martedì 2 agosto 2022

Verso il disastro



Quello al centro nella foto dovrebbe essere il segretario di un partito di sinistra; invece è un sonnacchioso insaccatore di rimasugli politici, come il soggetto a destra, ex Ferrari con Montezemolo, ex Confindustria, strabattuto alle ultime elezioni del sindaco di Roma, un flaccido arrampicatore sfidante le leggi della decenza. E facendo due conti della serva Ronf Letta si è fatto pure abbindolare, perché il rapporto delle percentuali è 22% il PD e 3,6% il Calenda di loro altri, quindi 6,11. Pertanto invece del 70 a 30 nella suddivisione dei candidati, il giusto rapporto sarebbe dovuto essere 84 a 16. Oltre il danno dell’inquinamento, anche la beffa. E ora via verso altre nobili alleanze: Giggino e Tabacci e perché no? Il Grullo e la Mnemonica aretina! 
Vamos Ronf Letta! Il disastro è quasi compiuto! Complimenti!

Li sentite?

 

In questo placido e rovente agosto c'è un ronzio da agitazione che pervade la stanca città del potere; lo sentite? 

E' il frullare di molti agiati attorno ai prossimi scranni liberi, che per fortuna si son ridotti; è la fobica corsa per ritornare nel mondo innaturale di chi, sbeffeggiando i bisogni della collettività, deve conquistare un posto dorato, probabilmente quinquennale, alla faccia di tutti noi che li votiamo. Gente da tempo immemore seduta placidamente e irrorata da quindicimila euro mensili, col famigerato potere a far da padrone indiscusso. 

Nomi famosi e non si spintonano per un seggio sicuro, che questa legge infausta che Ronf Letta avrebbe dovuto modificare e non l'ha fatto, garantisce a pochi. Si scorge ad esempio l'ex sire di Rignano, anguillamente alla ricerca di una visibilità oramai inutile visto i sondaggi che lo danno con un misero duepercento, dire e contraddirsi nel breve giro di qualche micro secondo perché pare che il PD non garantisca a lui e alla signora aretina la sicurezza del posto, e allora lo si nota dichiarare che correrà da solo, al centro, sperando che il Calenda misteriosamente ago della bilancia con il 3,6%, decida di gettarsi anch'egli nell'immoto luogo dove ancora si respira aria dorotea, per creare un'accozzaglia senza arte né parte solo per garantirsi un futuro; e poi lui, Giggino, che ha trovato in Tabacci il salvatore, pesce fuor d'acqua ancora voglioso di fare il ministro, senza domandarsi se l'epica giravolta sfidante dignità e ritegno, lo possa premiare, ma in questo paese si sa, tutto è possibile. Ed infine la Vien dal Mare che ora che la presidenza del Senato se ne sta andando, è nervosissima per avere quella riconferma che placherebbe quell'ansia da eletta che pervicacemente è l'essenza della sua natura regale. 

Noi, nel nostro piccolo, abbiamo solo una matita per eliminare gli sprechi che questo residuale gruppuscolo di inetti inferiscono alla ragione. Guai e giammai evitare di andare in cabina! Ne va del nostro già flebile orgoglio nazionale.  

Dixit

 


E' arrivato!

 


Travaglio!

 

