sabato 2 gennaio 2021

Record!



È da record l’intervento di Stefano Mai leghista in regione Liguria: siamo solo al 2 gennaio e probabilmente già conquista il titolo di Somaro 2021! Complimenti!

Iniziamo bene!

 


Grazie ad Instagram e a Selvaggia Lucarelli, sono venuto a conoscenza delle gesta di Alessandro Pozzi, figlio di uno dei soci della catena Eurospin, il quale in barba ad ogni remora o rispetto per le scelte anti pandemia, e forte del motto stemma di casato "io, so' io e voi non siete un cazzo!" ha inaugurato l'anno con una gran bella festa pregna di compari della sua taglia, pusillanimi come lui, per quell'effigie che anche quest'anno sarà strada maestra per costoro, riccastri convinti che il portafogli stracolmo sia viatico per ogni conquista sociale e di casta.

La storia di Selvaggia, che consiglio di visitare per comprendere appieno in quale paese di merda viviamo, alterna post di operatori sanitari sottoposti all'incredibile sforzo di assistere coloro che sono stati colpiti dal Bastardo Virale, e scene di allegri festeggiamenti senza mascherina e tantomeno intelletto.
Che fare difronte a cotanta pusillanimità?
Innanzitutto boicottare Eurospin fino a quando il padre del pusillanime non lo costringa ad un mese di riordino dei carrelli, assieme agli altri partecipanti, con appeso un cartello al collo con su scritto "Sì è vero: sono un Coglione, mi scuso con tutti voi!"
Secondariamente visto che 400 euro di multa per pusillanimi come questi in foto non sono nulla, modificare le pene inserendo un mesetto di servizi sociali ad aiutare tutti coloro che, essendo tornati negativi al virus, soffrono degli strascichi dello stesso.
Solo così riacquisteremo una dignità oramai dispersa per mano di questi gnomi della ragione. E vaffanculo (primo del 2021)

L'Amaca del vecchio anno


In difesa dell’anno scorso
di Michele Serra
Il 2020, bisesto e funesto, se ne è andato in mezzo a un tale coro mondiale di improperi, maledizioni e gesti dell’ombrello (compresi i miei), che forse vale la pena spendere due righe per salutarlo meglio.
È stato un anno duro, ma rispettabile.
Implacabile, ma onesto. Ci ha fatto memoria della nostra vulnerabilità, specie noi occidentali meno avvezzi, rispetto ad altri popoli, a sentirci in pericolo. Ci ha scaricato davanti alla porta di casa, in disordine, molte delle nostre omissioni: nei confronti della salute pubblica, dell’ambiente, della scienza, della scuola. Ci ha costretti a valutare seriamente il nesso tra il nostro respiro e l’aria di cui si nutre, specie sotto il cielo stantio del Nord, discarica permanente di un benessere che ci presenta i suoi costi. A capire che l’utilità degli ospedali si misura in letti, non in clientele. Che la medicina di base, quella di territorio, di quartiere, di famiglia, è la fanteria che fa vincere le guerre, e deve essere difesa e valorizzata tanto quanto le famose eccellenze di cui ci riempiamo la bocca: è la norma, che rende forti, non l’eccezione.
Ci ha fatto riscoprire che senza lo Stato, e senza quel multiStato che è l’Europa, si è abbandonati al proprio destino, più soli, più deboli: il 2020 è stato l’anno che, sotto emergenza, ha ribaltato il tavolo nella dialettica pubblico/privato, che da troppo tempo pendeva dalla parte del solo privato.
Infine ci ha consegnato, nei suoi ultimi giorni, l’antidoto contro la malattia, ovvero la pala per seppellirlo. Ma seppellirlo e dimenticarlo sarebbe davvero uno sperpero, dopo tutto quello che abbiamo passato. Il 2020 è un morto da ricordare.

giovedì 31 dicembre 2020

Un regalo per il 2021


Che spettacolo! La Luna che passa davanti alla Terra ripresa da un satellite Nasa!👏👏👏

Click 2020

 





Auguri Dialettali

 


Grande Amaca!

 

L’orgoglio dei pecoroni
di Michele Serra
Facciamola breve. Ci si vaccina perché è un dovere nei confronti della comunità. Chi non si vaccina, non importa per quale scelta o pregiudizio, non espone solo se stesso al rischio del contagio. Espone anche gli altri, che saranno costretti a pagare il prezzo di quella scelta e di quel pregiudizio. Questo è l’aspetto profondamente politico della questione, e fa temere, stante l’epoca, che a non vaccinarsi saranno in parecchi, perché la tendenza a trepidare per l’io e a fregarsene del prossimo è travolgente.
La montagna dei propri diritti rischia di rendere invisibile la collinetta del dovere.
Vite selfie portano a scelte selfie. Mettiamo in preventivo, dunque, una percentuale non piccola di non vaccinati, alcuni dei quali compatiranno sui social i vaccinati, dando loro del pecorone.
In quanto pecorone sono già in fila, nel bel mezzo del gregge, ben sapendo che il rischio zero esiste solo nella testa di Narciso (che amò solo se stesso per non correre il rischio dell’amore). Il conformismo ha le sue controindicazioni arcinote, ma è bene sottolineare anche le controindicazioni dell’anticonformismo, atteggiamento molto sopravvalutato nella mentalità nazionale.
Quelli che “non la bevono”, quelli “fuori dal coro” sono a milioni, prevedibilissimi ma convinti di essere una indomita minoranza.
L’anno appena trascorso, così duro e insolito, ci ha aiutato a capire che in certi momenti bisogna invece essere gregge, accettare le fatiche dell’uguaglianza, ammettere di essere legati a doppio filo a un destino collettivo. Per questo, soprattutto per questo vaccinarsi non è solo utile. È anche giusto.