mercoledì 18 maggio 2022

Di corsa!



Corro subito in libreria ed evito di andare al supermercato per i Rotoloni Regina…

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Ottimo Robecchi

 

Schiavisti. L’Italia è una Repubblica fondata sullo stage (non retribuito)
di Alessandro Robecchi
Eroe del giorno, lo stagista ignoto. Anzi ignota, perché è una ragazza quella che a Tirrenia, vicino a Pisa, ha reagito con “lancio di oggetti”, segnatamente “portaceneri”, contro le pareti di un bar “danneggiandole”. Ira funesta. Ha scoperto l’ultimo giorno dietro il bancone (lo riportano piccole, timide cronache) che il suo “stage lavorativo” non sarebbe stato pagato. Niente. Zero. Nemmeno un euro. Insomma ha lavorato gratis, l’ha saputo a lavoro fatto, e non l’ha presa bene, giusto, vorrei vedere voi. Ecco che l’Italia degli stagisti, dei sottopagati, degli stagionali, dei tirocinanti, dei lavoratori a chiamata, degli eterni precari, ha la sua Spartacus. Solidarietà.
Il fatto è che la nostra stagista ignota ha soltanto arricchito per un giorno con una minuscola, quasi invisibile sfumatura, le appassionanti cronache sul mercato del lavoro nazionale, cronache che sono state invece occupate dalle esternazioni del ministro del Turismo Garavaglia, preoccupato per la stagione, la ripresa, la prima gloriosa estate post Covid, alla quale mancano tra i 300 e i 350 mila lavoratori stagionali pagati solitamente come Spartacus (gli detraggono le catene). La proposta del ministro, in soldoni, è quella di prorogare il decreto flussi per gli immigrati, cioè permettere l’arrivo di più stranieri che facciano quei lavori per cui non si trova manodopera, per esempio gli stagionali in bar e cucine della Penisola. Mancano cuochi, sguatteri, lavapiatti, realizzatori di cappuccini, servitori di gelati.
Le storie italiane sul lavoro parlano di contratti poveri o poverissimi, di accordi sulla parola (retribuzione un po’ regolare e un po’ no), di durate risibili, trucchi, orari pazzeschi, il tutto coperto da quella deliziosa coltre di vergogna rappresentata dalla vulgata briatoresca che “i giovani non hanno voglia di lavorare”, mentre se hai voglia diventi milionario e ti compri la Bentley.
E siamo ancora lì (uff), al famoso Reddito di cittadinanza che impedirebbe il corretto sviluppo della dinamica tra domanda (ti domando di lavorare dodici ore a due euro l’ora) e offerta (col cazzo). Insomma, non so se amate l’implacabile dispiegamento della legge del contrappasso, ma vedere un leghista che chiede più stranieri per fare lavori sottopagati ha un suo fascino. Il famoso “prima gli italiani” va letto dunque come “prima gli imprenditori italiani”, e per i lavoratori invece non ci sono preferenze etniche: va bene chiunque accetti condizioni semi-schiavistiche e non faccia mancare braccia all’estate.
Arriva subito – ma ti pareva – l’artiglieria di rinforzo: non solo il tweet di Matteo Renzi (e vabbè) che dice “il Reddito di cittadinanza è follia”, ma anche tutta quella corrente letteraria di baristi, ristoratori, albergatori che si sbraccia: li paghiamo bene! Benissimo! Un florilegio. Offro mille! Offro duemila! E poi, appena si va a leggere sotto il titolo a effetto, ecco che quei mille euro sono spalmati su centinaia di ore, festivi, notturni, niente permessi, sabati e domeniche, soprusi, angherie. E idee belluine, come quella di un ristoratore di Genova che ha buttato lì la sua proposta: “Mancia obbligatoria per legge, così avremo più dipendenti”. Ecco fatto, da reddito a mancia, che ci voleva? Resta da cambiare un articoletto della Costituzione, il primo: una Repubblica basata sulla mancia. Diciamolo, è ben trovata, ma siccome la realtà impone di guardare avanti, già me la vedo applicata alla sanità: “Non ci deve niente, signora, ma dia la mancia al chirurgo”.

Travaglio

 

Senso vietato
di Marco Travaglio
Non avendo nulla da dire, i liberali alle vongole passano il tempo a tappare la bocca agli altri. Ogni giorno compulsano i sondaggi sulla loro ultima passione – le armi da guerra – e scoprono che gli italiani non li seguono. Ohibò: forse non li ascoltano? O li ascoltano proprio per esser sicuri di avere ragione a pensarla diversamente? Non resta che zittire chi non la pensa come loro, così tutti gli italiani la penseranno come loro. Problema: questa si chiama censura. Soluzione: inventare strane formule esoteriche per giustificarla sotto mentite spoglie. Problema: 2 italiani su 3, soprattutto leghisti e grillini, sono contro l’invio di armi in Ucraina: i primi perché temono l’escalation, i secondi anche perché sono pacifisti (volevano Gino Strada al Colle). Soluzione: il no di Conte e Salvini alle armi è “putinismo”, “antiamericanismo”, “ritorno al populismo”. Folli spiega su Rep che Conte ha “un minuscolo drappello di seguaci” (2 italiani su 3), “la sua parabola politica è vicina a concludersi” e i 5Stelle sono “marginali e inservibili”. Ma niente paura: Di Maio, noto trascinatore di folle, “non potrà accettare che l’ambiguità getti un’ombra sul suo profilo di ministro degli Esteri e lo delegittimi agli occhi del premier” (poi Draghi lo guarda storto) e “degli interlocutori Nato” (lo guarda storto pure Biden). Ergo “Letta e Di Maio escluderanno Conte, relegandolo ai confini dello schieramento o fuori”, come un lebbroso col campanello, per “de-contizzare” il 5S. Il fatto che Conte sia popolarissimo tra i suoi e Di Maio no è un handicap: chi governa l’Italia non lo scelgono gl’italiani, ma gli americani.
Non solo. Noi, ingenui, pensavamo che il pacifista fosse chi si batte contro le armi (senza le quali non si fanno le guerre). Errore: Gramellini informa sul Corriere che quello è il “pacifista a senso unico”. Da non confondere col pacifista a doppio senso: contro le armi, ma anche pro (dipende da chi le vende, le manda e le riceve). Analogamente, chi non mangia carne non è vegetariano e basta: è vegetariano a senso unico, per distinguerlo dal vegetariano a doppio senso che non mangia carne, ma solo nei giorni pari. Anche il concetto di democrazia si evolve: chi critica Putin perché bandisce e/o arresta gli oppositori, ma anche Zelensky quando fa lo stesso, è un democratico a senso unico (quello della democrazia): meglio il democratico a doppio senso, che critica Putin e tace su Zelensky. E che dire degli antinazisti a senso unico che condannano chiunque esibisca svastiche e braccia tese? Calma, ragazzi, dipende: giusto combattere i nazisti di 80 anni fa, tanto sono tutti morti; ma quelli di Azov sono vivi e lottano insieme a noi con le nostre armi, quindi sono i nuovi partigiani. A senso unico.

