venerdì 15 gennaio 2021

L'Amaca

 

L’unico teatro ancora aperto
di Michele Serra
Il famoso “teatrino della politica” è il solo teatro rimasto sempre aperto sotto pandemia, e dunque dovremmo portargli maggiore rispetto. In mancanza di Pirandello, Shakespeare e Brecht, anche Mastella può avere il suo pubblico, e la ricerca dei misteriosi Costruttori, nascosti dietro le tende del Palazzo, non è una trama disprezzabile, considerati i tempi grami.
Noi spettatori ben distanziati, però partecipi, abbiamo appena assistito, con il fiato sospeso, al colpo di scena di un comprimario, il Renzi di Rignano, che ha sequestrato il copione e conquistato, tra gli “oooh” di meraviglia del pubblico, addirittura il proscenio. I riflettori lo inquadrano mentre avanza verso il pubblico, come Carmelo Bene nell’Amleto.
La trama non lo prevedeva. Fu molto applaudito, attor giovane di grandi speranze, ma ripetute liti con la compagnia al completo gli costarono la carriera. Voleva insegnare al capocomico come si recita, al commediografo come si scrive, alla primadonna come si sviene, al tecnico delle luci quanti led ci vogliono per ogni singola scena. Fu mandato affanculo quasi da tutti (come si legge, e ce ne dissociamo, in un copione apocrifo, forse Ruzante, forse Bersani) ma non si perse d’animo. Covò per mesi la sua vendetta. Finse di accontentarsi di un’intervista al mese; di mezzo microfono in comproprietà con Calenda; ma progettava, nell’ombra, il clamoroso ritorno, in un tripudio di telecamere. Lo ha fatto! Lo ha fatto!, grida il loggione a perdifiato. Qualcuno lancia pomodori, qualcuno un gatto morto come in Roma di Fellini: ma l’effetto è assicurato. Questo è teatro, altro che teatrino.

giovedì 14 gennaio 2021

Anno 2040


“Papà è vero che ai tuoi tempi la scuola è rimasta chiusa per molto tempo a causa di un virus?”
“Si”
“È come è stato? 
“Ebbero stato anni fantastichi!”

Paragoni



La “Lella di tutti loro” ci illumina la via maestra: richiesta del Mes (che in Europa nessuno ha chiesto), e via via gli altri punti segnalati dal Guitto. Termina l’intervista con questa frase “se vogliono governare con i transfughi, lo facciano pure!”
Mumble ... mumble...
Ma come si formò Italia (Semi)Viva? Riporto fedelmente da Wikipedia:

-Il 16 settembre 2019 Matteo Renzi annuncia in un'intervista a la Repubblica la sua uscita dal PD; il giorno seguente annuncia che il nuovo partito si chiamerà Italia Viva.-

Quindi gli eventuali responsabili sarebbero transfughi. E loro invece cosa sono, che furono eletti con i voti del PD per poi svignarsela? Ah saperlo...

Anche lui lo sovrasta!




Al confronto del Bullo anche Calenda è uno statista! Mai avrei pensato di concordare con lui! Ora mi manca solo di tifare Juve!

Mancanza



Quello che più amareggia, sono le dimissioni di Scalfarotto; tutte le cancellerie europee infatti, ne avvertono già l’assenza! Un grande vuoto, senza Scalfarotto manca la bussola e rischiamo di andare alla deriva. Ripensaci Ivan!

Tutto in uno!

 Oggi giornata speciale, grazie al Bomba! 

Vi allego anzitutto la prima pagina del Fatto che di per sé basta e avanza! 



E come non leggere, in questa giornata tanto malefica per la nostra nazione, le parole del grande Marco Travaglio? 


