lunedì 23 maggio 2022

Che Gioia!

 


Faccio un breve riassunto di quanto espresso ieri... da CAMPIONE D'ITALIA!!

domenica 22 maggio 2022

Grazie ragazzi!

 


L'Amaca

 

Maciste contro il Bitcoin
DI MICHELE SERRA
L’annuncio di madame Lagarde, “L’euro digitale contro il bitcoin”, a orecchie profane come le mie suona un po’ come “Maciste contro Godzilla”, uno di quei b-movie che fecero la fortuna delcinema popolare, e riempivano le sale di seconda e terza visione.
Nell’eventuale manifesto che reclamizza (termine d’epoca) la pellicola, vedrei bene l’euro digitale come un titano antropomorfo, e il bitcoin come un alieno ectoplasmatico e inquietante. Questo senza che il bitcoin mi abbia fatto niente di male: solo per dare forma all’immaginario magari datato, e però con qualche solido riferimento, di un uomo ormai attempato, ma di solida cultura materialista, che diffida degli eccessi del virtuale. Tutto ciò che è ancorato alla vita concreta (dunque all’economia materiale, al lavoro, detta retoricamente ai calli sulle mani) mi rassicura, e molto di quanto veleggia, libero e giocondo, nel metamondo, mi sembra un bluff, un volo di Icaro destinato, prima o poi, a schiantarsi.
So benissimo di rischiare il pregiudizio, e tra tutti il più scontato, che è il pregiudizio anagrafico. So pure che la moneta battuta dagli Stati è anch’essa una convenzione, seppure certificata da lingotti d’oro bene impilati nei caveau, e titoli di Stato, e risparmi accumulati. Ma suvvia, questa cosa che il denaro si crea mettendo in rete centinaia di computer (con quello che costa la bolletta!) a me ricorda mago Oronzo quando promette salvezza, salute e benessere “con la sola imposizione delle mani”. E dunque, al cinema, con i pop corn, farò il tifo per Euro digitale contro Bitcoin.

sabato 21 maggio 2022

Occasione persa



Peccato Mascellone Ridge! Sarebbe stato perfetto se avessi detto “Amo Silvio e la..Sicilia!” Minchia!

Prova


Da qualche anno a questa parte, verso fine maggio, mi sottopongo alla ”prova autobus”, una cartina di tornasole unica nel suo genere, per testare il decadimento psicofisico che la ruota dei compleanni comporta. Quest’anno per acclarata conigliaggine non l’ho ancora sperimentata. Consiste nel salire su un mezzo pubblico abbastanza pieno ed iniziare a girovagare in esso. Se qualcuno degli occupanti i posti a sedere si alzasse dicendomi “venga signore si sieda che con queste brusche frenate è facile andar per terra!” ciò significherebbe di essere entrato nel Club Senile. Con annessi e connessi!

Antò

 

Zelensky e i piccoli Stoltenberg da spiaggia
di Antonio Padellaro
“Dovrà essere Kiev a decidere quale pace accettare”. Lo ha detto Mario Draghi nell’informativa alla Camera. “Il diritto di Kiev a combattere per la sua sovranità integrale non rende questo obiettivo strategicamente assennato”. Lo ha scritto su La Stampa Charles A. Kupchan, professore di Relazioni internazionali alla Georgetown University. Queste due frasi, rese pubbliche giovedì scorso, hanno in comune soggetto e oggetto: Volodymyr Zelensky. In modo più sfumato e allusivo il premier italiano, con una prosa incisiva e argomentata l’analista americano, entrambi ci stanno dicendo che senza una mossa del presidente ucraino perfino un temporaneo cessate il fuoco resta una chimera. Subito gli Stoltenberg boys (in partenza per Capalbio con l’elmetto da spiaggia) ammoniranno chiunque osi esprimere un giudizio non conforme al catechismo Nato: non scherziamo, è il criminale Putin che si oppone a qualunque tregua e dunque il sostegno militare all’Ucraina dovrà proseguire costi quel che costi. A nulla servirà spiegare loro che secondo l’intelligenza delle parole i verbi “decidere” e “accettare” non sono affatto, come essi fanno finta di credere, il rinnovo perpetuo di una cambiale in bianco. Bensì, al contrario, una rispettosa ma incalzante richiesta di procedere verso una pace “accettabile”. Che può e deve significare “accontentarsi di un esito diverso dalla vittoria” (Kupchan). Poiché, già a settembre, il prezzo politico dell’invio di armi pesanti e quello salatissimo connesso al fabbisogno energetico (nelle mani di Putin) e alle sanzioni contro Mosca potrebbero ricadere pesantemente sulla Ue, e dunque sull’Italia. Infatti, “le interruzioni alla catene di approvvigionamento e l’innalzamento dei prezzi in molti Paesi potrebbero determinare una insufficienza alimentare globale” (Kupchan, in sintonia con gli analisti più accreditati). Per non parlare delle incombenti emergenze umanitarie. Nel frattempo, la resa ai filorussi, su ordine di Kiev, del battaglione Azov a Mariupol viene vista dai più ottimisti come un concreto segno di disponibilità da parte di Zelensky. O forse come un modo per liberarsi dell’ala militarista più intransigente. Oppure, chissà, come un boomerang per l’uomo di Kiev quando gli eroici combattenti sfileranno (e parleranno) nei tribunali di Putin come la prova vivente (il tempo che occorre) di quanto fosse necessaria la “denazificazione” del Donbass. Eh sì, piccoli Stoltenberg, alle volte la guerra è un affare complicato.

