venerdì 20 maggio 2022

L'Amaca e la pazzia

 

Una specie di terza via
DI MICHELE SERRA
Sostiene la influencer Nasti, compagna del calciatore Zaccagni, che gli sghignazzi e le ironie circolate sui social a proposito del “gender reveal party” (me’ cojoni, si dice a Roma) allo Stadio Olimpico, nel quale la coppia ha rivelato il sesso del loro neonato, siano frutto di invidia sociale.
“Disprezzate perché non potete avere lo stesso”, ha scritto la signora, che è una maniera non molto elegante, ma decisamente efficace, per dire che la vera differenza, tra gli esseri umani, la fanno sempre e solo i quattrini.
I casi sono due. O la signora ha ragione, e il popolo non ha saputo aderire con unanime entusiasmo al gender reveal party solo perché non è in grado di affittare lo stadio Olimpico per celebrare gli affari suoi; e in questo caso, mi sembra, siamo fottuti per sempre, come popolo e forse anche come genere umano. Oppure la signora sbaglia, perché omette di considerare che magari qualcuno, anche se fosse gonfio di quattrini, piuttosto che fare un gender reveal party sarebbe disposto a qualunque cosa, perfino a non farlo. In questo secondo caso si potrebbe dire che la discrezione e l’understatement, incredibilmente, sono ancora considerate virtù, seppure in seno a una minoranza intimidita, ma non doma.
In attesa che qualcuno affitti la Scala per annunciare la laurea (graduation reveal party) o il Quirinale per festeggiare il primo miliardo (luxury reveal party), noi speriamo ardentemente che sia vera la seconda ipotesi: qualcuno vorrebbe diventare ricco senza diventare automaticamente esibizionista.
Sarebbe bellissimo. Una specie di terza via.

giovedì 19 maggio 2022

Altri tempi



Ho voluto vedere il video integrale di questo inane, un tempo presidente americano, perché non ci credevo. Ma lo ha detto davvero, confondendo l’Ucraina con il ”suo” Iraq, devastato da decisioni tipiche di un perenne alticcio com’era lui, scatenante un’aggressione assassina che causò centinaia di migliaia di vittime, compresi moltissimi bambini. Ed oggi Super Ciuck si è confuso mescolando i nomi dei paesi. Ma a quel tempo lui e i suoi sodali erano i buoni; i cattivi gli aggrediti. Altri tempi.

Ovunque

 


Domandina

 


Presidente Conte, tralasciando la oramai infinita lista di inettitudini compiute dal governo dell'Inviato armato delle Banche, quante volte ho sospirato "se l'avesse fatto lui! che poi era lei", mi sto domandando e ricercando le ragioni per cui il M5S faccia ancora parte di questa scapestrata maggioranza. 

Comprendo che la stragrande maggioranza degli eletti del movimento si siano trasformati in ciò che un tempo avrebbero voluto combattere, che il richiamo della poltrona dorata sia troppo forte, che il senso della loro vita si è ridotto al tirare a campare un altro anno per rimanere in tolda. A tutto però c'è un limite, ed in questo caso l'Inviato armato delle Banche lo ha più volte oltrepassato, ad iniziare dal triste servilismo manifestato nei confronti del sonnolento vecchietto d'oltre oceano, sino ad arrivare a ieri, allorché grazie ai voti di Sora Cicoria, abbiamo permesso che venisse eletta nella commissione esteri una che di cognome fa Craxi! 

Presidente, quali sono le ragioni che la fanno tentennare in merito al ritorno all'opposizione, unica strada a mio parere per "lasciare che i morti seppelliscano i morti" e per frenare la mastodontica emorragia di voti del suo movimento? 

Scrollatevi la polvere dai calzari e salutate quell'infima paccottiglia tutta adulante uno che anni or sono s'accanì sui greci, stringendoli nella mefitica morsa economica; uno che con ospedali ridotti a topaie, con università trasformate in location per saltimbanchi, ha trovato il coraggio di aumentare la spesa militare, imposta da quella caxxo di Nato, fino a 38 miliardi l'anno!

Presidente, tolga il disturbo e si metta a contrastare questa insana e circense mentalità che ci sta portando ad un passo dall'ecatombe nucleare. 