Finalmente te ne vai
di Marco Travaglio
Il vero spettacolo non è l’Innominabile che parla tre ore senza dire nulla, se non che apre la crisi perchè gli sta sulle palle Conte. È che c’è ancora qualcuno che gli crede e lo prende sul serio. Mente da 10 anni ogni volta che respira. Ha tradito tutti quelli che han fatto patti con lui. Tuonava contro “i partitini” che volevano la “dittatura della minoranza” e ne ha fondato uno per imporre la dittatura della sua minoranza. Ha rottamato qualunque cosa abbia toccato, dal suo partito al suo governo al Paese, e ci ha provato pure con la Costituzione, con una furia distruttrice che nemmeno Attila flagello di dio (quello di Abatantuono). Ha coperto di ridicolo le mejo firme del giornalismo italiano, che sdraiate ai suoi piedi salutavano in lui il sole dell’avvenire salvo scoprire che era il sòla. Ha mollato il Pd per “svuotarlo come ha fatto Macron con i socialisti francesi” e l’unica cosa che ha svuotato è il suo residuo elettorato. Allora ha preso a rottamare il governo Conte-2 che lui stesso aveva voluto 17 mesi fa, nel bel mezzo della pandemia e della strage da Covid, della redazione del Recovery Plan e della campagna vaccinale. È andato in pellegrinaggio da Verdini a Rebibbia. Ha parlato con Salvini di altri governi (“Hai visto? Ho fatto il culo a Conte!”). Ha sputtanato il piano Ue, scritto non da Conte, ma dai pidini Gualtieri e Amendola dopo 19 riunioni con i rappresentanti di tutti i ministeri (inclusi i suoi, che evidentemente dormivano).Ha inventato scuse e alibi ridicoli per dire sempre no e prendere in giro gli alleati: dal Mes al ponte sullo Stretto, dai servizi segreti alla cybersicurezza, da Trump alla task force del Recovery, dalla prescrizione alla liberazione dei pescatori in Libia, per non parlare della Boschi che chiedeva notizie dei “porti del Sud” oltre a quelli “di Trento e Trieste” (testuale). Ha chiesto poltrone ministeriali mentre accusava gli altri di pensare alle poltrone. Eppure c’è ancora qualcuno che gli crede e lo prende sul serio. I giornaloni raccontano di un’inesistente “lite” o “rissa” o “sceneggiata” fra lui e Conte, che non ha mai detto una parola contro di lui, ingoiando insulti, calunnie e provocazioni. Topi di fogna da maratona tivù tornano o diventano renziani e persino salviniani, sparando su eventuali “responsabili”, “transfughi”, “ribaltoni”, come se l’unico partito formato al 100% da transfughi non fosse proprio Italia Viva e se il Pd non avesse fatto “ribaltoni” governando con B. sotto Monti e sotto Letta e poi con i “responsabili” e “transfughi” di Ncd (Alfano&C.) e di Ala (Verdini) sotto l’Innominabile e Gentiloni. Ma il meglio lo dà mezzo Pd, che più prende ceffoni, calci e pugni, più gode e strilla “ancora! ancora!”.Una scena sadomaso che mette tristezza e clinicamente si spiega soltanto con la variante italiana della sindrome di Stoccolma: la sindrome di Rignano. Del resto, fino all’altroieri nel Pd erano quasi tutti renziani: credevano di essere guariti, invece restano posseduti e purtroppo sprovvisti di esorcisti. A meno che non sia vero ciò che il Pd ha sempre smentito: cioè che un mese fa mandò avanti l’Innominabile all’assalto di Conte per indebolire il premier e sistemare il loro rimpastino (fuori De Micheli e Lamorgese, dentro Orlando e Delrio), poi come sempre ne perse il controllo e si spaventò a morte. Infatti l’altroieri, quando Conte e i 5Stelle han fatto il gesto di minima dignità di dire “Se fai cadere il governo, con noi hai chiuso” e l’hanno messo all’angolo, il Pd è entrato nel terrore. Anzichè finirlo, gli ha lanciato astutamente l’ennesima ciambella di salvataggio. Ha ripreso a rincorrerlo, a tendergli la mano, a offrirgli qualunque pizzo e a garantirgli che per carità, “mai dire mai”, anzi averne di italovivi in un nuovo governo, come se niente fosse, non è successo nulla, abbiamo scherzato, amici come prima. Vuoi la Boschi ministra? Ma certo. Vuoi andare tu agli Esteri? Accomodati. Vuoi i servizi segreti? Ma prego. E ci mettiamo sopra anche una fettina di culo. Oh, sì, dài, facci del male, frustaci ancora che ci piace!Nessuno dei vedovi inconsolabili pidini ha spiegato con che faccia potrebbe mai sedersi a un tavolo con chi ha appena rovesciato il loro e suo governo e detto di loro le cose peggiori (l’ultima è: complici di un “vulnus democratico”, qualunque cosa voglia dire) per farne uno nuovo. E quale sadomasochista potrebbe mai accettare di presiederlo, con la certezza di essere molestato e brutalizzato quotidianamente com’è avvenuto a Conte prima con un Matteo e poi con l’altro. Ma magari lo troveranno, essendo la politica italiana un serbatoio inesauribile di uomini senza dignità. Infatti ieri, mentre l’Italia intera temeva che l’italomorente facesse l’ennesima retromarcia e poi tirava un sospiro di sollievo per essersi liberata di Italia Virus sulle note dell’ultimo successo di Renato Zero (“Finalmente te ne vai… come soffro!”), il Pd si listava a lutto e continuava a inseguire il suo persecutore. A cercare “spiragli di dialogo” nel suo delirio sciamanico. E a sognare un altro bel governo con lui (almeno fino allo stop di Zinga al Tg1). Per fortuna, ora è tutto molto chiaro: chiunque rifiuta a prescindere nuovi voti al Senato e si risiede al tavolo con lo sfasciacarrozze si condanna, come dicono a Bologna, a camminare per altri due anni “con un gatto attaccato ai maroni e qualcuno da dietro che gli tira la coda”. Chi si candida? Chi ci casca? Le iscrizioni sono aperte.

