domenica 5 dicembre 2021

Riposa in pace Demetrio!


Era un grandissimo professionista che ha vissuto gli anni terribili della guerra fredda, districandosi al meglio. Concordo con il Direttore!

Quando cominciai a fare il giornalista, più di 40 anni fa, avevo un solo mito nell'informazione televisiva. Era Demetrio Volcic, che se ne è andato oggi. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui e di essergli amico. Era ed è restato inarrivabile, dalla Primavera di Praga all'Urss tra Breznev e Gorbaciov, dalla Polonia di Wałesa alla Germania di Schmidt e Kohl Demetrio ha raccontato la storia mentre si dispiegava con la passione, la brillantezza e la cultura che ammiravamo. È stato un grande, per me il più grande, e lo piango con tutti quelli che lo hanno conosciuto e amato

Enrico Mentana

sabato 4 dicembre 2021

Alla sua faccia!

 

Il fatto in sé per sé ci potrebbe anche stare, visto l’enorme grado di egoismo che svolazza sulla penisola - lo avverto ogni giorno sempre di più, dai soprusi leggiadri nelle asfittiche code, alle lotte maniacali per un parcheggio, all’ingordigia galoppante di chi vive, o meglio sopravvive, agognando ogni cosa, per lo più inutile, a scapito “dell’altro”.
Ieri, ad esempio, al nostro vate - santone - dragone, gli è venuta in mente una possibilità, dal sapore prettamente natalizio, di destinare gli sgravi fiscali di chi possiede un reddito superiore ai 75mila euro, a lenire i mefitici aumenti delle bollette di chi probabilmente avrà difficoltà a pagarli. Apriti cielo! Scontatissima la risposta della fascistona Sora Cicoria e dell’amico di dopati, insignificante come un peto in una tormenta, al secolo magno - e se vede - Cazzaro. I voti sono voti, giusto pusillanimi? In supporto a ‘ste fetecchie si è unito pure sua Nullità Tajani, impegnato tra l’altro ad agevolare l’ascesa quirinalizia ad un seriale pagatore di tangenti alla mafia, nonché suo maestro, re e signore.
Ma quello che è stato stomachevole, vomitevole, insulso è stato l’appoggio al Niet all’idea di solidarietà dragoniana, di quella nullità politica in via d’estinzione, capeggiata da un somaro amico di assassini riccastri arabi, che molti allocchi e gonzi anni addietro posero addirittura sullo scranno più alto del partito che un tempo rappresentava il rifugio e il riparo per chi credeva in un mondo migliore. Il nanetto della pochezza morale, discendente politicamente da un impenitente evasore fiscale, sempre quello che in tanti vorrebbero elevare a simbolo d’unità (di ‘sta ceppa) nazionale, e che un tempo fingeva di essere di sinistra, riuscendo a distruggere un’eredità pesante tramandatagli dagli antichi padri, pervicacemente sta avvicinandosi sempre più a quella becera destra nostrana, stravolta dagli eventi immondi delle varie ere precedenti, quella del Puttanesimo e del Ballismo di cui il suddetto cantautore di frottole fu protagonista assoluto.
In quel piccolo segnale di diniego, bloccante un pulviscolo di solidarietà, emerge in tutto e per tutto l’insipida e oramai soporifera manovra politica pensata, voglio esagerare, solo ed esclusivamente per non scomparire. Un saltimbanco che si vorrebbe porre al centro, meglio centro destra, per agognare un ritorno sul proscenio, perseverando nella mitomania che lo pervade a livelli oramai da studio psichiatrico.
Non sa il poveretto che a breve si dissolverà come pula nel vento, e per sfamare il suo ego smargiasso non gli resterà che tornare in qualche gioco a premi, magari come sommo ricevitore di torte in faccia, per la gioia di bimbi e della magia circense, di cui è sovrano incontrastato.

Sempre più pericoloso!