martedì 17 maggio 2022

Per lui!

 


Pedissequamente

 

Leggo e rileggo quotidiani alla ricerca di un lampo, una freccia, un propulsore che mi porti a migliorare me stesso e le mie convinzioni, ahimè oramai morfologicamente assuefatte da novità e innovazione morale. 

Comprendo gelidamente che porsi sempre su uno sgabello per additare colpe agli altri che ritrovo nell'imbuto della coscienza, sia oramai operazione subdola ed inefficace. Attorniato come sono da fetecchie d'ogni tipo, rivolgo sguardo ed ansia al di là della siepe, oltre l'Infinito, al fine di convincermi dell'esistenza di qualcosa di fruibile che disti anni luce dal pedissequo. 

Pandemia, guerra, forbici sociali, incongruenze economiche, stress lavorativi, disparità: come si possa vivere felici è un mistero, al pari di vedere ancora persone innamorate della quotidianità, del risveglio a poco poco illuminato dall'ennesima meraviglia, normalizzata dal nostro bullismo emotivo, dell'arrivo della luce ad opera di quell'astro fonte di vita che tra non molto, se paragonato all'infinito, inizierà a gonfiarsi sino ad inglobare tutto il sistema planetario per quella fine che è regola massima dell'architetto sommo, Dio o caso a seconda della scelta. 

E allora mi domando perché si debba trascorre tempi dirompenti a scassarci gli zebedei in facezie di poco conto, a tralasciare il fatto che moltissimi attorno a noi, o forse noi stessi, non possano vivere del tempo come meglio gli aggradi, senza mutui, balzelli, bollette, dirette no stop su guerre e pestilenze, talk show demenziali, fobie, viaggi esotici obbligati dall'imposizione di dover emergere sull'altro, yacht vergognosi, auto becere e stucchevoli, visibilità arrogante ed indegna per esseri finiti quali siamo. 

Tutto pare essere propinato per rintronare menti liofilizzate e atrofizzate ad hoc per non portare problemi ai pochi che, apparentemente, se la stanno spassando. 

Non esiste più né sinistra, né destra; le campagne elettorali ridotte a quanto di più sfottente la nostra dignità possa esistere, mentre attorno la maggioranza non ha più voglia e stimolo di farsi un'opinione, essendo stata imbrigliata ed miniaturizzata dallo stantio al potere, dall'inamovibile in tolda. 

Pochi pensieri, confusi, frullati per invogliarci a guardar bene l'uccellino che quasi soffocato da smog e rumore, anche oggi svolazzerà attorno alle nostre frenesie senza alcuno scopo. 

Cercatelo, forse ha con sé la nostra vera umanità. 

L'Amaca

 

L’economia medievale
DI MICHELE SERRA
La violenza arcaica della guerra evoca scenari pre-moderni: “medievali”, diciamo un poco approssimativamente, per rendere l’idea dell’edificio del progresso che si sfascia, della Storia che si riavvolge su se stessa. Ma, su tutt’altro piano, che cosa pensare di certi scenari dell’economia finanziaria, che sfuggono totalmente al senso comune democratico, pochissime mani dunque pochissime persone che accumulano un potere pure lui pre-moderno, smisurato, autocratico, e al tempo stesso fragile proprio per la sua smodatezza?
Ho letto due o tre volte — per la serie “non riesco a crederci” — l’articolo di Giovanni Pons sul giovane informatico italiano che ha un ruolo decisivo per la tenuta mondiale delle criptovalute avendo accumulato in Svizzera, in una società privata, dal bilancio non certificabile, 83 miliardi di dollari a garanzia di una stablecoin, ovvero una valuta digitale meno volatile delle altre perché ancorata a riserve monetarie tradizionali.
La materia è così complicata che sono sicuro di averla riassunta male; per metà non ci ho capito un acca, ma l’altra metà basta ampiamente per prendere atto che la più nuova delle attività economiche, con ricadute sulla vita quotidiana e sui bisogni di moltitudini di persone, è governata da una ristrettissima oligarchia tecnocratica.
Poco importa sapere se i pochissimi abbiano prevalso per talento o per destrezza. Importa prendere atto che è un gioco di vertice, di singoli capitani di ventura e di piccole consorterie internazionali.
Medievale, si diceva della guerra. E come definire, invece, questa partita misteriosa e riservatissima, che sembra fatta apposta per alimentare la sospettosa ciancia contro i “poteri forti”?