Reperti di stupidità
di Marco Travaglio
Quando il suo stomaco avrà finalmente smaltito i cigni del famoso laghetto, si scoprirà che Calenda non fa capoluogo: è solo lento a digerire. E le migliaia di ore di tv e di prime pagine sulla sitcom “Casa Carletto” finiranno nel cassonetto dell’umido, o al massimo, volendo salvare qualcosa col riciclo, al Museo della Stupidità con opportune didascalie: “Calenda si loda”, “Calenda s’imbroda”, “Calenda dice ‘o me o Tizio’”, “Calenda insulta Caio”, “Calenda litiga con Sempronio”, “Calenda si allea con Tizio, Caio e Sempronio”, “Calenda sta col Pd ma a patto che non ci sia il Pd”, “Calenda rompe con tutti e si insulta da solo” (nelle cantine, il padiglione dei sottoprodotti: Giggino ‘a Pultrona col suo effervescente Impegno Civico simboleggiato dall’Ape Di Maia e dal giovine Tabacci; senza scordare i vice-sottoprodotti Antonio La Crippa e D’Incà&Dillà). Allora si capirà che le alleanze del Pd non c’entrano nulla con la caduta di Draghi, voluta anzitutto da Draghi: infatti Letta vuole Fratoianni (sempre all’opposizione: 55 sfiducie e 0 fiducie a Draghi), ma non i 5Stelle (53 fiducie, 2 non- voti e 0 sfiducie a Draghi). Né tantomeno c’entrano col pericolo fascista della Meloni (con cui Letta fa coppia fissa da un anno legittimandola) e putinista di Salvini (con cui ha governato felice per 17 mesi e governerebbe per altri 7 se non si fosse sfilato Salvini).
Il nemico da battere, anzi da abbattere, non sono le destre (se non esistessero, il Pd non avrebbe voti): ma Conte e il M5S. E non per gli errori, ma per i meriti: per aver raccolto le istanze sociali, ambientali, legalitarie e dunque i voti della fu sinistra; per aver costretto il Pd a fare cose di sinistra nel Conte-2 (nel Conte 1 il Pd riuscì a votare contro il Rdc, il dl Dignità e la Spazzacorrotti); e per aver dimostrato che politici non professionisti senza soldi né lobby possono governare bene. Infatti molti a sinistra rimpiangono il Conte2, nessuno il Letta1. Secondo voi perché, con questa penuria di seggi sicuri, Letta ne spreca per Di Maio&C. e financo per i carneadi Crippa e D’Incà, che non portano neppure i voti dei parenti stretti? Perché da mesi il Pd lavorava sottobanco per cancellare Conte spaccando il M5S, così come aveva fatto nel 2013 con FI dopo l’uscita di B., salvando il governo Letta grazie ai Di Maio dell’epoca: Alfano e gli altri poltronisti di Ncd, ora estinti. Lo stesso aveva fatto B. nel ’95, dopo che Bossi gli aveva rovesciato il governo, comprandosi i maroniani per uccidere il Senatur e creare una “vera Lega” al suo servizio. Nel 1996 si votò e Bossi corse da solo “contro Roma Polo e Roma Ulivo”. Dato per morto da tutti, sfondò per la prima volta quota 10% (cioè il 30% al Nord: nel resto d’Italia la Lega non esisteva). Oggi vi ricorda qualcuno?

L'Amaca

 

La serietà del silenzio
DI MICHELE SERRA
Bisogna parlare seriamente.
E parlando seriamente spesso si deve stare zitti». La frase è di Damiano Tommasi, nuovo sindaco di Verona, intervistato da Concetto Vecchio. È il principio più rivoluzionario che si possa enunciare in questo contesto storico, nel quale la sovraproduzione di parole è devastante, e non solo in politica.
Siamo una società ossessionata dalla comunicazione, nella quale chi tace sembra morto. Magari, invece, sta pensando.
La serietà del silenzio è ben nota ai monaci, ai pensatori, ai camminatori solitari, che nel silenzio misurano i pensieri e i passi. Ma che sia il fresco vincitore di una competizione elettorale, a dire che stare zitti può essere un segno di serietà e di profondità, lascia ben sperare per il futuro, perfino per il futuro della politica.
Tacere può voler dire: piuttosto che dire una scemenza, o una banalità scontata, o una frase ruffiana che ha il solo scopo di accattivarmi le simpatie dei miei elettori, preferisco non dire nulla. Immaginate un leader politico che, alla domanda di un conduttore televisivo o di un giornalista, risponda: è una questione della quale so poco, se le rispondessi simulando certezze starei bluffando, quindi preferisco non rispondere. Lo voterei, mi fiderei di lui.
Oggi tutti hanno uno staff. Serve a predisporre risposte su cose che non si conoscono. Il leader viene preparato dal suo staff, prima degli incontri pubblici, come il guerriero che indossa l’armatura.
Ci sono armature, nei musei, che coprono per intero cavaliere e cavallo, senza che un solo centimetro di carne rimanga esposto.
Le parole, in politica e altrove, sono l’armatura di noi contemporanei.
Ci nascondono più che rivelarci.

lunedì 1 agosto 2022

Dibba ritorna!


di Alessandro Di Battista 

Si può dire che la campagna acquisti, il mercato delle vacche, le sigle e siglarelle di sedicenti statisti a rischio overdose di xanax, i veti solo sulle poltrone (mai su questioni vitali per i cittadini), i programmi inesistenti, le facce come il culo, le natiche ricoperte di vinavil, i partiti che nascono, quelli che si sciolgono, quelli che cambiano nome in meno di 3 settimane (evidentemente ”Insieme per la colla vinilica” ha capito che il nome era già bruciato e si è data al restyling), i tromboni che stanno in Parlamento ancor prima che Zico arrivasse ad Udine e che ci vogliono dire come si risolvono in problemi…

Si può dire che si tratta di uno spettacolo stomachevole? Questi pensano che non vi sia vita al di fuori delle mura di Montecitorio. È una roba di una tristezza inaudita. Ma fosse solo triste ci riderei su. Il problema è che questo “sūq” parlamentare non farà altro che allontanare ancor più i cittadini dalle urne. Cioè renderà di fatto ancor meno democratica questa claudicante democrazia.