 


Grande Amaca

 

A cavallo della trave
di Michele Serra
Per stabilire sulla base di quale reddito scatti uno sgravio, oppure no (vedi la discussione sul contributo per il caro-bollette) questo governo, come ogni altro, ha come solo parametro i redditi dichiarati. Né si può pretendere che ne abbia altri. Ma questo criterio, in sé limpido, si scontra con la più opaca delle realtà, che è la colossale evasione fiscale italiana.
Anche la più giusta delle tasse “d’emergenza”, la patrimoniale, che si fonda (anzi si fonderebbe, perché nessuno oserà mai imporla) sul principio sacrosanto di chiedere soldi in proporzione a ciò che si possiede, perde mordente, e credibilità, a fronte della triste evidenza: l’onesto, che dichiara tutto, sarà tassato ben più del disonesto, che occulta il suo benessere.
Le polemiche sul reddito di cittadinanza (sussidio alla povertà e dunque misura di civiltà) sarebbero un poco meno meschine se non si accompagnassero a una consolidata omertà politica sull’evasione fiscale, frode ben più estesa, e ben più onerosa, ai danni della collettività.
Non è un caso che la Lega, partito dei soldi sotto il materasso, sia la più animosa nemica del reddito di cittadinanza che il suo capo, il Salvini, attribuisce ossessivamente, in un telegiornale su due, “ai furbetti con la Porsche e lo yacht”. Ma sulle Porsche e sugli yacht (perfettamente legittimi, sia ben chiaro, se a possederli è chi paga le tasse) ci sono legioni di evasori fiscali, e ben pochi percettori fraudolenti di reddito di cittadinanza. È la storia della pagliuzza e della trave. Purtroppo è a cavallo della trave che si pigliano milioni di voti: soprattutto quelli di chi evade il fisco.

venerdì 3 dicembre 2021

Si scherza eh!

 


Angnoletto docet!


