giovedì 3 dicembre 2020

Sulla giostra

 Spero che questa giostra termini al più presto, che le svariate canaglie che si contrappongono ad un piano, che poi non sia perfetto è indubbio ci mancherebbe, che ci siano degli imbecilli pure nella maggioranza è anch'io lampante, che l'imperfezione regni sovrana non solo dentro Chigi ma in tutto il pianeta, a parte la casa del Cigno a Utrecht, è arcinoto, ad un piano strutturato per cercare di ridurre i seicento morti giornalieri per puri fini di alternanza, e li vorrei davvero vedere a decidere delle nostre vite, soprattuto quei due, Sora Cicoria ed il Cazzaro con tutti suoi elenchi sciorinati in modalità rimbambito, mi permetto perché ha dato della scema alla Raggi, che non se lo merita assolutamente a meno che non continuiamo a rimirar il dito e non il ritorno della legalità in Campidoglio; se non fosse perché sarebbe la fine certa di tutto, agogno di rimirare il barbuto in diretta ad illustrare piani e progetti agli italiani!

Ma il nervo scoperto, insopportabile, tribale, resta sempre l'infischiarsene del momento tragico, 57mila morti finora per Covid in Italia checché ne dica Toti e Toti quelli come lui, non collaborare in nulla e per nulla, arringare folle e babbani coll'ormai vetusto e mefitico "è sbagliato, io avrei fatto..." con l'unico fine di indebolire politicamente la maggioranza al fine di subentravi. Insomma: un vaffanculo naturalmente in modalità jingle bells, ci mancherebbe. Con tanto di strenna.

Gismondo


Interessante, molto interessante ed elementare, vero Watson?

ANTIVIRUS
I vaccini “classici” vengono snobbati

di Maria Rita Gismondo direttore microbiologia clinica e virologia del “Sacco” di Milano

Dalla bulimiadi informazioni e disinformazioni alla mancanza di informazioni. Accade anche questo, in tempo di Covid-19. I miei coetanei ricorderanno I cugini di Campagna, band fondata nel 1970 con tale denominazione “agreste” per proporre un repertorio tradizionale italiano. A quei tempi, da noi fan dei Beatles e dei Rolling Stones, vennero snobbati anche se ebbero successo. Mi è venuto in mente leggendo l’elenco dei vaccini in sperimentazione pubblicato dall’Oms. Accanto agli ormai noti Pfizer, Moderna e AstraZeneca, ce ne sono alcuni sviluppati con tecniche tradizionali e alcuni di questi sono allo stesso livello di studio dei più noti. Mi riferisco (copio dalla tabella Oms) ai vaccini Sinovac, Bharat, Biotec, Novavax che sono tutti in fase 3, come i succitati. Perché non se ne parla? Essendo prodotti con tecniche tradizionali, consolidate da più di un secolo, le fasi di validazione dovrebbero essere più rapide e avrebbero minori incognite. Eppure è come se non esistessero.

E nessuno, nemmeno l’Oms, fa un cenno alla necessità, più volte citata da Food and Drug Administration che i vaccini genici abbiano procedure di indagine particolari. Ma la disinformazione è ancora più evidente. Basta digitare su un motore di ricerca le stesse domande che, con le relative risposte, troviamo sulla pagina dell’Oms. Ad esempio: “Esiste un vaccino per Covid-19?” Risposta Oms: “Non ancora. Molti sono in fase di studio e diversi grandi studi clinici potrebbero riportare i risultati entro fine anno”. Risposta degli altri organi istituzionali (non solo italiani): “Il vaccino è una realtà e potrà essere distribuito a fine 2020”. Ancora: “Quando saranno pronti per la distribuzione i vaccini Covid-19?” Risposta Oms: “Non lo sappiamo (…), ma potrebbe essere tra l’inizio e la metà del 2021”. I vari Paesi: “I vaccini sono una realtà. Le prime dosi potrebbero già essere disponibili per le fasce a rischio tra fine 2020 e gennaio 2021”. No comment.