La saluto con immutato affetto e riconoscenza.    

mercoledì 18 maggio 2022

Di corsa!



Corro subito in libreria ed evito di andare al supermercato per i Rotoloni Regina…

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Ottimo Robecchi

 

Schiavisti. L’Italia è una Repubblica fondata sullo stage (non retribuito)
di Alessandro Robecchi
Eroe del giorno, lo stagista ignoto. Anzi ignota, perché è una ragazza quella che a Tirrenia, vicino a Pisa, ha reagito con “lancio di oggetti”, segnatamente “portaceneri”, contro le pareti di un bar “danneggiandole”. Ira funesta. Ha scoperto l’ultimo giorno dietro il bancone (lo riportano piccole, timide cronache) che il suo “stage lavorativo” non sarebbe stato pagato. Niente. Zero. Nemmeno un euro. Insomma ha lavorato gratis, l’ha saputo a lavoro fatto, e non l’ha presa bene, giusto, vorrei vedere voi. Ecco che l’Italia degli stagisti, dei sottopagati, degli stagionali, dei tirocinanti, dei lavoratori a chiamata, degli eterni precari, ha la sua Spartacus. Solidarietà.
Il fatto è che la nostra stagista ignota ha soltanto arricchito per un giorno con una minuscola, quasi invisibile sfumatura, le appassionanti cronache sul mercato del lavoro nazionale, cronache che sono state invece occupate dalle esternazioni del ministro del Turismo Garavaglia, preoccupato per la stagione, la ripresa, la prima gloriosa estate post Covid, alla quale mancano tra i 300 e i 350 mila lavoratori stagionali pagati solitamente come Spartacus (gli detraggono le catene). La proposta del ministro, in soldoni, è quella di prorogare il decreto flussi per gli immigrati, cioè permettere l’arrivo di più stranieri che facciano quei lavori per cui non si trova manodopera, per esempio gli stagionali in bar e cucine della Penisola. Mancano cuochi, sguatteri, lavapiatti, realizzatori di cappuccini, servitori di gelati.
Le storie italiane sul lavoro parlano di contratti poveri o poverissimi, di accordi sulla parola (retribuzione un po’ regolare e un po’ no), di durate risibili, trucchi, orari pazzeschi, il tutto coperto da quella deliziosa coltre di vergogna rappresentata dalla vulgata briatoresca che “i giovani non hanno voglia di lavorare”, mentre se hai voglia diventi milionario e ti compri la Bentley.
E siamo ancora lì (uff), al famoso Reddito di cittadinanza che impedirebbe il corretto sviluppo della dinamica tra domanda (ti domando di lavorare dodici ore a due euro l’ora) e offerta (col cazzo). Insomma, non so se amate l’implacabile dispiegamento della legge del contrappasso, ma vedere un leghista che chiede più stranieri per fare lavori sottopagati ha un suo fascino. Il famoso “prima gli italiani” va letto dunque come “prima gli imprenditori italiani”, e per i lavoratori invece non ci sono preferenze etniche: va bene chiunque accetti condizioni semi-schiavistiche e non faccia mancare braccia all’estate.
Arriva subito – ma ti pareva – l’artiglieria di rinforzo: non solo il tweet di Matteo Renzi (e vabbè) che dice “il Reddito di cittadinanza è follia”, ma anche tutta quella corrente letteraria di baristi, ristoratori, albergatori che si sbraccia: li paghiamo bene! Benissimo! Un florilegio. Offro mille! Offro duemila! E poi, appena si va a leggere sotto il titolo a effetto, ecco che quei mille euro sono spalmati su centinaia di ore, festivi, notturni, niente permessi, sabati e domeniche, soprusi, angherie. E idee belluine, come quella di un ristoratore di Genova che ha buttato lì la sua proposta: “Mancia obbligatoria per legge, così avremo più dipendenti”. Ecco fatto, da reddito a mancia, che ci voleva? Resta da cambiare un articoletto della Costituzione, il primo: una Repubblica basata sulla mancia. Diciamolo, è ben trovata, ma siccome la realtà impone di guardare avanti, già me la vedo applicata alla sanità: “Non ci deve niente, signora, ma dia la mancia al chirurgo”.