Ma come dicevo è una giornata storica, il Bullo non ce l'ha fatta a controllare il suo ego, e seguendo gli insegnamenti dello zio, infischiandone pure della pandemia che c'attanaglia, è andato dritto per la sua strada. Per questo, lo celebro così:


E per finire le parole della mitica Daniela Ranieri. Da assaporare per prepararsi allo sfanculamento del Guitto!


Renzi, il perdente maximo contro cui vaccinarci
di Daniela Ranieri
Era l’idea, anzi il sogno, di Denis Verdini, peraltro riconsultato sotto Natale durante l’orario di visita in qualità di oracolo e grande stratega: il Partito della Nazione. Il brevetto era talmente geniale che passò subito di mano a colui che meglio poteva concretizzarlo. “Il Pd deve essere un partito che vince e che, avendo una vocazione maggioritaria, sia in grado di contenere realtà diverse!”, proclamò Matteo Renzi durante una direzione trionfale del Pd nel 2014. “Reichlin lo ha chiamato il Partito della Nazione” si vantò “deve contenere realtà diverse, da Gennaro Migliore ad Andrea Romano” (per dire l’ambizione che lo animava): era l’epoca che seguiva al 40,8% alle Europee che lo avevano proiettato nei cieli dell’ebbrezza e dell’autoincoronazione. (Nel 2016, Alfredo Reichlin attribuirà a Renzi il “tradimento” di quella idea a favore di una concezione “trasformista di un partito senza storia e senza ideologia che prende i voti dove li trova”).Era la pastorizzazione del patto del Nazareno, l’Eden dei moderati (“accozzaglia” erano invece gli oppositori della sua bislacca riforma: Rodotà, Zagrebelsky, il Fatto, D’Alema, De Mita, etc.), con lui Sindaco d’Italia (altra perla della sloganistica di allora) a capo di una legione di politici rivitalizzati dalla comparsa del Napoleone a cavallo di una Smart, capaci di superare le vecchie e stantie distinzioni tra destra e sinistra, uniti soltanto dalla acquiescenza al carisma seduttivo del leader. Il quale peraltro invitava la minoranza del Pd, stranamente riottosa, ad andare alla Leopolda a rendergli omaggio nella celebrazione del grande omogeneizzato nazionale.Gli elettori li aveva praticamente in tasca: i comitati per il Sì sarebbero stati “centri di propulsione per far entrare forze fresche”; il premio di maggioranza dell’Italicum sarebbe andato a questo grande listone nazionale (sinistramente risonante).Sappiamo come è andata a finire. Renzi, in coro con la firmataria della riforma costituzionale, minacciò di ritirarsi dalla politica se avesse vinto il No, gli italiani lo presero in parola e lo mandarono a casa, lui e tutta la sua paccottiglia post-ideologica, salvo poi vederlo ricomparire qualche mese dopo perché, andava dicendo, la gente lo fermava sugli skilift pregandolo di tornare in sella, infatti l’anno dopo dal Pd transumarono 6 milioni di voti e sotto la sua salvifica guida il partito sprofondò al 18%.Ma, come dice il Nostro, il tempo è galantuomo. Una speciale alchimia ricombinatoria ha fatto sì che egli riuscisse oggi, nel pieno di una pandemia che ha fatto 80 mila morti, a ricompattare la Nazione sotto l’insegna del suo nome.Un sondaggio Ipsos per DiMartedì rileva che il 73% degli intervistati pensa che con la manfrina della crisi Renzi stia perseguendo i suoi interessi; solo il 13%, probabilmente una ridotta di padroncini di Confindustria e di alieni mischiatisi ai terrestri al fine di sterminarli, pensa che lo faccia per il bene del Paese. Altri sondaggi lo danno ultimo nella classifica di gradimento personale col 10%, mentre il suo partito di statisti è dato al 2,8%, sotto il partito di Calenda.Gli italiani (e non solo: all’estero lo chiamano “il disturbatore d’Italia”) hanno capito in massa l’assurdità di una situazione in cui un leader ridotto in tale stato decide che il presidente del Consiglio in carica si deve dimettere e il governo cadere a favore di un altro composto da figure a lui gradite, e che nel momento in cui si dovrebbe parlare solo di vaccini si dia ascolto alle fantasie di rivalsa di un soggetto in chiaro deficit di attenzione che ogni giorno ne inventa una per ricattare il governo.Un giorno è la task force; un giorno il Recovery; il giorno dopo gli emendamenti; poi il Mes; poi che non facciamo 200 mila vaccini al giorno (ce ne arrivano 490 mila a settimana); poi il Ponte sullo Stretto (perché “la nostra è una battaglia di idee”); poi che al governo manca l’anima; poi che Conte appoggia Trump e lo Sciamano; poi la liturgia democratica. A un certo punto è parso che Conte volesse dare delle poltrone a Iv che non le voleva. Ieri (507 morti), in una conferenza stampa surreale, si è capito che il problema principale sono le dirette Facebook e le storie Instagram di Conte (lo batte anche in quelle), per cui le due ministre (mute) e il sottosegretario Scalfarotto (invisibile, 1,6% in Puglia) sono stati fatti dimettere, secondo i capriccetti del capo. “Andrò all’opposizione”, aveva detto il perdente maximo nel pomeriggio (il che vuol dire fare esattamente le stesse cose che fa dall’agosto 2019): adesso cosa farà?Forse è finito il tempo della convivenza con questo virus ed è ora di pensare al vaccino per liberarsene definitivamente. Dopo anni di tentativi falliti, Renzi è finalmente riuscito a unire l’Italia nel disprezzo unanime per la sua persona. È un Partito della Nazione anche questo.