Padellaro in verità


FUORIFASE
B. non cambia mai solo la sinistra non se n’accorge

di Antonio Padellaro

Lui promette, ma non mantiene mai, dice al Fatto, Barbara Guerra parlando di Silvio Berlusconi: constatazione di un’olgettina dalle aspettative tradite, che conferma una conclamata verità politica. Nello stesso giorno nel quale, infatti, il presidente-padrone di Forza Italia scompagina le carte annunciando che non voterà a favore del Mes in Parlamento. Narrazioni assai diverse, certo, ma ciò che conta è l’unicità del personaggio. Che resta sempre lo stesso, nelle cene eleganti (“non proprio eleganti”, sottilizza la Guerra) come nei giochi di potere. Dove il guanto di velluto serve soltanto a contenere tutto il cinismo necessario a disorientare il prossimo. Sia esso una bella ragazza che attende di essere pagata, oppure una maggioranza di governo a corto di voti al Senato. Stando alle cronache, l’ex Cavaliere dopo avere costretto Salvini&Meloni a votare lo scostamento di bilancio non poteva tirare troppo la corda con gli alleati sovranisti in vista dell’importante test amministrativo di primavera. E ha ceduto sulla riforma europea del meccanismo salva Stati. Si dice anche che non abbia voluto togliere le castagne dal fuoco al governo giallorosso, per mantenerlo debole e dunque meglio ricattabile.

Non si può non essere affascinati dalla molle arrendevolezza dimostrata dalla sinistra (e dai suoi derivati) ogniqualvolta il Caimano invece di azzannarla ha spalancato le fauci in un ghigno seduttivo. Dall’epoca dell’inciucio con Massimo D’Alema (il Dalemoni coniato da Giampaolo Pansa), fino al recente patto del Nazareno (con Matteo Renzi nei panni di Barbara Guerra) tutte le volte che B. ha stretto un accordo lo ha stracciato dopo avere ottenuto ciò che gli stava a cuore. Ieri come oggi la salvezza di Mediaset.

Anche questa volta, appena l’astuto rettile ha fatto gli occhi dolci auspicando “l’unità dei partiti per salvare gli italiani”, subito dalla maggioranza si alzato un peana inneggiante allo statista: quanto è buono lei. Ottenuto dal governo l’emendamento che gli interessava, per stoppare la scalata di Vivendi alle sue televisioni, ha ricambiato con il voto sul bilancio. Che era non solo un “modus Vivendi” (Mario Monti), ma anche il corrispettivo a una prestazione. Come con le ragazze. Anche sul Mes alla fine sarà lui a fissare il prezzo. Parafrasando Talleyrand, per Berlusconi la politica non è che un certo modo di agitare la controparte prima dell’uso.

mercoledì 2 dicembre 2020

Abluzione

 


Daje Jòzsef!

 


La stupenda nemesi che ha colpito Jozsef Szàjer ha dei connotati d'immenso! 

Omofobo, sovranista, ungherese (che non è una colpa, ma se sei seguace di Orban sì) difensore della famiglia tradizionale, è stato beccato a divertirsi con altri ventiquattro uomini in una festicciola a Bruxelles, tra l'altro il Belgio è il paese più colpito dal Covid, in rapporto alla popolazione. Partendo dal presupposto che ognuno sia libero di divertirsi come meglio gli pare, duole constatare il doppio ruolo di questo omuncolo, sposato con una giudice e papà di un ragazzo, che nel parlamento invocava il rigore della morale, tipico paravento di chi sappiamo bene, vedasi le pie saune romane con giovinetti al tempo del dott. Tarcisio che è anche ed ancora cardinale, per fortuna depauperato di ogni potere, e alla sera si faceva un trenino con amici! 

Se sei personaggio pubblico, se insulti gli altri, se ti mostri integerrimo e poi sei beccato a fare quello che a parole detestavi, sei fondamentalmente un uomo di merda. E ciò fa scopa col fatto di essere sodale con Orban, l'amichetto del Cazzaro, che non c'entra nulla ma è bene sempre tirare in ballo per concimarne la statura politica.  