Ttttravaglio!!!

 

Alla buon’ora
di Marco Travaglio
Sembra ieri che Putin era più pazzo di Hitler: voleva invadere l’intera Europa. Anzi era scemo: pensava di prendersi l’intera Ucraina (due volte l’Italia), con una guerra lampo di tre giorni, senza prevedere che l’Ucraina, armata fino ai denti da otto anni, avrebbe reagito e sarebbe diventata uno Stato-guerriglia con atti terroristici quotidiani. Anzi era proprio coglione: pensava che Kiev stesse per entrare nella Nato, che con Kiev non c’entra (Stoltenberg: “La Nato non accetterà mai l’annessione della Crimea”). Sembra ieri, invece era solo tre mesi fa, nelle prime settimane della guerra criminale di Putin, quando i custodi del Bene e della Verità entravano e uscivano dal cervello del dittatore per spiegarcene, oltre alle patologie, le “vere intenzioni”.
Non potevano dire solo ciò che vedevano e tutti i veri esperti (come Fabio Mini) confermavano: cioè che Putin, come tutti gli autocrati nazionalisti e guerrafondai, voleva riprendersi il Donbass (peraltro felicissimo di essere ripreso dopo otto anni di massacri e angherie) più il Sud. Dovevano trasformare una guerra locale per il Donbass – secondo tempo della guerra civile ucraina – in una guerra mondiale per procura fra Russia e Nato (cioè Usa) sulla pelle degli ucraini. E, per farlo, imbottire vieppiù di armi l’Ucraina. E, per farlo, convincere noi europei che i veri aggrediti eravamo noi, perché “Putin odia le democrazie” (quelle che hanno fatto guerre ancor più feroci delle sue e quella di Kiev, molto simile alla sua visto che bandisce i partiti di opposizione, ne arresta il leader, unifica le tv a un solo canale governativo, ghettizza la minoranza russofona). Pazienza se le nostre armi non difendono donne e bambini, ma ne uccidono di più, visto che non finiscono ai civili, ma a professionisti senza scrupoli né controllo: brigate naziste, istruttori occidentali, foreign fighter, mercenari, trafficanti d’armi. Però – garantivano i custodi della Verità – grazie alle armi la resistenza ucraina sta vincendo e presto ricaccerà l’“armata rotta” oltre confine. Ora, tomo tomo cacchio cacchio, il Pentagono comunica che “difficilmente i russi verranno respinti dal Donbass e dal Sud” e avvia colloqui con Mosca per trattare in base non ai sogni, ma alla realtà. Ma va? Purtroppo lo “sconfitto” Putin s’è preso ciò che voleva e se lo terrà, come i veri esperti dicevano fin da subito. Prima o poi, con calma, qualcuno si domanderà se valesse la pena lasciar massacrare fisicamente mezza Ucraina dai russi ed economicamente l’Europa intera e mezzo mondo dalle auto-sanzioni per giungere a conclusioni già chiarissime qualche migliaio di morti fa. E magari chiederà scusa a chi passava per putiniano solo perché non mandava il cervello all’ammasso.