mercoledì 13 gennaio 2021

Fare il suo gioco


 

Da antirenziano oramai scafato, inorridisco nell'apprendere questa spasmodica attesa per la conferenza stampa del Rabbuiato, prevista oggi per le 17:30: è fare il suo gioco, è alimentare il suo smisurato ed oramai incontrollato ego. 

Chicco addirittura ha pronta l'ennesima maratona, questa volta pomeridiana, i media frullano agitando macchine fotografiche, tutti ci rivolgeremo a riascoltare per l'ennesima volta codesto epico ballista, condottiero gnomo del partitucolo Italia (Semi) Viva. 

Perché concedergli attenzione, prestarci al suo gioco tipico dell'assiduo frequentatore di bar sport il quale, sparandole sempre più grosse, ottiene l'ascolto divertito degli altri abitudinari, per un attimo sospendenti pure la classica e rituale partita di briscola? 

Personalmente gli avrei concesso lo spazio che in genere si riserva al dimostratore del Folletto, una sonnecchiosa attenzione, tra sbadigli e appisolamenti. Il canovaccio sarà il solito: querule disquisizioni attorno al sistema universale, velate, ma non troppo, fregnacce roteanti sul nulla, mega investimenti impossibili da realizzarsi a da lui portati all'evidenza come causa principale della probabile uscita dalla maggioranza, come se tutti gli altri tendessero a scialacquare il tesoretto, la torta europea, e lui solo fosse in possesso della Verità. 

Lo Gnomo Ridanciano proporrà chimere, balle inequivocabili, tempistiche tipiche a quelle che disse da Premier ai terremotati umbri in merito alla subitanea ricostruzione. Lo porteremo in pratica nuovamente alla ribalta, per lui ed Etruriana, vero sale della vita, vincolo univoco per la politica fondata sul nulla. 

Dopo aver distrutto quello che un tempo fu un partito serio di sinistra, dopo aver agevolato questa coalizione, il Guitto s'accorse di essere posizionato troppo lontano dal proscenio, i complimenti europei al suo nemico giurato Conte, le congratulazioni dei paesi esteri sulla gestione pandemica costituirono, per lui ed Etruriana, autentiche sciabolate ferenti il sofferente ma pur sempre straripante ego. Non è riuscito a sopportare l'angusto ripostiglio ove il senno e la ragione lo hanno relegato, non poteva continuare così, ad essere solo un invitato ad un'affollata tavola dove più o meno bene, si è gestito la tragedia da Covid. 

L'Insensato ha cominciato a scalciare, ad imbizzarrirsi attraverso quei soliloqui che un giorno saranno presi ad esempio dalle future compagnie di saltimbanchi. 

Ed il futuro per lui non ha nessuna importanza di posizionamento; sarà sufficiente che chicchessia gli lasciasse uno spazio vitale in tolda, centrisiti, leghisti, fascisti o dipendenti del boss pregiudicato, chissenefrega! Basterà solo che possa attingere al protagonismo, alla centralità della scena, compartecipando alle decisioni del nostro futuro politico, probabilmente destrorse e ovviamente nefaste.

Per questo oggi la conferenza stampa da lui annunciata, dovrebbe avere i canoni dell'indifferenza, dell'abbiocco, della noncuranza. Facciamo il suo gioco a continuare a parlare di lui... ops! L'ho fatto anch'io! Mannaggia! Vedete com'è insidioso!