Il bazar della Riforma Moratti, funerale del
Servizio Sanitario Lombardo

- Vittorio Agnoletto, 02.12.2021

Salute. Nonostante la tragedia della pandemia, rilancio del privato: la malattia come fonte di profitti.
Non è «vicenda locale» ma un punto alto di penetrazione della logica liberista
Se la Lombardia fosse uno stato indipendente, come chiedeva Umberto Bossi, oggi sarebbe al 7°
posto nel mondo come numero di morti per Covid in relazione agli abitanti: 343/100.000; nella prima
fase della pandemia, la Lombardia era addirittura al primo posto: una tragedia nella tragedia, nella
regione che si vanta di avere il miglior servizio sanitario del Paese.
Un modello di sanità portato in palmo di mano non solo dalla destra, ma anche da settori del
centrosinistra.
In Lombardia circa il 40% della spesa sanitaria corrente è destinata alle strutture private
convenzionate.
Per il privato, come in qualunque altro settore, l’obiettivo è fare profitti, ma in questo caso i profitti
si fanno sulle malattie e sui malati, non sulle persone sane, quindi, la prevenzione per i privati è solo
una pericolosa concorrente. Il privato sceglie i settori nei quali investire: non il pronto soccorso, né il
dipartimento d’emergenza, ma la cura delle patologie croniche e la specialistica di alto livello.
Al contrario, il servizio pubblico più previene, meno persone si ammalano, più risparmia; ma in
Lombardia (e non solo) il servizio pubblico da oltre venticinque anni è gestito con la stessa logica e i
medesimi obiettivi del privato.
LA SPESA È ORIENTATA verso una medicina unicamente curativa, la parte del leone la fanno gli
interventi di altissima specialità e le cure di ultima generazione, spesso ancora inserite nei trial di
sperimentazione; queste eccellenze richiamano malati da ogni parte d’Italia, ma per le
caratteristiche e per i costi che hanno (una terapia oncologica con gli ultimi farmaci può superare i
100.000 euro) possono riguardare un numero limitato di persone spesso curate in strutture private
convenzionate, le quali si aggiudicano gran parte dei finanziamenti.
In assenza di una programmazione sanitaria pubblica a farne le spese, è stata la medicina preventiva
e le strutture territoriali ridotte al minimo, private del personale e delle risorse necessarie: dalla
carenza dei medici di medicina generale, all’esiguità dell’assistenza domiciliare, alle liste di attesa
lunghe talvolta anche un anno, alla chiusura dei servizi di psichiatria, alla insufficienza di quelli
dedicati ai minori, alla mancanza di personale nella medicina del lavoro ecc.
Un sistema sanitario così organizzato non è stato in grado e non lo sarà in futuro, di contrastare una
pandemia che si deve fronteggiare innanzitutto sul territorio in uno stretto rapporto tra popolazione
e strutture sanitarie.
La scadenza istituzionale che obbligava la Lombardia a modificare la legge sulla sanità poteva
rappresentare un’occasione unica per modificarne l’impianto, facendo tesoro della dura lezione
impartita dalla pandemia.
NULLA DI TUTTO QUESTO. La legge Moratti/Fontana approvata il 30 novembre va nella direzione opposta. Stabilisce ”l’equivalenza delle strutture pubbliche e private accreditate” questo significache il pubblico, con i suoi doveri e vincoli, farà da supporto al privato che potrà scegliere dove e
come collocarsi;
● vengono istituiti i distretti sanitari, ma le Case e gli ospedali di comunità potranno essere gestite
dai privati che le utilizzeranno per indirizzare i cittadini verso le loro strutture di diagnosi e cura;
● la programmazione rimane inesistente e non inciderà nel selezionare la presenza del privato
dentro il servizio pubblico, tutto sarà trasformato in un grande bazar nel quale ogni mercante
presenta la sua merce: chi potrà acquisterà, gli altri si arrangeranno con attese di mesi e mesi;
● l’impostazione rimane ospedalocentrica, prevenzione e medicina territoriale continueranno a far la parte di Cenerentola, l’epidemiologia e i piani pandemici restano fantasmi;
● rimangono sia le ATS, Agenzie di Tutela della Salute (dovrebbero essere le ASL) che le ASST, le
Aziende Socio sanitarie Territoriali, in un’enorme confusione di ruoli, ma con una pletora di posti
da dirigente da distribuire secondo i noti criteri di fedeltà politica;
● nulla cambia nella gestione delle RSA quasi completamente in mano ai privati;
● viene lasciato grande spazio alle assicurazioni private con è il rischio che in futuro potranno
utilizzare percorsi riservati di accesso al Servizio Sanitario.
Lo scenario futuro verso il quale ci stanno portando è evidente: la possibilità di curarsi dipenderà dal
proprio portafoglio e dall’assicurazione privata, per gli altri rimarrà solo una limitata assistenza
sanitaria di base.
LA PARTITA NON È CHIUSA; in Lombardia si è costituito “Dico 32. Campagna per il diritto alla
salute” che attorno ad una proposta di ventidue punti ha raccolto l’adesione di decine di associazioni
e che è riuscita a chiamare alla mobilitazione tutto lo schieramento di opposizione, comprese quelle
forze politiche che in regione negli anni passati non avevano certamente svolto un deciso ruolo di
contrasto alle politiche di privatizzazione.
Questa non è una vicenda puramente lombarda; rappresenta uno dei punti più avanzati di
penetrazione della logica liberista nel mondo sanitario; i nostri corpi sono trasformati in merce che
genera enormi profitti e la vicenda dei brevetti sui vaccini per il Covid né un altro esempio.
Durante le trattative sul TISA, l’Accordo sul commercio dei servizi, rappresentanti di fondi finanziari hanno esplicitamente dichiarato che la sanità sarebbe l’ambito più redditizio per gli investimenti privati a condizione che “gli Stati, le Chiese e le opere caritatevoli si ritirino” lasciando libero il campo.
Ed è quello che sta accadendo.
Ma non è detto che debba finire così. Le competenze e le risorse umane per bloccare queste
strategie ci sono e non sono poche, in Lombardia, in Italia e nel mondo. 

Vittorio Agnoletto

A processo!