni appartamenti) a Roma. Vi ricordo che la diaria è esentasse! Nessun deputato deve giustificare le spese. C'è chi neppure prende casa a Roma e fa il pendolare (tra l'altro i parlamentari hanno gratis treni, aerei anche in I classe) e che comunque percepisce 3500 euro al mese di diaria. Non vi dimenticate poi le spese di esercizio del mandato. Solitamente i deputati utilizzano tali denari per pagare i propri collaboratori. Si tratta di ulteriori 3690 euro al mese. In questo caso la Camera chiede di rendicontarne solo il 50%, ovvero 1845 euro. I restanti 1845 euro al mese sono a completa disposizione del parlamentare. Magari la Meloni avrà utilizzato il 100% delle spese di esercizio del mandato per i propri collaboratori senza tenersi nulla per sé (io almeno facevo così). Sarebbe interessante saperlo.
Vi ricordo inoltre che la Meloni dal 4 maggio 2006 al 28 aprile del 2008 è stata vicepresidente della Camera. Dunque ha ottenuto, oltre allo stipendio da parlamentare, 1774 euro al mese come indennità aggiuntiva e non mi risulta (magari sbaglio, ma ripeto, non mi risulta) che abbia rinunciato come, per esempio, ha fatto Maria Edera Spadoni. Anche io nei due anni e mezzo da vicepresidente della commissione esteri ho ricevuto una seconda indennità. 350 euro al mese circa. Prima di ricevere il primo bonifico scrissi alla Camera dicendo che rinunciavo e che trovavo immorale le indennità aggiuntive dato che già gli stipendi dei parlamentari erano corposi.
La Meloni, oltretutto, ha maturato una bella pensione. Pensate, ai parlamentari basta una sola legislatura per maturare 1100 euro al mese di pensione a 65 anni. Con due legislature diventato 1600 euro al mese a 60 anni. Immagino che vi siano scatti ulteriori anche per la terza, la quarta, la quinta legislatura etc.
Per finire, dopo aver ricordato che i parlamentari hanno molti altri privilegi (assicurazioni sanitarie, 2500 euro a legislatura per computer o cellulari, treni, aerei e navi gratis, telepass etc etc), mi preme menzionare l'assegno di fine mandato, il tfr dei parlamentari. Ebbene si tratta di 43000 euro a legislatura. Dunque la Meloni ha già maturato, solo come tfr circa 170000 euro di liquidazione. Io, ho restituito il 100% del mio tfr.
Dunque, sommando l'indennità da parlamentare, quella aggiuntiva da vicepresidente, le diarie, la metà delle spese di esercizio del mandato e il tfr maturato, possiamo affermare che la Meloni, ad oggi, ha ottenuto dallo Stato italiano circa 2,24 milioni di euro.
Ricordatevelo quando la Meloni, parlamentare, tra l'altro, con il 64% di assenze, chiama i 600 euro al mese del reddito di cittadinanza metadone di Stato!
P.S. Il mio libro “Ostinati e Contrari” lo trovate qui https://www.paperfirst.it/libri/ostinati-e-contrari/

lunedì 19 settembre 2022

La vergogna nostrana


Nel paese delle banane che si appresta a svoltare verso destra nel 2020 su 41.679 detenuti solo 418 erano in carcere per reati finanziari, ovvero l’1% contro il 16 di Germania e Francia. Non deve quindi stupire che Autostrade non sarà responsabile civilmente nel processo del ponte Morandi. La storia insegna che i signori del vapore godono di un’impunita acclarata, secondo un preciso cronoprogramma: evento delittuoso - costernazione - mondo politico dal Colle in giù a ravanare con frasi fatte - avvocatoni imbizzarriti - ricerca di codicilli - prescrizione - e tanti saluti a tutti. Non solo: grazie alla riforma della perpetua Cartabia se i processi supereranno i due anni vaporizzeranno in aere come neve al sole. Le vicende dell’amianto con quei balordi che l’han sfangata, il disastro ferroviario di Viareggio, ed altri vomitevoli eventi rimangono lì a testimoniare che loro sono loro e noi non siamo un c…! Senza alcun rispetto per chi non c’è più.

Tronfio travagliato


La fortuna del gambero
di Marco Travaglio
C’è in giro un poveretto che otto anni fa prese il 40,8% alle Europee e ora veleggia sul 2. Giurò di non andare al governo senza passare per le elezioni e poi lo fece, dopo aver garantito “Letta stai sereno”. Con altri giureconsulti del suo calibro (Boschi e Verdini) scrisse una schiforma costituzionale e una elettorale che, se fossero passate, oggi regalerebbero alla Meloni qualcosa in più dei pieni poteri. Minacciò di lasciare la politica se avesse perso il referendum, poi perse il referendum proprio perchè aveva minacciato di lasciare la politica (per gl’italiani la minaccia era una speranza), ma restò in politica, con annessi stipendio e immunità, per abbattere i governi più popolari del suo (tutti) e fare marchette a bin Salman e al suo “nuovo Rinascimento” al sangue. Chiedeva le dimissioni dei ministri di Letta coinvolti in scandali, indagati o meno, poi fu indagato per lo scandalo Open e chiese l’incriminazione dei pm. Infangò i pm e i carabinieri che indagavano su Consip accusandoli di complotti inesistenti contro il suo babbo, Lotti&C., ora rinviati a giudizio. Si vanta di aver combattuto il climate change, infatti vuole nucleare, trivelle, inceneritori, rigassificatori e fa campagna elettorale su un jet privato da 4,8 tonnellate di CO2 a viaggio. Invoca inchieste parlamentari sui rapporti fra Conte e Mosca, ma il suo governo autorizzò vendite di armamenti alla Russia in barba all’embargo Ue e lui ha seduto nel Cda di Delimobil, il gruppo di car sharing fondato in Lussemburgo dall’italiano Vincenzo Trani in società con una banca di Stato russa, fino all’invasione in Ucraina.

Nel 2018 impedì il governo 5Stelle-Pd, nel 2019 lo propiziò e nel 2021 lo abbatté. Si vanta di aver fermato Salvini nel 2019, ma l’ha riportato al governo nel ‘21. Ripete “mai col M5S”, ma ci governa da tre anni. S’è scambiato insulti e scomuniche con Calenda e ora è in lista con lui. Guadagna milioni, ma vuole levare 500 euro al mese ai poveri, con raccolte di firme per abrogare il reddito di cittadinanza, peraltro mai viste. L’altroieri assicurava che “Draghi accetterebbe un bis” e Draghi, a stretto giro, lo sbugiardava. Intanto saltavano fuori i suoi tour in jet da Premio Attila. Così, mentre la famiglia di Giggino ‘a Purpetta (imputato per camorra) aderiva al suo Centro, ha accusato Conte di “voto di scambio” e “clientelismo” con il Reddito di cittadinanza; e, quando quello l’ha sfidato a ripeterlo al Sud senza scorta, l’ha tacciato di “linguaggio mafioso” piagnucolando perchè per colpa sua “ho decine di minacce di morte su Instagram”; ma su Instagram non ne risulta nessuna e su Twitter una. Vergogniamoci per lui (anche perchè, come diceva Indro Montanelli, “ha la fortuna del gambero: non potrebbe arrossire neppure se volesse”).