Malumori

 


Meditativo


FATTI DI VITA
Tutti (e Toti) pazzi per il Natale, lo sci e la “zona bianca”

di Silvia Truzzi

Tutti pazzi per il Natale, o forse tutti impazziti. Tutti e, in primis, Toti. Il presidente della Liguria ha proposto di “Introdurre una ‘zona bianca’ per le Regioni in base al rischio Covid”. Cioè: “Oltre alle regioni in area gialla forse è opportuno inserire quelle in area bianca, per consentire ulteriori libertà come i ristoranti aperti alla sera o la possibilità di seguire la messa di mezzanotte, dove il Covid ce lo consente”. Mentre il governo sta dicendo che ci sarà il coprifuoco anche per la Vigilia e Capodanno, e perfino la Cei non fa obiezioni sull’anticipo della messa di mezzanotte, Toti invoca una fantomatica zona bianca, evidentemente improponibile. Le ragioni delle regioni sono fin troppo ovvie: “Il Natale vale 3 mesi di fatturato, ci giochiamo la finale di Champions dell’economia”, ha detto Toti (i nostri politici hanno un immaginario inquietante). E comunque: non c’è dubbio che il problema della sostenibilità economica sia fondamentale, e che il sistema dei ristori debba essere reso più efficiente e celere. Tuttavia i numeri sono quello che sono. Ora la questione di vita o di morte non è più la risalita della curva, ma l’apertura degli impianti di risalita. Un tema che inspiegabilmente assilla Toti da settimane. L’altro giorno, dopo il primo confronto con i ministri, ha detto: “Le regioni si sono interrogate sulla possibilità di riaprire gli impianti di risalita per gli ospiti degli hotel o per chi possiede un seconda casa per dare una parziale compensazione a località sciistiche o, in caso questo non sia possibile, la chiusura dei confini del Paese per evitare che il nostro pubblico vada a sciare in Paesi in cui gli impianti saranno verosimilmente aperti: la Svizzera lo sta facendo, l’Austria, la Slovenia. Non vorremmo subire oltre al danno anche la beffa di tenere chiuso e vedere persone che vanno altrove in vacanza e poi rientrano magari importando il contagio”. Cosa volete, la Liguria è rinomata in tutto il mondo per le sue piste. Cortina? Madonna di Campiglio? Selva di Val Gardena? Le piste di Monesi di Triora sono notoriamente più frequentate. Battute a parte: con 800 morti al giorno, vi pare possibile che stiamo parlando seriamente del fatto che lo sci è uno sport individuale con un implicito distanziamento in pista? All’inizio di agosto si discuteva dell’apertura delle discoteche, scelta che non si sarebbe rivelata felice (e i numeri durante l’estate non erano nemmeno paragonabili a quelli di oggi). Il ragionamento sui contagi “esteri” è oltre la soglia della comprensione: non ci si può esporre al contagio in Svizzera, ma a Bardonecchia sì?

Spostiamoci in Veneto. Ieri il presidente Zaia ha dovuto comunicare una giornata nera (107 morti). I ricoverati sono più di tremila, quasi 700 in più che nel picco della prima ondata, a marzo. Questo nonostante il virus appaia meno diffuso fra la popolazione (in percentuale rispetto ai tamponi eseguiti). “L’aumento dei ricoveri si spiega con il fatto che rispetto a marzo non abbiamo più il lockdown”. Quindi “ho detto ai ministri: se l’assembramento è il problema, deliberate su assembramento”. Sulla scivolosa questione dello sci, però, Zaia ha ribadito che una delle ipotesi potrebbe essere consentire di “sciare solo a chi soggiorna in albergo o in appartamento in una delle località di montagna”. Richiesta condivisa da tutte le Regioni interessate, a cominciare dalla Lombardia, cioè una Regione che nemmeno è riuscita a predisporre un piano di vaccinazioni contro l’influenza stagionale, che la settimana scorsa “guidava la rivolta” (Il Giorno). Ai signori della neve e delle zone bianche vogliamo ricordare che secondo uno studio tedesco a marzo Ischgl, località sciistica dell’Austria, è stata responsabile della diffusione del Covid dalla Germania alla Scandinavia. E raccomandare il ricorso alla materia grigia, quando straparlano di zone bianche.